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Posts Tagged ‘Renzo Guolo’

Musulmani

Lo scenario.

L’esecuzione di Al Nimr rischia di far esplodere le tensioni tra le due confessioni musulmane e tra Arabia Saudita e Iran, potenze che negli ultimi trent’anni si sono combattute in lunghe guerre per procura.

L’ESECUZIONE dello sceicco sciita Nimr Al Nimr, uno dei leader religiosi e politici del movimento di protesta esploso nel 2011 nella ricca provincia orientale saudita che reclamava maggiori diritti per la più grande minoranza religiosa del paese, rischia di far deflagrare un duplice scontro, politico e religioso, nella regione. Tra sunniti e sciiti. E tra le potenze confessionali, Arabia Saudita e Iran, che si sono erette, rispettivamente, protettrici di quelle stesse comunità.

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COME sarà l’anno che verrà sul fronte del conflitto siro-iracheno? Potrebbe essere quello decisivo per sconfiggere lo Stato Islamico, come promette il premier iracheno Abadi, ma i contraccolpi che ne deriveranno non saranno indolori per le coalizioni che lo combattono.
Il nodo è, ancora una volta, quello dell’assetto istituzionale e politico, e degli stessi confini, di Siria e Iraq. È su questo terreno, più che sulla capacità militare dell’Is di resistere all’offensiva della “doppia coalizione” a guida russa e americana, che si gioca la partita. Che fare della Siria, paese per il quale non solo Mosca e Washington, ma anche Riad, Teheran e Ankara, hanno ipotesi diverse? Il diretto ingresso in scena russo, dopo che il Cremlino aveva a lungo delegato la difesa del regime di Damasco all’Iran a al suo alleato l’Hezbollah, ha mutato il quadro.

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Le milizie in Libia
LO SCENARIO – LA Libia dopo la Siria? La puntata dell’Is dalla roccaforte di Sirte nella duplice direzione est e ovest, verso Agedabia e Sabrata, sembrerebbe ipotizzarlo. Se sorprende relativamente la marcia verso la Cirenaica e un luogo della memoria come Agedabia, nel settimo secolo avamposto militare del Califfato del tempo, perché l’Is ha bisogno di non avere una minaccia alle spalle, l’incursione verso Tripoli e il confine tunisino, rappresenta un preoccupante sviluppo.
Perché mai i seguaci di Al Baghdadi si erano spinti così vicini alla capitale, se non per compiere incursioni e attentati; perché Sabrata è, insieme all’altra e più conosciuta città fenicia conquistata dai romani, Leptis Magna, uno dei più importanti siti archeologici del paese, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.

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la galassia

Lo scenario.

Il gruppo di Belmokhtar vicino ad Al Qaeda e quelli alleati all’Is uniti contro il nemico comune: la Francia attiva sul campo con soldati e diplomazia.

DA Parigi a Bamako, la Francia è sotto attacco del jihad globale. Se nella capitale transalpina a condurre gli attacchi sono gli uomini dell’Is, in quella maliana sono quelli di Al Murabitun e dell’Aqmi, come parrebbe dalle prime rivendicazioni, formazioni legate a Al Qaeda. Anche se la battaglia, sia pure a diversa latitudine, è la medesima. Come del resto conferma l’invio in Mali, per mettere fine al sequestro dell’Hotel Radisson, dei Gign, i gruppi speciali della Gendarmeria nazionale. Il fronte è ovunque. Sopratutto laddove la Francia è coinvolta direttamente sul campo.

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Il contagio
Lo scenario.
Il patto formale tra le tante sigle dell’islam radicale non è stato ancora suggellato, ma i bombardamenti potrebbero accelerare il processo Sarebbe stato ucciso il leader dei qaedisti del Khorasan: ma questo può rafforzare al Baghdadi.
LA DECAPITAZIONE di Hervè Gourdel, l’ostaggio francese brutalmente ucciso dai jihadisti algerini di Jund al-Khilafah, i Soldati del Califfo, così come le minacce del gruppo filippino Abu Sayyaf, pronto a uccidere gli ostaggi tedeschi che detiene, rivelano che la sirena dello Stato Islamico emette un canto che rischia di diventare irresistibile. Entrambi i gruppi, che hanno giurato fedeltà alla creatura di Al Baghdadi, hanno legato la sorte degli ostaggi alla fine dell’intervento militare occidentale contro il Califfato. Richiesta ultimativa già fatta emergere sotto la terribile minaccia della lama nei deserti siriani, per bocca dei tre ostaggi occidentali dell’Is poi uccisi da “ John il Boia”.

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Il pericolo contagio

Da Gaza alla Siria: i riflessi della svolta egiziana nella regione.

LA FORZATA fine del governo della Fratellanza Musulmana in Egitto costituisce una drammatica cesura nel processo in corso nel mondo della Mezzaluna. Il golpe in riva al Nilo avrà riflessi nell’intera regione.

LE TRANSIZIONI arabe si erano rette sin qui sul patto tra gli Stati Uniti e la Fratellanza. Washington aveva fatto cadere il veto nei confronti delle forze islamiste che contavano sul consenso popolare, purché garantissero “affidabilità sistemica”. Ovvero rinunciassero a mettere in discussione alleanze e trattati, in particolare quello con Israele, e facessero muro contro il terrorismo qaedista. Il colpo di stato egiziano scrive, di fatto, la parola fine su quel patto. Dopo il 3 luglio, con la leadership politica e religiosa della Fratellanza egiziana agli arresti come ai tempi di Nasser e Mubarak, difficilmente quella convergenza potrà riproporsi. Da qui i timori della
Casa Bianca, per le ripercussioni delle vicende egiziane nell’intera
regione. (altro…)

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La Rivolta

 

PIAZZA Taksim come piazza Tahrir? Di sicuro la rivolta degli alberi, rappresentata dalla “donna in rosso” che resiste al getto degli idranti, mette per la prima volta in difficoltà il governo Erdogan.

Come spesso accade, è una vicenda apparentemente impolitica che fa scattare la scintilla. La protesta contro la distruzione del parco Gezi, il polmone verde cittadino, per fare posto a un enorme centro commerciale, a una caserma e a una moschea, diventa così occasione per parte della società turca, quella cresciuta all’ombra di una laicità alla francese e quella che guarda all’Europa, di manifestare il proprio rifiuto nei confronti del modello Akp.
Un modello ben visibile nel progetto contestato, caratterizzato da simboli economici, militari, religiosi. Una sintesi perfetta del neottomanesimo in versione Akp, fondato su una crescita economica onnivora e il gigantismo progettuale, sul ritrovato ruolo politico e militare del paese, sul marcatore religioso. È contro questa Turchia neottomana che protesta l’opposizione politica e la società laica, non certo riducibile al kemalismo autoritario. Gezi è il catalizzatore di un dissenso più vasto. (altro…)

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Armi chimiche

NUOVA strage in Siria, questa volta di bambini. L’ennesima, in un conflitto che ha causato quarantacinquemila vittime, dei quali trentunmila civili. Una situazione apparentemente senza sbocco: il regime non ha la forza per stroncare l’insurrezione.
El’opposizione non ha la forza per rovesciare Assad, sostenuto militarmente da Mosca e Teheran. L’Iran, legato a un patto politico e militare alla Siria, non intende ammorbidire la sua posizione sino a quando qualcuno non prospetti il riconoscimento di una sua influenza nel paese anche nel caso di mutamento di regime. Quanto al Consiglio di Sicurezza, posto che gli americani vogliano sollevare davvero il coperchio del vaso di Pandora siriano, con tutte le implicazioni geopolitiche regionali che ne conseguono, Russia e Cina continuano a impedire qualsiasi risoluzione che preveda un intervento esterno. (altro…)

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Rispetto al tempo della monarchia senussita, il lungo regime di Gheddafi ha fatto registrare un miglioramento nella condizione femminile. Nel delicato campo del diritto di famiglia ha elevato l´età matrimoniale impedendo il fenomeno delle spose-bambine; imposto la registrazione delle nozze; condizionato il matrimonio poligamico al consenso della prima moglie; stabilito l´intervento del giudice per convalidare il divorzio. Le donne possono votare, gestire i loro beni personali, avere accesso all´istruzione, lavorare. Anche se sono indirizzate a fare le insegnanti o le infermiere. Professioni che il Colonnello, che pure ha ammesso donne nell´esercito traendovi la sua guardia di “amazzoni”, definiva “consone”. Scelte che hanno fatto dire retoricamente a Gheddafi che le «donne sono trattare meglio Libia che in Occidente». (altro…)

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