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Posts Tagged ‘pensione’

Viviamo in un Paese dove ci sono ancora migliaia di esodati della legge Fornero, lavoratori che svolgono lavori usuranti che non riescono ad anticipare l’età pensionabile e ben 1 milione e mezzo di pensionati che percepiscono meno di 500 euro al mese vedendosi, in molti casi, costretti a rinunciare persino alle cure mediche. Una situazione drammatica, molto lontana dalla situazione che, invece, vivono gli “onorevoli”. Il loro trattamento pensionistico è un privilegio che il MoVimento 5 Stelle vuole abolire e dare loro lo stesso trattamento dei comuni mortali, una #PensioneComeTutti. (altro…)

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Dopo le cattive notizie del Jobs Act, bisogna fare i conti anche con la pensione.
Chi ha avuto la fortuna di conservare il lavoro, dopo decenni di fatiche sperava di godersi la pensione. Ma purtroppo non è così!

Dietro l’annuncio del Governo sull’inserimento in stabilità della possibilità di anticipare la pensione, si nasconde in realtà una gigantesca truffa.

Usufruire dell’APE significa:
– avere un anticipo pensionistico fino 3 anni e 7 mesi con un prestito bancario;
– rimborsare “il prestito” ventennale alle banche nel momento che scatta la pensione ordinaria;
– rimborsare il prestito a proprio carico e con circa il 5% di interesse annuo;
– perdere il guadagno che si avrebbe continuando a lavorare.

 

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Pensione

Studio di Progetica sugli interventi decisi dal governo Monti: l’allungamento della speranza di vita costringerà chi ha minor reddito a restare in attività anche da quasi ottantenni.

ROMA – Il governo si dice pronto a concedere ai nati negli anni Cinquanta un po’ di flessibilità in uscita. E dunque ad andare in pensione due o tre anni prima, attorno ai sessanta o poco più. Senza darsi pensiero per chi verrà dopo, sebbene lo scenario sia sconfortante. La triste verità, mostrata in molte buste arancioni in arrivo nelle case degli italiani in queste settimane, è che il traguardo pensionistico si allontana a dismisura per i trentenni e quarantenni di oggi, i contributivi puri o post- 1996, che lavorano cioè dalla fine degli anni Novanta e riceveranno solo in base a quanto versato.

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Il presidente dell’Inps Tito Boeri è diretto, sincero e poco maneggione. Durerà poco. Ma anche ieri si è comportato da galantuomo. Mentre il suo predecessore Mastrapasqua si vantava di nascondere ai giovani le cifre delle loro future pensioni per timore di rivolte (peraltro altamente improbabili in questo clima catatonico), Boeri ha detto con chiarezza che allo stato delle cose un trentenne di oggi potrà smettere di lavorare solo all’alba dei 75 anni, e per percepire dei simpatici assegni da fame. Chi ha avuto l’ardire di nascere dopo il 1980 sgobberà cioè tutta la vita, al fine di irrorare la pensione di chi è cresciuto in un’epoca di diritti sociali, ma anche di privilegiati, ladri ed evasori abbastanza asociali. E ne verrà ricompensato con un epilogo esistenziale a base di fatica e di stenti.  (altro…)

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Inps

La pensione il 10 del mese diventa un caso

La misura inserita nella Legge di Stabilità. Alt da sindacati e consumatori.
Sindacati e associazioni dei consumatori in rivolta contro lo slittamento del pagamento della pensione dal primo al 10 del mese previsto nel ddl di stabilità: si tratta – affermano i segretari generali dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil, Carla Cantone, Gigi Bonfanti e Romano Bellissima di «un vero e proprio accanimento nei confronti degli anziani».

 La manovra – sottolineano – non solo non prevede alcun sostegno per i pensionati come ad esempio l’estensione del bonus di 80 euro, ma li penalizza con il rinvio del pagamento dell’assegno e i tagli alle Regioni che si tradurranno in una riduzione dei servizi assistenziali e in tagli alla sanità. Per il 5 novembre è stata fissata una giornata di mobilitazione dei pensionati con iniziative a Roma, Milano e Palermo per chiedere al Governo politiche di sostegno agli anziani alle quali si aggiungerà la richiesta di modificare questa parte della manovra. Con qualche speranza di avere successo visto che solo i sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil possono contare su sei milioni di iscritti.

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La riforma PA

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Carpe diem

LA BEFFA DI “QUOTA 96” È SOLO L’ULTIMA DI UNA SERIE CHE RELEGA I NOSTRI INSEGNANTI TRA I PIÙ PRECARI E PEGGIO PAGATI D’EUROPA. E IL PREMIER ANNUNCIA UN’ALTRA RIFORMA.

La beffa dei “quota 96” ha dell’incredibile ma non è l’unica ritorsione nei confronti degli insegnanti italiani. Che vivono davvero come foglie sospese sugli alberi d’autunno. L’elenco delle vessazioni che hanno subito negli ultimi anni e che continuano a subire potrebbe non finire mai.   Il risarcimento mancato   per una manciata di spiccioli   Solo in un paese in cui chi governa non sa nulla della scuola e dove i ministri si alternano come nel gioco dei quattro cantoni, si poteva confondere l’anno solare con l’anno scolastico e impedire ai docenti che avevano raggiunto i requisiti per la pensione entro l’anno scolastico 2011/2012 (con la “quota 96”) di andare in pensione nel 2012, primo anno dell’era Fornero. (altro…)

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MadiaNESSUNA CONCERTAZIONE, PER LA MINISTRA “NON C’È TEMPO”. INTANTO ANNUNCIA: “SARANNO 85 MILA GLI ESUBERI NEL PUBBLICO IMPIEGO” SULLE DIMISSIONI IN BIANCO LA MAGGIORANZA È VARIABILE CON FI E SEL.

Sul lavoro il governo Renzi intende proseguire sulla strada tracciata. Compresa l’ipotesi di uno scontro con il sindacato. Anche se, in questo caso, il problema non è il merito dei provvedimenti ma la mancanza di concertazione.

La ministra Marianna Madia ha spiegato ieri cosa intende fare nella Pubblica amministrazione rilanciando una proposta che il mondo sindacale ha sempre richiesto: aprire le porte del pre-pensionamento per gli 85 mila esuberi del pubblico impiego in modo da lasciare maggior spazio al reclutamento di personale giovane. Una proposta che ha visto il via libera di Cgil, Cisl e Uil i quali, però, non hanno apprezzato, nelle parole della ministra, la volontà di non essere invitati a nessun tavolo di confronto e di concertazione. Esiste “una gara tra ministri” per evitare una discussione con il sindacato, chiosa con rammarico il segretario della Cgil, Susanna Camusso.

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Monti

Questa mattina su Agorà (Raitre) il ministro uscente Elsa Fornero ha affermato, ancora una volta, che non si può conoscere il vero numero degli Esodati. Ma non è vero: i numeri ci sono, dal 5 ottobre 2012, sono 314.576 persone (fonte Ragioneria di Stato). Cifra non troppo lontana dalla stima Inps, che il ministro aveva tanto criticato. Il vero problema, che Fornero non dice, è che nessuno dei 130mila salvaguardati ad oggi ha ricevuto la pensione, tra iter legislativi infiniti e graduatorie ancora in corso.

Ricapitoliamo: dopo un anno di grande confusione il 5 ottobre 2012 la Ragioneria di Stato mette nero su bianco la cifra esatta degli Esodati314.576. Di questi, ad oggi, sono salvaguardati solo 130.130 persone, e già questo sarebbe un dato allarmante perché parliamo di 184.500 persone non salvaguardate. Ma la cosa drammatica, e che nessuno dice, è che dei 130mila salvaguardati, dopo due anni, ancora nessuno ha iniziato a prendere la pensione. La tanto sbandierata “soluzione legislativa”, insomma, che attraverso tre diversi provvedimenti di legge doveva risolvere parte del problema, finora è stata una soluzione solo sulla carta. (altro…)

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Chiamarla riforma è abbastanza riduttivo. Le nuove regole pensionistiche che si abbatteranno sulle spalle dei lavoratori italiani da gennaio rappresentano una vera e propria rivoluzione. Oltre a cambiare il meccanismo di calcolo (contributivo per tutti), alzano i requisiti anagrafici per la rendita di vecchiaia (l’età delle donne da 60 a 62 anni), allungano di due anni (da 40 a 42) il percorso lavorativo per chi vuole ritirarsi prima e introduce un meccanismo di penalizzazione per chi decide di mollare senza aver compiuto 62 anni. Tutti numeri che a partire dal 2013 saranno parametrati alle cosiddette speranze di vita.  (altro…)

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“NOI, GLI ESODATI”
L’azienda li ha incentivati a lasciare ma ora restano senza alcun reddito.
Una nuova polemica emerge dalle pieghe della riforma pensionistica. Stavolta riguarda i lavoratori “esodati” che qualcuno, addirittura, definisce “soprannumerari”, figli illegittimi di aziende fallite o che si sono licenziati in previsione della pensione a portata di mano nel 2012 o 2013. E che ora si trovano in una terra di nessuno, fuori dal lavoro e con la riva della pensione che si allontana di colpo aprendo la prospettiva a un vuoto di reddito spaventoso. In seguito alla riforma Monti-Fornero esistono in circolazione alcune decine di migliaia – stima sindacale – di lavoratori che prevedendo una pensione a portata di mano hanno accettato “esodi” volontari da parte di aziende in ristrutturazione oppure si sono licenziati con buonuscite commisurate agli anni mancanti alla pensione. Solo che adesso quest’ultima si è allontanata di 5 o 6 anni grazie al “superscalone Fornero”. (altro…)

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Accordo trovato: mobilità, pensione e incentivi per 640 dipendenti.

Fiat pagherà a ciascun lavoratore un massimo di 24.850 euro per quattro anni, con un esborso complessivo di 21,5 milioni di euro. Firma anche la Fiom, che però resta critica: “L’azienda ha voluto farci un dispetto”. La trattativa chiusa al ministero dello Sviluppo economico. Il primo dicembre nuovo incontro per il rilancio dello stabilimento promesso dalla molisana Dr Motor.

Raggiunto l’accordo tra governo, sindacati (Fiom compresa) e Fiat sulla chiusura dello stabilimento di Termini Imerese. I 640 i dipendenti andranno in mobilità verso la pensione. Fonti sindacali spiegano che l’accordo chiuso al ministero dello Sviluppo economico guidato da Corrado Passera, dopo quasi due anni di trattativa, prevede un incentivo complessivo alla mobilità medio di 22.850 euro (per chi starà in mobilità per il periodo massimo previsto, quattro anni) più l’indennità per il mancato preavviso e il premio fedeltà. Alla cifra si arriva calcolando un incentivo medio di circa 460 euro per 48 mensilità. Per Fiat, il costo totale dell’operazione sarà di circa 21,5 milioni di euro. In pratica i 640 lavoratori che non saranno reimpiegati avranno sei anni (due di cassa integrazione e quattro di mobilità) per raggiungere i requisiti pensionistici. (altro…)

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Il libro contiene la bomba previdenziale, questa bomba la cui miccia è ormai accesa e che deflagrerà abbastanza presto. Si può leggere anche come thriller, nel senso che si parla di un delitto, è il delitto del futuro, delle giovani generazioni a cui non diciamo come vivranno nei prossimi anni, perché? Perché il sistema pensionistico è quello che ha tenuto insieme le società precedenti, mentre l’attuale sistema pensionistico non è in grado di reggere le future generazioni. C’è un paradosso: sono i giovani precari insieme agli immigrati che in questo momento stanno tenendo attive le casse previdenziali, in particolare quella dell’Inps. Se volete c’è anche un altro paradosso, il fatto che si impedisca ai giovani di entrare nel mercato del lavoro, pagando quindi i contributi e alimentando con nuove risorse le casse dell’Inps, ma nello stesso tempo si tengono sul lavoro, le persone anziane.  (altro…)

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LA CRESCITA E’ IMPOSSIBILE SE NON SI AFFRONTA LA QUESTIONE FEMMINILE.

La manovra è iniqua: tutte le risorse disponibili 
vanno investite per riequilibrare le discriminazioni.

Caro direttore
Nell’articolo sul Corriere del 17 agosto (Lo sviluppo riparta al femminile. Quattro proposte sulla manovraLetizia Moratti presenta delle modifiche dirette a favorire le donne e lo fa a partire da un’analisi condivisa in larga parte dal movimento Se non ora quando. Il testo identifica infatti tra i punti più gravi della situazione italiana la bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro e gli inesistenti servizi pubblici per la conciliazione di tempo e lavoro; tra i problemi dell’attuale politica economica i tagli lineari alla spesa che provocheranno ulteriori abbandoni delle donne nei settori produttivi. Appare inoltre molto pertinente l’esempio della Germania, che ha saputo incrementare massicci interventi a favore del lavoro delle donne rilanciando così lo sviluppo dell’intera economia. Del resto si tratta solo di uno degli argomenti che si possono portare a dimostrazione del fatto che la condizione delle donne è il primo metro della modernità e della civiltà di un paese. (altro…)

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L’Italia nasconde una bomba sociale destinata a esplodere. Quella dei lavoratori ‘parasubordinati’ e ‘flessibili’, che quando saranno in età da pensione prenderanno 500 euro al mese. Lo rivela uno studio della Sapienza.

Generazione mille euro, pensione a cinquecento. È una vecchiaia da poveri, quella che attende diverse centinaia di migliaia di lavoratori precari con contratto di collaborazione esclusiva. Quelli che, oltre al rinnovo del contratto e a un lavoro migliore, sognano la “busta arancione” che i loro colleghi svedesi ricevono dallo Stato, con su scritta la probabile pensione futura. Mentre da noi a stento riescono a sapere dall’Inps qual è il montante dei loro contributi: il nostro istituto di previdenza sociale non dà stime sulla pensione di quelli che sono nella “gestione separata”, attualmente 800 mila persone. (altro…)

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La pensione pubblica si allontana sempre di più. Dal 2011 i requisiti per la rendita di anzianità fanno un altro scatto in avanti. E debutteranno le nuove finestre mobili: per riscuotere materialmente l’assegno, una volta raggiunti i requisiti, i lavoratori dipendenti dovranno aspettare dodici mesi e gli autonomi un anno e mezzo. Vediamo le novità.

Anzianità più difficile
Dal prossimo anno i lavoratori dipendenti andranno in pensione anticipata rispetto all’età di vecchiaia soltanto se la somma dell’età anagrafica e dell’anzianità lavorativa ammonta a 96 la cosiddetta «quota 96», a patto che abbiano almeno 60 anni d’età. Quindi occorrono 60 anni di età e 36 di contributi, oppure 61 anni e 35 di versamenti. Ai fini del raggiungimento dei requisiti, nel rispetto dei limiti minimi di età e contribuzione, contano anche le frazioni d’anno. Ad esempio matura il diritto alla pensione di anzianità anche il dipendente che a marzo 2011 può vantare 60 anni e 6 mesi di età e una contribuzione di 1.846 settimane 35 anni e sei mesi. Più dura la vita degli autonomi artigiani, commercianti, coltivatori diretti, per i quali la quota è fissata a 97, con un minimo di 61 anni di età: possono pertanto ottenere la pensione con 61 anni e 36 di contributi, oppure 62 di età e 35 di versamenti. Anche in questo caso valgono le frazioni d’anno. Fino al 31 dicembre 2010 era in vigore la quota 95 per i dipendenti età minima 59 anni e 96 per gli autonomi minimo 60 anni.

La finestra è mobile
I lavoratori dipendenti che maturano il diritto a partire dal primo gennaio 2011 potranno intascare l’assegno dell’Inps anzianità o vecchiaia dopo un anno dalla data di maturazione dei requisiti anagrafici e contributivi. Un anno e mezzo di panchina, invece, per chi si è messo in proprio artigiani, commercianti, coltivatori diretti. Praticamente, una volta raggiunto il requisito, il pagamento scatta a partire dal 13° mese successivo per i dipendenti e dal 19° mese per gli autonomi. (altro…)

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Solo in due atenei cerimonie per il nuovo anno. A Milano sciopero «limitato»: un giorno al mese.

In ritardo, a singhiozzo e con grandi buchi, sotto forma di corsi cancellati o spostati al secondo semestre. Ma dopo il rinvio della riforma Gelmini, l’anno accademico sta partendo in tutte le università italiane. Perché un avvio così faticoso? Mancano i soldi in cassa, molti professori vanno in pensione senza essere rimpiazzati con il record di Giurisprudenza a Roma, 27 uscite e zero assunzioni. Ma il problema più urgente è ancora la protesta dei ricercatori che, proprio per dire no alla riforma Gelmini, hanno deciso in massa di non fare lezione, rispettando alla lettera la legge che riserva la cattedra ai professori. In realtà qualche piccola crepa in un fronte finora super compatto si comincia a vedere. E riguarda due facoltà della Statale di Milano, Medicina e Agraria. Qui, per limitare il disagio degli studenti alle prese con un calendario pieno di buchi, i ricercatori hanno proposto di riprendere a fare lezione e limitare lo stop ad una sola, simbolica, giornata al mese. La decisione finale sarà presa lunedì dai consigli di facoltà. Ma, se arrivasse il sì, sarebbe un piccolo segnale in controtendenza.

Nel resto d’Italia i loro colleghi tengono ancora duro, e per far partire l’anno rettori e presidi hanno fatto i salti mortali. Alla Statale di Torino tutti i corsi tenuti dai ricercatori in «sciopero» sono stati rinviati al secondo semestre. In altri casi – come a Roma e Napoli – gli studenti che seguono la stessa materia in facoltà diverse sono stati uniti in un’unica classe. A Napoli – facoltà di architettura – hanno tagliato il numero di ore dei singoli corsi per usare gli stessi professori su più materie. Ma a volte non resta che alzare le mani e cancellare un corso. Astrofisica «tace» (cioè è stata soppressa) come si legge sulla bacheca della Sapienza. Alla Federico II di Napoli, facoltà di Scienze, è saltato un terzo dei complementari. Detto in soldoni le università italiane sono più povere. Ma i ricercatori non mollano e il perché lo spiega Alessandro Pezzella, riferimento a Napoli della Rete 29 aprile, la più battagliera tra le associazioni di ricercatori: «Dalla protesta contro la riforma stiamo passando alla protesta contro il disastro delle nostre università senza soldi». (altro…)

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Il presidente dell’INPS Antonio Mastrapasqua ha finalmente risposto a chi gli chiedeva perché l’INPS non fornisce ai precari la simulazione della loro pensione futura come fa con gli altri lavoratori: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”.

I precari, i lavoratori parasubordinati come si chiamano per l’INPS gli “imprenditori di loro stessi” creati dalle politiche neoliberiste, non avranno la pensione. Pagano contributi inutilmente o meglio: li pagano perché L’INPS possa pagare la pensione a chi la maturerà. Per i parasubordinati la pensione non arriverà alla minima, nemmeno se il parasubordinato riuscirà, nella sua carriera lavorativa, a non perdere neppure un anno di contribuzione.

L’unico sistema che l’INPS ha trovato per affrontare l’amara verità, è stato quello di nascondere ai lavoratori che nel loro futuro la pensione non ci sarà, sperando che se ne accorgano il più tardi possibile e che facciano meno casino possibile.

Non si può non notare come anche la politica taccia su questo scandalo, ma non ci si potrebbe attendere altrimenti, perché a determinare questo scandalo hanno contribuito tutti i partiti attualmente rappresentati in parlamento, nessuno escluso.

I precari, tenuti all’oscuro o troppo occupati a sopravvivere, difficilmente noteranno la dichiarazione di Mastropasqua al Corriere della Sera e i media sembrano proprio intenzionati a non rovinare loro la sorpresa. Proprio una bella sorpresa.

…e intanto in Francia

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