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Posts Tagged ‘Peter Gomez’

C’è da chiedersi con quale spirito usciranno dalle sale dei cinema italiani buona parte degli editori e direttori di giornali e tv che nei prossimi giorni vedranno The PostIl nuovo film di Steven Spielberg è straordinario. Ripercorre con cura il celebre caso dei Pentagon Papers, i documenti coperti da segreto di Stato sull’inutilità della guerra in Vietnam e sulle bugie delle Amministrazioni americane, resi noti nel 1971 dal Washington Post e New York Times. Racconta gli Stati Uniti di quegli anni scossi dal movimento pacifista, parla dell’arroganza del Potere che fa di tutto per evitarne la pubblicazione dello scoop. The Post però, al di là delle apparenze, non è semplicemente un film sulla libertà di stampa. (altro…)

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Chi pensa che tra i 140mila dirigenti pubblici italiani si nascondano anche molti mascalzoni ora ha una ragione in più per farlo. Dimostrando di avere un senso della propria reputazione pari a quello dello Sceriffo di Nottingham, il sindacato Unadis (Unione nazionale dei dirigenti dello Stato) sta facendo fuoco e fiamme per tenere nascosti i dati sui patrimoni dei mandarini ministeriali, dei segretari comunali e dei manager di agenzie e authority. (altro…)

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Dall’esito dell’inchiesta Consip dipende buona parte del futuro della magistratura italiana e della libertà di stampa. Se le indagini sulla fuga di notizie e sul traffico d’influenze, che vedono tra i protagonisti il braccio destro di Matteo Renzi, il ministro Luca Lotti, e suo padre Tiziano, finiranno in un nulla di fatto nella prossima legislatura accadrà di tutto. A raccontarcelo sono gli umori, i comportamenti e le parole utilizzate dal popolo del Lingotto e dal loro leader. (altro…)

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gli-intoccabili
La decisione della Procura di Roma di togliere l’inchiesta sul caso Consip al Noe dei Carabinieri evidenzia bene come esistano due Italie.

Ce n’è una che di fronte alle fughe di notizie in favore degli indagati o della stampa reagisce e applica un normale principio di precauzione. Hai fatto una bella indagine, ma qualcuno ha spifferato l’esistenza di microspie (poi scoperte), quali telefoni stavano per essere messi sotto controllo (quello di Tiziano Renzi) e quali intercettazioni erano già in corso? Perfetto. Anche se so che all’interno del Noe vi sono investigatori di valore prendo atto delle soffiate. (altro…)

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Di Maio

La registrazione integrale dell’attesa intervista al vicepresidente della Camera Luigi Di Maio ai microfoni del direttore del fattoquotidiano.it Peter Gomez e della giornalista Paola Zancadel Fatto Quotidiano. (altro…)

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È il caso che Virginia Raggi e il Movimento 5 Stelle di Roma si ricordino in fretta il motivo per cui hanno vinto. I tanti elettori che li hanno votati non erano solo nauseati dall’operato delle precedenti giunte di destra e di sinistra. Dai pentastellati i cittadini si aspettavano, e ancora si aspettano, un deciso cambio di registro rispetto alle logiche di potere che da sempre governano i partiti. Pretendevano, e pretendono, scelte cristalline da parte dell’amministrazione, fatte nella convinzione di favorire l’interesse generale e non questa o quella corrente del Movimento. (altro…)

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MadiaDicono che un leader si giudica dai suoi collaboratori. Per questo un osservatore distratto potrebbe tirare un sospiro di sollievo leggendo la “tabella delle performance” realizzate nel 2015 dai dirigenti pubblici che lavorano a più stretto contatto con Matteo Renzi. Dal documento, pubblicato sul sito del governo, si evince che gli alti funzionari del Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica di Palazzo Chigi hanno raggiunto gli “obbiettivi strategici” loro assegnati. Non c’è stato “target” concordato con l’esecutivo che sia stato fallito. La missione dell’organismo, che si può definire il motore dello sviluppo italiano, è quasi sempre compiuta al 100 per cento. Pressoché senza eccezioni per ogni manager è così scattato un sostanzioso bonus. (altro…)

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galliBisogna essere grati a Giampaolo Galli, fino al 2012 direttore generale di Confindustria e ora deputato del Pd. Con encomiabile ardimento, segno di una vita coraggiosamente spesa tra soldi e numeri, l’economista squarcia finalmente il velo dell’ipocrisia democratica e repubblicana. Affilato come una lama, veloce come una saetta, Galli impugna lo smartphone e twitta: “L’Italicum è una buona legge, ma forse va cambiato. L’Italia non può permettersi un monocolore M5S”. Poi dal suo blog offre il petto alla mitraglia della feccia pentastellata chiarendo bene il proprio modernissimo e oligarchico pensiero. La riforma della riforma deve essere affrontata subito visto che “oggi la questione si pone in termini diversi da come si poneva prima delle elezioni amministrative perché a questo punto non si può escludere una vittoria M5S alle prossime elezioni politiche”. La legge va rifatta per evitare che i cittadini si convincano di avere l’anacronistico diritto di scegliere, con il ballottaggio, il proprio governo. (altro…)

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renzi-rai-tv

La cosa più sgradevole è la presa per i fondelli. Dopo aver vinto le primarie e aver trionfato alle elezioni europee del 2014 al grido “via i partiti dalla Rai”, Matteo Renzi e i suoi il 4 agosto 2016 occupano pure i telegiornali. Se il premier si fosse presentato agli elettori rivendicando il diritto dell’esecutivo di fare ciò che vuole dell’informazione televisiva le decisioni di oggi, avallate a maggioranza da un consiglio di amministrazione come al solito pavido e lottizzato, sarebbero risultate fastidiose, ma almeno coerenti con un progetto di governo. L’uomo però è quel che è. Ormai lo ha ampiamente dimostrato: trova gli slogan migliori per mettersi in sintonia con l’opinione pubblica, li usa per ottenere consensi e poi, se gli conviene, li disattende in maniera plateale. Chiunque, se vuole, se ne può rendere conto. (altro…)

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renziLa deformazione professionale che porta chi fa politica a dire bugie non è una novità. Già nell’Ottocento il Cancelliere di ferro Otto von Bismarck spiegava: “Non si mente mai così tanto come prima delle elezioni, durante la guerra e dopo la caccia”. Totalmente nuova è invece la tendenza suicida della nostra classe dirigente che, non avendo ben capito come funzionano i social network, giorno dopo giorno fa di tutto per essere smascherata.

Un tempo mentire era molto semplice e in fondo quasi innocuo. Il leader di turno sparava una balla, faceva una promessa assurda e dopo qualche giorno ogni sua parola era già dimenticata. Solo pochissimi cittadini avevano la possibilità di consultare le collezioni dei giornali, in pochi in ogni caso li leggevano, e chi guardava la tv, o ascoltava la radio, non archiviava nulla. (altro…)

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È troppo gentile la brava scrittrice Michela Murgia quando definisce “ipocriti e cattivi maestri” tutti quei senatori che s’indignano e si stracciano le vesti per l’omicidio di Emmanuel Chidi Namdi dopo aver salvato col loro voto Roberto Calderoli da un processo per istigazione all’odio razziale. I senatori che oggi piangono scandalizzati davanti alla violenza del presunto assassino, Amedeo Mancini, non fingono. Si mostrano. Sono semplicemente Casta e lo fanno pesare. Sono un’oligarchia che ha conquistato il potere e che fa di tutto per conservarlo. Rappresentano la parte peggiore del Paese e lo fanno vedere. (altro…)

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Il 3 aprile 2014, intervistato da Lilli Gruber, il presidente del ConsiglioMatteo Renzi ha detto una cosa vera: “L’Eni è oggi un pezzo fondamentale della nostra politica energetica, della nostra politica estera, della nostra politica di intelligence. Cosa vuol dire intelligence? I servizi, i servizi segreti”. Al di là delle polemiche di due anni fa su quello che in Italia si era sempre fatto, ma non si era mai detto – le rivelazioni di Renzi sul ruolo dell’Eni in favore della sicurezza nazionale – la frase del premier chiarisce bene perché ogni cittadino debba preoccuparsi per le sorti del nostro colosso petrolifero.

Il buon andamento e la corretta gestione dell’Ente nazionale idrocarburi èinteresse di tutti. Così come tutti dovrebbero auspicare che la promessa progressiva riconversione dell’Eni alle energie rinnovabili avvenga in maniera celere ed efficace. (altro…)

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Alla fine l’analisi più vera la fa alle tre di notte Piero Fassino. “Il voto riflette la crisi sociale delle grandi città: malessere, disagio, disaffezione”, dice il sindaco di Torino prima di ricordare che nelle sue periferie ci sono tante persone costrette a vivere con pensioni da 500, 600 euro al mese e i figli disoccupati a carico. Cittadini che, in una metropoli quasi orfana della Fiat, la ripresa da zero virgola non l’hanno ancora vista, ma la disoccupazione giovanile al 40 per cento, sì. Gente che quando sente il premier Matteo Renzi ripetere “l’Italia è ripartita” per poi dare del gufo a chiunque segnali anche un piccolissimo problema, pensa: “Ma questo ci sta prendendo in giro”. (altro…)

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BorsellinoTre giorni fa il procuratore di Corte San Pietro, Pietro Benelli, da anni impegnato in importanti indagini contro le tangenti e i comitati di affari, ha rotto gli indugi. Stanco dei continui attacchi da parte di politici locali indifferenti alle condizioni di quel paese, considerato il secondo Comune più corrotto d’Italia, Benelli in un convegno ha criticato l’atteggiamento degli amministratori. “Qui – ha spiegato – ci si nasconde dietro lo schema della sentenza. Si dice: questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto.

Ma ditemi, voi non ne conoscete di gente disonesta che non è mai stata condannata perché non c’erano prove per condannarla?”. “La magistratura – ha considerato – può fare solo accertamenti di carattere giudiziale. Può dire che ci sono sospetti anche gravi, ma senza avere la certezza giuridica della colpevolezza. Però, quando dalle indagini emergono molti fatti, altri organi, altri poteri, cioè i politici, cioè le organizzazioni disciplinari delle varie amministrazioni, cioè i consigli comunali, o quello che sia, dovrebbero trarre le dovute conseguenze da queste vicinanze tra i politici e i comitati d’affari. (altro…)

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Adesso che se ne è andato è buffo vedere i suoi nemici e avversari parlar bene di lui. Prima, per loro, Gianroberto Casaleggio era una sorta di Rasputin, un individuo misterioso e di fatto pericoloso. Oggi invece è per tutti un visionario, un innovatore, un imprenditore che ha rivoluzionato la comunicazione politica in Italia. Io penso invece che Casaleggio fosse semplicemente un uomo. Una persona onesta con dei princìpi che tentava di rispettare. Non aveva un buon carattere e aveva più di un difetto. Era accentratore, pensava di aver capito tutto del web, aveva la tendenza a salire in cattedra. (altro…)

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Corpo forestaleIl servizio di leva obbligatorio è stato abolito in Italia il primo gennaio del 2005. Da allora nessun cittadino è stato più costretto a indossare una divisa militare. La scelta di affidarsi ai dei professionisti ha fin qui dato dei buoni risultati. Chi decide spontaneamente di fare il soldato è spesso molto motivato. Sa di poter andare incontro a dei rischi, ma li accetta. Così come accetta il rispetto della gerarchia e l’idea di dover affrontare un’esistenza molto diversa da quella dei civili.

Tra dieci mesi però un folto gruppo di italiani, spesso ultraquarantenni, si ritroverà dalla mattina alla sera arruolato contro la sua volontà nell’arma dei Carabinieri. Salvo ripensamenti dell’ultima ora è questo il destino della maggioranza delle 7.800 persone che oggi lavorano per il Corpo Forestale. Il decreto Madia sul riordino della pubblica amministrazione prevede che le forze di polizia diminuiscano a partire dal 2017 da cinque a quattro. E ha individuato proprio nei forestali il gruppo di dipendenti pubblici da far confluire nell’Arma. (altro…)

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StatisticaIl silenzio da parte dei media è stato quasi assoluto. In pochi hanno raccontato come da 76 ore su Twitter uno sparuto gruppo di autorevoli economisti stesse chiedendo spiegazioni all’Istat e come in risposta non arrivassero secche smentite, ma solo comunicati interlocutori. Numeri alla mano, i professori dicevano che i conti non tornavano. Che il Pil italiano non poteva essere cresciuto dello 0,8 per cento come aveva sostenuto l’Istituto nazionale di statistica il primo marzo. Ieri finalmente la verità: il nostro Paese nel 2015 ha incassato un modestissimo 0,6 per cento in più che, nella classifica della crescita, ci fa scivolare al terzultimo posto in Europa. Lo 0,8, ha ammesso l’Istat, era un dato grezzo ed era stato diffuso senza ricordare che lo scorso anno si era lavorato tre giorni in più rispetto al 2014. (altro…)

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RizziOra si stracciano le vesti. Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, si dichiara “incazzato e deluso”. Promette indagini interne e tuona: “È stato infangato il nostro lavoro, Fabio Rizzi ha tradito la mia fiducia”. Matteo Salvini dice che “chi sbaglia davvero non merita la Lega”. Il Pd e il Movimento 5 Stelle chiedono le dimissioni del governatore, mentre Fratelli d’Italia getta acqua sul fuoco e assicura che ci troviamo davanti “a un problema giudiziario e non politico”. (altro…)

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madia

Pensavate che il comma 22 fosse insuperabile? Credevate impossibile andare oltre quel “chi è pazzo può essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo”, straordinario paradosso ideato dal grande scrittore antimilitarista Joseph Heller. Beh, dovete cambiare opinione. Perché la gente di talento è un po’ ovunque e per nostra fortuna in Italia siede nel governo. (altro…)

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cameraA volte le parole che non esistono valgono più di un trattato di sociologia. Volete sapere perché nell’ultimo rapporto di Transparency International l’Italia viene ancora indicata come il secondo Paese più corrotto di Europa dietro Grecia e Romania? O perché, dopo aver inasprito le pene sulle mazzette e aver creato l’Anac di Raffaele Cantone, l’unico risultato tangibile sia stato sorpassare la maglia nera Bulgaria restando ad anni luce di distanza da Danimarca, Finlandia, Regno Unito, Canada eStati Uniti?

Beh, invece prendere in mano le collezioni dei giornali o qualche manuale di storia politico-economica, basta riflettere sulla nostra lingua. Nel Belpaese nessuno, al partire dal popolo italiano, ha mai sentito la necessità di coniare un termine per definire ilwhistleblower o per spiegare cosa sia l’accountability. Così, mentre la Camera approva in prima lettura una legge per tutelare il dipendente che segnala casi di malaffare all’interno dell’azienda per cui lavora, a corrugare la fronte contro il whistleblower non è solo Forza Italia, ma a malincuore pure l’Accademia della Crusca. E se i seguaci di Silvio Berlusconi votano no per ragioni ormai quasi genetiche, gli onesti accademici fiorentini si trovano invece costretti a sottolineare che “al momento, nel lessico italiano non esiste una parola semanticamente uguale al termine angloamericano”. Si usa l’inglese, spiega la Crusca, perché da noi l’idea di dire bravo a uno che denuncia il suo superiore ladro o un suo parigrado malfattore non è mai stata popolare. Avete presente quella filastrocca : “Chi fa la spia non è figlio di Maria…”. (altro…)

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