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Posts Tagged ‘ricercatori’

Nuovi schiavi

“HO 35 ANNI, SONO UN MEDICO CON DOTTORATO E MASTER. COME PATOLOGO PRENDO TRA I 700 E I 1200 EURO: ALMENO DIECI ORE AL GIORNO, PIÙ SERA, E A VOLTE NOTTE E WEEKEND”.

È giovane e curata, ti serve il caffé con un sorriso. E tu sorridi di rimando, come se la cabina di un aereo consentisse, almeno per un po’, di lasciare a terra gli incubi di poveri e sfruttati che popolano le nostre città. Ma Sonia, hostess di 28 anni, non lavora per la nota compagnia di volo low cost di cui indossa la divisa, ma per un’agenzia interinale che fornisce “materiale umano” alle compagnie aeree. Come racconta il sindacato FamilyWay, Sonia ha speso 3.000 euro per il corso di formazione, 325 euro per la divisa. Oggi non ha un contratto ed è pagata a ore: 15,33 euro per ora di volo, per uno stipendio di 1100 euro. Se è malata non guadagna e in più paga le tasse – dal maggio del 2012 – in due paesi.  (altro…)

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Note sui problemi di attuazione della legge Gelmini. In Parlamento si torna a discutere della legge Gelmini. Giovedi scorso la Commissione Cultura ha esaminato il primo dei numerosi decreti attuativi, quello relativo alle procedure di abilitazione dei professori universitari. Un decreto chiama l’altro, ma i concorsi restano bloccati. Arriva già con grande ritardo, più del doppio del tempo previsto. Ma non fatevi illusioni che si possano sbloccare i concorsi; il decreto definisce solo alcuni aspetti propedeutici e formali della procedura, e non sarà in grado, per molto tempo ancora, di risultare immediatamente attuativo. Ci sarà bisogno di altri decreti che definiscano la sostanza del processo, in particolare gli aspetti più complessi e delicati: i criteri di valutazione e i settori concorsuali. Tali procedure andrebbero attivate entro 90 giorni, secondo quando è scritto solennemente nel testo; ma è poco credibile in quanro anch’esso è arrivato in Parlamento avendo già superato di gran lunga la medesima scadenza. Un decreto chiama l’altro, ma non sono ciliegie. (altro…)

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Dopo i tagli università e ricerca, giovani, insegnanti, ricercatori, genitori, organizzazioni sindacali, associazioni laiche e cattoliche si sono date appuntamento per confrontarsi ed elaborare proposte. “Il disinvestimento nei sistemi di formazione pubblica ha acuito le disuguaglianze e mette a rischio valori fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione”. “Ridare futuro, speranza e fiducia al Paese è la priorità. La conoscenza è lo strumento per farlo”. Con questo slogan si sono aperti questa mattina a Roma, nel centro congressi di via dei Frentani, gli Stati Generali della Conoscenza, un appuntamento preparato per mesi da un cartello di associazioni, sindacati e movimenti, che va dalla Cgil all’Adi (associazione dottorandi italiani), dall’Arci a Libera, dalle Rete 29 Aprile dei ricercatori alla studentesca Rete della conoscenza. (altro…)

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Presidio davanti alla Camera. I ragazzi tentano di entrare a Palazzo Madama. Lanci di uova, manifestazioni da Torino a Palermo. Il segretario Pd a Roma alla facoltà di Architettura.

Tensioni, lanci di uova, proteste, occupazioni, e persino un tentativo di assalto a Palazzo Madama. Gli studenti universitari protestano in molte città italiane contro il ddl Gelmini che riforma gli atenei. Un gruppo di studenti ha superato le consuete barriere di sicurezza ed è arrivato a premere alla porta di Palazzo Madama intorno alle 12,30: i commessi e gli agenti di sicurezza hanno tentato di tenerli fuori ed è iniziato un fitto lancio di uova. Il leader del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, è andato a parlare con i ricercatori e gli studenti che da ieri sono sul tetto della facoltà di Architettura in piazza Borghese a Roma. Davanti alla Camera dei Deputati a Roma c’è un presidio di studenti universitari, insieme a ricercatori e docenti. «Una delegazione dell’Italia dei Valori guidata da Antonio Di Pietro e dal senatore Pancho Pardi andrà sul tetto di Architettura alle 13,30, alla fine dei lavori dell’Aula della Camera, ad incontrare i ricercatori in lotta sul tetto dell’edificio.

I manifestanti che hanno tentato di dare l’assalto al Palazzo del Senato sono stati respinti all’ingresso principale dell’edificio, e si sono spostati in corso Rinascimento. Un cordone di polizia e carabinieri ha tenuto a distanza da Palazzo Madama circa 500 studenti, una decina dei quali porta dei caschi e delle sciarpe sul volto. Una parte del corteo ha iniziato a defluire, apparentemente in direzione del Lungotever«Siamo in piazza per chiedere alle forze politiche della Camera di fermare questo scempio del sistema universitario pubblico italiano», dice in una nota l’Unione degli universitari (Udu), «se questo ddl supererà l’esame della Camera bloccheremo il Paese partendo dalle Università».

«Il ddl Gelmini è un disastro omeopatico, smantella l’università pezzo a pezzo» ha detto il segretario del Pd Pier Luigi Bersani,sul tetto della facoltà di Architettura a largo Borghese a Roma. «Perfino in Grecia stanno facendo riforme sociali e per la conoscenza. Prima o poi ci arriveremo anche noi: se ci date una mano riprenderemo la riforma perchè noi siamo un partito reale e facciamo le riforme di cui la gente ha bisogno». (altro…)

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I ricercatori italiani di nuovo in piazza. L’appuntamento è per mercoledì prossimo, 17 novembre,alle ore 10.30 in Piazzale Aldo Moro, davanti alla sede del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Una scelta non casuale. Perché le ragioni della protesta riguardano proprio l’autonomia degli Enti pubblici di ricerca, di cui il Cnr è insieme il più antico e il più grande. Un’autonomia sancita dalla Costituzione, ma pesantemente erosa dalle nuove norme del governo Berlusconi.

In breve, le cose stanno così (per approfondimenti e firmare l’appello si rimanda al sito www.osservatoriosullaricerca.it). A guidare gli Enti pubblici di Ricerca sono i presidenti o i direttori scientifici. La cui nomina è, in genere, in carico al Ministro. Che tuttavia vengono scelti sulla base di un solido curriculum scientifico. Il presidente del Cnr, per esempio, è Luciano Maiani: un fisico teorico di assoluto valore mondiale, che tra l’altro ha diretto il CERN di Ginevra e lo stesso Istituto nazionale di fisica teorica. Il presidente dell’INAF (L’Istituto nazionale di astrofisica) è Tommaso Maccacaro: scienziato tra i più citati nella letteratura internazionale del suo settore. E così via.

Ebbene il governo Berlusconi ha varato nuove norme che sottrae la gestione degli Enti pubblici di ricerca ai presidenti o ai direttori scientifici, per affidarla a direttori amministrativi, nominati senza vincolo dal Ministro. I direttori amministrativi avranno l’ultima parola persino nella formulazione degli indirizzi scientifici degli Enti. Il pericolo è doppio. Che i direttori amministrativi gestiscano la ricerca con un approccio burocratico e, insieme, politico.

L’autonomia della ricerca è preziosa. Riconosciuta in ogni stato democratico. Quando, nel 1945, il matematico ed esperto di politica della ricerca Vannevar Bush suggerì al Presidente degli Stati Uniti di fare della ricerca pubblica e di base la leva per lo sviluppo sociale ed economico del paese, individuò due colonne d’Ercole invalicabili: quella del merito e quella dell’autonomia. E quando Truman pretese di nominare almeno il direttore delle agenzie federali che avrebbero dovuto realizzare la politica della ricerca degli Stati Uniti, Bush non esitò a cercare alleanze al Congresso affinché varasse una legge contro la pretesa del Presidente. (altro…)

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Solo in due atenei cerimonie per il nuovo anno. A Milano sciopero «limitato»: un giorno al mese.

In ritardo, a singhiozzo e con grandi buchi, sotto forma di corsi cancellati o spostati al secondo semestre. Ma dopo il rinvio della riforma Gelmini, l’anno accademico sta partendo in tutte le università italiane. Perché un avvio così faticoso? Mancano i soldi in cassa, molti professori vanno in pensione senza essere rimpiazzati con il record di Giurisprudenza a Roma, 27 uscite e zero assunzioni. Ma il problema più urgente è ancora la protesta dei ricercatori che, proprio per dire no alla riforma Gelmini, hanno deciso in massa di non fare lezione, rispettando alla lettera la legge che riserva la cattedra ai professori. In realtà qualche piccola crepa in un fronte finora super compatto si comincia a vedere. E riguarda due facoltà della Statale di Milano, Medicina e Agraria. Qui, per limitare il disagio degli studenti alle prese con un calendario pieno di buchi, i ricercatori hanno proposto di riprendere a fare lezione e limitare lo stop ad una sola, simbolica, giornata al mese. La decisione finale sarà presa lunedì dai consigli di facoltà. Ma, se arrivasse il sì, sarebbe un piccolo segnale in controtendenza.

Nel resto d’Italia i loro colleghi tengono ancora duro, e per far partire l’anno rettori e presidi hanno fatto i salti mortali. Alla Statale di Torino tutti i corsi tenuti dai ricercatori in «sciopero» sono stati rinviati al secondo semestre. In altri casi – come a Roma e Napoli – gli studenti che seguono la stessa materia in facoltà diverse sono stati uniti in un’unica classe. A Napoli – facoltà di architettura – hanno tagliato il numero di ore dei singoli corsi per usare gli stessi professori su più materie. Ma a volte non resta che alzare le mani e cancellare un corso. Astrofisica «tace» (cioè è stata soppressa) come si legge sulla bacheca della Sapienza. Alla Federico II di Napoli, facoltà di Scienze, è saltato un terzo dei complementari. Detto in soldoni le università italiane sono più povere. Ma i ricercatori non mollano e il perché lo spiega Alessandro Pezzella, riferimento a Napoli della Rete 29 aprile, la più battagliera tra le associazioni di ricercatori: «Dalla protesta contro la riforma stiamo passando alla protesta contro il disastro delle nostre università senza soldi». (altro…)

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