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Posts Tagged ‘petrolio’

Trivelle

Secondo la rilevazione condotta dall’Istituto Ixè, il 47% si dice contrario e il quorum sarebbe certamente raggiunto: quasi la metà degli intervistati si dichiara certo di andare a votare. “Dopo aver rivendicato più volte la volontà di sfruttare sino all’ultima goccia le scarsissime risorse di idrocarburi in terra e mare – spiega Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima dell’organizzazione – oggi Renzi sembra voler fare in fretta e furia marcia indietro” con la legge di Stabilità. (altro…)

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petrolio

Il dossier.Per finanziarsi l’Is ha inventato tasse e dazi di ogni tipo e investe gran parte del suo denaro.

Non di solo petrolio è fatta l’economia dell’Is, che per finanziarsi ha inventato tasse pagate dalle malcapitate popolazioni delle zone occupate (oggi circa 10 milioni di persone) e poi dazi, gabelle di ogni tipo a carico di commercianti, piccoli imprenditori, cittadini. Per non parlare delle multe inflitte per i motivi più opinabili, dal fanalino rotto dell’auto a una sigaretta fumata in pubblico. Le iniziative non conoscono freni. A Mosul i miliziani hanno trasformato una stazione di polizia in un mercato: i negozi pagano 2,8 milioni di dinari iracheni l’uno d’affitto, 2.300 euro.

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trivel_artico

(AGI) – Washington, 17 ago. – Via libera dell’amministrazione americana a Shell per trivellare nell’Artico. Il Bureau of Safety and Environmental Enforcement Usa ha dato l’ok finale alle trivellazioni sotto i fondali dell’oceano, al largo delle coste dell’Alaska. Nonostante l’opposizione degli ambientalisti che annunciano battaglia, la decisione del dipartimento degli Interni americano era attesa. Shell, che aveva ottenuto le licenze nel 2008, con Geroge W. Bush alla presidenza, ha investito circa 7 miliardi di dollari nell’esplorazione dell’Artico ma non lavora nella regione dal 2012 in seguito ad una serie di incidenti, compresa la perdita di controllo di un enorme pozzo dal quale vennero tratti in salvo 18 lavoratori grazie all’intervento della guardia costiera. (altro…)

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Greenpeace

Ventisei attivisti si calano con le funi da un ponte di Portland e bloccano la partenza di una nave rompighiaccio della Shell. Il messaggio a Obama perchè revochi le licenze sul petrolio.

Un nuovo blitz di Greepeace in difesa dell’Artico. Ventisei climber di Greenpeace USA hanno bloccato la MSV Fennica, una nave rompighiaccio della Shell, mentre tentava di salpare da Portland (Oregon, Stati Uniti) diretta verso l’Artico. Gli attivisti si sono calati con le funi da un ponte sotto cui doveva passare la nave, impedendole così di raggiungere la flotta di trivellazione artica della compagnia petrolifera anglo-olandese. Gli attivisti, che hanno abbastanza scorte per resistere diversi giorni, hanno mostrato degli striscioni con i messaggi “#ShellNo”, “Save the Arctic” e “Presidente Obama, è l’ultima occasione per dire #ShellNo”.

 

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renzi_piratadelmare130 mila kmq di mare minacciati dal pirata Matteo Renzi: le lobby del petrolio ringraziano.

Legambiente assegna la bendiera nera al premier italiano per la deriva petrolifera che ha assunto il suo governo.

Un’area grande quanto l’Inghilterra sotto scacco delle compagnie petrolifere grazie a un Governo che mentre da mesi annuncia un green act per l’Italia di fatto svende l’ambiente, il futuro e la possibilità di un sistema energetico pulito. La ciliegina sulla torta avvelenata l’ha messa il ministro Guidi che ha difeso non solo le trivellazioni ma anche l’utilizzo della tecnica dell’airgun per la ricerca dei giacimenti. Le riserve certe di petrolio presenti sotto i mari italiani sono assolutamente insufficienti a dare un contributo energetico rilevante al nostro Paese, ma a fronte di questi quantitativi irrisori di greggio – che basterebbero a soddisfare il fabbisogno energetico italiano per appena 8 settimane – si stanno ipotecando circa 130mila kmq di aree marine.  (altro…)

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Greenpeace

A cinque anni dal disastro della Deep Water Horizon nel Golfo del Messico, le trivellazioni minacciano ancora i nostri mari (e i loro abitanti).
Il 20 aprile 2010 è una data che non dimentichiamo: la marea nera della piattaforma Deepwater Horizon invadeva il Golfo del Messico. Lo sversamento fu interrotto solo dopo 106 giorni, morirono 11 persone e furono sversate in acqua oltre 500 mila tonnellate di petrolio.

Gli idrocarburi si sono depositati sui fondali o sono stati dispersi dalle correnti e hanno continuato ad avvelenare l’intero ecosistema marino. Oltre alla tragedia umana, nessuno ha mai dimenticato le immagini di quell’orrore, le fiamme, la disperata corsa contro il tempo per arginare lo sversamento, gli animali intrappolati. I danni sono tuttora incalcolabili. (altro…)

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Tar Pit #3Oggi possiamo e dobbiamo operare una scelta; una scelta obbligata che non ammette terze vie, ritardi, incertezze.

Possiamo salvare il clima, lasciando sotto terra tre quarti delle risorse fossili disponibili sul Pianeta, rivoluzionando il settore energetico con rinnovabili ed efficienza; oppure possiamo estrarre carbone, petrolio e gas fino ad esaurirli, prolungando la nostra dipendenza dalle fonti sporche, rinunciando così a difendere il nostro futuro e la vita di chi verrà.

Se per qualche inspiegabile perversione questa seconda opzione fosse la nostra preferita, allora potremmo affrontare con ulteriore determinazione la nostra corsa verso il baratro, e accelerare. Non tutte le fonti fossili sono uguali; quanto a impatti sul clima ve ne sono di veramente letali. Un esempio? Le tar sands – quelli che molti conoscono come sabbie bituminose – hanno un potenziale di emissione di gas serra pari fino a quattro volte quello di altri tipi di petrolio. (altro…)

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Big oil

Miliardi di dollari per mitigazione e adattamento al cambiamento climatico, rinnovabili e parchi.

Tagliati gli incentivi e le agevolazioni fiscali ai petrolieri. Esultano gli ambientalisti.

La proposta di bilancio da 4.000 miliardi dollari di Obama presentata tra le ire dei repubblicani e dei petrolieri comprende anche 10 miliardi di dollari per l’adattamento e la mitigazione ai cambiamenti climatici, e per molti questo è un segno che Obama farà del global warming un tema essenziale dei suoi ultimi due anni alla Casa Bianca e dello scontro con la maggioranza iperconservatrice (ed ecoscettica) del Congresso Usa. (altro…)

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chiamparinoIl decreto si sta rivelando una scommessa persa che rischia di avere effetti nefasti sul nostro territorio.

Sono già 6 le Regioni – Abruzzo, Campania, Lombardia, Marche, Puglia e Veneto –  che, entro il 10 gennaio, hanno deciso di impugnare di fronte alla Corte Costituzionale  la legge 166/2014 di conversione del decreto 133/2014, in particolare l’articolo 38 del decreto Sblocca Italia che sceglie le trivelle per fare cassa a spese dell’ambiente. Come sostenuto e richiesto da Legambiente, Fai, Greenpeace, Marevivo, Touring Club Italiano e Wwf ed associazioni e comitati locali, le Regioni stanno decidendo di contrastare la forzatura, voluta dal Ministero dello Sviluppo Economico, e  secondi gli ambientalisti e le Regioni «Contraria al Titolo V della Costituzione, che bypassa l’intesa con le Regioni e stabilisce corsie preferenziali e poco trasparenti per le valutazioni ambientali e per il rilascio di concessioni uniche di ricerca e coltivazione di idrocarburi. Trivellazioni che potrebbero interessare anche il territorio piemontese con diverse richieste di ricerca ed estrazione di idrocarburi».

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Trivelle

L’ultimo disastro petrolifero di cui abbiamo notizia (di troppi non sappiamo nulla) si sta consumando in queste ore in Israele dove, per una falla all’oleodotto della Eilat Ashkelon Pipeline Company (EAPC), è stata contaminata la riserva naturale a Evrona, non lontano dalla costa di Eilat.

Secondo il ministero dell’Ambiente israeliano ci vorranno anni per riparare i danni e speriamo che non siano minacciate le barriere coralline del Mar Rosso: Eilat è una rinomata stazione balneare, famosa per le attività subacquee.

Eppure, continuano a dirci che petrolio, petroliere e piattaforme petrolifere sono amiche dell’ambiente: così tanto amiche, da volerne piazzare a centinaia nei nostri mari.

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Fish in the Mediterranean SeaAbbiamo diffidato la Commissione di Valutazione di Impatto Ambientale dal concedere parere positivo alle istanze di ricerca e perforazione nel Canale di Sicilia.

Non siamo soli nella battaglia per mettere un freno ai folli progetti di prospezione e ricerca di idrocarburi da parte della compagnia petrolifera Schlumberger Italiana S.p.A in quell’angolo di mare – fra Pantelleria, Malta e capo Passero– che, oltre ad essere la casa di decine di specie animali – tra cui vulnerabili specie di cetacei, è interessata da pericolosi fenomeni di pseudo vulcanesimo: al nostro fianco ci sono le amministrazioni locali, altre associazioni, le cooperative dei pescatori, i rappresentanti del turismo e i comitati locali, capitanati da Enzo Maiorca.

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trivelleLA BASILICATA contro lo Sblocca Italia. Associazioni e movimenti come il Wwf, il Fai, Legambiente e Marevivo hanno chiesto agli amministratori regionali e locali di impugnare davanti alla Corte Costituzionale l’articolo 38 del decreto emanato dal governo Renzi, non appena questo diventerà legge. Il testo dà il via libera alle trivellazioni su tutto il territorio nazionale, anche off-shore, e la Basilicata sarebbe una delle regioni a farne maggiormente le spese. I movimenti ambientalisti hanno spiegato che “anche dopo le non sostanziali modifiche introdotte alla Camera e il voto di fiducia al Senato, non è cambiata la portata negativa delle disposizioni dell’articolo 38 del decreto”.   (altro…)

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Greenpeace
Approvato oggi in via definitiva al Senato il decreto che svende l’Italia ai petrolieri: una scelta – vecchia di un secolo – che al benessere di molti preferisce gli interessi di pochi.

Il voto di oggi, che apre le porte ad una deregulation selvaggia per chi vorrà bucare suolo e fondali in cerca di pochi barili di petrolio, dimostra inequivocabilmente che il Governo, tanto impegnato a contrastare i cambiamenti climatici– a parole – in Europa e nei summit Onu, nei fatti si rivela succube dei petrolieri.

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Greenpeace
Oggi abbiamo voluto portare un messaggio forte e chiaro ai ministri UE per l’Energia e l’Ambiente, riuniti a Milano per discutere il futuro energetico dell’Europa: rinnovabili ed efficienza energetica sono il futuro!

“People want renewables and energy efficiency“: è questo il messaggio del banner che i nostri attivisti hanno aperto all’arrivo dei ministri e delle loro delegazioni.

Abbiamo voluto ricordare così, in modo “originale”, che oltre l’80 per cento dei cittadini considera ilcambiamento climatico un problema urgente e chiede di puntare su rinnovabili ed efficienza energetica, abbandonando le fonti fossili, in particolare carbone e petrolio.

 

La riunione di Milano è l’ultimo “appuntamento” previsto prima del Consiglio Europeo del 23-24 ottobre, in cui ci si aspetta che Capi di Stato e di Governo europei prenderanno una decisione definitiva sugli obiettivi comunitari al 2030 in tema di clima e energia: un momento importante in cui l’Italia, Presidente di turno dell’UE, giocherà un ruolo fondamentale.

Peccato che, per ora, il governo Renzi stia dando un “cattivo esempio” e punti a trivellare i mari piuttosto che a sviluppare maggiormente l’efficienza energetica e le rinnovabili.

Stabilire obiettivi vincolanti al 2030 e fare in modo che vi sia un taglio del 55 per cento delleemissioni di CO2, che il 45 per cento di energia provenga da fonti rinnovabili e che ci sia il40 per cento di incremento dell’efficienza energetica è l’unica strada per fermare il cambiamento climatico!

Se anche tu vuoi un futuro rinnovabile, lontano da trivelle offshore e centrali a carbone, aderisci al nostro appello, FIRMA la DICHIARAZIONE di INDIPENDENZA dalle FONTI FOSSILI!

Da greenpeace.org

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Il bivio

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trivellazioni-petrolio-adriaticoUn modo per impedire che i petrolieri abbiano la strada spianata a bucherellare i nostri mari c’è: creare un fronte compatto per denunciare il modo inaccettabile con cui i progetti di trivellazione vengono mandati avanti nel nostro paese.

Programmi che fino ad oggi prevedono valutazioni di impatto ambientale carenti e inaccettabili, tra poco, con l’entrata in vigore dello Sblocca Italia, elimineranno il problema alla radice, lasciando che le trivellazioni off-shore vengano autorizzate senza neanche prendere in considerazione il loro possibile impatto sul mare.

Con altre associazioni e ben cinque comuni siciliani abbiamo presentato ricorso al TAR Laziocontro il decreto 149/14 del Ministro dell’Ambiente, che sancisce la compatibilità ambientale del progetto “Off-shore Ibleo” di ENI (otto pozzi, una piattaforma e varigasdotti al largo della costa tra Gela e Licata). E’ la prima volta che in un ricorso presentato contro le trivelle in mare siamo accompagnati da una schiera così folta di ricorrenti, con noi anche WWF e Legambiente, LIPU Birdlife Italia e Italia Nostra, ma non solo anche associazioni di categoria come il Touring Club Italia e Legacoop Pesca Sicilia, ma soprattutto le amministrazioni locali, ben cinque comuni della costa interessata dal progetto, capitanati da ANCI Sicilia.

 

Un fronte così ampio e compatto è la dimostrazione che i “tre, quattro comitatini” di cui parla ilPremier Renzi sono determinati a farsi sentire contro la “follia nera” del governo, e forti di una grande rappresentatività!
Il progetto off-shore Ibleo è il primo nel Canale di Sicilia ad aver ricevuto parere positivo dalMinistero dell’Ambiente, nonostante una valutazione davvero carente e inaccettabile! Gli scenari di rischio, tutti ancora da definire, sono addirittura rimandati a valutazioni successive di non si sa chi!

Non possiamo permettere che – visti i numerosi procedimenti di Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) in corso – si proceda nello stesso modo per tutte le altre richieste avanzate daipetrolieri nel Canale!

Il ricorso al TAR è una speranza non solo per la Sicilia, ma per tutti i territori interessati daricerche e estrazioni di idrocarburi! Per agire non c’è molto tempo, ed è necessario unirsi: ilgoverno ha deciso con lo “Sblocca Italia” di di consegnare i nostri mari ai petrolieri, cancellando l’obbligatorietà della VIA per quei progetti di estrazione off-shore posti “in prossimità di aree di altri Paesi rivieraschi”.

Una scelta miope che consegna l’Italia ad uno scenario energetico “del passato”, favorendo il guadagno di poche multinazionali dell’energia e scaricando i rischi sulla collettività.

Noi non ci stiamo, e abbiamo deciso: non fossilizzeranno il Paese e il futuro nel nostro nome. Schierati anche tu: DICHIARATI INDIPENDENTE dalle fonti fossili!

Da greenpeace.org

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Trivella

Drill Baby Drill, sembra il leitmotiv scelto prima da Monti – che faceva approvare la Strategia Energetica Nazionale (SEN) nel marzo del 2013  poco prima di passare la mano al Governo Letta – e proseguito da Renzi, in modo acritico.

Acritico e con la testa rivolta a un passato fossile. Infatti la SEN – documento dal valore giuridico discutibile, non votato dal Parlamento e previsto da una legge abrogata dal referendum nucleare– prevederebbe di promuovere un piano di estrazione di tutto il petrolio e gas presente nelsottosuolo italiano pari a 126 Mtep (milioni di tonnellate di equivalenti di petrolio) come riservecerte, e altri 700 come riserve probabili. (altro…)

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La minacciaNessun impianto eolico off-shore, malgrado a largo delle coste italiane siano stati presentati in questi anni 15 progetti di impianti eolici, nel più totale disinteresse di Governo e Confindustria. Eppure da Termoli a Brindisi, da Manfredonia a Gela, negli stessi ambiti dovegli impianti eolici off-shore si trovano di fronte a barriere insormontabili, potrebbero invece aprirsi nei prossimi mesi cantieri per nuove piattaforme petrolifere. Una scelta miope, che va contro gli interessi dell’ambiente, del clima, del Paese e dei suoi cittadini. Le stesse Regioni e Soprintendenze, solerti nel fermare l’eolico a largo delle coste, continuano invece a chiudere entrambi gli occhi di fronte alle proposte di villette, villaggi turistici, palazzi e porticcioli. (altro…)

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piattaformaSe il ministro Guidi e il premier Renzi pensano realmente di improntare la politica energetica dell’Italia puntando sull’estrazione degli idrocarburi presenti nel Paese stanno realmente raschiando il fondo del barile. Se estraessimo gli 11 milioni di tonnellate di riserve petrolifere stimate nei fondali marini del nostro Paese, ai consumi attuali li esauriremmo in soli 55 giorni, ma ci guadagnerebbero molto e senza rischio d’impresa i petrolieri, per i quali l’Italia è una sorta di paradiso fiscale: le prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma, come le prime 50 mila tonnellate di petrolio estratte in mare, i primi 25 milioni di metri cubi di gas in terra e i primi 80 milioni di metri cubi in mare sono esenti dal pagamento di aliquote allo Stato. (altro…)

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RenziGreenpeace lancia l’hastag #inaccettabile dopo l’intervista del premier Matteo Renzi in cui dichiara di voler raddoppiare le trivellazioni in Basilicata e Sicilia.

La questione si innesca dopo l’intervista del premier Matteo Renzi a Maria Teresa Meli del Corriere della Sera qualche giorno fa. In quell’occasione Renzi, semmai qualcuno non lo avesse ancora capito, ha ribadito la sua posizione in merito alle politiche energetiche italiane (che è poi la medesima di Prodi e Bersani) trivellazioni e carbone. Lo ha detto alla sua maniera:

È impossibile andare a parlare di energia e ambiente in Europa se nel frattempo non sfrutti l’energia e l’ambiente che hai in Sicilia e in Basilicata. Io mi vergogno di andare a parlare delle interconnessioni tra Francia e Spagna, dell’accordo Gazprom o di South Stream, quando potrei raddoppiare la percentuale del petrolio e del gas in Italia e dare lavoro a 40 mila persone e non lo si fa per paura delle reazioni di tre, quattro comitatini.

Greenpeace ha ribattuto attraverso i social tanto amati dal premier che la Basilicata e la Sicilia non sono il Texas:

Forse offuscato dalla voglia di fare, Renzi ha dimenticato di analizzare in maniera approfondita i dati, quelli veri. Parla di 40.000 posti di lavoro, prendendo per buoni i dati di Assomineraria (che ha recentemente dichiarato anche che le trivelle in mare fanno bene alla pesca), e dimenticandosi ad esempio di rapporti di Confindustria e sindacati, che evidenziano come il ramo occupazionale legato all’efficienza energetica sia enormemente più ampio e importante. Si potrebbero creare 160 mila posti di lavoro l’anno per dieci anni, senza considerare l’indotto per l’economia e i risparmi per i cittadini.

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