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Posts Tagged ‘precari’

Disoccupazione

È incredibile, la capacità dei governanti di manipolare i fatti pur di non dirci come vanno le cose. Negli ultimi giorni l’Istat ha fornito i dati sulle forze di lavoro nel terzo trimestre, e ha anticipato i dati provvisori di ottobre. Dati drammatici, ad avere il coraggio di guardarli in faccia. E invece no, immediatamente dopo la diffusione delle cifre Istat si è scatenata la corsa a travisarli. E’ così che abbiamo appreso che i dati trimestrali dell’Istat ci presentano «una sostanziale e progressiva crescita degli occupati nell’ultimo anno», quantificata in 122 mila occupati in più. E che anche l’incremento della disoccupazione, pari a 166 mila disoccupati in più, non ci deve preoccupare perché «va messo in relazione alla crescita del numero di persone che cercano lavoro». Come dire: se aumenta il tasso di disoccupazione è perché la gente è meno scoraggiata e «più persone tornano a cercare lavoro».  (altro…)

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Precari scuola

BRUXELLES VIETA IL “RINNOVO ILLIMITATO DEI CONTRATTI A TERMINE”. IN 300 MILA POSSONO CHIEDERE AL GIUDICE L’ASSUNZIONE. EFFETTO VALANGA SU TUTTA LA PA.

Per i precari italiani, c’è un giudice in Europa: “Il rinnovo illimitato di contratti a tempo determinato per esigenze permanenti delle scuole statali è ingiustificato”. La sentenza pronunciata alle 9:33 di mattina dal presidente sloveno della Corte di Giustizia europea, Marko Ilesic è di quelle che fanno storia. Stando ai numeri, per dire, riguarda direttamente i 250-300 mila lavoratori (insegnanti e personale tecnico-amministrativo) finiti nella riffa di graduatorie creata per stringere l’imbuto delle immissioni in ruolo: da ieri, tutti quelli che hanno superato i 36 mesi cumulativi di contratto potranno essere assunti oppure risarciti. La sua portata, però, travalica i confini della scuola, visto che il dispositivo rischia di avere effetti su tutto il gigantesco mondo del precariato nel pubblico impiego, e rafforza il proposito della Cgil di ricorrere all’Ue contro il Jobs Act appena approvato alla Camera.   (altro…)

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scioperosocialeUn esercito di precari in Italia come mai si era visto; loro sono ormai la norma, non casi isolati o eccezioni, ma una regola che ha prodotto un popolo senza diritti. Ora alzano la testa per dire basta, i media spesso li snobbano. Il 14 novembre scendono in piazza…lo sciopero sociale è cominciato.

Il 14 novembre sarà una giornata fatta di diversi momenti e pratiche di sciopero e mobilitazione, articolati in tutto l’arco delle 24 ore. «L’obiettivo – dicono i precari dal loro blog scioperosociale.it – è quello di dare a tutte le lavoratrici e i lavoratori, da quelli dipendenti, ai precari, alle partite Iva, e anche tutte le studentesse e gli studenti, ai disoccupati la possibilità di esprimere il rifiuto della riforma del lavoro (Legge Poletti e Jobs Act), della “buona scuola di Renzi” e dello Sblocca Italia. (altro…)

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Sciopero socialeL’ASTENSIONE “SOCIALE” DURERÀ 24 ORE. IN PIAZZA CO.CO.PRO. E COLLABORATORI. NESSUN POLITICO PARTECIPERÀ.

Far incrociare le braccia a coloro che, per contratto e reddito, in genere non possono farlo. È la scommessa dell’altro sciopero, quello “sociale” convocato da mesi per il 14 novembre e che si snoderà nella stessa giornata in cui la Fiom terrà il suo sciopero generale per il nord del paese con corteo a Milano. Per presentarsi, i promotori – una costellazione di centri sociali e sindacati di base – hanno utilizzato delle figure-tipo: “Anna, consulente del lavoro di 36 anni con una figlia di 5”, oppure Omar, “35 anni e da 12 cuoco presso una catena di ristoranti con contratto part-time”. O, ancora, Marta, “co.co.pro e progettista” resa famosa dal video trasmesso in Rete – finora ha ottenuto 18 mila visualizzazioni – e in cui Marta, “28 anni, precaria” risponde a “Matteo”, cioè Renzi, dicendo che la sua riforma del lavoro può buttarla nel cestino.   I settori che si vogliono coinvolgere rappresentano figure lavorative nuove – l’editing editoriale, il giornalismo freelance ormai fuori dalle redazioni, la ricerca di qualità – ma anche lavoratori più tradizionali come i precari della pubblica amministrazione o quelli della scuola. Accomunati dal fatto di guadagnare anche meno di mille euro al mese. La sfida dello “sciopero sociale” punta a sottrarre al premier e alla sua “narrazione” quei settori del lavoro precario che non si riconoscono nei sindacati tradizionali ma che fanno fatica anche a riconoscersi nel messaggio renziano. (altro…)

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PolettiL’AGENZIA CONTROLLATA DA POLETTI.

Si chiama Italia lavoro e manda a casa i precari
MIRACOLO JOBS ACT: I MILLE DELL’ENTE DEL MINISTERO CONTRO LA DISOCCUPAZIONE RISCHIANO DI NON VEDERSI RINNOVATI I CONTRATTI A PROGETTO O A TERMINE.

Io lavoro in ‘Italia lavoro’ ma dal prossimo anno forse non ci lavoro più”. Lo scioglilingua è utile per esprimere il paradosso delle politiche renziane sul lavoro. In tempi di approvazione del Jobs Act, con la disoccupazione alle stelle, uno dei pilastri dell’intervento pubblico orientato al lavoro rischia di lasciare a casa quasi mille precari che hanno deciso di manifestare il prossimo 22 ottobre, sotto le finestre del ministero di Giuliano Poletti. Italia Lavoro, infatti, è “un ente strumentale del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per la promozione e la gestione di azioni nel campo delle politiche del lavoro, dell’occupazione e dell’inclusione sociale”. Anche se è una società per azioni è equiparato a un ente pubblico. (altro…)

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LavoroFIRENZE – Ha guidato le ambulanze, ha fatto l’operaio metalmeccanico, distribuito i volantini dei supermercati nelle cassette della posta. Ha cercato di convincere la gente a comprare una certa marca di surgelati, l’anno prima a stipulare una certa polizza assicurativa. Ha fatto l’operatore sanitario in una Rsa e poi a domicilio da un pensionato. La lista dei lavori è lunga e varia. L’ultimo impiego è quello di netturbino, il penultimo quello di scrutatore al seggio elettorale: tre giorni pagati, servono pure quelli. Lo “zelig” dei precari, si chiama Stefano Giambastiani, vive a Borgo a Mozzano, un paesino in provincia di Lucca: a 33 anni può contare su una quindicina di mestieri e una ventina di contratti, tutti a tempo determinato, racconta lui. Di un giorno, due mesi, di tre, un due più due e anche un tre più tre.

La matematica declina il lavoro negli orizzonti stretti della crisi: «A volte sembra di avere davanti un muro. Mandi il curriculum, rispondi agli annunci di lavoro e, niente. Il telefono non squilla, nessuno ti cerca, nessuno ti risponde, nemmeno via mail che è così poco. Ti viene l’ansia…». Ad aprile scorso, quando è rimasto per qualche mese disoccupato ha scritto una lettera al Tirreno , rubrica “Sportello lavoro”: «comincio ad essere stanco di questa situazione…».

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I numeri
Cnel: perso un milione di posti in 7 anni, non si può tornare ai livelli pre-crisi.
ROMA – Scende il tasso di disoccupazione, non quella giovanile però. E soprattutto in un mese, tra luglio ed agosto, si creano 32 mila posti in totale, ma i ragazzi under 24 ne perdono quasi altrettanti (33 mila), addirittura 88 mila rispetto allo stesso mese del 2013 (il 9% in meno). A fronte di 3 milioni e 134 mila disoccupati, di cui 710 mila giovani. Una crisi senza freni, fotografata dai dati Istat diffusi ieri. E confermata dal rapporto sul mercato del lavoro del Cnel: un milione di posti persi in sette anni, due milioni di posti da creare da qui al 2020 per tornare al tasso di disoccupazione pre-crisi, il 7%. Ipotesi che però «sembra irrealizzabile». Se si includono anche scoraggiati (3 milioni) e sottoccupati, il tasso di disoccupazione secondo il Cnel schizza ben oltre il 30% nel 2013.

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L’inchiesta.
Trentenni in cerca di casa: un contratto a tempo indeterminato da 1.500 euro, un co.co.pro da 1.200. Slalom inutile tra perizie, garanti e polizze.
MILANO – «Buongiorno, siamo una coppia di trentenni e vogliamo comprar casa, la nostra prima casa ». Comincia così il nostro calvario che quasi ti passa la voglia, tre giorni di pellegrinaggio in dodici istituti di credito: grandi banche nazionali e internazionali, Casse di risparmio e banche popolari. Una simulazione per capire se l’accesso al credito è un’opportunità reale o un miraggio. Presentiamo queste credenziali, che tutto sommato non sono neanche male per due giovani diventati adulti all’epoca della grande crisi economica: un contratto a tempo indeterminato da 1.500 euro netti al mese per lui, un contratto a progetto da 1.200 euro al mese per lei, rinnovato da tre anni di anno in anno. Entrambi laureati, entrambi senza altri prestiti sulle spalle. La casa costerebbe 200mila euro, un bilocale in un quartiere della semi-periferia milanese. Siamo riusciti a racimolare 50mila euro, sommando i nostri risparmi all’aiuto di genitori e parenti. Insomma, ce ne servono 150mila per raggiungere l’obiettivo. Girando su Internet ci siamo accorti che scegliendo un tasso variabile e dandoci un orizzonte di vent’anni, la rata verrebbe a costare intorno agli 800 euro al mese: meno dell’affitto che paghiamo oggi.
«Per capirci dall’inizio, siete tutti e due assunti, giusto?».

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Quando sento parlare di politiche di austerity, da portare avanti a qualunque costo, provo una sensazione di straniamento.
Ma di cosa stanno parlando questi qua?
E con questi qua intendo gli organismi sovranazionali come BCE, Ocse, Unione europea o anche i nostri economisti (specie quelli incapaci di fare previsioni), i giornalisti, i politici del rigore ..

Ma, per piacere, non chiamiamola austerity quello che si sta facendo,visto che a pagare il prezzo della crisi non sono tutti alla stessa maniera.
Tutte le politiche economiche messe in atto, i tagli al welfare, ai diritti sul lavoro, al pubblico sono semmai una forma di lotta di classe.
Un continuo chiacchierare su articolo 18, flessibilità, meno stato più privato, dismissioni, privatizzazioni ..
Come si fa a parlare di austerity e di spending review quando la cronaca giudiziaria racconta ogni giorno di scandali sulle grandi opere? Da Expo, al Mose, alle inchieste sulla sanità regionale.
Come si fa a parlare di tagli lineari i ministeri, quando nella sanità ogni regione spende quello che gli pare, senza un prezzario unico per medicinali? (altro…)

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aula-scuola

La beffa della “quota 96” è stata solo l’ultima di una serie che relega i docenti italiani tra i meno stabili i peggio pagati in Europa. Renzi ora annuncia un’altra riforma. Dopo i precedenti (dalla Gelmini a Profumo) c’è poco da star sereni.

La beffa dei “quota 96” ha dell’incredibile ma non è l’unica ritorsione nei confronti degli insegnanti italiani. Che vivono davvero come foglie sospese sugli alberi d’autunno. L’elenco delle vessazioni che hanno subito negli ultimi anni e che continuano a subire potrebbe non finire mai.

Il risarcimento mancato per una manciata di spiccioli
Solo in un paese in cui chi governa non sa nulla della scuola e dove i ministri si alternano come nel gioco dei quattro cantoni, si poteva confondere l’anno solare con l’anno scolastico e impedire ai docenti che avevano raggiunto i requisiti per la pensione entro l’anno scolastico 2011/2012 (con la “quota 96”) di andare in pensione nel 2012, primo anno dell’era Fornero. (altro…)

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“Lo stato vincerà” contro la corruzione emersa dall’inchiesta su Expo.
Perché è pronta la “task force”, per far si che si rispetti il cronoprogramma delle opere da costruire.
Nel frattempo, mentre scatta l’opera di disconoscimento da parte dei politici, di Greganti (chi?) e Frigerio (chi?), Cantone fa sapere che forse avrebbe preferito continuare a combattere i casalesi.
Perché senza delle leggi contro la corruzione (e non a favore) è difficile contrastare bustarelle e appalti pilotati.
O anche i pizzini ai politici come B., Lupi o Maroni.
Ma ora c’è la task force, dobbiamo essere ottimisti. (altro…)

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operai

Dopo il voto di fiducia al Senato il testo è stato modificato per volere di Scelta Civica e Nuovo Centrodestra. Il tetto del 20% di assunzioni sarà applicato alle imprese con più di 50 dipendenti.

L’obbligo di assunzione diventa sanzione; il tetto del 20% di assunzioni, per “attivare” nuovi contratti di apprendistato, viene applicato alle imprese con più di 50 dipendenti; la formazione potrà essere sia pubblica che privata. Il Senato riscrive così il decreto legge lavoro e il governo lo blinda, incassando la fiducia con 158 sì e 122 no, tra l’altro in mezzo al teatrino del confronto tra il presidente di turno Roberto Calderoli e i senatori Cinque Stelle ammanettati agli scranni. (altro…)

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Schiavi moderniI parlamentari Cinque Stelle bloccano i lavori incatenandosi ai banchi, la Lega ha lanciato “banconote” da 80 euro. Seduta sospesa e poi ripresa. Alla fine l’ok alla fiducia posta sul decreto.

Cinque Stelle lo hanno fatto per protesta contro il decreto lavoro sul quale il governo ha posto e ottenuto la fiducia (158 sì, 122 no). Il presidente di turno Roberto Calderoli invece diceva sul serio, eccome: “A seduta chiusa posso anche disporre l’arresto. Quindi vedete voi se dobbiamo arrivare a questo livello”. E il vicepresidente del Senato dice sul serio perché parla forte dell’articolo 72 del regolamento di Palazzo Madama: “In caso di oltraggio al Senato o ad alcuno dei suoi membri nell’esercizio delle sue funzioni o di resistenza agli ordini del Presidente, questi può ordinare l’arresto immediato del colpevole e la sua traduzione davanti all’autorità competente”. (altro…)

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CGIL

ROMA  – Solo una multa e non più l’obbligo di assumere a tempo indeterminato per i datori di lavoro che non rispettano il tetto del 20 per cento per i precari. L’emendamento del governo al decreto lavoro, che domani sarà in commissione al Senato, viene attaccato con forza da Cgil e Cisl, in una alleanza decisamente inusuale alla quale si unisce anche l’Ugl, mentre la Uil lo difende. Se il decreto «già non andava bene» nella prima versione, contesta la leader della Cgil Susanna Camusso, con questa modifica viene «ulteriormente peggiorato», dal momento che così «aumenta le forme di precarietà». «La riassunzione dei lavoratori — taglia corto Camusso — trasformata in una modalità pecuniaria è il via libera all’illegittimità dei rapporti». Analoga la posizione del segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni, che parla di «vicenda gravissima» e lamenta «il palese menefreghismo che c’è nei confronti del mondo del lavoro e in particolare dei lavoratori. (altro…)

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Le novitàLO SCONTRO INTERNO alla maggioranza ha distolto l’attenzione dai veri effetti sul campo del decreto lavoro. Ad oggi, il testo è un ibrido che scontenta tutti (Ncd e Sc in testa), ma non mette di traverso nessuno. Eccetto il M5S, che alla Camera l’ha salutato con catene e striscioni a simboleggiare la “schiavitù moderna dei lavoratori”. “Il decreto creerà occupazione”, si è difeso il ministro Poletti. La cognizione delle novità arriva più dalle imprese che dai lavoratori. Il motivo è semplice: i destinatari sono i precari, milioni di persone con contratti “atipici”, fuori dalla rappresentanza dei grandi sindacati. Nessuno gliele ha spiegate. (altro…)

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M5s

LO DENUNCIA IL M5S CHE PROTESTA IN AULA. LA CAMERA LICENZIA IL TESTO.

 L’approvazione definitiva del Decreto lavoro, avvenuta ieri alla Camera con 283 voti a favore, 161 contro e un astenuto, non spegne le polemiche. Quelle folkloristiche, come le catene con cui si sono legati i polsi i deputati del Movimento 5 Stelle. Quelle di piccolo cabotaggio che riguardano, innanzitutto, il conflitto tattico tra Pd e Ncd. E poi quelle di contenuto, rilanciate ancora dal M5S che solleva l’ipotesi del contrasto tra il Decreto lavoro, primo tassello dell’ambizioso Jobs act renziano, e la direttiva europea 1999/70/Ce del 28 giugno 1999. È quella che interviene sul lavoro a tempo determinato e prevede “di creare un quadro per la prevenzione degli abusi derivanti dall’utilizzo di una successione di contratti o di rapporti di lavoro a tempo determinato”.  (altro…)

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precari-freschi

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PrecariSecondo i centri studi, un milione di disoccupati in Italia ha tra i 24 e i 35 anni. Sono loro a pagare di più la recessione, digitalizzati, spesso laureati e precari per definizione: chi lavora ha un reddito inferiore del 12% a quello medio.

ROMA – Sono pienamente digitalizzati, a volte laureati e precari per definizione. Nati nei «favolosi » anni Ottanta, cresciuti nell’età dell’oro del consumismo, oggi sono soprattutto disoccupati. Più disoccupati di tutti gli altri. I trentenni, o meglio ancora quella fascia d’età che va dai 25 ai 34 anni, sono immersi fino al collo nella crisi e rappresentano in pieno quella generazione che anche secondo Christine Lagarde, direttore del Fondo Monetario, «rischiamo di perderci se non si fanno le riforme». Eppure di loro si parla meno: una parte non potrà nemmeno contare sulle opportunità che da maggio saranno offerte dalla «garanzia giovani » estesa fino ai 29
anni. (altro…)

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IL DECRETO sul lavoro varato dal governo Renzi non è né di destra (l’espressione usata ieri da Stefano Fassina), né di sinistra. Semplicemente si muove in direzione antitetica rispetto al disegno di legge delega che lo stesso governo sostiene di voler tradurre in misure operative in tempi rapidi. La legge delega si propone di stabilizzare i lavoratori temporanei e di unificare il mercato del lavoro, superando la segregazione fra i lavoratori duali e gli altri lavoratori, occupati e disoccupati (unificando gli ammortizzatori con il sussidio di disoccupazione).

IL DECRETO liberalizza, invece, i contratti a tempo determinato, rendendoli ancora più convenienti per il datore di lavoro rispetto a quelli a tempo indeterminato e allo stesso contratto di apprendistato. (altro…)

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I numeri

Senza stipendio, precari, sempre in attesa di un contratto. Sono i 130mila supplenti italiani la cui esistenza è appesa a un filo.

Dicono che la loro è una vita ad ore, anzi una vita a punti. Graduatorie, classifiche, e il sogno di una cattedra che non arriva mai. Precari, supplenti, docenti a “cottimo” laureati e specializzati: nel grande bacino dell’incertezza sono il volto oscuro della scuola italiana, un esercito di migliaia di insegnanti malpagati, sfruttati, senza futuro. Poche settimane fa l’ultima beffa: finito il fondo d’istituto al “Pacetti” di Prato lo stipendio degli insegnanti è stato tirato a sorte, i primi cinque hanno vinto, per gli altri tredici è stato un Natale amarissimo, fino a che il ministero non ha inviato i soldi. (altro…)

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