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Posts Tagged ‘riforma del lavoro’

Coerenzi

COERENZI. Ospite di Michele Santoro nell’aprile del 2012, incalzato sulla necessità di riformare lo Statuto dei lavoratori, l’allora sindaco di Firenze escludeva categoricamente di voler incalzare il governo da questo punto di vista. Anzi. “Non c’è un imprenditore che mi abbia detto che l’articolo 18 per lui è un problema”, spiegava il rottamatore a sostegno della tesi che la forma attuale dello Statuto dei lavoratori non ostacolasse la creazione dei posti di lavoro. “È un problema solo del dibattito mediatico”, chiosava Renzi.

Da huffingtonpost.it

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Il Ddl punto per punto.

Per entrare in una azienda, una ideale composta da 30 dipendenti, le forme contrattuali rimangono sostanzialmente le stesse di oggi. I contratti a tempo, i Co.co.pro, l’apprendistato, le partite Iva, l’associazione in partecipazione, il lavoro interinale o la somministrazione restano intatte salvo restringimenti e modifiche.

Assunzioni. Per il contratto a tempo indeterminato, il contratto di riferimento è mitigato. Nella nostra azienda ideale si assumeranno, ad esempio, apprendisti non più in proporzione di 1 a 1 per ogni maestranza qualificata ma in ragione di 3 a 2. La nostra impresa se vorrà assumere nuovi apprendisti dovrà averne assunto almeno il 50 per cento nei 36 mesi precedenti e il contratto dovrà durare minimo 6 mesi. La nostra azienda, per quanto vincolata a trasformare in contratto a tempo intedeterminato un rapporto di lavoro dopo 36 mesi, può però stipulare un contratto a tempo determinato senza il “causalone”, cioè senza specificare i requisiti, quando è il primo contratto e dura fino a un anno. In compenso, per ogni contratto a tempo determinato verserà l’1,4 per cento in più, rispetto all’1,31 per cento di base, per finanziare l’indennità di disoccupazione, la nuova Aspi. (altro…)

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La legge Fornero, chiamata anche riforma del lavoro, è una legge che nessuno vuole (almeno a parole) tra partiti, sindacati e industriali, ma che comunque verrà votata con l’ennesima fiducia.

E’ una legge che probabilmente non risolve i problemi del mondo del lavoro (troppi precari, pochi ammortizzatori) né tantomeno creerà nuovi posti di lavoro.
Ma servirà come medaglietta da appendere al petto del premier in previsione dell’incontro in europa del 28 giugno.
Il ministro dice, votatela, tanto poi la modificheremo: non si fa una legge per poi modificarla. Questa riforma, come la legge 30 (chiamata riforma biagi) presumibilmente non vedrà miglioramenti.E allora?
In Germania, i compiti li hanno fatti anni fa, con un piano chiamato “Agenda 2010”, non piano Salva Italia. Ma quella è un’altra nazione.

Gli italiani non capiranno, e forse nemmeno i mercati, quelli per cui stiamo facendo tutti questi sacrifici.

Da unoenessuno.blogspot.it

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La riforma del lavoro è una boiata, ha dichiarato il nuovo presidente di Confindustria, premurandosi di precisare che in questo periodo sta cercando di moderare i toni. Gliene siamo grati. In effetti Squinzi non ha prodotto rumori con la bocca né mostrato il dito medio alla platea. Si è limitato all’analisi cruda, essenziale: una boiata. Può darsi abbia ragione, intendiamoci. Molti la pensano come lui. Però, specie se occupano ruoli di responsabilità e non stanno bevendo l’aperitivo al bar, si sforzano di articolare il dissenso in forme più complesse. Che sciocchini. Boiata ha tanti pregi: è una parola sciatta, quindi spacciabile per popolare, ed essendo composta da sole sei lettere entra a meraviglia nei titoli dei giornali. (altro…)

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Le facoltà fondamentali del giudice del lavoro, di contemperamento dei poteri della parte più debole (il lavoratore) e di quella più forte (il datore di lavoro), fatte salve le ragioni di entrambi, vengono drasticamente limitate dal disegno di legge di riforma del lavoro, a partire da quelle che gli assegnava l´articolo 18. In tal modo i licenziamenti individuali e collettivi saranno resi ancora più facili. Sono questi gli esiti più negativi del ddl che il Parlamento dovrebbe cercare di attutire sempre che non prevalga nella maggioranza la volontà di peggiorarli. (altro…)

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Sciopero generale ieri a Madrid: i sindacati si ribellano alla riforma del lavoro e manifestano tutto il loro dissenso. Il governo tuttavia, forte anche del plauso della Commissione Europea e degli osservatori internazionali, dichiara di non avere intenzione di fare alcun passo indietro. La Spagna come l’Italia? Solo in apparenza.
La riforma spagnola per certi versi è più radicale di quella italiana eppure, grazie alla forte maggioranza parlamentare uscita dalle urne, Rajoy si è potuto permettere un percorso meno mediato e con meno intoppi. La situazione italiana è molto diversa. Nonostante Monti dichiari che i cittadini appoggiano la sua riforma, il suo consenso ha una natura molto diversa da quello di Rajoy. Senza togliere niente all’efficacia dell’azione del governo Monti, buona parte del suo consenso vive di luce riflessa e inversa: è la grande debolezza dei partiti a dargli molta forza. Ma per quanto deboli siano, sono pur sempre i partiti che fanno o disfano le maggioranze parlamentari che devono approvare le sue riforme. E da qui le mediazioni, i tavoli, le soluzioni intermedie, gli aggiustamenti. (altro…)

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Il governo studia una exit strategy sull’articolo 18. “Voglio unire, non dividere”, dice Monti. Severino dirà no alla proposta di abolire la concussione. Sul dg di Viale Mazzini scelte in “totale autonomia”.

“IO VOGLIO unire, non dividere. Voglio trovare soluzioni che facciano avanzare il Paese, non creare problemi che spacchino partiti o parti sociali…”. Mario Monti è appena rientrato dalla cena ufficiale con le autorità giapponesi, e al telefono con la squadra dei suoi collaboratori di Palazzo Chigi tiene il briefing di fine giornata.
Una giornata che ruota intorno a due “fusi” diversi. A Tokyo mancano pochi minuti alla mezzanotte. A Roma sono quasi le cinque del pomeriggio. In Giappone il presidente del Consiglio incassa l’ennesimo successo in termini di credibilità e prestigio internazionale. In Italia registra invece un ulteriore inasprimento dei rapporti politici con la sua non-maggioranza, e in particolare con il Pd.  (altro…)

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“L´ira di Bersani: imporremo modifiche. Filo-premier soddisfatti, il Pd si spacca. “Se il governo accetta veti sulla Rai, ne dovrà accettare anche su questa materia”. L´insofferenza del segretario verso i dirigenti che tifano per lo strappo con la Cgil. Furibondo e deluso. «Il governo ha condotto male il confronto. E non capisco tutta questa fretta. Per un viaggio in Cina?». Chiuso nella sua stanza a Largo del Nazareno, Pier Luigi Bersani segue in tv la conferenza stampa di Mario Monti e Elsa Fornero. Sembra quasi parlare direttamente con il premier e il ministro del Lavoro. (altro…)

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«Niente birra e panini al numero 10 di Downing Street», era il motto di Margareth Thatcher ai tempi della storica vertenza con i minatori inglesi. Nella Gran Bretagna di Iron Lady con i sindacati non si trattava. Trent´anni dopo, nell´Italia di Mario Monti le porte di Palazzo Chigi sono aperte: con le parti sociali si tratta, e si è trattato a lungo in questi giorni e in queste settimane. Ma il risultato pratico è lo stesso. Se i «corpi intermedi» della società condividono le scelte, tanto meglio. In caso contrario, il governo va avanti comunque. Lo strappo si è dunque compiuto. Il presidente del Consiglio ha deciso di scrivere la sua riforma del mercato del lavoro sacrificando la Cgil. Un sacrificio pesante, e gravido di conseguenze. (altro…)

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Mancano due miliardi per il mercato del lavoro. La Fornero in difficoltà.

L’appuntamento è saltato. E i soldi non ci sono. La riforma del mercato del lavoro, compreso l’articolo 18, è arrivata a un punto morto. E l’ipotesi di ripresa del negoziato pare davvero complicata, difficile che diventi realtà. Roberto Mania su Repubblica ci spiega tutto con dovizia di particolari:

Il governo sta cercando due miliardi per gli ammortizzatori giungere l’intesa entro la fine di questo mese. Non è affatto semplice sciogliere il nodo dei nuovi ammortizzatori sociali. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha già fatto due dietrofront ha accettato di mantenere le attuali protezioni fino al 2017 visto che gli effetti di questa nuova recessione sull’occupazione sono destinati ad essere pesantissimi se solo si considera che nell’ultimo anno il tasso di disoccupazione è salito di un punto percentuale dall’8,2 al 9,2 per cento; ha poi riconosciuto che un sistema universale di ammortizzatori sociali richiede, oltre ai contributi di imprese e lavoratori, una maggiore partecipazione di risorse pubbliche. Insomma non può essere a costo zero. (altro…)

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Bisogna saperlo. La trattativa sulla riforma del lavoro che si apre oggi a Roma parte al buio. In passato iniziative di questo tipo erano accompagnate dal lavoro certosino degli sherpa ministeriali e alcuni di loro sono stati delle figure-chiave non solo per l’esito dei negoziati che avevano curato ma più in generale per l’evoluzione delle relazioni industriali italiane. Si parte al buio, dunque, ma in compenso il governo si è dato un calendario plausibile visto che pensa di arrivare a produrre un’intesa grosso modo entro la fine di marzo. Due mesi. Con molta probabilità userà un disegno di legge con delega «aperta» per evitare la doppia insidia del decreto (giudicato eccessivamente decisionista) e del disegno di legge tout court (troppo dilatorio). Un ulteriore e relativamente inedito motivo di conforto viene dal clima cooperativo che si respira tra le tre grandi confederazioni sindacali e tra loro e la Confindustria. (altro…)

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Dopo l’intervento sui conti, si parte con la riforma del mercato del lavoro sul modello Ichino. 

Per favorire la crescita, la Fornero metterà mano ai
licenziamenti. Il Pd già si spacca, come sulle pensioni.

Ma per il progetto Ichino mancano voti e soldi.

Chiusa la manovra, tocca al mercato del lavoro. Fallite le liberalizzazioni, sperando di evitare il trauma di un altro flop, il governo Monti passa al prossimo punto in agenda. Che sia il lavoro il punto più delicato del mandato dei tecnici lo ha chiarito Pier Luigi Bersani, segretario del Pd: “Sono sicuro che quando si parla di riformare il mercato del lavoro non si parla tanto di articolo 18, ma di chi perde il lavoro in età avanzata. L’articolo 18 non è la questione”. Non sarà la questione, ma di certo è il tabù: se si tocca quello, il tentativo di Bersani di compattare il Pd su posizioni da sempre minoritarie nel partito, quelle “riformiste”, potrebbe sfociare in un disastro. Magari con scissioni e forse la fine dell’esperienza Monti. (altro…)

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