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Posts Tagged ‘rivolte’

Pubblicato il rapporto “Un anno di rivolta”. L’organizzazione ha evidenziato che i successi dei movimenti di protesta non sono stati cementati da profonde riforme istituzionali. Uccisioni e torture in Siria, l’Iran stronca pesantemente il dissenso.

ROMA – La repressione e la violenza di Stato sono destinate a continuare a flagellare il Medio Oriente e l’Africa del Nord anche nel 2012, se i governi della regione e le potenze internazionali non si dimostreranno all’altezza dei cambiamenti richiesti. E’ quanto dichiara Amnesty International, diffondendo un rapporto di 80 pagine dal titolo “Un anno di rivolta. La situazione dei diritti umani in Medio Oriente e Africa del Nord”, sui sensazionali avvenimenti del 2011: un anno in cui, da un lato, i governi della regione hanno mostrato di essere disposti a ricorrere alla violenza estrema per cercare di resistere alla richiesta senza precedenti di profondi cambiamenti e, dall’altro, i movimenti di protesta hanno fatto vedere di non avere la minima intenzione di voler abbandonare i loro ambiziosi obiettivi o di accontentarsi di riforme di facciata. (altro…)

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Come un vulcano a lungo sopito che improvvisamente erutta, le rivoluzioni che hanno spazzato tutto il Nord Africa – in un contesto di forte crescita economica – hanno colto tutti di sorpresa. Prima dell’esplosione, la crescita media annua del Pil della regione si era tenuta attorno al 4,6% per un decennio, con forte miglioramento degli indicatori di sviluppo umano. Ma la crescita era ingannevole, perché mascherava i problemi che ribollivano sotto la superficie: la disoccupazione crescente, soprattutto tra i giovani della regione, e la repressione politica – le questioni che alla fine hanno fatto esplodere la situazione. (altro…)

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Il leader libico non molla e lancia una controffensiva in diverse città. Diverse decine le vittime tra i ribelli. Almeno 17 persone sono rimaste uccise nell’esplosione di un deposito di armi a Bengasi.

Venerdì di guerra in Libia dove l’esercito ha lanciato una controffensiva in Cirenaica, bombardando Brega, la vicina Ras Lanuf e Ajdabiya. E in Tripolitania, dove la tv di Stato ha annunciato di aver riconquistato Zawiya, città a soli 40 km da Tripoli di enorme importanza strategica perché sede della più importante raffineria del Paese nordafricano. Diverse decine sono le persone rimaste uccise negli scontri di oggi. (altro…)

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Gli storici del futuro si arrovelleranno per cercare di capire come sia stato possibile che un venditore ambulante tunisino, Mohamed Bouazizi, immolandosi per protesta contro la confisca del suo banco di frutta, sia riuscito a scatenare sollevazioni popolari in tutto il mondo arabo-islamico. Le cause eclatanti sono note: tirannia, aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, disoccupazione giovanile e social network. Ma da quando sono arrivato in Egitto ho buttato giù un elenco, ipotetico e approssimativo, di quelle che definisco le «forze meno evidenti» dietro a questa rivolta di massa. Eccolo qua:
IL FATTORE OBAMA (altro…)

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Per gli oracoli sono tempi duri. Le rivolte popolari tunisine, poi dilagate come un’onda in Egitto e in Libia, sono arrivate sostanzialmente inaspettate, ricadendo sugli equilibri energetici, sulle Borse e sulla stabilità di vaste aree del mondo, Nessuno le aveva previste in Italia, pure geograficamente così vicina. Ma anche gli altri Paesi europei e gli Stati Uniti sono stati colti impreparati. Viene perciò da chiedersi come sia possibile che, nell’era dell’informazione, sempre più ricca di dati e di immagini, sempre più tecnologica e immediata, sempre più vasta e simultanea, la nostra capacità di previsione dei fatti, anche dei macro eventi, sia così povera. (altro…)

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Le rivolte popolari in Medio Oriente continuano a essere fonte di speranza e ispirazione. Anche preoccupazione però. L’imperialismo, infatti, sta manovrando per sovvertire il desiderio di cambiamento. Mentre la situazione è ancora tutta da vedere, sembra invece palese che i manovratori avranno successo.

Quando Mohamed Bouazizi, un laureato senza impiego di nazionalità tunisina, si era auto immolato per protestare contro la confisca del banco di frutta, suo unico mezzo di sostentamento, non avrebbe mai immaginato che il suo gesto di disperazione sarebbe stato la scintilla capace di far scoppiare rivolte in tutto il paese.

Questa scintilla accesa in Tunisia ha propagato il fuoco tra le genti del Medio Oriente. Bin Ali è stato costretto ad abbandonare nel disonore il suo paese, mentre Hosni Mubarak è stato fatto cadere e costretto al ritiro involontario. In molti altri paesi come lo Yemen, la Giordania, la Libia, il Bahrain, l’Iran e perfino l’Arabia Saudita, risuonano proteste continue. (altro…)

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Se da noi finisse come in Egitto.

Chi l’avrebbe mai detto che i moti d’Africa e il
ribaltone politico iniziato nei paesi della costa
mediterranea, sarebbe sfociato in un cataclisma a
effetto domino del genere? Eppure è successo: ci
troviamo alla metà del 2012, soltanto un anno e mezzo dopo la prima grande ribellione avvenuta in Tunisia, con la cosiddetta “Rivolta del Pane”: migliaia
di cittadini di tutte le classi sociali hanno manifestato per settimane. Ci sono stati numerosi morti e feriti. Subito appresso è esplosa la rivolta in Algeria, altri morti, altri feriti, poi a catena l’Egitto, Iran, Libia, Bahrein e Yemen e anche se apparentemente sembrava non entrarci nulla con le rivolte d’Africa, anche l’Albania. (altro…)

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