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Posts Tagged ‘ricerca’

Da settimane l’attività del governo è paralizzata dal tentativo di spostare l’Imu e l’aumento dell’Iva un po’ più in là. In attesa di ogni compiuta decisione in merito, i sindaci, che non sanno su quali risorse potranno contare, hanno chiesto e ottenuto di avere più tempo a disposizione per decidere sulle tasse addizionali che possono attivare. I bilanci di previsione (!) 2013 verranno così presentati a fine novembre, un mese prima della chiusura dell’esercizio. L’incertezza regna sovrana anche tra imprese e famiglie: non sanno quali tasse e quale ammontare dovranno pagare. Circolano tanti acronimi, che iniziano immancabilmente con un Ta come tassa (Tari e Tasi tra i più gettonati), l’unica cosa certa è che il nuovo involucro avrà un nome inglese, forse più accattivante. Il decreto varato dal governo martedì scorso è stato riscritto prima di andare in Gazzetta ufficiale, introducendo, tra le altre cose, l’ennesima clausola di salvaguardia: se le fantasiose coperture trovate per abolire la prima rata dell’Imu 2013 non si rivelassero all’altezza, fra quattro mesi scatteranno aumenti automatici di Irap, Ires e accise. (altro…)

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C’È UN terzo dell’università italiana che si avvicina a standard di ricerca internazionali, con alcuni punti di eccellenza.

Soprattutto nelle scienze dure, quelle che si basano maggiormente sull’utilizzo di dati sperimentali. La ricerca di qualità è sparsa un po’ a macchia di leopardo, affiora anche in atenei deboli su altri fronti, al Nord come al Sud. La differenze nell’ambito della stessa disciplina sono macroscopiche: il 20 per cento di istituzioni migliori ha, come nel caso dell’ingegneria industriale, punteggi fino a 46 volte superiori a quelli del 20 per cento di istituzioni peggiori. I livelli medi sono abbassati dalla presenza di uno zoccolo di persone che non fanno ricerca al di sopra di standard minimi, il che significa che ci sono ampi margini di miglioramento nel turnover del corpo accademico. (altro…)

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7 mila posti letto in meno negli ospedali dal 2013 L’elenco degli enti che dovranno rinunciare a 209 milioni.

Letteralmente “spending review” significa revisione della spesa. In questo caso, quella pubblica. Ma leggendo con attenzione il decreto emanato dall’esecutivo di Mario Monti, più che una verifica degli sprechi si trovano una serie di tagli lineari a comparti come quelli della sanità e della ricerca, che tutto sembrano tranne razionalizzazioni.
Il messaggio è chiaro: noi riduciamo i trasferimenti per fare cassa, voi pensate dove potete sforbiciare. E così, dal 2013, gli ospedali offriranno 7 mila posti letto in meno sul territorio nazionale (la media scenderà da 4,2 ogni 1000 abitanti a 3,7). Una stima fatta dal ministro Renato Balduzzi che prevede la riduzione di 7,9 miliardi di finanziamenti al servizio sanitario in tre anni, sommando all’ultimo decreto gli effetti della manovra Tremonti del 2011. Una “scure devastante” secondo il presidente dell’Associazione chirurghi ospedalieri, Luigi Presenti: “Non sarà una razionalizzazione ma un peggioramento in prestazioni e sicurezza”. (altro…)

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Dalle pagelle scolastiche on line al taglio dei finanziamenti agli enti di ricerca, passando per le tasse universitarie. La Spending review “colpisce” anche scuole, università e ricerca, ma non com’era previsto nelle prime bozze del documento. L’azione “sotterranea” dei sindacati e di singoli gruppi ha addolcito l’amara pillola della revisione della spesa che mira a razionalizzare le risorse dello stato ed evitare il default. Alcune delle misure più dure sono state cancellate o modificate nelle ore successive alla conclusione del consiglio dei ministri di ieri mattina ed ora è possibile fare, con il decreto pubblicato in gazzetta, un primo resoconto di tutti i provvedimenti che riguardano scuola università e ricerca scientifica. (altro…)

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Sì, ha ragione Flavia Marzano, che lo scrive nei commenti qui sotto: la questione Tunnel Gelmini, il giorno dopo, merita forse un tentativo di discorso un po’ più serio.

A me per esempio, ha colpito il comunicato stampa (serissimo) con cui Gelmini tenta di recuperare terreno (mission abbastanza impossible) dicendoci tra l’altro che si tratta di una «polemica strumentale e ridicola».

Abituata al teatrino degli onorevoli contrapposti che dichiarano all’Ansa, Gelmini non ha capito che non c’è stata proprio nessuna «polemica».

C’è stato, piuttosto, un piccolo ma liberatorio rito collettivo nei confronti di un ministro dell’istruzione che ha pesanti difficoltà con i congiuntivi, che palesa un vocabolario povero e approssimativo, che si è fatta eleggere con i voti della Lega ma si è fatta promuovere all’esame di stato con il voto di Catanzaro, semplicemente perché era una studentessa un po’ somara. (altro…)

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Non solo con quel comunicato stampa ufficiale ha tentato di accaparrarsi una parte del merito – dopo anni di tagli a ricerca ed istruzione – ma è pure scivolata in un devastante errore, che sta facendo vergognare un intero Paese. Secondo il Ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini i neutrini sparati dal Cern di Ginevra al Gran Sasso via crosta terrestre – in pochi millesimi di secondo, più veloci della luce – avrebbero viaggiato attraverso un “Tunnel” – dice proprio così, “Tunnel” – che collega la Svizzera all’Abruzzo. Settecentotrenta km di scavi, 730!: fosse vero, ci troveremmo davanti alla più “grande opera” della storia dell’umanità, la più grande e la più conveniente. Fonti vicine a questo blog mi dicono che la Ministra è stata indecisa fino all’ultimo sul termine da utilizzare, oltra a “Tunnel”, tra i papabili, c’erano anche “Tangenziale”, “Buco nero”, “Seggiovia” e “Quella roba lì”.

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In un anno dodicimila pubblicazioni in meno: per la prima volta in trent’anni la produzione scientifica arretra, rivela uno studio olandese. Abbiamo ricercatori resistenti e talentuosi, capaci di una produttività da fabbrica tessile cinese. Ma il sistema della ricerca italiana — scientifica e umanistica — è crollato. Ora ci sono i numeri, offerti dal lavoro di una docente di economia e organizzazione aziendale all’Università di Bologna e di un esperto bibliometrico (uno statistico che studia le pubblicazioni scientifiche) olandese. Il “paper” di Cinzia Daraio e Henk Moed reso noto da Research Policy ci dice che per la prima volta in trent’anni la produzione scientifica dell’Italia ha smesso di crescere e dà segnali di arretramento. Esperimenti e scoperte, nuova conoscenza prodotta nelle biblioteche universitarie e nei nostri centri di ricerca. Arretra, tutto questo, come quota percentuale dell’intera produzione mondiale e in termini assoluti come numero di articoli scientifici pubblicati. (altro…)

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Giovedì si inizia a votare il documento di Economia e Finanza 2011: lì dentro c’è lo “spianamento” della scuola italiana. Si arriva a 22 miliardi di “risparmi” nei 5 anni di questo governo. Mentre l’Occidente ha affrontato la crisi senza toccare tre voci: scuola, università, ricerca.

Nel mezzo delle feste di primavera, giovedì alla Camera, si inizia a votare il Documento di economia e Finanza del 2011. Lì dentro c’è lo spianamento della scuola pubblica italiana. Quattro miliardi e 561 milioni di tagli previsti ogni anno dal 2012 al 2014 (tabellone a pagina 37 del documento del Programma nazionale di riforme già approvato in Consiglio dei ministri). Tredici miliardi e 683 milioni succhiati via a un organismo in grave crisi di ossigeno a cui dal 2009 al 2011 ne sono stati portati via già otto miliardi e 13 milioni (con 87 mila cattedre annesse e 42 mila posti di personale amministrativo, tecnico, ausiliario). Tredici miliardi e 683 milioni più otto miliardi e 13: sono ventidue miliardi succhiati alla scuola pubblica italiana in una stagione di governo di centro-destra. Con numeri di questa entità si renderà così fragile e dissestata la nostra scuola pubblica da trasformarla in un istituto sostituibile. Con che cosa? Con la scuola privata italiana. (altro…)

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Alla Bicocca di Milano si discute di ricerca. Sono gli stati generali dell’intellighenzia italiana, ma intervengono i soliti noti: da Gregotti a Eco, da Galli della Loggia a Pupi Avati. Con una disarmante assenza degli under 40. E’ la foto perfetta di un Paese condannato alla stagnazione culturale. L’accademia italiana è sempre più prigioniera di rituali corporativi e i giovani vengono tenuti ai margini o costretti all’esilio. Nei centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia la storia dei talenti nostrani non sembra essere cambiata da quando i vari Antonio Pacinotti e Antonio Meucci erano costretti a girare il mondo per far valere le proprie idee, spesso facendosi rubare i brevetti delle loro scoperte. Le loro biografie ricordano le vite di quei ricercatori che oggi, ignorati in Italia, si fanno onore negli atenei e nei laboratori di mezzo mondo, dal Mit di Boston al Cern di Ginevra. Complice un governo più attento alle televisioni che alla crescita culturale del Paese.

Per reagire al cappio di Trebondi-Giulmini che strangola teatri e atenei, i luminari del Sum (da non confondersi col Suv: Sum sta per Istituto di scienze umane) hanno radunato alla Bicocca di Milano gli stati generali dell’intellighenzia nazionale in una maratona di due giorni dallo stuzzicante titolo “Idee italiane. Un osservatorio sulla cultura del Paese”, che si conclude oggi. Tra i partecipanti Gae Aulenti, Pupi Avati, Giulia Maria Crespi, Umberto Eco, Ernesto Galli della Loggia, Vittorio Gregotti, Stefano Rodotà. Tutte persone degnissime, cervelli che il mondo ci invidia. Unico neo, l’età media: settant’anni e passa. Nell’Auditorium Pirelli, costruito da Gregotti per quell’intrepido capitano di industria che risponde al nome di Marco Tronchetti Provera, ieri si aspettava con ansia l’intervento di una delle più fresche promesse della scena culturale: Vittorio Sgarbi.

Sempre gli stessi nomi e volti

E poi Tremonti dice che Carmina non dant panem. Altro che, lo danno eccome, ma sempre agli stessi. Una cultura con molte rughe, strozzata da una politica con la blefaroplastica e il parrucchino: questo è il paradosso dell’Italia, il cortocircuito perverso che condanna il Paese alla stagnazione. Sai a cosa servono le chiamate alle armi di Fumaroli contro la “cultura di massa” (peraltro sdoganata a suo tempo da un guru della sinistra come Eco), gli strilli contro i tagli del governo, le tirate sulle “questioni ineludibili”, la società liquida, le connessioni comparative, la ricostruzione dei contesti, gli appelli al superamento della mai abbastanza esecrata “autoreferenzialità”. In questa terra non più di santi e poeti, ma di sarti, palazzinari e cognati, l’accademia è prigioniera di vecchi rituali corporativi e chi ha talento, soprattutto in campo scientifico, viene tenuto ai margini o costretto all’esilio. Alla Bicocca ci sarebbe piaciuto ascoltare qualcuno di quei tanti italiani under 40 che si fanno onore al Cern di Ginevra, al Mit o al Caltech: forse qualche ideuzza ce l’avevano. Ma quelli, alla corte di Tronchetti, come ad Arcore o a Palazzo Grazioli, è raro incontrarli.
È una storia che parte da lontano. (altro…)

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Dal momento che esiste una sostanza capace di prevenire l’influenza molto più efficacemente dei vaccini, tutti noi saremmo portati a pensare che gli scienziati avrebbero fatto di tutto per pubblicizzarla, giusto? In fin dei conti il nocciolo della questione non dovrebbe essere quello di proteggere bambini e adulti dalla influenza?
Uno studio clinico condotto dal dottor Mitsuyoshi Urashima presso la Divisione di Epidemiologia Molecolare nel Dipartimento di Pediatria presso la Università di Medicina di Minato-ku a Tokyo, ha rilevato che la vitamina D sia estremamente efficace nel prevenire la comune influenza nei bambini. Lo studio è stato pubblicato nel marzo 2010 dal Journal of Clinical Nutrition.

Si è trattato di un esperimento randomizzato su due gruppi il quale ha coinvolto 334 bambini, a metà dei quali sono stati somministrati 1.200 IU al giorno di vitamina D3, e alla altra metà un semplice placebo. Tale rigoroso studio è stato svolto seguendo scrupolosamente tutti gli standard scientifici più rigidi.
I risultati hanno detto che mentre 31 dei 167 bambini facenti parte del gruppo “placebo” hanno contratto la influenza durante i quattro mesi nei quali è proseguito lo studio, solo 18 dei 168 bambini del gruppo “vitamina D” la ha contratta. Questo significa che la vitamina D è stata responsabile di una riduzione assoluta di quasi l’8 per cento.
I vaccini antinfluenzali – secondo i più recenti dati scientifici – ottengono un 1 per cento di riduzione dei sintomi della influenza
(http://www.naturalnews.com/029641_vaccines_junk_science.html).
Ciò significa che la vitamina D sembra essere 800 volte più efficace rispetto ai vaccini per prevenire le infezioni influenzali nei bambini.
Per sostenere ulteriormente questi dati, sarebbe stato necessario effettuare un ulteriore studio clinico attraverso il quale porre a confronto diretto i supplementi di vitamina D con i vaccini antinfluenzali, attraverso una sperimentazione su un totale di quattro gruppi di individui:
Gruppo # 1 dovrebbe ricevere un placebo di vitamina D
Gruppo # 2 dovrebbe ricevere vitamina D (2.000 IU al giorno)
Gruppo # 3 dovrebbe ricevere una iniezione di vaccino antinfluenzale
Gruppo # 4 dovrebbe ricevere una iniezione placebo
Purtroppo un simile esperimento non potrà mai essere ufficialmente realizzato perché gli spacciatori di vaccini  sanno bene che proverebbe in maniera definitiva la inutilità dei loro vaccini. (altro…)

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