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Posts Tagged ‘peculato’

I personaggi

Coinvolti nove consiglieri regionali (sei di centro-sinistra, tra loro segretario Pd) Chiamparino: “Fiducia immutata”. Lega, FI e 5 Stelle: “Si dimettano subito”.

TORINO – «L’abbuffatina» del centro-sinistra va di traverso alla giunta regionale di Sergio Chiamparino e decine di coppette gelato, cappuccini e brioche, tramezzini e cibi da fast food obbligano il governatore a cambiare i suoi intenti. «Attendiamo il primo grado di giudizio»: dice adesso che il gip di Torino ha chiesto l’imputazione coatta per due suoi assessori, Aldo Reschigna (Pd) al Bilancio, e Monica Cerutti (Sel) alle Pari opportunità. Mentre in campagna elettorale diceva: «Nessun rinviato a giudizio nella mia giunta».
L’accusa per loro è di peculato per aver utilizzato impropriamente i fondi dei gruppi regionali, e l’inchiesta è la stessa che due anni fa travolse la Regione in mano al centro-destra guidato dal leghista Roberto Cota. Nel fascicolo dove per il presidente del Carroccio c’era lo scontrino delle “mutande verdi”, e per i suoi colleghi della maggioranza fiumi di cene a base di tartufo e borse di Louis Vuitton, il giudice, alle prese con le richieste di archiviazione, ha rispolverato le note spese di chi allora stava all’opposizione e adesso governa.

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aereo

DAL PD AL FI TUTTI CONTRO L’AUTORIZZAZIONE. 

Di sicuro è un precedente. Perchè sostenere, con un voto quasi bulgaro (363 sì e 117 no, espressi in segreto) che far spendere al contribuente 14 mila euro per due “passaggi” con l’elicottero dei carabinieri, benché si disponga dell’auto blu, non configura i reati di peculato, né di abuso d’ufficio, è roba che farà “giurisprudenza” parlamentare. Però la Camera ieri ha “assolto” l’ex ministro Michela Vittoria Brambilla proprio per aver usato in modo disinvolto i voli di Stato. Su di lei pendeva la richiesta di autorizzazione a procedere da parte del Tribunale dei ministri. La vicenda , nata da un articolo del Fatto su cui è stato poi presentato un esposto alla Procura di Lecco, risaliva al 9 dicembre 2009, quando la Brambilla ricorse all’elicottero per recarsi da Calolziocorte (Lecco), dove vive, a Piazzola sul Brenta (Padova) per una conferenza sul turismo. A fine giornata si fece riportare a casa. Stesso copione tre mesi dopo, il 13 marzo 2010, per un incontro con gli operatori turistici a Rimini.

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Davide FaraoneREGIONE SICILIA Palermo, 97 inquisiti per 10 milioni di spese personali a carico dei contribuenti.

 BORSE VUITTON E AUTOMOBILI REGIONE SICILIA: 97 INDAGATI 83 SONO DEPUTATI. C’È PURE IL RENZIANO FARAONE, RESPONSABILE WELFARE PD.
Cravatte e borse firmate Louis Vuitton, ma anche biancheria intima griffata, soggiorni in alberghi a cinque stelle, gioielli, argenteria e persino l’acquisto di un’auto con trasferimenti di denaro nei conti correnti personali: c’è il campionario un po’ abusato del lusso più sfrenato nelle spese pazze dei gruppi parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana costate un avviso di garanzia per peculato inviato a 13 capigruppo della scorsa legislatura e un’iscrizione nell’elenco degli indagati per 83 deputati delle ultime tre legislature. Tra questi anche Davide Faraone. Al deputato a Montecitorio e responsabile del Welfare nella segreteria di Renzi sono contestate spese per 3.380 euro. (altro…)

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GasparriL’EX MINISTRO PDL SOTTO INCHIESTA PER PECULATO: HA USATO 600 MILA EURO DESTINATI AI GRUPPI PARLAMENTARI PER UN’ASSICURAZIONE SULLA (SUA) VITA.

Il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri è indagato per peculato perché da presidente del gruppo del Pdl al Senato ha comprato con 600 mila euro pubblici una polizza che aveva come beneficiari in caso di morte i suoi eredi.

Tutto inizia alla fine del 2012 quando la Banca d’Italia invia alla Procura di Roma alcune SOS, Segnalazioni di Operazioni Sospette, effettuate dal gennaio 2010 al marzo 2012 su due conti intestati a Gasparri e al vicepresidente del gruppo, Gaetano Quagliariello, alla filiale Bnl del Senato. Il procuratore capo Giuseppe Pignatone affida il fascicolo a quattro magistrati: i procuratori aggiunti Nello Rossi e Francesco Caporale e i due sostituti Giorgio Orano e Alberto Pioletti. Durante l’indagine Quagliariello viene nominato membro della commissione delle Riforme costituzionali dal presidente Napolitano il 30 marzo 2013 e poi ministro. Gasparri supporta i governi delle grandi intese. (altro…)

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Indagati Bossi e i figli: casse del partito svuotate. A Renzo paghetta da 5 mila euro. Umberto sapeva.

“The Family” Bossi entra ufficialmente nell’inchiesta sui rimborsi elettorali, soldi pubblici, usati per fini personali e su presunti fondi neri del partito. Indagato a Milano Umberto Bossi per truffa aggravata ai danni dello Stato, “in epoca anteriore e prossima all’agosto 2011”, in concorso con l’ex tesoriere Francesco Belsito, per uso improprio   dei rimborsi. Indagati i figli Riccardo e Renzo Bossi (il Trota) per appropriazione indebita “in epoca anteriore e prossima al 31 gennaio 2012”in concorso con Belsito. Secondo l’accusa prendevano anche una “paghetta” di 5 mila euro al mese dal conto Lega. Per peculato, invece, è indagato il senatore Piergiorgio Stiffoni, “in epoca   anteriore e prossima al 31 gennaio 2012”. Avrebbe usato per sé soldi pubblici destinati alle spese del suo gruppo a Palazzo Madama. Riqualificata da appropriazione indebita a riciclaggio l’accusa per il consulente finanziario, Paolo Scala, coinvolto nelle operazioni di investimento della Lega a Cipro e in Tanzania. (altro…)

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Truffa ai danni dello Stato, appropriazione indebita, peculato. Lo scandalo Lega si arricchisce di un nuovo capitolo e di altri cinque avvisi di garanzia. A cominciare da Umberto Bossi, finito sotto inchiesta per truffa ai danni dello Stato in concorso con l’ex tesoriere Francesco Belsito. E lo scandalo coinvolge anche i figli dell’ex leader del Carroccio Renzo e Riccardo, sotto accusa per le spese personali pagate con i soldi del partito. La Procura di Milano indaga anche il senatore Piergiorgio Stiffoni, peculato, e Paolo Scala, che aveva gestito l’affare della Tanzania.

Il senatore Umberto Bossi è indagato per truffa ai danni dello Stato in concorso con l’ex tesoriere Francesco Belsito. L’iscrizione per l’ex segretario del Carroccio e ora presidente è relativa ai rimborsi elettorali incassati dalla Lega nel 2010 con il relativo rendiconto del 2011. Bossi risponde in concorso con l’ex amministratore indagato anche dalle procure di Reggio Calabria e Napoli. Nel registro degli indagati sono stati iscritti anche i figli del Senatur Renzo e Riccardo per appropriazione indebita, reato relativo alle spese personali che sono state sostenute per i due ragazzi con i soldi del partito. (altro…)

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Guardate che la vicenda Minzolini è fantastica. No, dico davvero: è fantastica.

Da dieci anni ci spiegano in coro che dobbiamo essere tutti licenziabili, tutti flessibili, cos’è questa incrostazione novecentesca del posto fisso. Ce lo spiegano un po’ tutti – anche nel Pd – ma più di tutti ce lo strillano i liberisti del Pdl (Sacconi e Brunetta in testa): cioè proprio quelli che hanno messo come direttore del Tg1 Augusto Minzolini.

Già, ma con che qualifica hanno assunto Minzolini in Rai? Leggere, per credere, la sua memoria difensiva: «Caporedattore con funzioni di Direttore». Cosa vuol dire questo? Semplice: che con quel bel contrattino, Minzolini non è licenziabile dalla Rai. Per sempre. Per sempre si potrà tenere la sua retribuzione di 550 mila euro lordi l’anno, che fanno più di 22 mila euro netti al mese, per tredici mensilità, ovviamente a spese di chi paga il canone. (altro…)

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Rimozione di Augusto Minzolini dalla direzione del Tg1, nomina di un direttore pro-tempore con un interim affidato ad Alberto Maccari, ora direttore della Tgr e prossimo alla pensione. Questa la decisione presa dal direttore generale Lorenza Lei, in pieno accordo col presidente Paolo Garimberti.(Corriere della Sera)

Il miracolo è avvenuto e dopo aver ridotto il Tg1, da tg più importante della tv di stato, al tg più ridicola delle emittenti Italiane (superato in ascolti anche dal Tg5), qualcuno in Rai ha capito che è arrivata l’ora di cacciare il direttorissimo … e non so perchè, ma ho la forte sensazione che abbia influito la caduta di Berlusconi …

Da stopcensura.com

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Oltre ai noti inconvenienti, tipo la manovra-salasso, avere di nuovo una persona normale a capo del governo presenta anche indubbi vantaggi: per esempio, la ricomparsa della logica nel dibattito politico. Purtroppo molti nostri colleghi non sono stati avvertiti, o non ci sono più abituati.  Prendete Vespa. L’altra sera, mentre sculettava tutto bagnato e ricurvo al cospetto di Monti, l’ha ringraziato “per aver scelto la nostra trasmissione”. Al che Monti, perfido, l’ha ghiacciato: “Guardi  che non sono qui per far piacere a lei”. Allora Vespa, per far piacere a lui, ha preso a umettare l’ospite con le consuete dosi industriali di saliva, giustificando la sanguinosa manovra con lo stato fallimentare dell’Italia (la stessa Italia che fino all’altroieri dipingeva a tinte pastello come il Regno di Saturno). E, a proposito dei tagli ai pensionati-nababbi da 960 euro al mese, si è accomunato a “noi uomini della strada che non capiamo bene”. Monti,  impietoso, l’ha righiacciato: “Ah, vedo che lei è abituato a ragionare di cifre”.  Forse alludendo al fatto che l’uomo della strada Vespa è in pensione da un pezzo, ma seguita a collaborare con la Rai per la modica cifra di 2 milioni l’anno. Anche Minzolingua e i suoi fans superstiti faticano a rientrare nei ranghi della logica e del buonsenso.  Qui non si tratta di infierire su quel che resta di Minzo, pace alla lingua sua. (altro…)

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Minzolini rinviato a giudizio per peculato. E Alfano gli “esprime solidarietà”. La Rai si costituirà parte civile.

Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini è stato rinviato a giudizio per peculato con riferimento all’uso della carta di credito aziendale della Rai utilizzata, secondo l’accusa, in maniera non regolamentare. La decisione è del gup di Roma Francesco Patrone che ha accolto le istanze del procuratore aggiunto Alberto Caperna. Il processo si terrà l’8 marzo prossimo davanti alla VI sezione penale del Tribunale di Roma. Il giornalista è accusato di peculato per avere sforato, in 14 mesi, il budget a sua disposizione per circa 65 mila euro. Tale somma è stata già restituita dal direttore all’azienda. (altro…)

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Minzolini ha creato una rubrica per occuparsi dei giornalisti della carta stampata che lo criticano (praticamente tutti quelli che non sono pagati da Berlusconi). Ieri, nell’edizione delle 13,30, tanto per gradire se l’è presa anche con Umberto Eco, riferendo i giudizi negativi sul suo ultimo romanzo pubblicati dall’Osservatore romano. Ma il vero obiettivo di Minzo era Travaglio, contro il quale è stata agitata come una clava la notizia di un rinvio a giudizio per calunnia. Travaglio di cause del genere ne avrà parecchie, ma si tratta pur sempre di rischi del mestiere giornalistico. Mentre invece, subito dopo, passando su Rainews, abbiamo sentito di un rinvio a giudizio che riguarda, pensa un po’, proprio Minzolini.
L’accusa però stavolta è di peculato. Naturalmente Minzolini ha subito fatto sapere a mezzo Ansa che la faccenda è vecchia e sarebbe già stata regolata con l’azienda. Trattasi dell’uso di una carta di credito Rai per spese esagerate che il direttore del Tg1 ha poi rimborsato (ammettendo così implicitamente che non erano autorizzate).

Maria Novella Oppo da l’Unit.

diksa53a.blogspot.com

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SPESE PAZZE CON LA CARTA DI CREDITO AZIENDALE NIENTE ARCHIVIAZIONE PER IL DIRETTORISSIMO.

Niente archiviazione per Minzolini. Il direttore del Tg1 rischia di andare a processo con l’accusa non lieve di peculato. Questa la conclusione del procuratore aggiunto Alberto Caperna che, prima di partire per le ferie, ha depositato l’atto di chiusura indagini. Tutta colpa delle spese pazze con la carta di credito aziendale, che alla fine sono costate alla Rai 68mila euro. Va detto che il direttorissimo – così Berlusconi lo chiamava nelle telefonate agli atti
dell’inchiesta Agcom quando voleva cacciare Santoro dalla Rai – ha già restituito la somma. Ma questo non cambia la natura del reato, può costituire solo un’attenuante. (altro…)

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Tre settimane fa l’ex sindaco di Bologna, Flavio Delbono, ha patteggiato 19 mesi di reclusione per peculato e truffa: quand’era vicepresidente della Regione Emilia Romagna aveva usato la carta di credito d’ufficio per qualche ameno viaggetto all’estero con la sua segretaria-fidanzata, facendo pagare il conto di circa 20 mila euro ai contribuenti. Qualche giorno prima, il direttore generale della Rai, Mauro Masi, ha stabilito che il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, ha tenuto un comportamento impeccabile spendendo in 14 mesi circa 86 mila euro con la carta di credito aziendale per pranzi, cene e viaggi all’estero, da solo o in compagnia di un’amica, anche quando risultava in ferie o presente a Saxa Rubra: tutto in conto agli abbonati. Non la pensa così la Procura della Corte dei conti del Lazio, che ha aperto un’inchiesta su Minzolini per danno erariale. (altro…)

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