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Posts Tagged ‘roberto saviano’

IL GIOVANE SUICIDA A LAVAGNA.

I SENATORI Carlo Giovanardi e Maurizio Gasparri replicano al mio articolo dell’altro ieri sul dramma di Lavagna dimostrando di non aver letto o, peggio, di non aver compreso quello che ho scritto. Parlano di legalizzazione di stupefacenti come fossero due sprovveduti e non due senatori, uno dei quali ha dato finanche il nome alla peggiore legge in materia che l’Italia abbia mai avuto, la Fini-Giovanardi, finalmente incostituzionale. Ma questo sarebbe ancora niente in confronto al dubbio che mi viene, che invece, pur conoscendo a fondo la materia, Gasparri e Giovanardi continuino con dolo a fare disinformazione.

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Il suicidio gesto privato ma le responsabilità sono pubbliche.

HA SEDICI anni e all’uscita da scuola viene perquisito dalla Guardia di Finanza. Ha addosso dieci grammi di hashish, i classici cinquanta euro di fumo che comprano i ragazzi. Avrebbe ammesso di averne ancora un po’ a casa. Quindi la Guardia di Finanza perquisisce la sua cameretta ed effettivamente trova, dove lui stesso aveva indicato, altro fumo. La cronaca ci dice che il ragazzo, durante la perquisizione o mentre uno dei finanzieri stava parlando con sua madre, si alza dal divano dove era seduto, apre la finestra e si butta giù, dal terzo piano. Viene trasportato in elicottero in ospedale, ma non ce la fa. Muore.

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trump

LE MANIFESTAZIONI contro Trump in molte città d’America e del mondo hanno avuto una cifra di allegria e multiculturalità.

NON SOLO, era evidente la presenza di ragazzi e ragazze accanto ai militanti maturi che avevano organizzato la marcia. Un clima di festa della democrazia rara in un Paese che non si mobilita facilmente. La cerimonia d’insediamento di Trump è stata invece lugubre: tutti bianchi, pochissima musica. La metà della metà delle persone che ci furono per Obama. Ma questo non è stato sufficiente per giudicare il suo insediamento come fallimentare. Tutt’altro.

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napoliArresti a Napoli, la storia di due fratelli nella faida che sconvolge la città
DIETRO una sparatoria, una strage sfiorata come quella al Mercato della Duchesca del 4 gennaio scorso, ci sono storie di famiglie che vivono una quotidianità di guerra. Si può scegliere di ignorare queste vicende o, invece, avere il coraggio di fissare l’abisso.
Valerio Lambiase, 28 anni, è uno dei ragazzi arrestati per la sparatoria in cui è rimasta ferita una bambina di 10 anni oltre ad alcuni ambulanti senegalesi. Gennaro Cozzolino, 39 anni, il suo socio, sarebbe colui che ha effettivamente sparato mentre Valerio durante l’aggressione era armato di una mazza da baseball. Valerio è fratello maggiore di Gianmarco, la storia di questi due fratelli è una storia tipica di queste terre.
Hanno voglia di fare, di migliorare la loro condizione, hanno fretta di crescere.

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IN POCHI hanno commentato i dati diffusi dal Censis qualche ora prima che si votasse per il referendum costituzionale. Per quale motivo? vi chiederete: la risposta è banale. Il motivo è che il Censis ci dice quello che già sappiamo e tutti sono stanchi di ribadire: la solita litania del Sud fermo al palo, le solite lamentazioni di un’Italia irrimediabilmente divisa in due. Ma i dati del Censis spiegano meglio di tante analisi il voto di domenica. Il Censis ci dice che gli under 35 sono una generazione dannata, che gli under 35 stanno peggio dei loro genitori e peggio anche dei loro nonni. Ci dice che il lavoro nero domina la scena economica al Sud senza essere volano di un’economia in crescita, come accadeva negli anni Settanta, ma indice di arretratezza e di ingiustizie. Il lavoro nero è poco qualificato e mal retribuito, quindi è sfruttamento. Che inizio tremendo per un articolo a commento dell’esito del referendum di domenica, starete pensando.

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savianoVI SIETE mai chiesti da dove venga la locuzione latina “pecunia non olet”? Svetonio in “De vita Caesarum” per primo racconta questo aneddoto: Tito, figlio di Vespasiano, rimprovera al padre di aver messo una tassa sull’urina raccolta nelle latrine, che da quel momento sono dette vespasiani.
Tito si vergogna perché il popolo usa il nome di suo padre per indicare i bagni.
E in segno di sfida, dopo aver urinato, al cospetto di suo padre getta sprezzante a terra due monete, come fossero elemosina. Si narra che Vespasiano, raccolte le monete, le abbia avvicinate prima al suo naso e poi a quello del figlio e gli abbia chiesto quale fosse il loro odore. Quello che Vespasiano voleva dimostrare a Tito era che il denaro non ha odore, da qualunque parte arrivi, in qualunque modo venga guadagnato e per qualunque scopo.

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savianoROBINÙ di Michele Santoro è il racconto di Napoli. Riduttivo chiamarlo documentario. È una prova. La prova che tutto quello che abbiamo detto in questi anni in molti non erano menzogne, apocalittiche esagerazioni. Non ci avete creduto? Ecco, prendetevi del tempo e guardate Robinù. È stato presentato ieri sera alla mostra del Cinema di Venezia. Vedrete quella parte di Napoli di cui non si può parlare. Quella parte di Napoli che se la mostri stai diffamando, speculando, stai esagerando, mentendo. Robinù è il racconto di Napoli attraverso voci che in genere non ci arrivano così, nitide, chiare, pulite, senza rumori di fondo. Senza quelle piene di empatia di chi aiuta, senza il cinismo e la precisione della cronaca, senza la severa irremovibilità delle forze dell’ordine, senza l’inadeguatezza e la connivenza della politica. Non sentiamo le domande in Robinù e, quando smettiamo anche di immaginarle, tutto diventa un flusso di coscienza, uno sfogo limpido, comprensibile.

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