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Posts Tagged ‘province’

Dipendenti Province

IL GOVERNO SMENTISCE L’ALLARME DELLA CGIL. I PRESIDENTI: “MATTARELLA CI AIUTI”.

L’allarme esplode in un tutto sommato placido sabato pomeriggio. Michele Gentile, responsabile Settori Pubblici della Cgil: “C’è il forte rischio che da giugno i dipendenti delle province non prendano più lo stipendio, visti i tagli della legge di Stabilità e lo stallo nel ricollocare gli esuberi derivanti dalla legge Delrio”. Per il sindacalista, “l’operazione doveva partire a inizio anno e invece è bloccata”: “Non sono uscite le tabelle di equiparazione”, strumento base per effettuare i trasferimenti degli statali, poi “non c’è il decreto sui criteri di mobilità e laddove le leggi regionali ci sono, non lo sono tutti i procedimenti attuativi, e restano i nodi su centri per l’impiego e polizia provinciale”.   IL TEMA, seppur poco dibattuto, esiste. Il governo, però, non ha preso bene l’allarme della Cgil: “Infondato”, lo definisce il ministro Marianna Madia. (altro…)

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Gli esuberiAncora incerto il destino dei 20mila dipendenti Allarme Upi: “Un ente su tre rischia il fallimento”.
ROMA – Il grande freddo arriverà a fine primavera. A dirlo sono i gufi o, al contrario, Cassandre incomprese? I funzionari dell’Upi, l’Unione delle Province italiane, riassumono la situazione con un dato: «Calcoliamo che a fine marzo il trenta per cento delle Province sarà impossibilitato a presentare il bilancio di previsione del 2015». Frase sibillina per chi non mastica di finanza pubblica. Ma la traduzione è drammatica: senza bilancio di previsione, le Province rischiano il dissesto e il commissariamento. Una su tre è sull’orlo del baratro.

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L'occupazioneROMA – I dipendenti sono in stato di agitazione in tutta Italia, molte Province temono il default finanziario già nei prossimi mesi e il presidente dell’Upi, Alessandro Pastacci, pur dando ampie assicurazioni sul pagamento degli stipendi, spiega che «se la legge di stabilità non cambia non sarà possibile garantire ai cittadini tutti i servizi che oggi vengono erogati, dalla manutenzione delle strade alla gestione delle scuole». Il nodo è quello delle risorse: «La legge di stabilità prevede il trasferimento di un miliardo di euro di tributi locali nel 2015, a parità di funzioni e di dipendenti». Infatti tutti i dipendenti rimarranno in capo alle province per due anni, nelle more dell’attuazione della riforma. Dopo, il futuro è incerto, rileva Michele Gentile, Cgil funzione pubblica: «La legge non prevede un meccanismo unico, rischia di esserci una soluzione diversa per ogni Regione.

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Province

CORTEI E OCCUPAZIONI IN MEZZA ITALIA: IN 22 MILA TEMONO DI FINIRE IN MOBILITÀ E POI PERDERE IL POSTO.

Un miliardo di tagli nel 2015 che mettono a rischio funzioni fondamentali (e ipotecano pure il futuro delle città metropolitane quando dovranno sostituirle) e ventimila dipendenti – più duemila precari – che dovrebbero essere ricollocati a breve, ma non sanno ancora quale sarà il loro destino. Questo è un rapido ritratto delle province in via di abolizione a fine 2014. Non è un ozioso riepilogo perché tra politica territoriale e lavoratori l’irritazione verso una situazione terribilmente mal gestita cresce da settimane e rischia di esplodere proprio in prossimità di Natale.  (altro…)

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ProvinceUN DOSSIER DI COTTARELLI SPIEGAVA COME RISPARMIARE, MA IL GOVERNO ARCHIVIA.

Con la spartizione politica di poltrone quasi simboliche, le Province si sono estinte un paio di mesi fa e sono risorte con la nomina di consigli e presidenti, che spesso sommano la carica di sindaco nel comune capoluogo. In attesa che il 31 dicembre le Regioni stabiliscano il perimetro d’azione di questi emaciati enti, che avranno in gestione soltanto il servizio scolastico e la manutenzione stradale, ci sono 20.000 dipendenti provinciali in bilico. Un emendamento del governo alla legge di Stabilità prevede riduzioni d’organico di 55.000 lavoratori, il 50 per cento per le vecchie Province e 30 per cento per le nuove Città Metropolitane. Ci sarà una ricollocazione di massa anche verso altri uffici pubblici, più per non creare 20.000 disoccupati che per esigenze reali.  (altro…)

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Province
Gli enti locali.
Cortocircuito tra i tempi della riforma Delrio e il taglio di un miliardo dei fondi statali. I nuovi compiti non sono ancora stati ripartiti tra le varie amministrazioni. E gli impiegati sono nel limbo.
ROMA – Ventimila colletti bianchi in cerca di ufficio. E’ la paradossale conseguenza di quello che Alessandro Pastacci, presidente dell’Unione delle Province italiane, definisce «lo sfasamento dei tempi tra l’applicazione della legge Del Rio e la necessità di fare cassa del ministero dell’Economia». Risultato: lo Stato chiede già dal primo gennaio alle Province di tagliare un miliardo dalle loro uscite, l’equivalente degli stipendi dei 20.000 dipendenti che dovrebbero passare alle Regioni. Mentre le stesse 15 Regioni a statuto ordinario non li hanno ancora assunti. E non li assumeranno per molto tempo perché per farlo devono concordare con i Comuni la divisione dell’esercito degli impiegati in fuga dalle Provincie in via di progressivo smantellamento.
Il pasticcio è aggravato dal fatto che ormai da tempo lo Stato non trasferisce più fondi alle amministrazioni provinciali. La conseguenza è che nel 2015 saranno le stesse Province a mettere mano al portafoglio versando nelle casse di Roma il miliardo corrispondente al monte stipendi dei 20 mila impiegati.

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Disegno di legge

“Gli annunci di Renzi sono come bolle di sapone, ormai non incantano più nessuno e svaniscono dopo un attimo: il suo programma di Governo è tutto all’insegna delle mille balle blu, a cominciare dalla riduzione dei costi della politica. In realtà Renzi taglia solo la democrazia, accentrando il potere nella mani della casta e creando nuovi e fantasiosi nomi per i centri di riciclaggio dei trombati. È il caso delle Province, che si trasformeranno in enti di area vasta: il risultato è la moltiplicazione delle poltrone e delle prebende, con ben 26mila posti da consiglieri e 5mila da assessori, tutti nominati dai partiti. (altro…)

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ViboPER LA TORNATA DEL 28 SETTEMBRE IN CAMPO INDAGATI E AMICI DI BOSS.

A Vibo Valentia lo hanno già chiamato “l’accurduni”. Alle elezioni provinciali del 28 settembre, infatti, Forza Italia ha presentato una lista unica assieme ai renziani, a Fratelli d’Italia e a pezzi di Ncd. Il Pd è spaccato e il simbolo del partito di Renzi lo hanno utilizzato i cuperliani che, a Vibo, fanno riferimento al deputato Bruno Censore. Proprio la corrente che fa capo al parlamentare calabrese è riuscita nell’impossibile: tra i candidati a consigliere provinciale c’è un incandidabile. Si tratta di Salvatore Vallone, ex assessore del Comune di Mileto sciolto per infiltrazioni mafiose.   (altro…)

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DelrioENTRO IL 12 OTTOBRE VERRANNO RINNOVATI 64 CONSIGLI E COSTITUITE 8 CITTÀ METROPOLITANE: NIENTE ELETTORI, SOLO LOGICHE DI PARTITO. AZZERATE LE LISTE CIVICHE.

Un po’ ristrette, un po’ insolventi, molto disordinate, però le Province stanno bene. E tra un paio di settimane, senza che le piazze siano invase da ingombranti palchetti per i comizi e senza consultare i cittadini con relativo scrutinio notturno e le proiezioni dei sondaggisti, saranno persino rinnovate, rimpinguate. Ci saranno presidenti (64), consiglieri (760); presidenti di città metropolitane   (8) e consiglieri di città metropolitane (162): una carovana un po’ ridotta, rispetto all’epoca di elezione di primo livello, questa è di secondo livello, politici votati votano politici: ce n’erano 2500, adesso saranno 986, ma si scelgono tra loro. (altro…)

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Le province

Ricordate le ‪Province‬? Le avevano fatte uscire dalla porta, ora le fanno rientrare dalla finestra“. Così il senatore del Movimento 5 Stelle Nicola Morra mette in guardia i cittadini su Facebook pubblicando anche l’immagine dell’emendamento a firma di Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli.

Come si legge nel testo, vengono menzionati gli “enti di vasta area“. Come riporta il Sole 24 Ore:

L’espressione «enti di area vasta» è contenuta nel Ddl di riforma costituzionale varato dal consiglio dei ministri lunedì scorso. Il Ddl, che elimina dalla costituzione la parola «Province», inserisce questi nuovi enti che di fatto sono gli eredi delle amministrazioni provinciali, la cui competenza è esclusiva dello Stato.  (altro…)

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Il trucco delle province

SORPRESA: LA LEGGE DELL’ABOLIZIONE APPENA APPROVATA AVRÀ COME EFFETTO COLLATERALE CHE CI SARANNO PIÙ CONSIGLIERI COMUNALI E ASSESSORI. La grande infornata è pronta. Il “regalino” del sottosegretario Graziano Delrio sarà scartato il 25 maggio, giorno delle elezioni amministrative che riguardano 4.106 comuni italiani (di cui 3.908 appartenenti a regioni a statuto ordinario). Da quel giorno, in attesa di svuotare le Province, il governo Renzi comincerà a gonfiare i piccoli Comuni. Il ddl Delrio prevede l’incremento dei consiglieri e degli assessori eletti in tutte le cittadine e i paesi con meno di 10 mila abitanti. La prima tranche arriva con il rinnovo dei consigli comunali di fine maggio. Le poltrone sono così distribuite: 13.488 nuovi seggi per consiglieri comunali, 2.612 per assessori. L’opera sarà completata mano a mano che anche le altre città torneranno al voto.Alla fine in Italia ci saranno circa 25mila consiglieri e 5500 assessori comunali in più.  (altro…)

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Renzi

IL DDL DELRIO È LEGGE: PER QUESTI ENTI NON SI VOTA PIÙ, MA ESISTONO ANCORA SOLO CHE NON SI CAPISCE COSA FARANNO, NÉ COME. E I COSTI POTREBBERO SALIRE.

Magari non è “un golpe”, come urlava Renato Brunetta ieri nell’aula della Camera, ma il ddl Delrio che – approvato definitivamente ieri – punta a svuotare le Province trasformandole in un bizzarro ircocervo è almeno un pasticcio, uno di quegli incredibili pasticci italiani in cui il riformismo diventa approssimazione e l’attività legislativa una branca della comunicazione. Dietro le frasi altisonanti dell’articolato, infatti, non c’è niente: i contenuti di questa legge, c’è scritto, “valgono come principi di grande riforma economica e sociale”. È vero? Mah. Parecchi costituzionalisti e la Corte dei Conti, per dire, hanno sottolineato che in questa legge non si capisce niente e questo non potrà che peggiorare le cose, aumentare i costi e i ricorsi giudiziari e costituzionali (visto che la Consulta ha già bocciato l’antecedente di questa norma, lo svuota-Province di Mario Monti). Ecco perché questo riassunto per capire come cambiano le istituzioni italiane.  (altro…)

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Paura Renzi

AL SENATO IL GOVERNO VA SOTTO DUE VOLTE IN COMMISSIONE: DEFEZIONE DEI POPOLARI OGGI IL PREMIER SI RIFUGIA NELLA FIDUCIA.

Fiducia sulle province, bozza di riforma del Senato e del Titolo V ancora in divenire, e iter della legge elettorale rallentato: doveva essere approvata anche in Senato prima delle europee, slitterà a dopo. Turbo Renzi è in difficoltà anche sulle riforme, quelle alle quali ha legato il suo futuro politico. 

Ieri il governo è andato sotto due volte in Commissione Affari Costituzionali, la pregiudiziale di costituzionalità presentata dai Cinque Stelle è stata respinta con 115 sì, 3 no e un’astensione (che in Senato vale voto negativo): il voto sulle Province è un bollettino di guerra. E per cercare di evitare la débacle nel voto finale di oggi, il governo ha deciso di mettere la fiducia, dopo una vera e propria riunione di guerra ieri sera a Palazzo Chigi.

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parole_non_dette

Le parole che vorremmo sentire, quelle che non sono mai pronunciate, le parole proibite, messe all’indice dai partiti. Le parole necessarie come reddito di cittadinanza e gli aiuti alle piccole e medie imprese. Le parole indispensabili come il taglio di 100 miliardi di costi inutili, a iniziare dalle province e dall’accorpamento dei comuni sotto i 5.000 abitanti, dall’eliminazione immediata dei rimborsi elettorali e dei finanziamenti ai giornali, delle pensioni d’oro. Le parole di pace e senza tempo come la rinuncia all’acquisto dei cacciabombardieri F35 e al ritiro delle nostre truppe dall’Afghanistan. Queste parole non le sentiamo nei telegiornali di regime, dai pennivendoli che inchiostrano i giornali. I costi della politica e le spese inutili non sono mai messi in discussione. I disoccupati, gli esodati, i nuovi emigranti italiani, la protezione delle imprese che chiudono non sono materia di discussione. Da parole sono diventate bestemmie. (altro…)

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Auto BluGLI ENTI CHE TUTTI (FINGENDO) VOGLIONO ABOLIRE HANNO 3.324 AUTO TRA BLU E GRIGE PER UNA SPESA DI OLTRE 100 MLN.

Accorpate, rinnovate o eliminate. I governi non sanno dove infilare le 107 province, non sanno come smontare un potere debole e pesante, ma sanno che da Carbonia-Iglesias a Barletta- Andria-Trapani vantano 3.324 auto tra blu (con autista) e grige. E soltanto queste macchine di rappresentanza o di servizio valgono circa 100 milioni di euro, anzi sono un risparmio mancato di 100 milioni di euro subito e una spesa che s’ingrossa ogni anno. Il commissario Carlo Cottarelli, esperto di sprechi, ingaggiato per scovare 2 punti di prodotto interno lordo, non faticherà a tagliare. Se vuole. Ecco, se cercate un primato, la provincia più spendacciona o la provincia più parsimoniosa, non è semplice. Perché i primati sono tanti, diversi. (altro…)

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Dimenticate il sodoku o la settimana enigmistica, se volete tenere sveglio il cervello sotto l’ombrellone seguite il processo legislativo di abolizione delle Province. Dopo il disegno di legge costituzionale che dovrà cancellare la parola “Province” dalla Costituzione, ieri il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge “recante disposizioni sulle città metropolitane, sulle Province, sulle Unioni e fusioni comunali”. Ma come, ancora le Province? Ebbene sì, perché per abolirle bisogna prima prorogarle, anche se soltanto come coordinamento di sindaci.

LA LINEA È DI TRASFERIRE le competenze dalle Province alle Città metropolitane, nel caso dei grandi centri, o alle Unioni di Comuni. Dal primo gennaio 2014 a fianco delle Province-zombie (che resistono finché non cambia la Costituzione) nasceranno finalmente le Città metropolitane, rimaste sulla carta per oltre 20 anni: Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria. Nei primi sei mesi di vita devono soltanto approvare lo statuto poi, si spera, le Province svaniranno e si prenderanno altri poteri.  (altro…)

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APPROVATA UNA LEGGE COSTITUZIONALE, MA L’IMU FA VACILLARE IL GOVERNO.

Il governo ci riprova. A vent’anni di distanza dal primo tentativo (la Bicamerale De Mita-Iotti) e a circa uno dall’ultimo (il decreto, poi giudicato incostituzionale, di Mario Monti), ieri il Consiglio dei ministri ha abolito di nuovo le province. Enrico Letta e soci hanno infatti approvato un ddl costituzionale che, se approvato, risolverebbe il problema alla radice: molto semplicemente la parola “province” scompare dalla Carta lasciando soli comuni e regioni accompagnati, in subordine, dalle città metropolitane. “Auspico che il Parlamento approvi il più rapidamente possibile”, ha detto il premier dopo la riunione del governo. (altro…)

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L'illusionista

Al tweet entusiata di Letta mancava il puno di domanda: la frase si doveva leggere “c’è l’abbiamo fatta?”
Perché, dietro i toni trionfali, non c’è nulla per cui essere allegri.
Dall’Europa ci dicono che se manteniamo il rapporto deficit pil sotto il 3% (ora è al 2,9% solo perché sottostimata la recessione) e se portiamo avanti gli accordi firmati col fiscal compact (ridurre il rapporto debito pil al 60%in 20 anni), ci sarà maggiore flessibilità per investimenti futuri.
Che significa , forse, 6-7 miliardi nel 2014. Niente nel 2013.

Che sono meno della metà di quanto spenderemo, almeno, per i caccia F35. O per il progetto del TAV il Val di Susa.
Niente per creare posti di lavoro, per coprire i rinvii di Imu e Iva … (altro…)

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Monza torna con Milano, Pisa unita a Livorno, la Romagna è unificata, Catanzaro ingloba Crotone. La spending review ridisegna la mappa delle regioni a statuto ordinario. Gli enti passano da 86 a 51.

Da 86 a 51, comprese le città metropolitane. Il taglio delle Province è realtà: il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge sul riordino, “un provvedimento – ha detto il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi – che è coerente con i modelli europei”. “Il processo è irreversibile – ha aggiunto – e da gennaio verranno meno le giunte”. Si tratta di un decreto di tipo “ordinamentale e strutturale nella logica avviata con la spending review” e “il governo si è mosso tra spinte al mantenimento dello status quo e spinte alla cancellazione totale delle Province – ha proseguito – sono Province nuove per dimensioni e per sistema di governance”. (altro…)

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Quelle con meno di 350 mila abitanti o un’estensione inferiore ai 2.500 chilometri quadrati dovranno essere accorpate con quelle vicine.

Saranno 50 le Province italiane nelle Regioni a statuto ordinario. Lo riporta il ”Corriere della Sera” anticipando gli ultimi ritocchi del governo al decreto legge che riforma le Province italiane e che arrivera’ con un decreto legge all’esame del primo Consiglio dei ministri di novembre.
Le Province con meno di 350 mila abitanti o un’estensione inferiore ai 2.500 chilometri quadrati dovranno essere accorpate con quelle vicine e, considerando solo le Regioni a Statuto ordinario, gli enti scenderanno da 86 a 50, comprese le dieci Citta’ metropolitane. Secondo il decreto dalla fine di giugno 2013 tutte le province saranno guidate da un commissario. (altro…)

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