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Posts Tagged ‘rivolta’

Egitto

Milioni in piazza. Il presidente Morsi: non lascio.

Egitto in marcia: “Morsi vattene” scontri e vittime, esercito in allerta.
Milioni in piazza per mostrare il “cartellino rosso” al nuovo raìs
La protesta.

IL CAIRO-IN MILIONI hanno marciato da un capo all’altro dell’Egitto, dalle città del Delta fino a Luxor.

UNO solo slogan diretto al primo presidente islamista eletto appena un anno fa: «Erhal!», Vattene. È stata la più grande manifestazione di protesta nella storia dell’Egitto, stimeranno in serata i vertici dell’esercito. Le proteste più imponenti nella capitale, dove Piazza Tahrir ieri sera era colma come durante la rivoluzione, il palazzo presidenziale – che fu di Hosni Mubarak e che oggi è del “nuovo raìs islamico” Mohammed Morsi – era pacificamente assediato da decine di migliaia di manifestanti. Una folla quasi festosa fatta di famiglie, di uomini, di donne col velo e senza, di bambini che sventolavano il tricolore egiziano, in un caos di campanelli, tamburi e “vuvuzelas”, ha risposto con entusiasmo all’appello di Tamarod – la Rivolta – di scendere in piazza per il “giorno del giudizio” sul presidente Morsi, forti degli oltre 22 milioni di firme raccolti con la petizione che ne chiede le dimissioni immediate. (altro…)

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Davanti alla rivolta di Lampedusa e ai successivi incidenti, la prima tentazione è dire che siamo governati da una banda d’incapaci. Solo pochi giorni fa il cosiddetto ministro La Russa si è fatto riprendere davanti al Cie, dicendo che tutto andava bene e che i respingimenti sarebbero continuati regolarmente. Passa una settimana e tutto brucia. In effetti, non si capisce come questo governo, il cui unico interesse è difendere l’impresentabile capo, possa occuparsi della questione dei migranti.
Metterla così, però, è troppo facile. È vero che l’Italia, tra truculenza e impotenza, non è oggi in grado di accogliere i migranti e di dare asilo ai richiedenti o a chi ne ha diritto. Ma è sempre stato così, almeno da più di dieci anni, da quando furono istituiti i Cpt. Le rivolte sono state continue, in Sicilia e altrove. Amato, Pisanu e Maroni non hanno mai saputo far di meglio che promettere la linea dura e stringere accordi con Gheddafi e Ben Alì, come oggi li stipulano con i governanti di Tunisi e i nuovi, apparenti, padroni della Libia. (altro…)

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Dopo Londra, violenze anche a Birmingham, Liverpool, Manchester e Bristol. In tre giorni feriti 35 poliziotti, arrestate oltre 450 persone, 69 delle quali sono state incriminate (tre per tentato omicidio). Sospese alcune partite di calcio per timore di disordini.

LONDRA – L’Inghilterra brucia. Da Londra a Birmingham, da Liverpool a Manchester, fino a Bristol, si ripetono scene di violenza, saccheggi, bombe molotov e scontri tra giovani con il volto coperto e polizia. Partita da Londra 1, la rivolta innescata dall’uccisione da parte della polizia di un giovane nero si estende ad altre città. E il bilancio si aggrava: in tre giorni nella sola capitale sono stati feriti 35 agenti, oltre 450 persone, tra le quali un ragazzino di 11 anni, sono state arrestate e per almeno 69 è scattata l’incriminazione. A Brent, nordovest Londra, tre persone sono state accusate di tentato omicidio dopo che un un agente è stato investito mentre tentava di fermare dei presunti saccheggiatori. Per fronteggiare l’emergenza nelle prossime 24 ore nelle strade della capitale britannica saranno schierati 13.000 agenti. (altro…)

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La manovra finanziaria picchia duro nelle tasche dei cittadini, ma non incide minimamente sui costi della politica. Su internet si scatena la protesta degli elettori di entrambi gli schieramenti: “La verità è che siete tutti uguali e ve ne fregati di noi!”

Una manovra lacrime e sangue che svuota le tasche degli italiani. Di tanti italiani, ma non di tutti. Perché anche questa volta la Casta si è salvata e ha deciso di non risparmiare sui suoi sprechi. Una decisione che ha sollevato l’indignazione degli elettori sia di centrodestra che di centrosinistra, uniti per una volta nella protesta che da Facebook a Twitter sta facendo ribollire il web.

Eppure c’è chi già aveva previsto una manovra contro gli italiani e a favore del Palazzo. Infatti giovedì pomeriggio, alla vigilia dell’approvazione, Nickols sul forum dei giovani padani ne era già convinto: “Non metteranno le mani nelle tasche dei parlamentari”. Tanti gli elettori del Carroccio infuriati contro il mantenimento dei privilegi e, visto che la piattaforma di Radio Padania è ancora “momentaneamente chiusa” dalla sconfitta della Moratti a Milano, si sfogano sulla pagina Facebook dell’eurodeputato Matteo Salvini. “Leghista fino a ieri convinto – scrive Luigi -, alla prossima tornata voterò il partito che si impegni pubblicamente a dimezzare il numero dei politici, gli stipendi e le pensioni della Casta”. (altro…)

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La gente non ne può più dei partiti che negli anni sono stati in grado di fare i loro interessi e quelli delle grandi corporation, ma non quelli dei cittadini. La rivolta spagnola presto in Italia.

Non mi stupisce molto quello che sta accadendo in Spagna, perché sono abbastanza convinto che si tratta di un fenomeno serio che avrà sviluppi di grande portata. Stiamo assistendo alla fine del patto sociale che ha retto l’Europa in tutti questi anni. Il patto sociale è stato rappresentato da un accordo tra le elite politiche dominanti e la popolazione nella sua accezione più generale di ogni singolo paese europeo, (parlo dell’Europa occidentale, non parlo dell’Europa orientale). L’accordo è questo: una parte dei redditi delle nostre società viene distribuita alle classi subalterne con un particolare rilievo e attenzione per i ceti medi che si devono costruire. E’ avvenuto durante il miracolo economico italiano, ma anche in Francia, in Germania, ecc. (altro…)

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E oggi il voto nelle città può chiudere l´era Zapatero. Alla Puerta del Sol, simbolo di Madrid, migliaia di giovani: “Senza il popolo non siete niente Questa non è più una democrazia”. Il direttore del Paìs “Vincerà la destra ma nessun partito potrà prescindere dal movimento nato in questi ultimi giorni”.

MADRID – La marea sale ogni sera dopo il tramonto e riempie, ogni volta di più da una settimana, l´ampia vasca della Puerta del Sol, il chilometro zero da dove partono tutte le strade di Spagna. Durante il giorno gli indignados sono meno di un migliaio e si proteggono dal sole sotto una grande tenda accanto alla statua equestre di Carlos III ma quando scende la sera la piazza esplode e diventa impossibile camminare anche lungo le vie laterali. (altro…)

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Gli abitanti di Lampedusa hanno ragione. Quelli che fanno le barricate al porto, hanno ragione. È il loro modo, l’unico che hanno per farsi vedere e sentire, per dire che non possono essere lasciati soli a portare il peso di un fardello gigantesco che riguarda l’Italia e l’Europa intera. Non può essere, l’isola, la zattera a cui duemila immigrati al giorno si aggrappano: la faranno affondare, così. (altro…)

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La polizia fa sparire i cadaveri per eliminare le prove dell’eccidio.

La paura la vedi in quelle saracinesche abbassate, nelle file davanti ai panifici, nel silenzio irreale di una città pur sempre maghrebina, caotica e caciarona. La paura è dietro quelle mitragliatrici antiaeree montate su due «Tecnica», tipo pick-up, piazzate ai lati del ministero degli Esteri. La paura, quella sì davvero palpabile, l’avverti alzando gli occhi al cielo, intorno alle tre del pomeriggio, scoprendo il passaggio di mostri volanti, giganteschi elicotteri che trasferiscono truppe in direzione Sud-Ovest della città. Probabilmente verso Zawia, a una quarantina di chilometri da Tripoli, colonia di bengasini trasferitisi all’indomani del golpe del colonnello Gheddafi che depose re Idris I dei Senussi. E teatro di violenti combattimenti in questi ultimi giorni. O diretti a Sabratha, o ancora a Misurata che sarebbero in mano ai rivoltosi. (altro…)

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Cosa accade in Tunisia e in Egitto? Stiamo con il fiato sospeso per gli avvenimenti di Libia, mentre sui due paesi confinanti è caduto il silenzio. Vengono menzionati soltanto in via accessoria, senza riferimento cioè alla «rivoluzione» che li riguarda. Della Tunisia si parla appena per i barconi di profughi che invadono Lampedusa, dell’Egitto per le notizie sui fuggiaschi che dalla Cirenaica si ammassano ai suoi confini. Questo movimento di popolazioni è un dato di per sé rilevante che si colloca in un contesto più ampio e addirittura epocale, ma non risponde al nostro interrogativo. Non sappiamo neppure in quali condizioni si trovino i rispettivi capi deposti, che voci ricorrenti danno in pessimo stato di salute o addirittura in fin di vita: Ben Ali riparato in qualche emirato arabo, Mubarak nella sua villa fastosa di Sharm El Sheikh (una franchigia non priva di significato concessa dai militari al rais sconfitto). (altro…)

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Nel bellissimo ritratto di Gheddafi scritto da Robert Fisk, un ritratto comprensivo delle figure di contorno – i leader occidentali che negli anni sono stati a genuflettersi da lui – c’è un capoverso apparentemente di dettaglio, una di quelle pennellate di colore che illuminano il quadro. Riferisce un episodio di cronaca recentissimo, la Libia già in macerie. “Qualche giorno fa mentre faceva i conti con la collera della sua gente il colonnello Gheddafi ha incontrato una sua vecchia conoscenza. Il colloquio è durato quattro ore. Venti minuti li ha dedicati a chiedergli se conosceva un bravo chirurgo plastico perché voleva farsi un lifting al viso. Questo è l’uomo. C’è altro da aggiungere? Il giovincello ormai invecchiato aveva l’aria stanca, la faccia ingiallita e gonfia, un comico costretto a recitare una tragedia, un vecchio guitto che mentre il sipario sta per calare aspetta ancora la truccatrice”. (altro…)

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Il Colonnello arringa poche migliaia di sostenitori. A Tripoli si spara. Fonti locali dicono che Gheddafi controlla ormai solo il suo quartier generale. Tutto l’est del Paese è in mano agli insorti. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon propone il divieto di concedere visti al dittatore e al suo clan.

Continua la guerra civile in Libia e prosegue l’isolamento di Muammar Gheddafi. Il colonnello oggi è apparso nella piazza Verde a Tripoli e ha arringato un gruppo di suoi supporter. Le sue parole sono sembrate più il delirio di un pazzo che l’intervento di un capo di stato. “Chi non mi ama non merita la vita, sarà un inferno”, ha detto alla folla e ha aggiunto che i depositi di armamenti sono aperti per “armare il popolo e assieme combatteremo, sconfiggeremo e uccideremo chi protesta”. Il Rais ha concluso il suo intervento salutando i suoi fans e invitandoli ad andare a ballare: “sono tra voi: ballate, cantate e siate felici”. (altro…)

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Gheddafi asserragliato ordina nuovi raid su Tripoli. Alitalia sospende i voli. Berlusconi teme i missili. Usa: Hanno armi chimiche.

Trincerato nel suo bunker il colonnello Gheddafi continua a ordinare i massacri e a difendere Tripoli. Nuovi raid aerei hanno colpito la popolazione nella capitale e le milizie al soldo del regime hanno bombardato al-Zawiyah, appena 50 chilometri a ovest di Tripoli. Impossibile stabilire il numero delle vittime. Intanto, secondo il New York Times, migliaia di mercenari africani sono in marcia verso la capitale per sostenere il colonnello che intende fare della capitale la sua roccaforte visto che ha già perso il controllo della Cirenaica e di tutte le città delle costa. E domani, sempre a Tripoli, è attesa una grande manifestazione di protesta. Secondo l’ex ministro della Giustizia libico Mustapha Abdel Jalil il leader libico si suiciderà, “come Hitler”, di fronte alla rivolta. (altro…)

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Asserragliato nel «bunker» del suo feroce crepuscolo, il colonnello Gheddafi, «guida della rivoluzione» come ama definirsi, può avere almeno una magra e maligna soddisfazione: con i suoi 6 milioni e mezzo di abitanti, meno di un millesimo della popolazione del pianeta, la Libia è riuscita a mettere in difficoltà tutto il ricco Occidente, a innescare una nuova, difficile fase della crisi mondiale.

Nelle centrali diplomatiche e nelle capitali finanziarie ogni brandello di notizie che arriva da Tripoli è esaminato con attenzione e con costernazione. Nel giro di pochissimi giorni la crisi libica ha dato il via a un incremento incontrollato dei prezzi del petrolio, anche se dalla Libia proviene appena il 2 per cento della produzione mondiale. (altro…)

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I ribelli avanzano verso Tripoli Il regime perde la Cirenaica, la tv: «I morti sono 10 mila». Obama: violenza inaccettabile

TRIPOLI
«Le milizie di Gheddafi stanno bombardando Zawia, la stanno massacrando, la gente sta morendo». È il disperato allarme lanciato stamane da una testimone oculare all’agenzia Ansa. Altre fonti hanno confermato la nuova strage. Le milizie fedeli al colonnello libico Muammar Gheddafi stanno attaccando in queste ore i manifestanti e i rivoltosi che si trovano nel centro di al-Zawiyah, 30 chilometri a ovest di Tripoli. Lo riferiscono, in particolare, testimoni della zona citati dalla tv satellitare ’al-Arabiyà. (altro…)

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Purtroppo o per fortuna poi arriva sempre un giorno in cui ci si volta indietro e si fa la conta di chi stava con chi, chi ha detto cosa a proposito di chi: la storia è fatta di questo, di fatti e di documenti che li attestano. Spiace (relativamente) per il povero Frattini, maestro di sci dei figli di Silvio B. costretto qui a recitare una parte che obiettivamente esorbita dalle sue misurate capacità. Spiace molto di più per il popolo italiano, ma alla fine chi è causa del suo mal pianga se stesso: i governanti democraticamente eletti sono questi, la responsabilità delle loro gesta va equamente distribuita tra ciascuno di coloro che gli ha consegnato la delega a rappresentarlo. I “migliori amici” di Silvio B., i suoi alleati internazionali nonché compagni di dacia di tenda e di bisboccia, sono Putin e Gheddafi (anche Ben Alì e Mubarak, ha detto di recente, ma quelli ormai ex migliori amici). (altro…)

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Il discorso del colonnello al Paese: “Morirò da martire”. Chiama a raccolta i suoi e assicura: “Gli insorti verranno giustiziati”. Accusa Italia e Usa di armare i manifestanti. L’appello di Napolitano: “No a cieca repressione”. Riunito il Consiglio di sicurezza Onu. Prezzo del petrolio alle stelle, a rischio forniture di gas. Eni: nessun problema. Rientrati 400 italiani.

TRIPOLI – “Non me ne andrò, rimarrò fino alla morte”. Lascia pochi dubbi il messaggio lanciato oggi da Muammar Gheddafi al Paese. Il colonnello si è rivolto alla nazione parlando in diretta tv, dalla sua casa a Tripoli, per dimostrare prima di tutto che non ha lasciato la Libia, né ha alcuna intenzione di farlo. Lancia un appello ai suoi sostenitori perché scendano in piazza già da domani per schiacciare i manifestanti, “ratti” diretti da chi sta all’estero. E non ha risparmia accuse a Italia e Stati Uniti, che, secondo il colonnello, armano la rivolta fornendo armi ai ragazzi di Bengasi. Parole dure, accompagnate dalla minaccia di usare la forza e dall’annuncio che gli insorti verranno giustiziati. (altro…)

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Duecentocinquanta morti: l’Ue condanna la repressione e invita Tripoli al dialogo. L’ambasciatore libico all’Onu denuncia lo sterminio. Il premier si dice “preoccupato” per l’aggravarsi degli scontri.

 Raid aerei sui manifestanti, colpi di mitragliatrice sulla piazza in protesta. E’ un’altra giornata di sangue quella vissuta oggi dalla Libia in rivolta contro il dittatore Muhammar Gheddafi, al potere dal 1969.

La sorte del leader libico rimane in ogni caso un mistero. Il ministero degli Esteri inglese dà per certa una sua fuga verso il Venezuela: “Non ho informazioni sul fatto che sia lì, ma ho avuto visione di informazioni che indicano che in questo momento si sta dirigendo là”. Ma la Ue e le autorità venezuelane per ora smentiscono: “Non è previsto il suo arrivo”. La notizia era già circolata questa mattina: secondo i gruppi di opposizione il Rais è ancora nel paese mentre per la televisione del Qatar il raìs sarebbe fuggito nel paese sudamericano. La notizia era stata poi smentita dal secondogenito Saif Al Islam: “Muammar Gheddafi sta guidando la lotta a Tripoli e vinceremo”. Il figlio del rais ha evocato scenari da guerra civile e il ritorno del potere coloniale. (altro…)

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«Gheddafi è scappato all’estero». Il figlio del Raiss in televisione: «Non cederemo alla rivolta».

TRIPOLI – Non si placa la protesta in Libia. Dopo una notte di scontri, i manifestanti anti-Gheddafi hanno assaltato la sede della televisione di Stato a Tripoli e dato alle fiamme alcuni uffici pubblici, tra cui diverse stazioni di polizia e la sede centrale del governo libico. Secondo un testimone contattato dalla tv “al-Jazeera” sono in fiamme anche le sedi governative che si trovano nella piazza “al-Shuhada” della capitale. Fonti ospedaliere citate dalla televisione affermano inoltre che nella sola giornata di oggi ci sarebbero già 61 morti soltanto nella capitale.

Intanto, il leader libico Muammar Gheddafi potrebbe aver già lasciato la Libia. E’ quanto afferma la France presse, riferendo di informazioni non confermate. Anche il diplomatico libico in Cina, Hussein Sadiq Al Mousrati, ha dichiarato che il numero uno libico potrebbe aver già «lasciato la Libia». Ieri sera è stato il figlio del colonnello Gheddafi a parlare alla nazione, in un discorso trasmesso alla tv, dopo giorni di violenza, sottolineando che «la Libia non è l’Egitto nè la Tunisia» e che «Muammar Gheddafi non è nè Zine El Abidine Ben Ali nè Mubarak». (altro…)

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