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Posts Tagged ‘riforma del senato’

Ad affermarlo è Lucio Malan, uno dei tre senatori-questori. Quelli che cioè tengono i conti di Palazzo Madama. Che con la riforma passerà da 315 a 100 componenti. Pagati dai consigli regionali di provenienza. Dal bilancio spariranno le uscite per le indennità parlamentari: 42 milioni. E circa i due terzi dei rimborsi per lo svolgimento del mandato: altri 37. “Ma al netto delle imposte versate”, spiega l’esponente di Forza Italia, “tutto si riduce a meno di 50 milioni”. L’8,8% in meno rispetto ai costi attuali.

“Via i senatori, un miliardo di tagli alla politica, a dieta le Regioni, legge elettorale anti larghe intese. Se si chiude, Italia #cambiaverso”, twittava il premier Matteo Renzi il 19 gennaio 2014. Ma quanto di questo miliardo di risparmi annunciati arriverà effettivamente dalla riforma di Palazzo Madama forse il presidente del Consiglio non lo aveva ancora ben chiaro.Calcolatrice alla mano, con la pignoleria dell’insegnante prestato alla politica, è adesso un senatore a fare due conti un po’ più precisi. E non un parlamentare qualsiasi, ma un senatore-questore, cioè uno dei tre designati a tenere in mano e gestire conti e bilancio di Palazzo Madama: Lucio Malan, eletto nelle liste di Forza Italia. “Risparmieremo più o meno 48 milioni di euro”, spiega a ilfattoquotidiano.it il senatore azzurro. Una sforbiciata dell’8,8% ai 540 milioni che, stando all’ultimo bilancio di previsione, il Senato spenderà nel 2016 per assicurare il suo funzionamento. Insomma, non proprio una cifra record. “Anzi, la definirei del tutto risibile”, sentenzia impietosamente Malan,bocciando l’intera riforma costituzionale che porta la firma della ministra Maria Elena Boschi anche sul fronte dei risparmi che dovrebbe produrre.

CONTI APERTI – Macome si arriva ai 48 milioni stimati dal parlamentare di Forza Italia? “Per effetto della riforma costituzionale, semmai dovesse entrare in vigore, i futuri 100 senatori saranno di fattoconsiglieri regionalipagati dai rispettivi enti di provenienza – spiega –. Palazzo Madama non dovrà quindi più versare le attuali indennità parlamentari che oggi pesano sul bilancio del Senato per 42 milioni 135 mila euro”. Ma attenzione: parliamo di una cifra lorda. “Sottraendo i circa 14 milioni che rientrano nelle casse dello Stato sotto forma di Irpef – continua Malan – il risparmio netto ammonterà a circa 28 milioni di euro”. Poi ci sono altri 37 milioni 266 mila euroche Palazzo Madama attualmente sborsa per le spese sostenute dai senatori per lo svolgimento del mandato. Dalla diaria (13 milioni 600mila euro) ad una lunga serie di rimborsi: per le spese generali (6 milioni 400mila), per la dotazione di strumenti informatici (600mila), per l’esercizio del mandato (16 milioni 150mila) e per ragioni di servizio (516mila). “Con la riduzione da 315 a 100 del numero dei senatori, il risparmio si assesterà intorno ai due terzi del totale perché è ovvio che, anche ai nuovi senatori, uno straccio di supporto per lo svolgimento del proprio mandato bisognerà darlo. E che siano le Regioni o Palazzo Madama a corrisponderlo poco cambierà per il contribuente – chiarisce Malan –. In pratica si risparmieranno circa 25 milioni, ma anche in questo caso lordi dal momento che circa 5 rientrano attualmente all’erario attraverso la leva fiscale”.

TAGLI FANTOZZIANI – Insomma, un taglio netto di altri 20 milioni, euro più euro meno. Che sommati ai 28 milionisforbiciati dalle indennità, portano il totale a 48 milioni di euro.“Risparmi risibili frutto di una riforma fantozziana – accusa Malan –. Specie se raffrontati ai tanti regali distribuiti dal governo, a cominciare da quello fatto per esempio ai concessionari autostradali della Venezia-Trieste e dell’autostrada del Brennero che costeranno allo Stato 6 miliardi per i prossimi 30 anni, l’equivalente di 200 anni di risparmi che si totalizzeranno con la riforma Renzi-Boschi, per effetto della quale Palazzo Madama non pagherà più l’indennità ai senatori”. Con un paradosso ulteriore, conclude il parlamentare azzurro. “Anche dopo l’entrata in vigore della nuova Costituzione, per effetto della cosiddetta norma salva-Napolitano, gli unici componenti non eletti, ossia isenatori a vita, manterranno l’attuale status giuridico e il relativotrattamento economico”.

Da ilfattoquotidiano.it

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salviamo la costituzioneQuesta volta Calderoli ha esagerato per difetto. La schiforma costituzionale approvata l’8 agosto dal Senato non è una merdina, come graziosamente l’ha definita nelle sue vesti di relatore, cioè di esperto. È una merdaccia sesquipedale. E non solo per il contenuto (i senatori non più eletti dai cittadini, ma nominati dai consigli regionali, l’immunità, l’innalzamento delle firme per le leggi popolari da 50 a 150 mila e le altre boiate denunciate nell’appello del Fatto). Ma anche per la forma. Che, com’è noto, è anche sostanza: una prosa che pare uscita dalla penna di un malato di mente in avanzato stato di ubriachezza, in un dedalo di rimandi, rimpalli, commi, cavilli, circonlocuzioni, supercazzole burocratesi che deturpano anche l’estetica della Costituzione, nota finora per la cristallina chiarezza e la sintesi tacitiana. Prendiamo solo tre dei 47 articoli “riformati” da questi squilibrati: il 70, il 71 e il 72, che illustrano l’iter di formazione delle leggi. (altro…)

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Le grandi riforme

L’ex ministro Roberto Calderoli.

Vi assicuro che la riforma del Senato non piace nemmeno alla stragrande maggioranza dei senatori del Pd. Ma sono stati costretti a votarla per evidenti motivi”. Roberto Calderoli è uno dei due relatori della riforma costituzionale passata in prima lettura a Palazzo Madama, ma ne è anche uno dei più severi detrattori. Rivendica, però, il merito di averla migliorata. “All’inizio era una merda. Io l’ho fatta diventare una merdina…”, racconta il senatore leghista inventore del Porcellum. Ora, dunque, siamo al “merdinellum”.   Senatore Calderoli, gli stessi   democrat erano contrari?   Per quello che ho potuto verificare, alla maggioranza dei senatori Pd questa riforma non piace per niente. Ma l’hanno votata da una parte perché Renzi ha posto la questione come ‘o mangi questa minestra o salti dalla finestra’, minacciando le elezioni. (altro…)

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GrossoIl giurista Carlo Federico Grosso.

La frase è questa: “Fare non significa fare bene”. Carlo Federico Grosso – avvocato, professore emerito di Diritto penale all’Università di Torino – ha più di una perplessità sul pasticcio agostano delle riforme. E sulla fretta, notoriamente cattiva consigliera, che ha portato il Parlamento ad approvare “alla cieca” il nuovo “Senato regionale”.   Professore, perché ha firmato l’appello del Fatto?   Penso che una riforma costituzionale in direzione monocamerale possa condurre a un’utile semplificazione dell’attività di produzione legislativa. Essa dovrebbe tuttavia inserirsi in una cornice razionale d’interventi coordinati, in grado di assicurare la dialettica tra le forze politiche ed evitare il rischio di uno ‘strapotere’ della maggioranza. Il nuovo sistema è stato approvato in prima lettura dal Senato senza, addirittura, neppure conoscere quale sarà, esattamente, il sistema elettorale per la Camera. (altro…)

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TocciIL DISCORSO IN AULA: “COL CAIMANO AL GOVERNO AVREMMO RIEMPITO LE PIAZZE”.

Questo è l’intervento, ieri  nell’aula di palazzo Madama, del senatore Walter Tocci,   cosiddetto “dissidente” del Pd.   Signor Presidente, speravo di modificare il mio giudizio negativo e invece sono costretto ad aggravarlo, non solo per i contenuti, ma anche per il metodo. Non partecipo al voto, ma rimango al mio posto, per rispetto dell’Aula e del mio partito. Il Governo ha impedito di apportare al testo quei miglioramenti che sarebbero stati ampiamente condivisi. L’Assemblea ha mostrato di non apprezzare. Molti colleghi hanno fatto sentire il dissenso solo con il voto segreto; peccato che non lo abbiano fatto alla luce del sole. D’altro canto, chi ha criticato in modo trasparente e leale è stato ricoperto di insulti. Quando si tratta della Costituzione, è la qualità del dibattito a decidere in gran parte l’esito.   (altro…)

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Costituzione: Rodotà, ritrovare via maestra ora abbandonata

L’intervista. Sandra Bonsanti.

Mentre parlo, sono in New Hampshire e ho tra le mani la Costituzione degli Stati Uniti. Il primo articolo recita: ‘Tutte le competenze legislative saranno conferite al Congresso degli Stati Uniti, composto da un Senato e da una Camera’. Risale al 1787, ma se a qualcuno venisse in mente di cambiare questo articolo, gli americani lo porterebbero in manicomio. O in galera”. Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia ed ex deputata progressista, è stata in prima linea nei comitati che, nel 2006, si opposero alla riforma costituzionale targata centrodestra. È pronta anche stavolta: il voto di ieri sulle riforme segna la data d’inizio della nuova campagna per il referendum costituzionale.   Ci sono analogie tra quanto sta accadendo oggi e la riforma bocciata nel 2006?   Sì, ma questa volta sarà molto più difficile. (altro…)

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Vauro

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“Oggi ci aspettavamo che il presidente del consiglio Matteo Renzi arrivasse nell’aula del Senato, giusto in tempo per appuntarsi sul petto la medaglietta di salvatore della patria. Ma noi del Movimento 5 Stelle oggi non parleremo a un presidente del Consiglio che per settimane è andato in tv a farsi bello presentandosi come l’uomo del dialogo, e poi in quest’Aula si è sempre rifiutato di confrontarsi con noi. Alla faccia del dialogo! Vogliamo parlare, invece, agli italiani, gli unici veri interlocutori a cui dobbiamo rendere conto del lavoro che facciamo in quest’Aula. Gli unici a cui sentiamo di dover spiegare quello che sta accadendo in questi giorni neri per la democrazia e per il Paese.
Questa triste storia comincia con la bufala di un’emergenza che non c’è: Renzi ci ha detto che servono le riforme per far ripartire il Paese, e che tra tutte la più urgente, urgentissima, era la riforma della Costituzione! Ma cari italiani, davvero non potevamo sopravvivere senza questa riforma? Davvero la sera, quando tornate a casa e vi rigirate nel letto senza riuscire a prendere sonno, voi pensate alla Costituzione? Quando arrivano le bollette, ogni mese sempre più alte, e non sapete come pagarle, anche in quel momento voi pensate alla Costituzione? (altro…)

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La porcata

CON 183 VOTI A FAVORE e 4 astenuti, il Senato ha distrutto se stesso e una parte fondamentale della Costituzione Italiana. Per non partecipare allo scempio, sono usciti dall’aula i senatori di M5S, Lega e Sel più 27 dissidenti del centrodestra e 16   . La agosto sar come una pi infauste della storia repubblicana, accompagnata da un doppio epitaffio. Le parole del capogruppo di Forza Italia, Paolo Romani: “La Riforma porta due firme, Renzi e Berlusconi”. E l’esultanza del Pregiudicato: “Tra pochi mesi recupero l’agibilità politica”. Sarà sicuramente così. Attraverso una trama   di palazzo (cucita da accordi indicibili su Quirinale e Giustizia) e senza alcun mandato elettorale, Matteo Renzi ha voluto a ogni costo stringere un patto di ferro con quel Caimano che da un ventennio è il primo responsabile del degrado politico, economico e morale del Paese. (altro…)

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I vasa vasa

L’altra sera, ascoltando su La7 l’intervista di Renzi e i commenti di due esperti, mi ha sopraffatto uno di quei cattivi pensieri che non andrebbero mai confessati: “Povero nano, quante gliene abbiamo dette, eppure dopo tre anni e tre governi diversi dal suo, siamo sempre sull’orlo del precipizio”. Pensiero pornografico e pure infondato: perché B. non è evaporato, anzi è vivo e lotta insieme a loro. E non solo per il Patto del Nazareno. Ma anche perché cambiano (a volte) le facce, ma il linguaggio è sempre lo stesso. Per Monti & C., come per B.&C., il problema erano i quei nababbi dei lavoratori e dei pensionati. Per Letta & C., come per B.&C., il guaio erano le tasse troppo alte, non chi le evade, per cui fu abolita per un anno l’unica imposta che non si può evadere, quella sulla casa, poi ripristinata con altro nome e aliquote più alte. Per Renzi & C., come per B&C., la jattura sono la Costituzione e il Parlamento che impediscono ai governi di fare miracoli. (altro…)

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DEL Senato della nuova era, tutto il dicibile è stato detto e ridetto. Ora non si tratta più d’idee, ma di numeri, di patti misteriosi che “tengono” o “non tengono”, di “aperture” o “chiusure”, cioè di strategie politiche. Interessa, invece, lo sfondo: ciò che crediamo di comprendere della nostra crisi e delle sue forme. Che valore hanno il tanto pervicace impegno per “le riforme” costituzionali e l’altrettanto pervicace impegno contro? Pro e contra, innovatori e conservatori. I pro accusano i contra di non voler assumersi le responsabilità del cambiamento che il momento richiede e di difendere rendite di posizione dissimulandole come difesa della Costituzione. I contra, a loro volta, accusano i pro di coltivare la vacua ideologia del nuovo e del fare a ogni costo, in realtà servendo interessi ai quali ostica è la democrazia. Le ragioni della divisione sono profonde, spiegano l’asprezza del contrasto e giustificano le preoccupazioni. (altro…)

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Renzi-svolta autoritariaNON SI FERMANO LE ADESIONI E LE PROPOSTE PER FERMARE LA RIFORMA DI RENZUSCONI.

Ecco il testo dell’appello del Fatto Quotidiano:   “Le controriforme dell’Italicum e del Senato, concordate dal governo con il pregiudicato Berlusconi e il plurimputato Verdini, consentono a un pugno di capi-partito di continuare a nominarsi i deputati, aboliscono l’elezione dei senatori ed espropriano i cittadini della democrazia diretta: i referendum (non più 500mila, ma 800mila firme) e le leggi di iniziativa popolare (non più 50mila, ma 250mila firme). Chiediamo ai presidenti Napolitano, Grasso, Boldrini e Renzi di sostenere solo riforme che rispettino lo spirito dei Costituenti, per una vera democrazia partecipata”.   Antonio Padellaro, Marco Travaglio, Peter Gomez, la redazione del Fatto Quotidiano, Sandra Bonsanti, Stefano Bonaga, Lorenza Carlassare, Gian Carlo Caselli, Roberta De Monticelli, Gianni Ferrara, Gian Andrea Piccioli, Stefano Rodotà, Salvatore Settis, Barbara Spinelli, Gianni Vattimo, Massimo Villone, Maurizio Viroli e Marco Vitale. (altro…)

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BaraldiErano alcuni giorni che Giorgio Napolitano non interferiva nei lavori parlamentari e non s’impicciava in quel che resta della libera stampa, ma ieri alla cerimonia del Ventaglio ha recuperato su entrambi i fronti in una botta sola. Non contento della maggioranza più bulgara dai tempi della Cortina di Ferro e anzi allarmato dalla sopravvivenza a Palazzo Madama e nell’opinione pubblica di alcuni vagiti di opposizione al pensiero unico renzusconiano, ha pensato bene di dare una legnata a quei quattro gatti che osano sottolineare gli aspetti duceschi e castali della presunta “riforma del Senato”: “Non si agitino spettri di insidie e macchinazioni di autoritarismo”. Ce l’aveva con l’appello del Fatto, che ha superato le 150 mila firme, con i 5Stelle, con Sel e con la sparuta pattuglia di dissidenti nel Pd, nei vari centrini e nel centrodestra. Noi, per parte nostra, possiamo assicurargli che il suo monito irrituale e illegittimo ci fa un baffo: continueremo ad agitare gli spettri di autoritarismo di due controriforme che – secondo i migliori costituzionalisti – concentrano molti poteri e aboliscono molti controlli sulla figura mostruosa di un premier-padrone che fa il bello e il cattivo tempo e impediscono ai cittadini di scegliersi i deputati e addirittura di eleggere i senatori. (altro…)

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Senato non elettivo

LA “MADRE COSTITUENTE” CONTESTATA IN AULA MENTRE NEGA LA SVOLTA AUTORITARIA: “È UN’ALLUCINAZIONE”. IL GOVERNO VUOLE CORRERE MA L’APPROVAZIONE SLITTA ANCORA.

La Boschi è serena… pardon, volevo dire tranquilla”. Ore 16, Palazzo Madama. “Sereno” nell’era Renzi, da quel famoso #Enricostaisereno, vuol dire esattamente il contrario del significato semantico della parola. E il lapsus di un senatore dem descrive bene il clima che si respira: per l’ennesima volta, il voto annunciato sulle riforme costituzionali neanche inizia. Per l’ennesima volta, regna l’incertezza sui tempi e sui modi: 7800 emendamenti, molti dei quali ammissibili, sono troppi per pensare di chiudere rapidamente. E allora? Allora, o si trova una mediazione politica, che per ora non s’intravede, oppure il governo potrebbe scegliere il contingentamento dei tempi, con tanto di accuse di anti-democraticità garantita. Tocca a Maria Elena Boschi, nelle vesti di “Madre costituente”, dare la linea, replicando a nome del governo. (altro…)

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Il grande imbonitore

LA PETIZIONE SUL FATTOQUOTIDIANO.IT 

CONTINUANO AD AUMENTARE LE FIRME PER DIRE NO ALLO SCEMPIO DELLA CARTA PARTORITO DAL PATTO DEL NAZARENO E IN DISCUSSIONE ALLA CAMERA.

Non si ferma la campagna del Fatto Quotidiano per opporsi alla svolta autoritaria che Renzi, Napolitano e Berlusconi stanno imprimendo all’Italia con la riforma costituzionale. Ecco l’appello lanciato nei giorni scorsi: “Le controriforme dell’Italicum e del Senato, concordate dal governo con il pregiudicato Berlusconi e il plurimputato Verdini, consentono a un pugno di capi-partito di continuare a nominarsi i deputati, aboliscono l’elezione dei senatori ed espropriano i cittadini della democrazia diretta: i referendum (non più 500mila, ma 800mila firme) e le leggi di iniziativa popolare (non più 50mila, ma 250mila firme). Chiediamo ai presidenti Napolitano, Grasso, Boldrini e Renzi di sostenere solo riforme che rispettino lo spirito dei Costituenti, per una vera democrazia partecipata”.
Antonio Padellaro, Marco Travaglio, Peter Gomez, la redazione del Fatto Quotidiano, Sandra Bonsanti, Lorenza Carlassare, Roberta De Monticelli, Gianni Ferrara, Gian Andrea Piccioli, Stefano Rodotà, Salvatore Settis, Barbara Spinelli, Maurizio Viroli e Marco Vitale. (altro…)

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Rodotà

Matteo Renzi ha detto di aver tolto tutte le forme di segreto, ma perché allora non inizia con il togliere anche il segreto sul patto del Nazareno che è incompatibile con la politica?”. Così il costituzionalista, Stefano Rodotà, durante il suo intervento alla giornata organizzata a Modena dall’associazione politica ‘Libertà e Giustizia’ in occasione del 2 giugno. (altro…)

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RodotàStefano Rodotà Il professore e la Costituzione.

L’anno scorso incombeva la minaccia di scardinare l’articolo architrave, il 138 della Costituzione. Oggi il pericolo arriva dal combinato disposto di Italicum più riforma del Senato: Libertà e Giustizia organizza anche quest’anno una manifestazione in difesa della Carta, il 2 giugno a Modena. Tra i “professoroni” che parteciperanno c’è anche Stefano Rodotà: “L’anno scorso, dopo la festa della Repubblica, prese avvio un lavoro sfociato nella manifestazione del 12 ottobre, La via maestra. In quei mesi si era diffuso un orientamento, largamente condiviso, contro la modifica del 138. Quell’ipotesi poi cadde: dunque non è stato un lavoro inutile”.   (altro…)

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BonsantiSandra Bonsanti Presidente di Libertà e Giustizia.

Settant’anni (per quasi tutta l’Italia) di libertà dal regime fascista. E ora? “Il Paese di oggi sembra aver tradito il grande sogno democratico dei padri fondatori: un paese devastato da corruzione e disuguaglianze insopportabili, mentre prolifera un meccanismo oligarchico che crea consenso e chiede fedeltà”: recita così l’invito di Libertà e giustizia alla manifestazione indetta per lunedì 2 giugno a Modena (piazza XX settembre, dalle 14 alle 17:30). Ci saranno, tra gli altri, Sandra Bonsanti, Stefano Rodotà, Lorenza Carlassare, Carlo Smuraglia, Marco Travaglio, Elisabetta Rubini, Gian Carlo Caselli, Alberto Vannucci, Maurizio Landini e Gustavo Zagrebelsky. (altro…)

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Oggi La Stampa di Mario Calabresi, che somiglia sempre di più a un’edizione torinese della vecchia Pravda, ci informa tra il lusco e il brusco che va beh, Renzi «i miracoli non li può fare», nonostante «la velocità, il ritmo e il carisma», perché «è pur sempre a capo di un governo di compromesso»; però «detta l’agenda» e la sua «”rivoluzione gigantesca” si giocherà sulla riforma del Senato», «la sua partita della vita», un punto su cui «il presidente del Consiglio ha davvero innovato» battendosi contro «le resistenze corporative», che la Stampa identifica nella proposta di Vannino Chiti, definita «una battaglia di retroguardia» e sposata dal Movimento 5 Stelle perché «messo in difficoltà ogni giorno da Renzi».

Ora, ciascuno valuti come crede la narrazione complessiva di cui sopra, ma su un punto vorrei che ci soffermassimo tutti: la retroguardia.

Cioè, l’editorialista della Stampa ha letto davvero la proposta di legge costituzionale di Vannino Chiti e le aggiunte in merito del M5S? E ha letto, per contro, il disegno di legge del governo? In base a quali criteri storici, politici e/o filosofici la prima sarebbe «di retroguardia» rispetto alla seconda? No, ma parliamone, veramente, con i due testi in mano, punto per punto.  (altro…)

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SenatoI CINQUE STELLE FIUTANO LE DIFFICOLTÀ DEL PRIMO MINISTRO E RILANCIANO CON SANTANGELO: “QUELLO DI CHITI È IL NOSTRO TESTO, TRANNE LA PARTE SULLE INDENNITÀ”.

 Il premier che va veloce prometteva una marcia “da rullo compressore”. E ieri ha promesso ancora: “Entro il 25 maggio si chiude”. Ma la madre di tutte le riforme si è impantanata. Perché si è impantanato il Partito Democratico, nella partita dei testi incrociati. Mentre Cinque Stelle e voci sparse di Forza Italia provano il contropiede, offrendo voti al ddl costituzionale della minoranza dem (trasversale). La revisione del Senato, su cui Renzi ha messo in gioco “la faccia” e soprattutto la poltrona, rimane una scommessa. Anche se ieri sera il premier ha incassato il via libera del Quirinale. Napolitano ha firmato il ddl del governo “senza apportare alcuna correzione” come ha precisato la nota del Colle. E Renzi ha rilanciato: “Entro il 25 maggio Palazzo Madama batterà il primo colpo sulla riforma del Senato e del Titolo V, al di là di qualche senatore Pd che cerca visibilità. Non si rimette tutto in discussione come se dopo 20 anni sia ammissibile tornare da capo su tutto: i punti inderogabili restano la fine del bicameralismo perfetto e delle indennità”. Dietro i moniti, la realtà. (altro…)

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