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Posts Tagged ‘riforma gelmini’

Sono l’unica speranza dell’università italiana. Ma la riforma Gelmini li sta espellendo in massa. Chi fugge all’estero, chi lascia la ricerca per un lavoro in azienda… Effetto dei tagli e della burocrazia: le assunzioni sono bloccate. Per bloccare l’approvazione della legge Gelmini sono saliti sui tetti, hanno smesso di insegnare, si sono aggrappati ai monumenti simbolo del paese, hanno assediato il parlamento. La storia, nelle aule di Camerab e Senato, si sa come è andata a finire. Ma nelle università, a distanza di otto mesi dall’approvazione della riforma che non avrebbero voluto, che cosa sta succedendo? «Sentinella a che punto è la notte?»: lo abbiamo chiesto prima di tutto a loro, ai ricercatori italiani, precari e non, giovani e meno, che sul destino dell’università in Italia hanno vegliato forse come nessun altro. Che «fine» sta facendo l’università? E che «fine» stanno facendo loro, a cominciare dai precari? (altro…)

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Non solo il blocco per l’organizzazione di didattica e ricerca. La riforma sta producendo disagi e ostacoli enormi per gli studenti che vedono cambiare all’improvviso i loro percorsi di studio. O, soprattutto, si trovano in assenza di certezze. Segnalate casi e disfunzioni.

Allarmi e proteste ormai non si contano: le funzioni della ricerca (tutte), la chiamate di progettisti, associati e docenti sono bloccate. La legge – e si sapeva – ha bisogno di molteplici decreti che il governo dimentica. La Legge Gelmini, varata con l’intento di “mettere ordine” negli atenei, sta producendo situazioni caotiche fin dalla sua entrata in vigore, ormai due mesi fa. Sono gli effetti macroscopici che abbiamo raccontato nella prima puntata di questa inchiesta.
LEGGI LA PRIMA PUNTATA 1 (altro…)

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“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. (altro…)

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Anche il personale non docente subirà un nuovo salasso: avrà 14 mila posti in meno. Sono state 45 mila, pari al 51% del totale, quelle eliminate nelle regioni meridionali .

ROMA – Mentre per le scuole paritarie il premier auspica un Buono-scuola, le statali vengono colpite da un autentico uragano di tagli. In tre anni di governo Berlusconi, insegnanti, alunni, dirigenti scolastici, bidelli, assistenti amministrativi, tecnici di laboratorio, supplenti e genitori hanno dovuto fare i conti con “risparmi” su tutti i capitoli: posti in organico, fondi e addirittura ore di lezione. Del resto, il buongiorno si vede dal mattino: nella prima Finanziaria, quella estiva del 2008, il governo somministrò alla scuola pubblica una vera e propria cura da cavallo: 132 mila posti in meno in un triennio e “sforbiciata” per 8 miliardi di euro netti. (altro…)

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Domani si ricomincia dopo la pausa natalizia. E si riparte così come si era concluso il 2010: con le contestazioni da parte di studenti, insegnenti e personale Ata. Si comincia con i cosiddetti pulizieri.

SI TORNA in classe, tra le proteste. Nella maggior parte delle regioni italiane il rientro in aula è previsto per lunedì 10 gennaio e l’anno scolastico riprende esattamente come si era concluso nel 2010: scioperi e contestazioni da parte di studenti, insegnanti e personale Ata. I primi a scendere in piazza saranno i cosiddetti pulizieri (ex-lsu), il cui posto di lavoro è in pericolo per via del rinnovo del contratto con il ministero: in forza nelle scuole come bidelli, incroceranno le braccia il 10 e l’11 gennaio. Sarà poi la volta degli insegnanti aderenti ai Cobas, che si asterranno dalle lezioni il 28 gennaio.

Dopo il tourbillon di manifestazioni, flsh mob, cortei e occupazioni di novembre e dicembre gli studenti, che protestano contro l’approvazione della riforma Gelmini dell’università, promettono ancora battaglia. “Continueremo la nostra mobilitazione – spiega Giorgio Paterna, coordinatore nazionale dell’Unione degli universitari – per raccogliere, come abbiamo fatto in questi mesi, lo sdegno verso un governo autoreferenziale e autoritario. Continueremo a mobilitarci nelle prossime settimane perché il futuro siamo noi, non loro, e questo Paese vogliamo riprendercelo e ridargli dignità e prospettive.

Nel 2011 si decide il destino di 14 mila ex lsu, impiegati come pulizieri nelle scuole. La maggior parte di questi (l’83%) lavora nelle istituzioni scolastiche delle regioni meridionali dell’Italia centrale e al rientro in classe dopo la pausa natalizia, lunedì e martedì prossimi, alunni e docenti potrebbero trovare aule e bagni non proprio pulitissimi. “In questi giorni, il ministero per il 2011 decide di continuare sulla strada degli appalti di pulizia nelle scuole ma con il nuovo appalto al ribasso, che porterà a un peggioramento del servizio e un disastro occupazionale con cassa integrazione, licenziamenti e riduzioni drastiche degli orari lavorativi e maggiori carichi di lavoro per i 14 mila ex lsu nelle scuole”, dichiara Carmela Bonvino, della federazione nazionale Usb lavoro privato, annunciando i due giorni di sciopero. (altro…)

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Inutile girarci tanto intorno: la nuova legge sull’università è orrenda. Per la precisione: accentratrice, impoverente, demagogica, punitiva e sostanzialmente contro il futuro degli studenti. Ecco perché.

Accentratrice, pauperizzante, superflua,
demagogica, punitiva, antistudentesca. Si può continuare a lungo ad elencare i difetti della legge sull’Università promossa e difesa a spada tratta dal governo Berlusconi. Una riformetta, in realtà, che cambierà poco nella vita universitaria: ma per quel poco contribuirà molto all’affossamento dell’istruzione superiore.
Punto primo: la legge Gelmini toglie autonomia alle università in quanto prevede controlli ministeriali più fitti e pervasivi, annulla la flessibilità nelle decisioni, riduce gli organi accademici a passacarte, riordina corsi e facoltà sulla base non delle esigenze dei singoli atenei ma di un modello statale unico. Infine fa entrare i privati nei consigli di amministrazioni, senza specificare né i criteri di accesso né le finalità. Almeno portassero soldi…

Punto secondo: smantella il sistema pubblico a favore delle università private. Non è uno slogan da corteo, è una tristissima realtà. Dopo l’ondata di riconoscimenti di università di ogni tipo dalla nefasta gestione Moratti, ora ci risiamo con “università” fatte in cortile equiparate alle più prestigiose istituzioni di questo Paese. E, orrore tra gli orrori, anche il mitico Cepu, quello che favoriva gli studenti ritardatari o in altre faccende affaccendati, quello il cui presidente ha dichiarato di mettere la propria struttura al servizio della campagna elettorale di Berlusconi, quello per i cui legami familiari la deputata finiana Catia Polidori ha salvato il governo; anche quello verrà riconosciuto. Il messaggio è chiaro: si può avere un titolo universitario anche frequentando atenei senza docenti e senza alcuna idea di cosa siano cultura e ricerca. (altro…)

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I sopravvissuti ai veglioni, ai cenoni, ma soprattutto alla torrenziale conferenza stampa di B. e al letale messaggio ipnotico di Napolitano avranno forse notato il paradosso di un signore di 85 anni che potrebbe un bel giorno lasciare il posto a un ometto di 75 (che ne avrà 78 quando si libera la sedia) e intanto firma la cosiddetta legge Gelmini che toglie ogni speranza ai giovani, poi li esorta a non perdere la speranza (l’espatrio). Già ci pare di sentire le obiezioni di quirinalisti e corazzieri di complemento, secondo i quali il Presidente sarebbe, in gran segreto, un roccioso baluardo contro le leggi vergogna: infatti l’altro giorno ha, sì, firmato pure la Gelmini, ma segnalando coraggiosamente “alcune criticità”. Purtroppo anche Rodotà, su Repubblica, ha tentato di gabellare la promulgazione della controriforma universitaria come un trionfo del dialogo presidenziale con gli studenti e un altolà al governo: il Colle ha firmato la Gelmini, ma gliele ha cantate chiare. La tesi ricorda quel pugile che, messo al tappeto dal suo avversario e portato in ospedale più morto che vivo, biascicava prima di entrare in coma: “Ne ho prese tante, ma gliene ho dette quattro”. La verità nuda e cruda è che ha stravinto un’altra volta B. e hanno perso un’altra volta gli italiani. Le chiacchiere stanno a zero, la Gelmini è legge, farà danni irreparabili per decenni (anche perché il centrosinistra, ove mai tornasse al governo, si guarderebbe bene dall’abrogarla) e delle “criticità” segnalate dal Quirinale il governo farà l’uso che Bossi fa del tricolore per celebrare degnamente l’Unità d’Italia. Oltretutto questa cosa di firmare le leggi dicendo che non vanno tanto bene è un controsenso e una presa in giro. La Costituzione dice che il presidente, quando gli arriva una legge dal Parlamento, ha due opzioni: se gli piace, firma; se non gli piace, respinge al mittente con messaggio motivato alle Camere. La firma con monito, con criticità, con faccia scura, con naso storto, con ditino alzato, con mano sinistra o su una gamba sola non è prevista. (altro…)

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