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Posts Tagged ‘riforma gelmini’

Sono l’unica speranza dell’università italiana. Ma la riforma Gelmini li sta espellendo in massa. Chi fugge all’estero, chi lascia la ricerca per un lavoro in azienda… Effetto dei tagli e della burocrazia: le assunzioni sono bloccate. Per bloccare l’approvazione della legge Gelmini sono saliti sui tetti, hanno smesso di insegnare, si sono aggrappati ai monumenti simbolo del paese, hanno assediato il parlamento. La storia, nelle aule di Camerab e Senato, si sa come è andata a finire. Ma nelle università, a distanza di otto mesi dall’approvazione della riforma che non avrebbero voluto, che cosa sta succedendo? «Sentinella a che punto è la notte?»: lo abbiamo chiesto prima di tutto a loro, ai ricercatori italiani, precari e non, giovani e meno, che sul destino dell’università in Italia hanno vegliato forse come nessun altro. Che «fine» sta facendo l’università? E che «fine» stanno facendo loro, a cominciare dai precari? (altro…)

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Non solo il blocco per l’organizzazione di didattica e ricerca. La riforma sta producendo disagi e ostacoli enormi per gli studenti che vedono cambiare all’improvviso i loro percorsi di studio. O, soprattutto, si trovano in assenza di certezze. Segnalate casi e disfunzioni.

Allarmi e proteste ormai non si contano: le funzioni della ricerca (tutte), la chiamate di progettisti, associati e docenti sono bloccate. La legge – e si sapeva – ha bisogno di molteplici decreti che il governo dimentica. La Legge Gelmini, varata con l’intento di “mettere ordine” negli atenei, sta producendo situazioni caotiche fin dalla sua entrata in vigore, ormai due mesi fa. Sono gli effetti macroscopici che abbiamo raccontato nella prima puntata di questa inchiesta.
LEGGI LA PRIMA PUNTATA 1 (altro…)

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“Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. (altro…)

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Anche il personale non docente subirà un nuovo salasso: avrà 14 mila posti in meno. Sono state 45 mila, pari al 51% del totale, quelle eliminate nelle regioni meridionali .

ROMA – Mentre per le scuole paritarie il premier auspica un Buono-scuola, le statali vengono colpite da un autentico uragano di tagli. In tre anni di governo Berlusconi, insegnanti, alunni, dirigenti scolastici, bidelli, assistenti amministrativi, tecnici di laboratorio, supplenti e genitori hanno dovuto fare i conti con “risparmi” su tutti i capitoli: posti in organico, fondi e addirittura ore di lezione. Del resto, il buongiorno si vede dal mattino: nella prima Finanziaria, quella estiva del 2008, il governo somministrò alla scuola pubblica una vera e propria cura da cavallo: 132 mila posti in meno in un triennio e “sforbiciata” per 8 miliardi di euro netti. (altro…)

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Domani si ricomincia dopo la pausa natalizia. E si riparte così come si era concluso il 2010: con le contestazioni da parte di studenti, insegnenti e personale Ata. Si comincia con i cosiddetti pulizieri.

SI TORNA in classe, tra le proteste. Nella maggior parte delle regioni italiane il rientro in aula è previsto per lunedì 10 gennaio e l’anno scolastico riprende esattamente come si era concluso nel 2010: scioperi e contestazioni da parte di studenti, insegnanti e personale Ata. I primi a scendere in piazza saranno i cosiddetti pulizieri (ex-lsu), il cui posto di lavoro è in pericolo per via del rinnovo del contratto con il ministero: in forza nelle scuole come bidelli, incroceranno le braccia il 10 e l’11 gennaio. Sarà poi la volta degli insegnanti aderenti ai Cobas, che si asterranno dalle lezioni il 28 gennaio.

Dopo il tourbillon di manifestazioni, flsh mob, cortei e occupazioni di novembre e dicembre gli studenti, che protestano contro l’approvazione della riforma Gelmini dell’università, promettono ancora battaglia. “Continueremo la nostra mobilitazione – spiega Giorgio Paterna, coordinatore nazionale dell’Unione degli universitari – per raccogliere, come abbiamo fatto in questi mesi, lo sdegno verso un governo autoreferenziale e autoritario. Continueremo a mobilitarci nelle prossime settimane perché il futuro siamo noi, non loro, e questo Paese vogliamo riprendercelo e ridargli dignità e prospettive.

Nel 2011 si decide il destino di 14 mila ex lsu, impiegati come pulizieri nelle scuole. La maggior parte di questi (l’83%) lavora nelle istituzioni scolastiche delle regioni meridionali dell’Italia centrale e al rientro in classe dopo la pausa natalizia, lunedì e martedì prossimi, alunni e docenti potrebbero trovare aule e bagni non proprio pulitissimi. “In questi giorni, il ministero per il 2011 decide di continuare sulla strada degli appalti di pulizia nelle scuole ma con il nuovo appalto al ribasso, che porterà a un peggioramento del servizio e un disastro occupazionale con cassa integrazione, licenziamenti e riduzioni drastiche degli orari lavorativi e maggiori carichi di lavoro per i 14 mila ex lsu nelle scuole”, dichiara Carmela Bonvino, della federazione nazionale Usb lavoro privato, annunciando i due giorni di sciopero. (altro…)

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Inutile girarci tanto intorno: la nuova legge sull’università è orrenda. Per la precisione: accentratrice, impoverente, demagogica, punitiva e sostanzialmente contro il futuro degli studenti. Ecco perché.

Accentratrice, pauperizzante, superflua,
demagogica, punitiva, antistudentesca. Si può continuare a lungo ad elencare i difetti della legge sull’Università promossa e difesa a spada tratta dal governo Berlusconi. Una riformetta, in realtà, che cambierà poco nella vita universitaria: ma per quel poco contribuirà molto all’affossamento dell’istruzione superiore.
Punto primo: la legge Gelmini toglie autonomia alle università in quanto prevede controlli ministeriali più fitti e pervasivi, annulla la flessibilità nelle decisioni, riduce gli organi accademici a passacarte, riordina corsi e facoltà sulla base non delle esigenze dei singoli atenei ma di un modello statale unico. Infine fa entrare i privati nei consigli di amministrazioni, senza specificare né i criteri di accesso né le finalità. Almeno portassero soldi…

Punto secondo: smantella il sistema pubblico a favore delle università private. Non è uno slogan da corteo, è una tristissima realtà. Dopo l’ondata di riconoscimenti di università di ogni tipo dalla nefasta gestione Moratti, ora ci risiamo con “università” fatte in cortile equiparate alle più prestigiose istituzioni di questo Paese. E, orrore tra gli orrori, anche il mitico Cepu, quello che favoriva gli studenti ritardatari o in altre faccende affaccendati, quello il cui presidente ha dichiarato di mettere la propria struttura al servizio della campagna elettorale di Berlusconi, quello per i cui legami familiari la deputata finiana Catia Polidori ha salvato il governo; anche quello verrà riconosciuto. Il messaggio è chiaro: si può avere un titolo universitario anche frequentando atenei senza docenti e senza alcuna idea di cosa siano cultura e ricerca. (altro…)

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I sopravvissuti ai veglioni, ai cenoni, ma soprattutto alla torrenziale conferenza stampa di B. e al letale messaggio ipnotico di Napolitano avranno forse notato il paradosso di un signore di 85 anni che potrebbe un bel giorno lasciare il posto a un ometto di 75 (che ne avrà 78 quando si libera la sedia) e intanto firma la cosiddetta legge Gelmini che toglie ogni speranza ai giovani, poi li esorta a non perdere la speranza (l’espatrio). Già ci pare di sentire le obiezioni di quirinalisti e corazzieri di complemento, secondo i quali il Presidente sarebbe, in gran segreto, un roccioso baluardo contro le leggi vergogna: infatti l’altro giorno ha, sì, firmato pure la Gelmini, ma segnalando coraggiosamente “alcune criticità”. Purtroppo anche Rodotà, su Repubblica, ha tentato di gabellare la promulgazione della controriforma universitaria come un trionfo del dialogo presidenziale con gli studenti e un altolà al governo: il Colle ha firmato la Gelmini, ma gliele ha cantate chiare. La tesi ricorda quel pugile che, messo al tappeto dal suo avversario e portato in ospedale più morto che vivo, biascicava prima di entrare in coma: “Ne ho prese tante, ma gliene ho dette quattro”. La verità nuda e cruda è che ha stravinto un’altra volta B. e hanno perso un’altra volta gli italiani. Le chiacchiere stanno a zero, la Gelmini è legge, farà danni irreparabili per decenni (anche perché il centrosinistra, ove mai tornasse al governo, si guarderebbe bene dall’abrogarla) e delle “criticità” segnalate dal Quirinale il governo farà l’uso che Bossi fa del tricolore per celebrare degnamente l’Unità d’Italia. Oltretutto questa cosa di firmare le leggi dicendo che non vanno tanto bene è un controsenso e una presa in giro. La Costituzione dice che il presidente, quando gli arriva una legge dal Parlamento, ha due opzioni: se gli piace, firma; se non gli piace, respinge al mittente con messaggio motivato alle Camere. La firma con monito, con criticità, con faccia scura, con naso storto, con ditino alzato, con mano sinistra o su una gamba sola non è prevista. (altro…)

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I dati della Ragioneria generale dello Stato: nel 2009 gli occupati sono diminuiti dell’1,89 per cento rispetto all’anno precedente. I tagli maggiori riguardano il personale docente e non docente del comparto scolastico. Aumenta la presenza femminile soprattutto nella Sanità negli enti locali; lo stipendio medio è di 34.500 euro.

Calano i dipendenti pubblici, soprattutto per effetto dei tagli agli insegnanti, ma chi rimane ha per lo Stato un costo più elevato: più della metà sono donne (55 per cento) e guadagnano mediamente 34.500 euro. Sono alcuni dei dati forniti dalla Ragioneria generale dello Stato nel Conto Annuale, aggiornato al 2009 e appena pubblicato, sul pubblico impiego. Per quanto riguarda il numero degli occupati, la Ragioneria segnala che nel 2009 la cifra ha subito una riduzione rispetto all’anno precedente di circa 64.000 unità (-1,89 per cento) determinata principalmente dalla contrazione del personale docente e non docente del comparto scuola per 55.000 unità, di cui 26.600 a tempo determinato annuale e non annuale. Si è passati così da 3.366.376 unità nel 2007 a 3.375.440 nel 2008 per scendere a quota 3.311.582 nel 2009.

Aumenta la presenza femminile e la sua incidenza sul totale a tempo indeterminato: 1.840.440 unità nel 2007 (54,7 per cento); 1.859.951 unità nel 2008 (55,1 per cento) e 1.827.271 unità nel 2009 (55,2 per cento). La variazione in aumento della presenza femminile è determinata soprattutto dai comparti sanità, Regioni ed autonomie locali, ma anche enti di ricerca, magistratura e corpi di polizia. Nella scuola, nelle università e nei ministeri si registra una riduzione della presenza femminile solo in termini assoluti, mentre a seguito della contrazione complessiva dei comparti, in termini relativi, l’incidenza della componente femminile è comunque di segno positivo. (altro…)

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pasquinoweb.wordpress.com

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Le forze dell’ordine caricano e manganellano. A Torino cortei bloccano città.

Lancio di uova, arance e petardi da parte dei manifestanti anche contro il palazzo della regione.

MILANO – Da Milano a Palermo studenti in piazza contro la Riforma Gelmini. E nel corso delle manifestazioni diversi gli scontri tra studenti e polizia cominciando da quelli avvenuti nel capoluogo lombardo.

PALERMO – Circa un migliaio di studenti con caschi e book block, vale a dire pannelli di polisterolo con disegnate le copertine di libri famosi, si sono scontrati con i poliziotti in tenuta anti sommossa cercando di entrare a palazzo d’Orleans sede della presidenza della Regione. Dopo vari assalti, dai dimostranti è partito un lancio di uova e arance e petardi. Qualcuno ha divelto un cartello stradale che è stato pure scagliato contro le forze dell’ordine, le quali hanno caricato usando i manganelli. Partiti con alcune centinaia di partecipanti, i tre cortei che si sono ricongiunti in corso Vittorio Emanuele si sono ingrossati lungo il percorso. Successivamente un gruppo di giovani, che faceva parte del corteo di protesta contro la riforma dell’Università, ha lasciato palazzo d’Orleans e si è diretto in piazza della Vittoria, dove ha lanciato sassi e bottiglie contro il portone della questura. Davanti gli uffici della polizia vi sono alcuni agenti.

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I cortei degli studenti: Palermo I cortei degli studenti: Palermo I cortei degli studenti: Palermo

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Presidente,
siamo le studentesse e gli studenti della Sapienza in mobilitazione da due anni in difesa
dell’Università e della Formazione Pubblica. In questi ultimi mesi sono stati occupati quasi tutti gli
atenei, abbiamo occupato i monumenti, ci siamo riuniti nelle assemblee, siamo saliti sui tetti,
abbiamo invaso le strade e bloccato le città, tutto per far sentire la nostra voce al paese e bloccare la riforma.
Nella giornata di oggi assistiamo al passaggio finale dell’attacco al mondo dell’istruzione pubblica da parte di questo governo, inserito in 20 anni di politiche di privatizzazione che tentano di smantellare il diritto allo studio. Abbiamo dimostrato al paese come le istituzioni “democratiche”
siano sorde alle richieste e alle istanze che provengono dai conflitti e dalle lotte sociali che nei territori si stanno producendo. Gli studenti e i lavoratori, L’Aquila e Terzigno, le popolazioni immigrate e tanti altri, il 14 Dicembre esprimendo la loro degna rabbia contro un governo che,
mentre faceva mercimonio di voti in parlamento veniva sfiduciato dalla piazza in rivolta, hanno ricevuto l’unica risposta che sa dare questa classe dirigente: repressione. Il governo si è reso manifesto solo nell’esercitare la tutela di pochi a scapito della società civile, di cui noi studenti e
studentesse costituiamo particolare espressione, rappresentando la futura generazione precaria che subisce e subirà le scelte sconsiderate che si stanno perseguendo a danno dell’intera popolazione. (altro…)

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Il presidio dei «no Gelmini» e dei lavoratori. Carica di alleggerimento, contusi quindici agenti.

Si è aperta con gli annunciati scontri tra manifestanti e polizia la tradizionale «prima» del 7 dicembre al Teatro alla Scala, con «Die Walküre» di Richard Wagner. In piazza i collettivi studenteschi «no Gelmini», oltre a lavoratori e artisti del mondo dello spettacolo, tra cui gli studenti dell’Accademia d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano, che protestavano contro i tagli alla cultura previsti dalla Finanziaria. Contestando il fatto di essere stati divisi in diverse zone della piazza, gli studenti hanno tentato di fare pressione contro un cordone di polizia all’angolo fra la galleria e piazza della Scala. Le forze dell’ordine hanno risposto con una carica di alleggerimento e l’ingresso in galleria Vittorio Emanuele è stato poi chiuso da agenti in assetto antisommossa. Intorno alle 16 si sono uditi due forti scoppi, e poco dopo un terzo: si trattava probabilmente di bombe carta. Contusioni, abrasioni e ferite leggere per una quindicina di agenti delle forze dell’ordine: sono stati trasportati in vari ospedali cittadini per le medicazioni. Tra di loro il vice questore, colpito alla testa.

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Le immagini Tafferugli in piazza Scala Tafferugli in piazza Scala Tafferugli in piazza Scala

Tafferugli in piazza Scala Tafferugli in piazza Scala Tafferugli in piazza Scala Tafferugli in piazza Scala

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La protesta non sembra fermarsi al mondo dell’istruzione, la rivolta stavolta coinvolge dei professionisti e colpisce un Ordine Professionale, quello degli Psicologi. Un bombardamento postale – “mail bombing”– all’indirizzo dell’Ordine degli Psicologi del Lazio e Nazionale per protestare contro il silenzio dell’Ordine e denunciare il mancato confronto tra università e professionisti in tema di riorganizzazione della storica Facoltà di Psicologia di Roma alla Sapienza.

Il nuovo statuto dell’ateneo romano, anticipando di un anno il Decreto Gelmini, ha di fatto ridotto a 11 le Facoltà, 3 sono di Medicina e di queste una ha aggregato i 3 Dipartimenti delle due ex-Facoltà di Psicologia e 4 di Medicina II, diventando così Medicina e Psicologia. «La Psicologia ha impiegato quasi un secolo per conquistare una precisa identità scientifica e professionale», ha scritto nel 2008 Francesco Avallone, oggi prorettore della Sapienza, alla luce dei fatti si direbbe che per smantellare questi cento anni di storia sia bastato un anno di lavoro.

Ma davvero l’Ordine degli psicologi non ne sapeva nulla? «No, l’Ordine non è stato coinvolto e non ha potuto fare che una presa d’atto visto la totale autonomia delle Università. Quindi non è stato possibile condividere le scelte fatte, lasciandoci l’amaro in bocca per la rinuncia – spiega il presidente del Lazio Marialori Zaccaria – la nascita di questa nuova Facoltà comporta comunque il mantenimento delle rispettive autonomie “aggregando” e non “accorpando” sette Dipartimenti che daranno vita a diversi corsi di laurea secondo le rispettive competenze.».

L’Ordine del Lazio sembra però condividere con i suoi iscritti qualche preoccupazione: «E’ sotto gli occhi di tutti che l’avvenuta rinuncia ad una Facoltà di Psicologia autonoma, in cambio della Facoltà di Medicina e Psicologia, è la conseguenza di una cultura dominante nel Paese che, in nome della riduzione dei costi ad ogni costo, non crede al valore strategico della conoscenza, come principale risorsa per il futuro dell’Italia nel mondo globalizzato. E soprattutto non c’è né volontà né coraggio, di “fare salute”, di utilizzare la Psicologia come una enorme risorsa per il nostro Paese». Certo appare bizzarro che non si sia aperto almeno un dibattito interno visto che il vice presidente dell’Ordine del Lazio è anche un docente di Psicologia 1, improbabile pensare che non sia neanche arrivata l’eco di quanto stava accadendo alla Sapienza. (altro…)

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Otto minuti e ventidue secondi. I video su youtube in genere sono di due tipi: brevi, con slogan, incisivi ma mai troppo argomentati; oppure lunghi, magari statici, che colpiscono meno, ma che forniscono argomentazioni e opinioni. I primi sono indicati per promozioni, per veicolare messaggi da approfondire in altra sede, gli altri servono a spiegare argomentando.

Così, quando sul canale di Mariastella Gelmini è stato pubblicato un nuovo video, guardando alla durata, otto minuti e ventidue secondi, ho sperato che fosse carico di critiche argomentate alle proteste studentesche. Invece no. Otto minuti e ventidue secondi per dire che la riforma è una bella riforma, che bisogna approvarla, che non bisogna farsi strumentalizzare. Luoghi comuni e frasi fatte. Come un’alunna poco preparata di fronte a un’interrogazione, guardando in camera, pronuncia le parole magiche: “strumentalizzazione”, “baroni”, “centri sociali”, “finanziamenti a pioggia”, “status quo”. Le mani, una sull’altra, si aprono, talvolta, come per spiegare meglio concetti non espressi.

Se quel video fosse stato un’interrogazione, dopo cinque minuti (forse meno), qualunque professore l’avrebbe interrotta: “In sostanza?” avrebbe chiesto. (altro…)

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Equilibrismi politici e vittime della crisi.

Due mondi paralleli. Quello delle schermaglie parlamentari, dell’estenuante pingpong degli emendamenti, dei piccoli e dei grandi ricatti, dei conigli finanziari che appaiono e scompaiono vorticosamente nel cilindro di Tremonti, degli schieramenti che si misurano e si scrutano guardando alla geografia immaginaria degli equilibri futuri. E quello delle università occupate, degli studenti e dei precari in corteo in numerose città italiane, di una compagine eterogenea e numerosa
di soggetti sociali colpiti dalla crisi e dalle ricette che pretendono di curarla.
Sempre meno rassegnati a subirne la violenza, sempre meno inclini a cibarsi di promesse. Non è più tempo di cullarsi nel separatismo benintenzionato degli altri mondi possibili, di testimoniare su scala ridotta le possibili virtù dei rapporti sociali liberati. L’assedio dell’altro ieri a palazzo Madama chiarisce, almeno sul piano simbolico, che per due mondi paralleli non c’è più spazio, che le forme della democrazia vengono quotidianamente svuotate dal procedere della crisi e da un conflitto di interessi che non è quello che oppone Berlusconi e il suo impero ai doveri del buon governo, ma i profitti ai salari, la rendita finanziaria all’indigenza del precariato, la proiezione verso il futuro alla conservazione dei privilegi, il bene comune all’appropriazione privata, la libertà del sapere al suo asservimento. L’irriformabile riforma Gelmini e l’opposizione tenace che la osteggia mettono egregiamente in scena tutto questo. Non ci sono spazi per accorte mediazioni: prendere o lasciare. La maestrina con la sua bacchetta e i suoi consulenti (miracolosamente sopravvissuti a decenni di fandonie e fallimenti) si trovano su un fronte ben più grande della loro misera statura. Per questo non si può indietreggiare di un passo. Per questo o si sta dalla parte degli studenti in lotta, fino in fondo, senza distinzioni, timidezze e opportunismi, problemi di galateo e di buone maniere, o si sta dalla parte di un governo ultraliberista e autoritario, cui non potrà che seguire un altro governo ultraliberista e autoritario.
Nello smottamento generale del quadro politico italiano il conclave delle alchimie parlamentari può essere scoperchiato, i movimenti possono tornare a fare paura, il tumulto a destabilizzare la tranquilla certezza di autoconservazione del ceto politico nel gioco spregiudicato di infinite ricombinazioni. Che questo è il nodo che da anni ci stringe alla gola: i poteri politici, speculativi, aziendali dominanti non hanno più avuto paura di nulla. Né dell’opposizione politica e sindacale, né dell’indignazione dei cittadini, né del ridicolo, della ragione o della verità. (altro…)

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E’ da tempo ormai che nella scuola serpeggia sempre più evidente un malessere che, da Nord a Sud, porta gli studenti e gli addetti ai lavori a puntare il dito contro l’unico responsabile: il governo, nella figura del ministro alla Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini. Oggi circa 200mila studenti hanno invaso le piazze di 100 città italiane per protestare contro i tagli alle scuole pubbliche che il ministro Gelmini ha preventivato. Come altro poteva chiamarsi questa enorme mobilitazione se non No Gelmini day? E gli studenti hanno fatto sentire il loro no deciso.

Già all’apertura di questo anno scolastico c’erano state proteste e manifestazioni contro i tagli del ministro, ma ora la situazione politica ha esasperato le privazioni che il governo vuole scaricare a discapito all’istruzione. “Vogliamo fondi per l’università pubblica e la scuola pubblica da investire prima di tutto sull’edilizia scolastica e sulle borse di studio – affermano i rappresentanti dell’Unione degli universitari e la Rete degli studenti -. Vogliamo che la valutazione diventi uno strumento per schiacciare il potere dei baroni e per alzare la qualità della didattica e dei servizi offerti dagli atenei”. A Roma il traffico è andato in tilt per l’enorme mobilitazione di studenti che hanno organizzato un flashmob sul Lungotevere, mentre a Pisa ci sono stati momenti di tensione quando un gruppo di studenti ha provato a forzare il blocco della polizia per raggiungere la sede di Confindustria, provocando una carica di alleggerimento da parte delle forze dell’ordine durante la quale 2 persone sono rimaste contuse.

A Milano i cortei hanno sfilato dietro gli striscioni tra cui si leggeva: “Dovete darci il denaro” e numerosi cori hanno trovano varianti sull’argomento. In centro una vetrina è stata danneggiata da alcuni colpi di mazza sferrati dagli studenti di passaggio e sono comparse scritte contro la Gelmini e contro i governo sui muri e sulle serrande. Una chiara e forte reazione alla riforma che vorrebbe gli studenti dei licei trasformati in soldati. E poi ancora a Torino, Trieste, Ancona, Bari e Palermo, a Cosenza e Reggio Calabria, gli studenti hanno trovato un comune denominatore al di là di ogni diversità: la lotta contro chi vuole ingabbiare il diritto all’istruzione e allo studio, contro chi vuole trasformare questi diritti in un privilegio riservato a pochi. “Vogliamo una didattica scolastica fatta di insegnanti competenti e preparati e non licenziati – continuano gli studenti -, non un riordino che taglia tutto il possibile portando al collasso le nostre scuole”. In effetti, si teme il collasso non solo della scuola, ma anche della volontà dei ragazzi ad assecondare un’istituzione che crea più problemi di quanti ne risolva.

udine20.it

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Il maxi-emendamento alla Finanziaria restituisce agli istituti paritari i 245 milioni tagliati. Nella casse delle università dovrebbero entrare 500 milioni.

Il governo ripristina i fondi per le scuole paritarie, incrementa i finanziamenti agli atenei, restituisce all’università i fondi per le borse di studio e assegna le risorse per espletare i concorsi richiesti in queste settimane a gran voce dai ricercatori in agitazione in tutti gli atenei. Il maxiemendamento alla legge di stabilità per il 2011 (ex legge finanziaria) restituisce agli istituti paritari i 245 milioni tagliati con la prima versione del provvedimento. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, mette così a tacere la polemica derivata dal taglio del 47 per cento  (253 milioni) operato alle paritarie qualche settimana fa, che aveva creato soprattutto negli ambienti cattolici più di qualche malumore.

L’emendamento del governo dovrebbe portare nelle casse degli atenei anche 555 milioni in più rispetto a quelli previsti dalla finanziaria dello scorso anno (la differenza fra gli 800 milioni destinati all’istruzione e il finanziamento per le paritarie), che andranno ad incrementare il Fondo di finanziamento ordinario e 500 milioni in più per gli anni a partire dal 2012 in poi. Una parte di questi fondi dovranno servire all’espletamento dei concorsi per professore di seconda fascia (associato) negli anni che dal 2011 al 2016.  Una integrazione ai finanziamenti delle università che dovrebbe risolvere il problema creato dalla riforma Gelmini che portava a rottamazione i ricercatori che per oltre un decennio hanno insegnato e, in questo modo, supplito alla carenza di docenti di prima e seconda fascia. Ma che non si erano potuti dedicare alla ricerca a tempo pieno rimanendo indietro. (altro…)

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