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Posts Tagged ‘poletti’

ROMA – Incentivare le assunzioni stabili dei giovani. In particolare di quelli scoraggiati e di chi vive al Sud. Offrendo alle aziende un insieme di sconti. Che nel caso dell’apprendistato possono raddoppiare in durata, fino a sei anni. Il pacchetto occupazione che il governo intende inserire in manovra prende forma. E anche grazie ai fondi strutturali europei potrebbe costare molto meno del previsto, poco più di mezzo miliardo. Almeno nel 2018. Gli assi portanti sono quattro: decontribuzione per gli under 29, rifinanziamento di Garanzia Giovani e del bonus Sud, apprendistato incentivato.

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voucher-buono-lavoro

A volte, spingi spingi, una battaglia civile di minoranza diventa mainstream.

Qui ci si è occupati per la prima volta di voucher più di nove mesi fa, non solo su questo blog ma anche sull’Espresso cartaceo: e grazie a Fabrizio Gatti e Francesca Sironi ma soprattutto all’allora direttore Luigi Vicinanza che mi diede retta, quando in riunione spiegai la portata del fenomeno e suggerii che ce ne dovevamo ampiamente occupare, anche se non ne parlava nessuno. (altro…)

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Marta Fana, la ricercatrice in Economia, risponde al ministro Poletti:

Il problema, ministro Poletti, è che lei e il suo governo state decretando che la nostra generazione, quella precedente e le future siano i camerieri d’Europa, i babysitter dei turisti stranieri, quelli che dovranno un giorno farsi la guerra con gli immigrati che oggi fate lavorare gratis.A me pare chiaro che lei abbia voluto insultare chi è rimasto piuttosto che noi che siamo partiti. E lo fa nel preciso istante in cui lei dichiara che dovreste “offrire loro l’opportunità di esprimere qui capacità, competenza, saper fare”.

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ministro

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Come un Brunetta qualsiasi, anche Poletti non si è tirato indietro parlando dei giovani, spesso precari e costretti ad andarsene all’estero per avere un’opportunità:
“Conosco gente che è bene sia andata via, questo Paese non soffrirà a non averli tra i piedi”.

Ha cercato poi di correggersi con una toppa peggio del buco: “non è che qui sono rimasti 60 milioni di ‘pistola’”.
No, qualcuno diventa anche ministro e dovrebbe occuparsi del mondo del lavoro.
Un mondo riformato dal jobs act e drogato dagli sgravi, un mondo dove ci sono ancora lavoratori di serie A e serie B, o forse anche di serie C.
Come le persone retribuite coi Voucher. (altro…)

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poletti

 

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Il ministro del Lavoro con delega alle figuracce Giuliano Poletti ha deciso di sfatare a parole, e non solo con la sua presenza, l’affermazione retorica secondo cui sono sempre i migliori quelli che se ne vanno. Lo ha fatto con l’eleganza e il tatto che lo contraddistinguono fin da quando spernacchiava come scansafatiche i laureati ventottenni, per la gioia degli specializzandi ancora curvi sui libri a quell’età. Poletti ha cominciato col dire che «se centomila giovani se ne sono andati dall’Italia, non è che qui sono rimasti sessanta milioni di pistola» e i maligni hanno subito pensato che la volesse mettere sul personale.

 

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bucchi

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Il commissario alla spending review Cottarelli (e prima ancora Bondi) hanno lavorato mesi ma senza produrre risultati (concreti, almeno).
La commissione di garanzia che doveva controllare i bilanci dei partiti non è riuscita a produrre risultati (per la scarsa collaborazione dei partiti forse).

Alcuni esempi di dipendenti pubblici che, se dovessero essere valutati sui risultati, non avrebbero preso buoni voti. (altro…)

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Natangelo

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In molte professioni, già da decenni, i cambiamenti tecnologici hanno “staccato” la quantità di ore lavorate dal prodotto dell’imprenditore, committente o padrone che sia.

Intendo dire: nel secolo scorso, quello industriale, c’era una relazione abbastanza definita fra le ore lavorate di un salariato e il plusvalore che questi, di conseguenza, dava alla sua azienda. Lavoravi tot ore, quindi producevi tot beni e pertanto creavi tot plusvalore. Ovviamente con qualche variabile interna: ma tutto sommato, più o meno, era così. (altro…)

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L’INTERVISTA / CESARE DAMIANO, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE LAVORO ALLA CAMERA

ROMA.- «Ritengo sbagliata l’idea del superamento dell’orario di lavoro come metro di misura. Ma qui forse c’è dell’altro».
Cosa, presidente?
«Non vorrei che queste uscite del ministro sottintendano in realtà uno smantellamento del contratto nazionale di lavoro, sostituito da un modello basato esclusivamente sul contratto aziendale deregolato e sul salario legale. Se così fosse, sarebbe un grave arretramento ».
Cesare Damiano, ex ministro del Lavoro e presidente della commissione Lavoro della Camera, minoranza Pd, va oltre la polemica sull’orario.
Un cavallo di Troia?

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Insomma, basta con il Novecento, e “le otto ore vi sembran poche”, chi vi credete di essere, le mondine? Ora, guidata come una trebbiatrice dal ministro Poletti arriva l’idea moderna: pagare a risultato. Una cosa modernissima che si chiama “cottimo”. Nel caso, cottimo e abbondante. Una prassi che cambierà le nostre vite, il linguaggio, i rapporti interpersonali. “A che ora torni, caro?”. “Uh, come sei antica! Ancora legata alle ore! Arrivo quando ho raggiunto il risultato, come impone la nuova etica del lavoro”. “Quindi?”. “Boh, facciamo un giovedì di dicembre, ma non so quale”.

Ecco, niente orari. Preparatevi a un futuro di paste scotte e microonde. Perché ve lo diciamo con una mano sul cuore: in questo modo polettiano di intendere il lavoro, le ore non saranno mai meno, ma sempre di più. Rottamando la paga oraria assisteremo finalmente a una guerra continua con ufficiali e graduati travestiti da capufficio. “Signorina, faccia questi otto miliardi di fotocopie”. “Guardi che io stacco alle sei!”. “No, lei stacca quando ha finito”. Di colpo, in ufficio, si finirà di lavorare quando finirà il toner, mai prima. Bello! Sembrerà di essere nei Marines. (altro…)

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STIAMO assistendo ad un progressivo slittamento del significato delle parole che definiscono il lavoro (remunerato) e i contratti di lavoro, che nasconde radicali trasformazioni nei rapporti tra lavoratori e datori di lavoro. Il jobs act, forse non a caso detto in inglese, non ha riguardato affatto i “jobs”, ovvero la creazione di posti di lavoro, come uno avrebbe potuto aspettarsi, specie in un periodo di grave perdita di occupazione, ma la regolazione dei rapporti di lavoro. (altro…)

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sit inProtesta davanti al Tesoro. Il governo prepara un provvedimento ma non è detto che entri nella legge di Stabilità I leghisti occupano i banchi del governo al Senato. Salvini: “Cancelliamo la Fornero, non solo come legge”.

ROMA- Proteste davanti al ministero dell’Economia, bagarre in Aula da parte della Lega: è di nuovo emergenza sul fronte esodati. La via crucis di chi – per via dell’innalzamento dell’età pensionabile introdotta dalla riforma Fornero nel 2011- è rimasto senza stipendio e senza pensione non è ancora finita. Sono quasi in 50 mila ad aspettare l’uscita dall’incubo e in attesa di avere una risposta definitiva da parte del governo, ieri i sindacati e la Rete dei comitati esodati ha organizzato un sit-in di protesta davanti al ministero dell’Economia.
Il nodo si è stretto dopo che, una decina di giorni fa , il governo ha deciso di incamerare le risorse risparmiate dalla gestione del Fondo esodati ( 500 milioni per il periodo 2013 e 2014) per destinarli alla riduzione del debito pubblico. Soldi «scippati » sia secondo gli esodati che secondo la Commissione Lavoro della Camera che sta discutendo sul caso.

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PolettiOrmai l’assuefazione alle balle è talmente diffusa e l’inutilità del Parlamento talmente conclamata che non solo nessuno, nemmeno in quel che resta dell’opposizione,chiede più le dimissioni dei ministri bugiardi. Ma si rinuncia persino a invocare il rito   – doveroso quanto superfluo – di chiamare il governo a “riferire alle Camere”. Lasciamo un momento da parte le balle spaziali sparate ogni giorno da Renzi (negli asili, nelle elementari,nelle medie e nelle superiori che stanno riaprendo i battenti già si assaporano gli effetti balsamici della “Buona Scuola”),anche perché è impossibile acchiapparle tutte. E concentriamoci su due fra i ministri più ballisti: Angelino Alfano e Giuliano Poletti. (altro…)

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precariLAVORO Il governo ha sottostimato i costi degli incentivi a chi fa contratti stabili: in sei mesi già superate le previsioni. A fine anno ci sarà uno sforamento si rischia la manovra correttiva.

Il giochetto rischia di esplodere nelle mani del governo, se non è già successo. Si parla dei generosi incentivi alle assunzioni a tempo indeterminato previsti dalla legge di Stabilità 2015 a partire da gennaio: rischiano di produrre un buco da 2 miliardi – e forse più – per lo Stato, di cui il ministero dell’Economia è ben consapevole. I pasticci del ministero guidato da Giuliano Poletti sui nuovi posti di lavoro non è casuale: è da gennaio che enfatizza i dati per dimostrare che la decontribuzione totale (fino a 8.060 euro per tre anni) per chi assume a tempo indeterminato nel 2015 e il contratto a tutele crescenti (da marzo) funzionano. (altro…)

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mummia_poletti

Il Governo sta mettendo in atto da mesi una gravissima campagna di disinformazione sulle condizioni del mondo del lavoro. A ogni occasione utile, quando escono i dati Istat o Inps, si impegna a capovolgere la realtà. Oggi vanta i 259 mila contratti “stabili” in più del primo semestre 2015, certificati dall’Inps. Peccato che di stabile i nuovi contratti non abbiano nulla. Dopo l’approvazione del contratto a tutele crescenti (7 marzo 2015), i datori di lavoro hanno portato avanti una massiccia conversione di contratti a tempo determinato in contratti a tutele crescenti, proprio perché rassicurati dalla estrema facilità di licenziamento che garantisce la riforma del mondo del lavoro. (altro…)

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Poletti

PALAZZO CHIGI PRELEVA UN MILIARDO DAL FONDO AD HOC ISTITUITO DALLA LEGGE DI STABILITÀ. DELLA RIFORMA LAVORO PER ORA RESTA SOLO L’ABOLIZIONE DELL’ARTICOLO 18.

La favola dei “carri armati di Mussolini” torna sempre buona nella politica italiana. Almeno a giudicare da quanto deciso ieri dal Consiglio dei ministri e annunciato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti: “Spostiamo un miliardo di euro dal fondo per il Jobs Act e li mettiamo alla cassa in deroga”.   Il testo diramato dal Consiglio dei ministri è un po’ più vago: “Sono previsti il rifinanziamento per 1 miliardo di euro degli ammortizzatori in deroga per il 2015 (mobilità e cassa integrazione) e il rifinanziamento dei contratti di solidarietà per 70 milioni di euro”.   POLETTI, INFATTI, spiega da dove viene preso il “rifinanziamento”: dal Jobs Act, che viene depotenziato per poter sostenere la più tradizionale e solida cassa in deroga. (altro…)

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