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Posts Tagged ‘povertà’

“Nel 2016 non si è osservata una riduzione dell’indicatore di grave deprivazione materiale, corrispondente alla quota di persone in famiglie che sperimentano sintomi di disagio”. E per gli under 35 è sempre più difficile trovare lavoro.

L’11,9 per cento delle famiglie italiane nel 2016 si è trovata nelle condizioni di “grave deprivazione materiale”. Lo rileva l’Istat nel dossier sul Def, nel corso dell’audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato. I minori che nel 2016 risultano in condizioni di “grave deprivazione” sono 1.250.000, pari al 12,3% della popolazione con meno di 18 anni. “Tale quota risulta in lieve diminuzione rispetto agli anni precedenti”.  (altro…)

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istatLa relazione – Pericolo esclusione per il 28%, quasi il 20 “vede” la miseria.

La mancanza di lavoro o di un minimo di reddito sufficiente a soddisfare i bisogni essenziali, come l’abitazione e un’alimentazione adeguata, ha portato 17 milioni e mezzo di persone, il 28,7% dei residenti in Italia, sull’orlo della povertà o dell’esclusione sociale. Il dato riferito al 2015, già drammatico per un Paese occidentale, esplode ai livelli di una vera e propria emergenza sociale nelle Regioni del Sud, dove ormai è a rischio povertà o di esclusione il 46,4% della popolazione, contro il 24% al Centro e il 17,4% al Nord. (altro…)

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Il nuovo rapporto dell’organismo della Cei: nel Mezzogiorno il 66,6% delle persone accolte nei centri sono connazionali, a fronte di un 33,1% di cittadini di altri Paesi. L’incidenza più alta del disagio si registra tra i minori, seguiti dalla classe 18-34 anni. Al contrario gli over 65 indigenti sono pochi, diversamente da quanto accadeva meno di un decennio fa.

Al Sud, nei centri di ascolto della Caritas gli italiani che chiedono aiuto per arrivare a fine mese hanno superato gli immigrati. E in tutta Italia esiste una vera e propria emergenza giovani, dovuta alla crisi del mercato del lavoro che continua a penalizzarli: piùdiminuisce l’età, più cresce la povertà. Sono alcuni degli aspetti che emergono dal rapporto 2016 della Caritas italiana su povertà ed esclusione sociale dal titolo ‘Vasi comunicanti’, elaborato sui dati del 2015, che affronta questi temi confrontano la situazione in Italia e quel che accade oltre i confini nazionali. (altro…)

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IL DATO della, piccola, riduzione del numero di persone a rischio di povertà ed esclusione sociale avvenuta tra il 2012 e il 2013 va accolto con molta cautela, non solo per la sua esiguità e perché si riferisce alla situazione di un anno fa, ma perché nasconde fenomeni divergenti, che nel loro insieme segnalano un rafforzamento delle disuguaglianze.
In primo luogo, l’unico dei tre indicatori che è diminuito riguarda la deprivazione grave, perché è calata la percentuale di persone che non può avere un pasto adeguato almeno ogni due giorni, che non ha mezzi per riscaldare a sufficienza l’abitazione e non avrebbe neppure 800 euro di risparmi per fronteggiare un’emergenza. Si tratta di situazioni al limite della sopravvivenza. (altro…)

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EllekappaNel 2013 sono aumentati di 1,2 milioni, un quarto in più rispetto all’anno precedente. Ormai sono quasi uno su dieci La metà nel Mezzogiorno. L’indigenza si fa largo anche tra chi ha un reddito operaio e nelle famiglie con due figli.

ROMA – Effetto-recessione: un italiano su dieci vive in povertà assoluta. Un record. Ormai gli indigenti sono oltre 6 milioni, il 9,9% dell’intera popolazione, secondo dati Istat del 2013. Rispetto all’anno prima, coloro che vivono sotto una certa soglia che non gli consente neppure di acquistare beni e servizi considerati di prima necessità, sono circa un quarto in più e la metà è al Sud. I poveri relativi superano i 10 milioni.

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“POVERI non sono quelli che non hanno, sono quelli che hanno ma non gli basta mai”. Questa frase del presidente uruguaiano Pepe Mujica pecca un poco di ottimismo (poveri sono, purtroppo, anche quelli che non hanno, e si tratta di moltitudini). Ma spalanca alla nostra ragione critica intere praterie: è proprio così, niente “ci basta mai”, perché il nostro modo di vivere (pensate solo al Pil) si fonda sul concetto che non esiste qualità che possa davvero competere con la quantità. Il sospetto, per giunta, è che questa insoddisfazione incolmabile sia il motore profondo del nostro sistema sociale: fossimo soddisfatti, o non troppo insoddisfatti, saremmo portati a consumare di meno, e per giunta a farlo senza avvertire questo “meno” come una menomazione. (altro…)

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GIÙ AL NORD.

I LOMORO: “ALLA FINE PER AVERE UN TETTO SOPRA LA TESTA ABBIAMO DOVUTO OCCUPARE QUI IN PERIFERIA, AL NIGUARDA”.

Non è difficile trovare una famiglia a zero reddito a Milano, neppure a Pasquetta, quando la metropoli si svuota, i parenti si spostano, i figli partono. Loro restano tutti qui, genitori e figli. Valentina e Giuseppe Lomoro, tre bambini di 12, 10 e 7 anni, non sono riusciti neanche stavolta a lasciare il dedalo delle case popolari di via Asturie, dove vivono da dieci anni come abusivi “paganti”. “Siamo stati invitati dallo zio a Pavia, ma il treno ci sarebbe costato 50 euro. Non li abbiamo. La macchina? Un lusso che impari a sacrificare, noi l’abbiamo fatto da un pezzo”.   (altro…)

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Papa FrancescoLa notizia è devastante: un milione e centomila famiglie senza redditi da lavoro. Quasi mezzo milione di coppie con figli. Duecentomila nuclei consistenti in un genitore solo con figli. 

Campano con qualche aiuto delle famiglie di origine, lavoretti in nero? Forse, in parte. Ma il dramma è che la crisi economica ha aperto ferite profonde nel corpo sociale. Ferite enormi, che non si sanano sperando nel lento incremento di qualche frazione di Pil. Qui ci sono milioni di persone (si badi: milioni) che annaspano mese per mese per restare a galla. Quattro milioni si mettono in fila per pasti caritativi. È una tragedia in Italia, non in un paese desolato del Terzo mondo.   (altro…)

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Maramotti

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L'esatto contrario

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I numeri

In piazza anche la rabbia di commercianti, pensionati e imprenditori
L’inchiesta.

L’ITALIA che sprofonda. Precipita, in caduta libera, lungo la scala sociale e si ritrova alle soglie della povertà. L’Italia che aggiunge, ai milioni di disoccupati e cassintegrati, altri milioni che non riescono ugualmente a pagare le bollette. CHE hanno prosciugato il conto in banca e adesso si sentono chiedere di rientrare dallo scoperto, che tirano giù per l’ultima volta la saracinesca del negozio o si rassegnano a far fallire l’impresa. L’Italia che è povera e disperata da sempre, al Sud, e l’Italia che, invece, si ritrova, improvvisamente e senza sapere come, impoverita e impaurita, al Nord Est, come al Nord Ovest. L’Italia che, piegata da cinque anni di crisi e di austerità, si ritrova in piazza — o vorrebbe andarci — spinta solo dalla rabbia e non dalla speranza di ottenere risposte a domande che non riesce a formulare. Forse anche per questo, in piazza, più che i poveri, ci sono quelli che si guardano alle spalle, con i nervi a fior di pelle, perché sentono i poveri, di colpo, sempre più vicini.

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Che cosa significa per un bambino o ragazzo essere in condizione di povertà assoluta? Significa non poter avere una alimentazione adeguata, non fare prevenzione sanitaria (con la crisi sono crollate le visite dal dentista, che in Italia non fanno parte del servizio sanitario nazionale), vivere in spazi domestici troppo affollati e in spazi esterni spesso degradati, non potersi scaldare a sufficienza, non avere libri e giocattoli, talvolta non avere l’abbigliamento adatto alla propria corporatura. Significa avere a disposizione servizi per l’infanzia e scuole in misura minore, e di più bassa qualità ambientale, della già non eccelsa media nazionale. (altro…)

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L’asciutto, dolente racconto delle nuove povertà fatto ieri su questo giornale da Carlo Verdelli dà al fenomeno (numeri alla mano) dimensioni molto più gravi di quanto ci appaia nella vita quotidiana. È una povertà rimossa, occultata dai suoi stessi portatori, vissuta con un pudore che sconfina nel senso di colpa. Alla penuria, alla perdita di ogni conforto e protezione, al senso di totale insicurezza si somma, nei nuovi poveri, una specie di sbalordimento, come se la povertà fosse una malattia rara e soprattutto arcaica che la modernità non prevede. E che per primi considerano imbarazzante. (altro…)

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8_milioni_poveri

La Grecia è arrivata anche qui, nella provincia di Roma. Ho appena sentito la mia Amica al telefono: è disperata. Stamane ha mandato i 4 figli a scuola senza merenda. Sola con 4 figli da sfamare. L’assistente sociale le ha detto che loro non possono far nulla, il comune è senza soldi. Le danno una specie di sussidio di 300 euro mensili, ma per farle un dispetto glielo versano ogni tre mesi. Stavolta, ancora più in ritardo. E niente sussidio libri. Tutto questo anche e soprattutto perché è una “grillina”. La vedi che va in giro per il paese ad attaccare le locandine, viene a fare volantinaggio con noi mamme dei paesi vicini, lei con in mano i tre più piccoli di 5,8 e 11anni, noi con i nostri. La conoscono tutti per la sua energia. Ma è magra come un chiodo e ha una scarpa rotta. Ma una Dignità che farebbe tremare i Potenti del Mondo. “Dai, Glo’ che dobbiamo organizzare l’evento con Vignaroli, Ruocco e Di Battista” e poi corre ad impegnarsi l’oro per far cenare i figli. (altro…)

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Vauro

Da eccesatira.blogspot.it

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Negli ultimi anni sono stato duro con il governo italiano per i tagli effettuati al budget destinato alla cooperazione allo sviluppo. Attualmente l’Italia destina agli aiuti internazionali meno dello 0,2% del suo reddito nazionale lordo.

Una p ercentuale ben al di sotto della media dei Paesi Ocse e che colloca l’Italia agli ultimi posti tra i donatori. Sono convinto che gli italiani vogliano aiutare le popolazioni dei Paesi più poveri e riconoscano il loro diritto a condurre una vita sana e produttiva. Lo scorso anno, il governo italiano ha compiuto passi incoraggianti aumentando i fondi per la cooperazione allo sviluppo ed avviando un percorso di riforme al fine di rendere le politiche di sviluppo più efficaci.    (altro…)

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L’ipotesi dell’apocalisse finanziaria, del default italiano poi europeo poi mondiale volteggia sulle nostre teste. Ma provate a materializzarla, a capire come cambierebbe concretamente il mondo, che cosa perderemmo, a quali rinunce saremmo costretti, e non ci riuscirete. La povertà classica aveva il volto antico della fame, del freddo, della penuria. E la povertà futura? Il rapporto tra prodotto interno lordo mondiale ed economia finanziaria è uno a otto: i beni concretamente prodotti dagli esseri umani con il loro lavoro sono appena un ottavo del folle vortice virtuale che si chiama economia finanziaria. Quando i giornali gridano “bruciati in un solo giorno cento miliardi di euro”, non riusciamo a vedere né il fuoco né il fumo, a calcolare il danno: come se si aprisse una falla in una diga che non sappiamo, e dunque non possiamo riparare. (altro…)

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Il Paese è ancora in piedi solo grazie ai vecchi risparmi delle famiglie. Ma presto finiranno. E allora la pentola esploderà. Perché Berlusconi punta solo al conflitto permanente per sopravvivere. E la Lega alla secessione.

Il voto di Mirafiori porta in superficie un sottofondo di frustrazione e di rabbia di dimensioni impreviste. Il prendere o lasciare imposto dalla Fiat ha rimandato a tempi antichi, quasi pre-industriali, tempi dei racconti dolenti di Ignazio Silone e Corrado Alvaro dove i cafoni andavano col cappello in mano a genuflettersi per un tozzo di pane. Ora Marchionne, Marcegaglia, Sacconi e newco cantante fanno festa, ma l’esito del referendum crea le condizioni per una conflittualità esasperata. Il sistema delle relazioni industriali è andato in pezzi e i tanti marchionnini d’Italia si sentiranno liberi di imporre condizioni sempre più iugulatorie visto che l’esercito di riserva si ingrossa a vista d’occhio. Solo che nessuno ha il carisma e l’aura “global” dell’ad di Fiat, né ci saranno sempre sindacalisti esperti e con la testa sulle spalle a tenere a bada i più arrabbiati. (altro…)

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