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Posts Tagged ‘Pietro Del Re’

BaraldiÈ polemica in Francia. Hollande:“Non ne parlo” Salvini: “Si prendano provvedimenti simili in Italia”.

PARIGI – Sulla spinosa questione del burkini s’è finalmente espresso anche il premier Manuel Valls, dicendosi d’accordo con quei sindaci che si oppongono al costume da bagno integrale per le donne sulle spiagge di Francia.
Ma Valls l’ha fatto ignorando gli appelli delle associazioni che lottano contro l’islamofobia, il che ha creato un forte imbarazzo in seno alla maggioranza del suo stesso governo.
Tanto che ieri, prima di recarsi in visita privata da papa Francesco, il presidente François Hollande non se l’è sentita di approvare le dichiarazioni del primo ministro e quindi di difenderlo dagli attacchi che cominciavano a piovergli addosso. «No, del burkini non parlo», ha tagliato corto Hollande, incalzato dai giornalisti.

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aleppo

Nei quartieri assediati “Bombe sugli ospedali siamo ormai allo stremo”.

ALEPPO – L’ACCESSO agli assediati dei quartieri orientali passa attraverso una strada stretta tra palazzi alti dieci piani, dei quali i recenti combattimenti hanno risparmiato soltanto lo scheletro di cemento. Il convoglio umanitario di camion carichi di cibo su cui viaggiamo procede lentamente: la carreggiata è a tratti liscia come un tavolo da biliardo.

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L'accordo

Farmakonisi,tra i sopravvissuti del naufragio “Quasi cento sulla barca perché costava poco”.

FARMAKONISI- S’è buttato a mare per primo, Bilal Ahmad. Ha nuotato fin che ha potuto, poi s’è lasciato portare dalla corrente fino a riva. «M’ha salvato il giubbotto di salvataggio: un turco me l’aveva venduto dieci volte il suo prezzo, ma che Dio lo benedica ugualmente», dice questo ragazzo pachistano di 23 anni, alto e magro, sopravvissuto all’ennesimo naufragio di un’imbarcazione salpata dalle coste turche verso la Grecia. Quest’ultima tragedia nelle acque dell’Egeo è forse più spaventosa di altre, perché tra le trentanove persone annegate si contano quattordici bambini.

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Il fronte curdo

In prima linea sono rimasti solo giovani È il risultato dei bombardamenti aerei Obama: “I raid continuano ma niente truppe”.

KALAK (KURDISTAN IRACHENO) – L’ultimo avamposto curdo è una trincea scavata in cima a una collina. Basta infilare la testa tra i sacchi di sabbia che la proteggono per scorgere, a poche centinaia di metri, le case di Hazam Sham, un malconcio agglomerato agricolo controllato dai soldati dello Stato islamico. Hic sunt leones , dunque, sebbene a difendere quel presidio siano rimasti solo leoni sdentati o comunque troppo giovani per saper combattere. Da quando sono cominciati i raid aerei americani attorno a Mosul, prima per riconquistare la sua diga, che gli islamisti minacciavano di far saltare, poi per appoggiare la controffensiva dei peshmerga, gli ufficiali militari del califfato sono tutti fuggiti. C’è chi s’è rifugiato nei quartieri più popolosi di Mosul per mimetizzarsi tra i civili, e chi invece è scappato in Siria, lasciando il fronte nelle mani di ragazzini appena assoldati. (altro…)

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AbusiParla una ragazza di 17 anni rapita dai miliziani “In questo orrore siamo quaranta, tutte yazide”.

ZAKHO (KURDISTAN IRACHENO) – RIUSCIAMO a raggiungerla sul suo cellulare dalla tenda dei suoi genitori, che hanno trovato rifugio in uno dei campi profughi approntati nel Nord del Kurdistan iracheno. Mayat parla un po’ di inglese, che aveva cominciato a studiare perché le sarebbe piaciuto andare a lavorare in Germania. Nel corso dell’intervista, quando descrive l’abominio della detenzione, la sua voce spesso s’incrina e la ragazza comincia a piangere sommessamente. «La prego non scriva il mio nome, perché sono così imbarazzata per ciò che mi infliggono. C’è una parte di me che vorrebbe morire all’istante, sprofondare sottoterra e restarci per sempre. Ma c’è un’altra parte che ancora spera di salvarsi e di poter riabbracciare i genitori. È questa la parte che mi dà la forza di parlare con lei».
Dove si trova adesso?
«Non so come si chiama la cittadina dove ci hanno portate, perché siamo arrivate di notte e perché da allora siamo rinchiuse in una grande casa, con le finestre sempre sbarrate, da dove non possiamo uscire perché sorvegliate a vista da uomini armati». (altro…)

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Curdi

Mosul, i caccia Usa bombardano l’Is che assedia la diga Violenti combattimenti. I curdi: “Abbiamo vinto noi”.

TALSQUF (KURDISTAN IRACHENO) – SPALLEGGIATI dai caccia e dai droni di Washington, per i peshmerga è stata una passeggiata la riconquista della malconcia cittadina di Talsquf, sulla sponda orientale della più grande chiusa irachena, la diga di Mosul, ex diga Saddam, che i leader dello Stato islamico hanno più volte minacciato di far esplodere. «Con i loro guerriglieri abbiamo giocato d’astuzia: ci siamo ritirati da qui due giorni fa e loro, sicuri della nostra disfatta, sono entrati trionfanti con le jeep appena rubate nella base militare di Mosul. A spazzarli via, ci hanno pensato i caccia di Obama », racconta compiaciuto il giovane combattente curdo Alwand Balaki. (altro…)

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IraqL’orrore senza fine delle stragi dello Stato islamico Ottanta yazidi fucilati in un villaggio, le loro donne stuprate e rapite E in Siria le ong denunciano: “Almeno 700 uomini di una tribù sono stati uccisi” Adesso anche un altro popolo è a rischio. Iraq.

ERBIL – L’IRA jihadista sta per abbattersi su un’altra minoranza irachena mentre dalla Siria una ong diffonde la notizia di oltre 700 membri della tribù Chaitat sterminati dall’Is: dopo aver ucciso e stuprato centinaia di yazidi, in queste ore gli islamisti sunniti hanno cominciato a trucidare un altro popolo, anch’esso considerato apostata e ai loro occhi doppiamente colpevole, perché turcomanno e perché sciita.
Proprio come accade da tre settimane all’antica minoranza yazida a Sinyar, nel nord-ovest dell’Iraq, anche i turcomanni sciiti sono ora assediati nelle loro terre, ma questi non possono fuggire in montagna, perché da giorni sono completamente accerchiati dagli islamisti. Stavolta, la regione presa di mira è quella di Amerli, 170 chilometri a sud-est di Erbil. (altro…)

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IraqPiù di 200 mila cristiani verso il Kurdistan, un esodo senza precedenti. Ma le stragi continuano Nuovi raid americani contro l’Is. Colpite numerose postazioni.

ZAHKO (KURDISTAN IRACHENO) – PERSONE spinte in fosse comuni e sepolte vive dagli jihadisti dello Stato islamico. Adì ha scarponi sfondati e una carabina col calcio tarlato e le canne arrugginite, così piccola da sembrare un giocattolo: se è sopravvissuto allo sterminio, lo deve soltanto alla forza dei suoi vent’anni. «Tre giorni fa, ero ancora sui monti di Sinjar, dove m’era arrampicato assieme ai miei per sfuggire alla follia omicida degli islamisti. Ma quando siamo arrivati in cima ci siamo accorti che eravamo
in trappola, come mosche in un vaso di colla. Gli islamisti avevano infatti raggiunto i più lenti di noi e cominciato ad ammazzare gli uomini e a stuprare le donne. Ho avuto paura, e ho ripreso la mia fuga: dopo una massacrante marcia forzata a più di 40 gradi, e dopo aver attraversato quelle montagne, sono finalmente arrivato qui», racconta il ragazzo, indicando una catena di appennini spelacchiati e arsi dalla calura. (altro…)

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Il doloreIL GENERALE Abdel Fatah al-Sisi ha finalmente parlato.

Al Sisi avverte gli islamisti “Basta violenze o reagiremo” El Baradei abbandona l’Egitto.
Strage in carcere di Fratelli musulmani: 38 morti.
Il reportage.

IL DEMIURGO del colpo di stato, con cui il 30 giugno scorso è stato deposto il presidente Mohammed Morsi, ha parlato ma non ha detto nulla di nuovo, nulla che non si sapesse o che non avesse già fatto dire al governo ad interim da lui stesso di fatto nominato. Nel messaggio pubblicato sulla pagina Facebook dell’Esercito egiziano, il generale Sisi dichiara che il suo Paese si ergerà contro ogni tentativo di bruciare istituzioni governative o religiose. «Noi siamo più che disposti a tutelare l’Islam nella sua corretta interpretazione, con i principi tolleranti che sono ben lontani dal terrorizzare i cittadini. Ma non rimarremo in silenzio di fronte alla distruzione del paese e al rogo di istituzioni religiose », ha detto riferendosi alle decine di chiese cristiane date alle fiamme in questi giorni.
Le sole parole concilianti espresse dal capo delle forze armate egiziane, rivolte ai sostenitori di Morsi per esortarli a rivedere le loro posizioni, sono state: «In Egitto c’è posto per tutti ». (altro…)

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La moscheaSfida al Cairo sul minareto di Al Fath, i seguaci dell’ex presidente asserragliati nei luoghi di culto. Il governo: sono fascisti e terroristi.

I militari: sciogliete i Fratelli musulmani. Ucciso il figlio del leader.

L’esercito sgombera Al Fath la moschea degli irriducibili.
Paura per 4 giornalisti italiani: fermati e poi rilasciati.

IL CAIRO-L’ODORE del sangue ristagna ovunque, anche se i morti che i confratelli avevano trascinato dentro la moschea per un’ultima notte di veglia sono stati portati via da ore.

IL MANTO stradale della centralissima piazza Ramses, divelto a picconate per ricavarne pietre da scagliare contro i po-liziotti, è così accidentato che devi stare attento a non inciampare. Sono da poco passate le cinque del pomeriggio: i gas lacrimogeni ancora bruciano gli occhi, mentre gli ultimi curiosi stanno ormai abbandonando la piazza. Dopo una mezza giornata di trattative e qualche sventagliata di mitra contro il suo imponente minareto, le Forze di sicurezza hanno finalmente sgomberato la moschea Al Fath dai Fratelli musulmani più irriducibili, quelli che l’avevano scelta come loro ultima roccaforte durante gli scontri cominciati il giorno prima. (altro…)

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Mille corpi vicino alla centrale. Contaminate acqua e carne. A Tokyo è arrivato ieri Sarkozy: “Definire regole internazionali sulla sicurezza nucleare”.

TOKYO – Un migliaio di corpi di uomini e donne deceduti durante il doppio cataclisma dell´11 marzo scorso sta ancora marcendo nelle pozze di acqua ristagnante o tra gli ammassi di detriti attorno alla centrale nucleare di Fukushima. Nessuno li ha raccolti, e nessuno li ha cremati, perché troppo radioattivi. Coloro che avrebbero dovuto occuparsene, siano essi poliziotti, becchini o famigliari, hanno paura di venire contaminati a loro volta. Le autorità non sanno ancora cosa fare di chi da morto incute lo stesso terrore che nel Medioevo suscitavano gli appestati. Accade nella cosiddetta “no-go zone”, la zona evacuata dalle autorità e che circonda l´impianto danneggiato in un raggio di 20 chilometri. (altro…)

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