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Posts Tagged ‘Rosaria Amato’

Oggi vertice decisivo Gentiloni-sindacati ma sul blocco dell’aumento dell’età i margini di trattativa sono stretti.

Accordo in salita tra governo e sindacati sulle pensioni: oggi incontro decisivo, ci saranno anche il premier Paolo Gentiloni, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e quello del Lavoro Giuliano Poletti. «Le aperture del governo sono del tutto insufficienti — rileva il segretario confederale della Cgil Roberto Ghiselli — i lavoratori che avrebbero accesso alla pensione di vecchiaia sarebbero poche migliaia, non i 15-20 mila calcolati dal governo.

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Corte dei Conti: fra imposte e contributi 10 punti oltre gli altri paesi europei Per le imprese il distacco con le concorrenti tocca il record del 25 %.

ROMA – Avanti verso la crescita, ma il sistema italiano presenta ancora molti «limiti e distorsioni », a cominciare da un carico fiscale da record che pesa sulle imprese per 25 punti in più rispetto alla media Ue. Lo denuncia la Corte dei Conti nel Rapporto 2017 sul coordinamento della finanza pubblica. Anche i lavoratori sono molto penalizzati. Infatti « il 49% prelevato a titolo di contributi e di imposte eccede di ben dieci punti l’onere che si registra nel resto d’Europa».

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i-numeriROMA – Rottamare le cause tributarie pendenti per abbattere un arretrato che pesa come un macigno. I processi pendenti sono infatti 468.839, per un valore di 32 miliardi di euro nel 2016. La proposta viene lanciata dal viceministro dell’Economia Luigi Casero, nel corso dell’inaugurazione dell’anno giudiziario tributario in Cassazione, in risposta alla richiesta di «provvedimenti emergenziali » da parte del primo presidente di Cassazione, Giovanni Canzio.

«Nell’ottica dell’abbattimento dell’arretrato — ha affermato Casero — stiamo pensando alla definizione delle liti pendenti basata sui principi della rottamazione delle cartelle esattoriali che possa consentire di abbattere il contenzioso pendente in tutti i gradi di giudizio». Il viceministro fa riferimento a un progetto di riforma che al momento è all’esame del Senato, e che però è ancora in corso di definizione. (altro…)

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dipendenti-pubblici

Rush finale tra sindacati e governo per sciogliere gli ultimi nodi e applicare la riforma Madia Cgil, Cisl e Uil chiedono di ridurre il ruolo della legge e accrescere quello della contrattazione.

ROMA – Corsa contro il tempo di sindacati e governo per raggiungere l’accordo sulla riforma del pubblico impiego. Domani le parti torneranno a negoziare e venerdì il Consiglio dei ministri dovrebbe dare il via libera definitivo al testo. Resta ancora un nodo centrale da sciogliere: quello sul ruolo della contrattazione. Cgil, Cisl e Uil puntano a rafforzare il peso dei negoziati riducendo così quello della legge, il tutto in linea con l’intesa quadro raggiunta il 30 novembre. Il governo ha espresso alcune perplessità.

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contrattoUn accordo “politico” che lasci volutamente nel vago la definizione degli 85 euro. Né aumento “medio” dunque né aumento “non inferiore a”: solo così sembra possibile arrivare oggi alla firma dell’accordo quadro tra governo e sindacati per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Alle 11 l’appuntamento fissato dal ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia. Il governo intende firmare l’accordo prima del referendum costituzionale, e ha messo sul piatto anche l’introduzione di un welfare integrativo, la fiscalità di vantaggio del salario per la parte legata alla produttività e il sostegno alla previdenza complementare. (altro…)

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il-ministroROMA – C’è l’ombra del referendum anche sul contratto della pubblica amministrazione. Dopo una fitta serie di incontri informali, il governo ha accelerato, e ieri sembrava tutto pronto per la firma. Il ministro Marianna Madia aveva espresso l’auspicio che si aprisse «una giornata produttiva e proficua per segnare un risultato importante per il nostro Paese, per la P.a., per i cittadini e i lavoratori pubblici». Ma poi al tavolo con Cgil, Cisl, Uil, mentre l’Usb protestava sotto le finestre del ministero della Funzione Pubblica contro la propria esclusione, la trattativa si è arenata su due questioni: l’entità dell’aumento contrattuale e in generale delle risorse stanziate per la P.A. e l’estensione dell’abrogazione della legge Brunetta anche alla scuola, in modo da riportare una serie di materie importanti nell’ambito della contrattazione, a cominciare dagli accordi di secondo livello.

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Gli aumenti

Lo studio.

La Confartigianato ha calcolato le tariffe nei 32 paesi europei dal 2011 al 2016. L’Italia è quello dove ci sono stati i maggiori rincari e il livello di soddisfazione dei cittadini è il più basso. Roma peggiore capitale del continente.

ROMA – I prezzi salgono ma la qualità scende. In altre situazioni si cambierebbe fornitore, ma in questo caso non si può: si tratta dei servizi pubblici. Tra l’aprile 2011 e l’aprile 2016, calcola un’indagine di Confartigianato, le tariffe dei servizi pubblici locali (fornitura acqua, raccolta rifiuti, trasporti pubblici) sono aumentate del 22%, contro un’inflazione ridotta al minimo, salita in cinque anni solo del 4,9%. E contro soprattutto un potere d’acquisto falcidiato del 5,5% nello stesso periodo, calato ancor più del Pil pro capite (meno 5%). Colpa della crisi? No perché la crisi c’è stata anche nel resto dell’Eurozona, dove al contrario le tariffe sono salite della metà nel periodo considerato, in media dell’11,4%.

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Il consiglio dei ministri vara tre decreti della riforma Madia, ma rinvia stretta su dirigenti e Camere di commercio Via al taglio delle partecipate e ai nuovi codici per digitale e giustizia contabile. Scuola: ok a 43.500 assunzioni.

ROMA – Drastica riduzione delle società a partecipazione pubblica, unificazione dei servizi digitali della Pubblica Amministrazione, ai quali si accederà con un unico nome utente e un’unica password, istituzione del domicilio digitale: il Consiglio dei Ministri ha approvato tre dei decreti legislativi della riforma Madia, da promulgare entro il 28 agosto. Rinviati invece al 25 altri due provvedimenti, ancora in attesa di una versione definitiva, e cioè la riforma delle Camere di Commercio e quella della dirigenza pubblica. Sui dirigenti in particolare appare difficile trovare un accordo: sul testo della Funzione Pubblica sono state sollevate molte obiezioni, compresa quella di incostituzionalità.

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AssenteistiSì al decreto. Renzi: per i furbetti pacchia finita Fuori anche i dirigenti che non intervengono.

ROMA – Per chi timbra il cartellino e poi se ne va a casa o a fare la spesa arriva «il licenziamento cattivo ma giusto», come dice Matteo Renzi: sospensione dal lavoro e dallo stipendio entro 48 ore, azione disciplinare rapida e, se non ci sono giustificazioni, licenziamento entro un mese. Stesso trattamento per il dirigente che si gira dall’altra parte. Per i furbetti del cartellino «è finita la pacchia», annuncia il premier al termine del Consiglio dei Ministri di ieri. Proprio poche ore prima l’ennesimo caso, nella Asl di Maddaloni, in provincia di Caserta: sedici dipendenti pubblici che con regolarità lasciavano l’ufficio subito dopo avere timbrato il badge per andare a sbrigare faccende personali (shopping, jogging, figli da portare a scuola). I carabinieri hanno disposto gli arresti domiciliari per nove di loro, e la sospensione dal lavoro per gli altri sette.

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L'inflazione

L’Istat: a marzo confermato il segno negativo Crollano gli alimentari , allarme degli agricoltori.

ROMA – Aosta, Trento, Bolzano, Trieste e Venezia: sono le uniche città capoluogo di Regione nelle quali i prezzi rispetto all’anno scorso sono cresciuti. Se si considerano anche le altre grandi città, spicca il più 0,5 per cento di Parma, seguito dal modestissimo più 0,1 per cento di Livorno. Per il resto nelle tabelle Istat si leggono solo segni meno, c’è un po’ più movimento solo nel confronto mensile ma il risultato finale conferma per marzo le stime preliminari: deflazione, i prezzi al consumo su base annua sono calati dello 0,2 per cento, è il secondo mese di contrazione. Male anche l’Eurozona: a marzo inflazione zero.

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La casa
ROMA – E’ scontro alla Camera sul decreto che autorizza le banche ad appropriarsi della casa ipotecata del debitore inadempiente senza fare ricorso al pignoramento. Nel pomeriggio di ieri i deputati del Movimento 5Stelle hanno bloccato i lavori della commissione Finanze con un “picchettaggio”, annunciando che questa è solo la prima di altrettante clamorose iniziative di protesta: «Ora non molliamo la presa nemmeno di un millimetro. – si legge in un comunicato del gruppo parlamentare – La casa non si tocca. Il governo è consapevole dell’abominio che ci ha propinato e già la maggioranza propone qualche toppa di modifica». I contestatori sono stati espulsi dall’Aula.

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BoeriROMA – In Parlamento c’è una maggioranza non ufficialmente costituita ma molto compatta che non vuole che otto milioni di italiani sappiano quale sarà la loro pensione. Le “buste arancioni” con l’estratto conto dei contributi e la simulazione dell’assegno, che l’Inps avrebbe voluto mandare in autunno, non sono mai partite perché l’istituto non può comprare i francobolli: i soldi, circa 4 milioni, ci sono tutti nel bilancio, non si richiede alcun trasferimento da parte dello Stato, ma vanno presi da un capitolo diverso da quello delle spese postali, limitato dalle rigide regole della spending review.
L’autorizzazione, richiesta dall’Inps ad aprile dell’anno scorso, è demandata a una norma di legge che però è stata bloccata per ben due volte dal Parlamento, tra novembre e dicembre.

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banche
ROMA – In piazza per chiedere ancora una volta «quello che ci spetta, i risparmi che ci avete rubato»: il Comitato delle Vittime del salva-banche ha indetto per stamattina dalle 8.30 alle 16.30 un presidio ad Arezzo davanti alla sede di Banca Etruria. I risparmiatori contestano «l’indolenza della nuova Banca Etruria nel trovare una soluzione per le vittime di questa criminale manovra», e non accettano i paletti posti dal governo alla normativa sui risarcimenti. Infatti le quattro “good banks” hanno fatto sapere che non potranno essere oggetto di richieste di risarcimento da parte degli azionisti e dei titolari di obbligazioni subordinate delle quattro “vecchie” banche, che dovranno quindi rivalersi, come prevede la legge di Stabilità, solo sul Fondo di solidarietà, attraverso gli arbitrati.

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lorenzinChiamparino: “Un miliardo non basta, il governo ci riceva subito” Il ministro sugli esami: “Non li taglieremo, solo stop agli sprechi”.

ROMA – Risorse insufficienti: le Regioni chiedono al governo un incontro urgente sulla legge di Stabilità per fare il punto sul finanziamento del Fondo sanitario nazionale per il 2016. «Io ritengo che un solo miliardo su 5 in più non sia sufficiente a ottenere quegli obiettivi che lo stesso governo vuole perseguire», ribadisce il presidente Sergio Chiamparino al termine della Conferenza delle Regioni. Precisando che non si tratta di una «dichiarazione di guerra», ma solo di una richiesta di dialogo. Tanto più che lo stesso ministro della Salute Beatrice Lorenzin, ospite di Repubblica Tv , ammette che «ci vuole di più» e per l’esattezza «ci sarebbe bisogno di un incremento di due punti di Pil per far fronte alla maggiore domanda della popolazione che invecchia e ha bisogno di più cure e medicine».

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IL CASO/I DATI DI MINISTERO E INPS:EVASI 25 MILIARDI DI EURO ALL’ANNO.

ROMA. Oltre due milioni di lavoratori in nero, un’economia sommersa che vale quasi 42 miliardi euro l’anno con un’evasione complessiva di 25 miliardi tra imposte e contributi. La Fondazione studi dei Consulenti del lavoro ha fatto un po’ di calcoli su dati Inps, Inail e ministero del Lavoro (basandosi su una ipotetica retribuzione giornaliera di 86,80 per 241 giornate l’anno, un dato certo in molti casi lontanissimo dalla realtà) e il mancato gettito corrisponde all’1,5% del prodotto interno lordo, si tratta di «cifre vicine a quelle di una Legge di Stabilità», osserva il presidente Rosario De Luca. In media, su «ogni tre imprese ispezionate, si trova una persona impiegata, ma non registrata».

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I numeriLe stime per il periodo 2011-2014 della Confedilizia che spiega con il peso del fisco la crisi del settore Negozi, i tributi incidono per il 60% rispetto a quanto incassa il proprietario con l’affitto. Freno agli investimenti.

ROMA – Un aumento del 178% in tre anni, il gettito passato dai nove miliardi di euro del 2011 ai 25 del 2014: un crescendo vertiginoso che ha fortemente ridotto i vantaggi dell’investimento immobiliare, avviando un “effetto sfiducia” che il Paese rischia di scontare a lungo. È l’analisi di Confedilizia, che chiede al governo «una riduzione della morsa fiscale sugli immobili». E non solo per l’evidente vantaggio sui proprietari, ma perché «gravare gli immobili di un carico di tasse come quello abbattutosi in Italia negli ultimi anni produce conseguenze negative a catena con riflessi evidenti sulla crescita del Paese»: crollo delle compravendite, riduzione degli interventi di ristrutturazione, fallimento di imprese edilizie, crisi delle locazioni. (altro…)

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La difesaRenzi: i bravi non devono essere infangati dai furbastri I controlli dell’ente di previdenza meno costosi delle Asl.
ROMA – Gli ispettori inviati dal ministero della Pubblica Amministrazione per far luce sulla vicenda dei vigili urbani di Roma potrebbero arrivare già domani. E il sindaco Ignazio Marino parla di “tradimento” della città, e non esclude possibili licenziamenti: «O c’è un’epidemia, e mi sembra assai improbabile, oppure è stata una protesta organizzata». Sanzioni nei confronti dei vigili potrebbero anche essere irrogate dall’Autorità di Garanzia sugli scioperi: il presidente della commissione, Roberto Alesse, annuncia «un accertamento scrupoloso», e precisa che «il singolo vigile rischia una multa salata, sono fatti veramente antipatici che impongono un’applicazione rigida della legge».

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L'occupazioneROMA – I dipendenti sono in stato di agitazione in tutta Italia, molte Province temono il default finanziario già nei prossimi mesi e il presidente dell’Upi, Alessandro Pastacci, pur dando ampie assicurazioni sul pagamento degli stipendi, spiega che «se la legge di stabilità non cambia non sarà possibile garantire ai cittadini tutti i servizi che oggi vengono erogati, dalla manutenzione delle strade alla gestione delle scuole». Il nodo è quello delle risorse: «La legge di stabilità prevede il trasferimento di un miliardo di euro di tributi locali nel 2015, a parità di funzioni e di dipendenti». Infatti tutti i dipendenti rimarranno in capo alle province per due anni, nelle more dell’attuazione della riforma. Dopo, il futuro è incerto, rileva Michele Gentile, Cgil funzione pubblica: «La legge non prevede un meccanismo unico, rischia di esserci una soluzione diversa per ogni Regione.

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La vertenze
ROMA – Centosessanta aziende, 155.000 lavoratori dei quali 28.000 già dichiarati in esubero. Non c’è solo la ThyssenKrupp, al ministero dello Sviluppo Economico: negli ultimi 12 mesi si sono svolte quasi 300 riunioni nei tavoli convocati dalla Unità Gestione Vertenze. Nel 2013 sono stati sottoscritti 62 accordi, ma trovare soluzioni diventa sempre più difficile. Non ci sono settori che si salvano: le vertenze sono distribuite tra l’agroalimentare, la siderurgia, l’informatica, l’elettronica, la chimica, il tessile. A volte la crisi aziendale è determinata da una situazione generale legata alla produzione, come è per le acciaierie, da Terni all’Ilva di Taranto a Piombino. Ma altre volte si tratta semplicemente di decisioni prese dall’alto, per ragioni strategiche che non hanno nulla a che fare con le difficoltà del mercato: è il caso della Guaber di Casalecchio di Reno, in provincia di Bologna, destinata a chiudere entro il giugno del 2015 perché la Henkel intende concentrare la produzione nella sede di Milano, trasferendovi solo una parte dei lavoratori.

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Galassia PD
Oggi la direzione del Partito democratico stabilirà la linea Vertice di Cgil Cisl e Uil per tentare una posizione unitaria.
ROMA – Renzi «stia sereno», il rischio di scissione «non esiste proprio», dice Pier Luigi Bersani. «Una mediazione si può fare, è solo una questione di volontà politica», scrive Cesare Damiano. Sembrano rassicuranti le dichiarazioni dei principali esponenti della minoranza Pd in vista della Direzione sul Jobs Act, oggi alle 17 in diretta streaming. Ma l’opposizione interna non ha alcuna intenzione di accontentarsi del reintegro del lavoratore nel solo caso del licenziamento discriminatorio.
Norma che neanche ci sarebbe bisogno di scrivere, sottolineano in coro i sindacati: è già nella Costituzione. E anche nella «Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione europea», ricorda Stefano Fassina, aggiungendo che neanche l’affidamento dei licenziamenti impugnati a un arbitro piuttosto che a un giudice può essere un compromesso accettabile.

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