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Posts Tagged ‘recessione’

SIAMO ufficialmente il malato d’Europa. L’unico Paese, oltre a Cipro, con il segno negativo nel terzo trimestre 2014, l’unico a vivere tecnicamente una terza recessione. Ma non facciamoci ingannare dai decimali, soggetti ai margini di errore di queste stime. Il fatto nuovo è che anche la Germania è entrata in stagnazione e fa peggio del resto dell’area euro. Chi conta davvero in Europa non può continuare a far finta di nulla.
MENTRE il resto del mondo, dalla Cina all’India agli Stati Uniti, continua a crescere a tassi sostenuti. Un anno fa il clima di fiducia di famiglie e imprese volgeva al bello; sarebbe bastata una politica monetaria più espansiva, un accesso al credito meno difficile per imprese e famiglie per tradurre questo cambiamento di aspettative in comportamenti favorevoli alla crescita.

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I numeriStandard & Poor’s: impatto minimo del bonus di 80 euro Giù Piazza Affari e le altre Borse: timori per Eurozona e Cina.
ROMA – Italia al palo. Una doppia doccia fredda arriva sul Pil nazionale. Il primo schiaffo viene dall’Ocse che taglia drasticamente le stime 2014 a quota meno 0,4%: è l’unico dato negativo all’interno del G7. Il secondo è di Standard & Poor’s che prevede per il Paese una crescita zero, da più 0,5 dello scorso giugno e, soprattutto, considera l’economia nazionale «incapace di uscire dalla recessione quest’anno». Quasi fosse un peso il resto di Eurolandia.
Interrogato su quest’ultimo punto il premier Renzi fa sapere che farà oggi «un lungo intervento in Parlamento». Ma la sostanza di entrambe i verdetti è che l’Italia soffre, è impantanata nel tunnel della crisi, non riesce ad uscirne. Non solo: è «deludente» anche la performance economica di tutta Eurolandia e di Francia e Germania in particolare, cosa che certo non aiuta.
Le Borse infatti reagiscono con un certo affanno: già in ansia per il referendum scozzese e preoccupate per il dato sulla produzione industriale cinese, che lo scorso agosto è salita solamente del 6,9% su base annua, la variazione più bassa degli ultimi cinque anni, chiudono contrastate. Milano in particolare, dopo la doppia bocciatura, perde l’1,04% ed è la peggiore d’Europa.
Colpisce la durezza dell’analisi dell’Ocse e l’ampiezza della sforbiciata sulle stime italiane: ancora lo scorso maggio l’outlook degli analisti parigini collocava il Pil in salita di mezzo punto .
Ora viene fuori che la situazione non è destinata a migliorare: nel 2015, bene che andrà, la crescita non supererà lo 0,1% da 1,1 stimato in precedenza. Gli analisti, in qualche maniera, entrano anche nel merito del dibattito sulla flessibilità, assai caro a Renzi . Con le loro parole: «Vista la debolezza della domanda, la flessibilità all’interno delle regole europee dovrebbe essere utilizzata per sostenere la crescita».

Nel contempo, «il continuo fallimento dell’economia globale nel generare una crescita forte, equilibrata ed inclusiva sottolinea l’urgenza di sforzi di riforma ambiziosi». A Renzi, il presidente dell’organismo Gurria chiede espressamente di «accelerare le riforme» e pronostica: «In Italia la ripresa sarà più debole che nel resto della Ue». (altro…)

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LA STAGNAZIONE economica e l’arrivo della deflazione hanno suggerito a molti giornali (compreso questo) un paragone con gli anni Cinquanta, che precedettero e introdussero il grande boom industriale italiano. Si è rievocato il clima di grande speranza di allora, quando tutto iniziava, contrapponendolo al clima depresso di oggi, che molto sembra finire. E poiché oggi, materialmente parlando, stiamo infinitamente meglio di ieri, con un livello di benessere, di salubrità, di possibilità economiche, di aspettative di vita, perfino di altezza media decisamente superiore rispetto a quello dell’Italia post-contadina da poco uscita dalla guerra e dalla fame, viene da chiedersi come mai l’umore medio sia così lugubre e poco ottimista. (altro…)

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Nardi

NEL SECONDO TRIMESTRE PIL -0,2 %, COME IL NOSTRO. LA LOCOMOTIVA IN REALTÀ È UN VAGONE E ORA SCATTA L’ALLARME CRESCITA IN TUTTA L’EUROPA.

Indietro tutta. La locomotiva tedesca si scopre vagone di un treno che sta rallentando, forse si ferma e rischia anche di scivolare all’indietro. Alla fine, il dato sul Pil (prodotto interno lordo) dei grandi d’Europa è arrivato, e il responso supera le peggiori previsioni: una battuta d’arresto delle due più grandi economie dell’eurozona. Nel secondo trimestre 2014 la Francia registra crescita zero rispetto al trimestre precedente, la Germania subisce una contrazione dello 0,2 per cento: era dal 2009 che il gigante tedesco non tirava il freno in maniera così decisa. È una seria ipoteca sul raggiungimento di una crescita vicina al 2 per cento prevista per il 2014 dal governo di Angela Merkel.   Se si aggiunge la terza economia dell’Eurozona, l’Italia, inchiodata per il terzo anno consecutivo alla recessione, il quadro europeo è desolante. Rispetto al 2008 – anno d’inizio della crisi – l’area euro ha perso il 2,4 per cento del suo prodotto internolordo (l’Italia il 9,1), cioè della ricchezza prodotta nell’anno. (altro…)

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PIL

I motivi e gli effetti della battuta d’arresto del Pil Ma la ripresa di tutta la Ue dipende solo dai tedeschi.

ROMA  – Il grande freddo è arrivato. Prima, la gelata dei prezzi: i dati dicono che troppi Paesi dell’eurozona sono ormai apertamente in deflazione. Unita all’inflazione troppo bassa negli altri, la gelata ha finito per avviluppare l’economia, mettendo in frigorifero anche la potente locomotiva tedesca e proiettando sui prossimi mesi il rischio non del ristagno, ma della recessione. Per ora, quello di cui tutti sono sicuri è che non si arriva alla luce in fondo al tunnel, se la locomotiva tedesca non riparte. In qualche modo, i dati fanno giustizia dell’ottimismo, sparso a piene mani nelle ultime settimane, anche da Mario Draghi che, nei giorni scorsi, aveva parlato di ripresa europea «fragile, ma ancora in traiettoria» e di prezzi destinati a scuotersi dall’immobilismo. Gli osservatori ne possono trarre due lezioni. La prima è che è illusorio fidarsi di indicatori, come i sondaggi sugli orientamenti di chi, nelle aziende, fa gli acquisti (i “purchasing managers’index”) che avevano alimentato quell’ottimismo. La seconda è che anche modelli econometrici più sofisticati e complessi — compreso quello della Bce — hanno urgente bisogno di revisione e manutenzione, perchè da anni, ormai, sbagliano per eccesso, pronosticando una ripresa che non arriva. (altro…)

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EllekappaDa eccesatira.blogspot.it

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Ellekappa

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In ginocchio

LA CRISI CONTINUA.

PEGGIO DELLE PEGGIORI STIME   CONTINUA IL SEGNO MENO SIAMO TORNATI INDIETRO   Siamo tornati in recessione dopo la breve parentesi di fine 2013. Dopo il -0,1 del primo trimestre, il secondo chiude a -0,2% (-0,3 rispetto al 2013). Peggior dato degli ultimi 14 anni. A questo punto non solo l’obiettivo dello 0,3% previsto (al ribasso, rispetto allo 0,8 stimato nel Def dal governo) per il 2014 è a rischio, ma soprattutto è a rischio la crescita dell’anno prossimo, stimata tra l’1,1 e l’1,3%. Mentre quest’anno, a crescita invariata, il risultato finale rischia di essere -0,3%. Un Pil piatto spinge il deficit 2014 verso la pericolosissima soglia del 3% dal 2,6 previsto dal governo. E quindi non è escluso che a fine anno si renda necessario un ritocco.   (altro…)

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Serra definisce la recessione “minime oscillazioni dei grafici economici” e dimentica che le priorità dei”governanti insediati un mese fa” non sono lavoro e consumi ma l’inutile riforma del senato…

 

MINIME oscillazioni dei grafici economici mandano in fibrillazione prima le borse epoi la politica, con cocenti accuse di inettitudine a governanti insediati un mese fa, che a loro volta le rivolgeranno ai governanti che si insedieranno al posto loro tra un paio di mesi. In questo galoppo da fermi, nervosissimo e impotente, stupisce che non si siano ancora fatti conoscere, in politica, un partito o un leader che dicano, con calma e coraggio: guardate che non è una crisi come le altre, da questa non se ne esce, è una crisi di sistema, strutturale, saremo tutti costretti a cambiare vita e ambizioni, a fare meglio ma con meno. (altro…)

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Renzi

Ieri mattina, in tre ore di discussione appassionata su soglie di sbarramento e preferenze del popolare Italicum, Silvio Berlusconi ha fornito a Matteo Renzi anche alcuni consigli sulla crisi economica. Non è chiaro se si sia trattato di un impulso di generosità del vecchio pregiudicato o se sia stato il giovane premier a chiedere lumi. Certo è che, non appena l’evasore fiscale è uscito da palazzo Chigi con i fidi costituzionalisti Letta e Verdini, l’Istat ha comunicato che l’economia italiana nel secondo trimestre 2014 è tornata al livello del 2000: 14 anni persi. Mentre la politica è da mesi ostaggio di un’incomprensibile rissa sulla riforma del Senato, siamo tornati nel baratro della recessione (due trimestri consecutivi in calo) da cui eravamo appena usciti con il governo Letta, licenziato per scarso rendimento. Così l’Italia ha cambiato verso. Ha messo la retromarcia.   Contrariamente agli strafottenti spot del premier, l’Italia non si divide in cuor contenti e rosiconi. Questa economia che non riparte (unica in Europa) distrugge la speranza di tutte le famiglie, le più gufe e le più renziane. (altro…)

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I nodiDomani i numeri sul Pil 2014: si prevede tra – 0,1 e +0,1% Sempre più lontano il pareggio strutturale chiesto da Bruxelles.

ROMA – L’Italia di nuovo in recessione? Possibile. Lo sapremo domani alle 11. Quando l’Istat comunicherà la variazione del Pil nel secondo trimestre dell’anno. Se dopo il – 0,1% dei primi tre mesi arriverà un altro – 0,1%, sarà recessione tecnica. Due segni negativi in due periodi consecutivi. Non si scappa. Il governo lo teme. Al punto da aver ristretto la forchetta anticipata dall’Istituto di statistica a fine giugno. L’Istat prevedeva allora un Prodotto interno lordo oscillante tra – 0,1% e +0,3%: quasi inferno e promessa di paradiso. Intervallo ora compresso, nelle valutazioni dello staff economico di Palazzo Chigi, tra -0,1 e +0,1%. Parlare di decimali, di zero virgola, certo non fa una grande differenza per il Paese reale fermo. Per chi cerca e non trova lavoro. Per le famiglie che stentano a quadrare i conti, bonus o non bonus. Ma per il governo Renzi sì.

E non solo per una questione di comunicazione: i titoli sulla recessione da spiegare, gli italiani da tranquillizzare. Ma per una strategia di politica economica tutta da reimpostare, con variazioni importanti da apportare entro settembre al Def, il Documento di economia e finanza, laddove il Pil per quest’anno è dato a +0,8%. E forse con una manovra correttiva da mettere in pista, non più esclusa nemmeno dallo stesso Renzi che, nell’intervista di ieri a Repubblica , assicurava che «in ogni caso non toccheremo le tasse». D’altro canto un secondo segno meno per il Pil non è certo un bel lasciapassare con l’Europa. Il premier è certo che «resteremo sotto il 3%» nel rapporto tra deficit e Pil (quest’anno il Def lo fotografa al 2,6%). Ma per Bruxelles potrebbe non bastare. (altro…)

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EllekappaIn mano a solo 4 milioni di persone il 34% del reddito totale.

L’ITALIA non è mai stata così divisa. Agli economisti di destra piace dire che la marea alza e abbassa le barche, gli yacht come i gozzi, tutti allo stesso modo e così avviene nell’economia. Ma non è vero. Cinque anni di crisi — la crisi più lunga dal dopoguerra — hanno segnato la società italiana. Gli indici con cui le statistiche misurano le disuguaglianze sociali crescono inesorabilmente dal 2007, l’ultimo anno prima della recessione. E il modo in cui questo è avvenuto mostra che la teoria della marea non tiene.
Ricchi più ricchi. (altro…)

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Dopo il caso della Sigma Tau, che potrebbe nascondere una delocalizzazione nascosta, col pretesto della crisi (l’Agenzia delle entrate sta analizzando le carte), Presadiretta ha parlato del caso Omsa.

Da tre anni le lavoratrici dell’azienda di Faenza sono in cassa integrazione ma, mentre in Italia si chiude la produzione, questa viene spostata in Serbia: nonostante la costanza delle ex lavoratrici che con le loro giubbe rosse hanno invaso molte città per raccontare ai cittadini la loro storia, del caso Omsa se ne è parlato troppo poco.
Forse perchè si tratta di donne, o perchè ci sono aziende più grandi (come la fiat) col medesimo problema. (altro…)

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Ma gli imprenditori stanno facendo tutti il loro dovere, o c’è qualcuno che usa la cassa integrazione (ovvero i soldi pubblici) per scaricare sulla collettività le proprie incapacità?
Da questa domanda si è partiti nel viaggio dentro la crisi industriale italiana,con i 300000 posti di lavoro persi e dove anche quest’anno si prevede una decrescita del PIL dell’1,5%.
Per capire quanto è grave questa crisi basta andare di fronte al palazzo del ministero dello sviluppo a Roma, in via Molise 2, dove si ritrovano imprese e sindacati attorno al tavolo delle trattative.
Ci sono i lavoratori di Fincantieri, di Genova Palermo e Ancona.
Ci sono quelli dell’Alcoa, la multinazionale americana che chiude i battenti perchè il governo italiano non da più incentivi. E dunque in Sardegna finiranno per strada 1000 avoratori più altri 1000 dell’indotto. (altro…)

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Recessione è il titolo della puntata di stasera di Presa diretta:

Che fine faranno le operaie della Omsa?
Era veramente necessario spostare gli stabilimenti in Serbia? E i lavoratori dell’ azienda farmaceutica Sigma Tau che stanno lottando per salvare il posto di lavoro ci riusciranno? Alcuni imprenditori sono schiacciati tra lo Stato che non onora in tempo i debiti e le banche che non prestano soldi. Stiamo andando dritti verso la deindustrializzazione? Cosa si potrebbe fare? Esistono ancora soluzioni possibili?
Il ministero dello sviluppo ha messo in atto un vero e proprio pronto soccorso per risolvere le questioni più spinose e noi stiamo seguendo le trattative tra le imprese, i sindacati e i lavoratori con la mediazione dei tecnici del ministero.
Presadiretta” entra nel cuore di due vicende molto calde (la Omsa e la Sigma Tau) il cui epilogo si chiarirà proprio in questi giorni. (altro…)

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Da eccesatira.blogspot.com

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Già già, come no, voglio proprio vederla l’uscita dalla recessione, con 700 miladisoccupati in più che ovviamente si taglieranno i consumi, in questo Paese sempre più vecchio e pessimista, senza uno straccio di stimolo per l’innovazione e la ricerca, e senza nemmeno più uno straccio di sentire condiviso.

Vi rendete conto no dove ci stiamo andando a ficcare, nella tripla morsa di Tremonti (tagli e ancora tagli), Berlusconi (guai a tassare i ricchi) e gli obiettivi che ci impone la Ue? Ci stiamo andando a ficcare in una spirale di recessione che produce povertà e di povertà che produce recessione.

Buona domenica s’intende.

Da PIOVONO RANE di Alessandro Gilioli.

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Perché la recessione economica iniziata nel 2007 continua? Serve una comprensione migliore e più profonda delle cause della crisi per poter mettere in atto una strategia per la ripresa che si riveli efficace. Ma finora non abbiamo fatto nessuna delle due cose. Ci è stato detto che si trattava di una crisi finanziaria, e di conseguenza i governi di entrambe le sponde dell´Atlantico hanno focalizzato la loro attenzione sulle banche. Ci sono stati spacciati come palliativi temporanei programmi per gli stimoli, necessari a colmare il gap che si era creato, fino a quando il settore finanziario non si fosse ripreso e non fosse ripresa anche l´erogazione di prestiti da privati. (altro…)

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La crisi economica americana non ha risparmiato nemmeno il Re Leone. La versione di Las Vegas del mega-show della Disney, ispirato dal «Libro della giungla» di Rudyard Kipling, chiuderà per sempre il sipario a fine anno, dopo più di mille performances. La fine dello spettacolo, con la famosissima musica di Elton John, lascerà centinaia di persone senza lavoro, aggravando una situazione già difficile in una delle città più colpite dal crollo del mercato immobiliare Usa. L’ultimo ruggito del leone è una metafora triste per un Paese che è da anni il re della foresta economica. A tre anni da una crisi finanziaria che sarebbe dovuta essere un evento epocale, non ripetibile nel corso delle nostre vite, l’America e il mondo occidentale si ritrovano sul baratro della recessione. Come nel 2008, i mercati sono in caduta libera, i consumatori hanno paura di spendere, e le banche non vogliono prestare soldi né ad aziende né ad individui. I disagi americani sono accompagnati da un malessere ancora più profondo in Europa – il mercato più importante per i beni e servizi made-in-Usa. E i governi, il deus ex machina che salvò l’economia mondiale con miliardi di aiuti durante l’ultima crisi, questa volta sono troppo indebitati per aprire i cordoni della borsa. E allora? Allora si soffre. (altro…)

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