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Posts Tagged ‘sallusti’

La campagna elettorale si annuncia avvincente e pure spiazzante. Almeno per le tante brave persone di centrosinistra che non si rassegnano alla berlusconizzazione del Pd. Neppure quando vedono sulla terrazza del Nazareno gli ex comunisti Giuliano Ferrara e Luciano Violante scambiarsi smancerie, fra uno strale contro la “Repubblica giudiziaria” e una lacrimuccia per l’immunità parlamentare perduta. Più che un convegno, una seduta spiritica alla ricerca del vecchio Pci. È a queste brave persone che rivolgiamo pensieri commossi appena compaiono in tv i replicanti renziani con la lista dei compagni perseguitati e poi assolti. (altro…)

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SallustiUn fantasma si aggira per gli studi televisivi: si chiama Alessandro Sallusti e somiglia all’uomo che ricordavamo, ma non sembra più lui. È stanco e spento. Per nulla convinto di quello che dice. Per carità, gli capitava anche prima, ma la passione nel difendere posizioni improponibili era – se non proprio autentica – vibrante. Ora che si trova non più a supportare Berlusconi ma a incensare Renzi, come un Menichini qualsiasi, ne soffre. Comprensibilmente. Lo si è visto giovedì a Servizio Pubblico e lunedì a Piazzapulita. Quando gli dicono che è ormai più renziano dei renziani, non prova neanche più a difendersi: prende, incarta e porta a casa, da persona (quando vuole) intelligente e arguta qual è.   LUNEDÌ SERA, ospite di Corrado Formigli, ha implorato gli elettori di votare Forza Italia, non perché ci sia ancora qualcuno che creda in Berlusconi (neanche Sallusti arriva a tanto) ma per un imprecisato “bisogno di rendere il centrodestra abbastanza forte da condizionare Renzi e liberarlo dal ricatto dei D’Alema”. (altro…)

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DiffamazioneQualcuno dovrebbe far qualcosa per Alessandro Sallusti. Stargli vicino, assisterlo nel momento del bisogno, magari visitarlo senza farsene accorgere. Da quando il suo padrone è stato condannato a 4 anni per frode fiscale, vive ore difficili e manifesta costanti segni di peggioramento. Perde colpi persino nell’arte della diffamazione, che lo vedeva primeggiare incontrastato in tutta la categoria. Il suo bersaglio, com’è noto, è il presidente della sezione feriale della Cassazione Antonio Esposito che il 1° agosto ha condannato B. assieme ad altri 4 giudici. L’indomani, come da contratto, Zio Tibia ha sguinzagliato i suoi segugi alle calcagna del malcapitato per scovargli qualche scheletro nell’armadio. I poveretti han setacciato fascicoli, compulsato sentenze, violato la privacy e il segreto bancario, auscultato portoni, interrogato edicolanti, perlustrato bar, importunato passanti, scoperchiato avelli, ispezionato cassonetti. E, col materiale raccolto, riempito una trentina di pagine, nel tentativo di dimostrare che il giudice è un poco di buono, dunque B. è un santo. Peccato che le accuse fossero tutte false. Falso che Esposito abbia barattato la richiesta di archiviazione per suo figlio, scoperto a cena con la Minetti, in cambio della condanna di B. (la richiesta di archiviazione per il figlio è di gennaio, l’assegnazione del processo Mediaset di luglio). Falso che a tavola alzi il gomito (è astemio). Falso che tenga lezioni a pagamento nella scuola della moglie all’insaputa del Csm (insegna gratis con l’ok del Csm). Falso che si appropriasse di processi altrui per finire sui giornali (sostituiva doverosamente colleghi assenti). Falso che faccia vita da nababbo (la presunta prova, una Mercedes, è un ferrovecchio del 1971 acquistato nel ’77 con 300mila km). Falso che fosse odiato per la sua faziosità quand’era pretore a Sapri (era odiato solo dai suoi imputati). Falso che fosse stato trasferito per affari loschi (il Tar annullò il provvedimento perché le accuse erano fasulle).  (altro…)

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Sallusti-berlusconi-carceratiPer giustificare la richiesta di rimessione dei suoi processi da Milano a Brescia, Silvio B. e gli on. avv. Ghedini e Longo hanno scritto alla Cassazione che una delle prove dell’irrimediabile prevenzione dell’intero Tribunale di Milano (circa 300 giudici) è la presenza nel collegio del processo Mediaset della giudice Alessandra Galli. Una terrorista? Una tupamara? No, la figlia del giudice Guido Galli, assassinato nel 1980 da Prima linea. Tanto basta all’impunito e ai suoi cortigiani per affermare che i “tragici fatti di vita personale” della giudice ne “inficiano certamente la serenità di giudizio”. Ecco, nemmeno questi campioni mondiali di spudoratezza erano ancora giunti al punto di usare la morte violenta di un galantuomo per conquistarsi l’impunità. Ora l’hanno fatto, e nessuno degl’indignati speciali che infestano i giornali, le tv e i palazzi del potere ha trovato nulla da ridire. Del resto, lo sputo sulla tomba è diventato un’arma ordinaria di lotta politica. (altro…)

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laparure-rid (1)Con tutto quel che avrebbe da fare nell’interesse del Paese – per esempio rispedire Monti alle Camere per vedere se osano sfiduciarlo e, in caso contrario, lasciarci votare alla scadenza naturale della legislatura – il presidente della Repubblica trova il tempo di occuparsi a tamburo battente della grazia al direttore del Giornale Alessandro Sallusti. Ieri ha inviato il dossier alla ministra Severino perché dica di sì: infatti, da quando Ciampi sollevò il conflitto di attribuzioni contro il Guardasigilli Castelli che si opponeva alla grazia per Bompressi e la Consulta gli diede ragione, il Guardasigilli non può più opporsi agli atti di clemenza del Quirinale, ma solo firmarli senza fiatare. Ora, della sorte di Sallusti abbiamo smesso di interessarci da quando, alla vigilia della sentenza di Cassazione, gli suggerimmo di scusarsi col giudice che aveva diffamato, rettificando la notizia falsa e risarcendo il danno in cambio del ritiro della querela, che avrebbe estinto il processo. Il giudice si disse disponibile, ma Sallusti non si scusò e non risarcì, anzi iniziò subito a diffamare i giudici che l’avevano condannato. Così la Cassazione confermò la sua condanna a 14 mesi. (altro…)

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Nonostante gli immani sforzi compiuti per finire in carcere, è molto probabile che Sallusti non ce la faccia. Ce l’ha messa tutta, niente da dire: ci teneva. Pur di andare in galera, aveva persino rifiutato la nostra proposta di rettificare, scusarsi e risarcire il danno in cambio del ritiro della querela da parte del giudice diffamato (che aveva accettato). Ogni giorno intimava ai pm di mandarlo a prendere dai carabinieri senz’ulteriori indugi, e niente servizi sociali o domiciliari: prigione. Nei talk show s’affacciava tutto emaciato, barba lunga e occhiaie, a portata di mano lo zainetto con spazzolino, dentifricio e il necessaire del perfetto galeotto, comprese manette d’ordinanza e pigiama a strisce acquistati in un negozio di Carnevale. Ma qui i colletti bianchi non finiscono dentro neppure se insistono. (altro…)

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NATA malissimo, la vicenda della nuova legge sulla diffamazione rischia di finire ancor peggio. Non era imprevedibile. Si erano subito sommati due pessimi modi di legiferare. La triste abitudine italiana alle leggi ad personam (non a caso si parla di “legge Sallusti”) e un modo di produrre il diritto contro il quale i giudici inglesi avevano messo in guardia fin dall’800, riassunto nella formula “hard cases make bad law” – dunque il rischio di una risposta legislativa distorta perché ritagliata su una situazione eccezionale o estrema. Si potrebbe aggiungere un detto tratto dalla saggezza popolare: “La fretta è cattiva consigliera”. Una fretta, però, che al Senato è stata deliberatamente usata per cercare di imporre soluzioni inaccettabili, sfruttando come pretesto l’urgenza legata alla volontà di impedire che Alessandro Sallusti finisca in carcere. L’ultimo episodio di questa brutta storia è rappresentato dalla approvazione di una norma chiamata “salva direttori”, un emendamento proposto dallo stesso presidente della commissione Giustizia, che esclude appunto il carcere per direttori e vice-direttori, ma lo mantiene per gli altri giornalisti. (altro…)

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E i giornalisti rinviano lo sciopero dopo l’appello del presidente del Senato Schifani che apre a possibili modifiche.

ROMA — Salta lo sciopero dei giornalisti, ma ha assai buone probabilità di saltare pure la legge sulla diffamazione. A impallinarla potrebbe essere il voto segreto di lunedì, quando i malumori trasversali sulla salva-Sallusti finirebbero per sfogarsi nel voto chiesto dal Pd come ultimo argine alla legge Frankenstein, ribattezzata così dalla presidente democrat Finocchiaro. Un «mostro giuridico» su cui però ha rischiato di spaccarsi la Federazione della stampa, dove alla fine, dopo un tormentato pomeriggio di giunta, è prevalso il rinvio. Su cui ha influito l’appello del presidente del Senato Schifani, che ha affidato a una nota l’invito ad aspettare l’esito della votazione per «valutare complessivamente il testo» ricordando soprattutto che esso dovrà poi passare alla Camera dove tutti sanno che sarà riscritto. (altro…)

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Tra una comparsata televisiva e l’altra, dove appare sempre più macilento e da tre mesi annuncia immancabilmente che quella è l’ultima volta che va in tv prima di entrare in  carcere, Alessandro Sallusti continua a impegnarsi  allo spasimo per finire in galera per  diffamazione e restarci a lungo, col sistema più sicuro: diffamando il prossimo. Finora,  invano. Domenica, in un tele-salotto semiclandestino  dove ormai fa parte del mobilio,  delirava di mie “numerose condanne definitive, anche penali” (spiacente, ma non ne ho  nemmeno mezza). Ieri, non contento, lanciava  sul Giornale uno straziante appello al presidente dell’Ordine dei Giornalisti per denunciare l’ennesima macchinazione ai suoi danni:  “due ex magistrati del pool Mani Pulite, Davigo e Colombo, mi hanno denunciato in sede penale. E uno zelante loro collega, il pm Fiorillo, ha chiesto il mio rinvio a giudizio. Ci sarà un processo (la condanna la diamo per già scritta, tra magistrati funziona così)”. Motivo: “Mi son limitato a pubblicare una recensione” di un libro dell’Ordine sulle perquisizioni subìte dai giornalisti che scrivono (sacrosantamente)  notizie coperte da segreto, commettendo un reato che (sacrosantamente, finché  non cambia la legge) la magistratura persegue alla ricerca delle fonti. Sallusti naturalmente  sorvola sul contenuto del pezzo, anzi assicura che riguardava “uno scoop su Scalfaro” ed era privo del “benché minimo insulto o falso…Leggere per credere”. Infatti basta leggere per scoprire un falso e una diffamazione. (altro…)

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Bisognerebbe iniziare a raccogliere i segnali che arrivano dal territorio, anzichè ignorarli o rispondere solo con i cordini delle forze dell’ordine.

La Fornero, che ovunque si sposta, porta con sè cortei e manifestazioni di precari, esodati, gente senza lavoro. Perché non basta essere disponibili al dialogo (magari senza giornalisti che poi scrivono titoli ..): oltre ad evitare ulteriori gaffes (che aumentano le tensioni quando non ne avremmo bisogno) bisogna dare alle persone delle risposte.

Ieri i ministri Passera e Barca costretti alla fuga in elicottero dal Sulcis, per evitare le barricate e la guerriglia. Anche qui, per l’ex distretto industriale, si prevedono tempi difficili: trovare un’alternativa all’Alcoa? Da quello che si capisce (dalle parole dei ministri) non è compito della politica, almeno non di questa politica di tecnici, professori e banchieri. (altro…)

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IL SENATO PASSA IL TESTO ALLA CAMERA. RESTANO LE NORME DURE.

Stiamo approvando un testo mostruoso, anche con dei refusi; mi vergogno profondamente, stiamo facendo un provvedimento incredibile in cui si dice tutto e il contrario di tutto. Ma per quale motivo, per evitare la carcerazione di una persona che non vuole essere nemmeno perdonato, un Parlamento deve avere tanta fretta?”. Queste parole sono state pronunciate ieri dall’ex pm Gerardo D’Ambrosio, senatore del Pd, quando ormai era chiaro che nulla poteva più fermare il ddl diffamazione da una sua rapida approvazione a Palazzo Madama. Oggi, nel pomeriggio, i giochi saranno fatti. Il testo passerà alla Camera dove altri parlamentari tenteranno di fermarlo per evitare che venga varata una legge che peggiora la situazione esistente. Costringendo i giornalisti italiani a lavorare come se avessero una pistola puntata alla tempia. (altro…)

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Nuova legge bavaglio, altolà Pd e Udc “Non faremo passare quel testo” Ma il Pdl insiste: “È la direzione giusta”. L’allarme della Fnsi.

ROMA — Il ddl Sallusti a rischio legge– bavaglio. È scontro sulla legge che doveva salvare dal carcere il direttore del Giornale e che rischia di mettere in crisi la libertà di stampa attraverso multe e sospensioni dei giornalisti. I primi firmatari della legge bipartisan sono Vannino Chiti (Pd) e Maurizio Gasparri (Pdl). Chiti adesso però la disconosce. E c’è l’altolà del suo partito e dell’Udc che si dicono pronti a frenare qualsiasi tentativo di censura. Il relatore della legge per il Pdl, Filippo Berselli: «Stiamo andando nella direzione giusta» ROMA — La legge che doveva salvare dal carcere Alessandro Sallusti, e rischia di inguaiare in suo nome tutta la libera stampa, comincia a diventare un affare imbarazzante. I primi firmatari sono i senatori Vannino Chiti e Maurizio Gasparri: doveva essere un impegno bipartisan, quello di eliminare la possibilità del carcere come pena per la diffamazione. (altro…)

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Solo gli italiani possiedono il talento di trasformare le tragedie in farsa. Non avevamo ancora finito di ripiegare i fazzoletti per la condanna ingiusta di Sallusti – reo di avere pubblicato sul giornale da lui diretto un articolo che diffamava un magistrato – quando il giornalista e onorevole Renato Farina ha preso la parola alla Camera e ha ammesso di esserne lui l’autore, celato dietro lo pseudonimo immeritato di Dreyfus, vittima vera. Un salto di qualità rispetto al precedente nome in codice, Betulla, in auge quando Farina confezionava veline per i servizi segreti. In un crescendo triste, Betulla Dreyfus ha riconosciuto che il suo articolo non esprimeva un’opinione, ma propalava deliberatamente una menzogna: infatti il giudice, per il quale il corsivo incriminato auspicava la condanna a morte, non aveva ordinato l’aborto di una minorenne. Lo aveva soltanto autorizzato su richiesta degli interessati, come prevede la legge.  (altro…)

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Sebbene Sallusti ce la metta tutta per farmene pentire, non rinnego l’articolo che ho scritto l’altro giorno sul suo caso. Continuo a pensare che, per risolverlo senza ledere i principi di legalità e di uguaglianza, sarebbe bastato poco: che Sallusti si scusasse col giudice Cocilovo per le infamie scritte su Libero da Renato Farina col comico pseudonimo “Dreyfus” e risarcisse il danno, in cambio del ritiro della querela che avrebbe estinto il processo prima della Cassazione. Poi il Parlamento, visto che i partiti a parole sono tutti d’accordo, avrebbe potuto finalmente riformare la diffamazione a mezzo stampa. Cocilovo s’è detto disponibile, annunciando che avrebbe destinato il risarcimento a una onlus. Ma Sallusti s’è rifiutato di scusarsi e di risarcire, anzi è andato a Porta a Porta a rivendicare l’articolo diffamatorio come libera “opinione” e negando di aver commesso reati. A quel punto la Cassazione, che può annullare le sentenze solo per vizi giuridici o per difetti di motivazione, s’è limitata ad applicare la legge esistente: non ravvisando vizi né difetti nel verdetto d’appello, l’ha confermato. Così è stato Sallusti a condannare a 14 mesi di carcere Sallusti, evidentemente per far esplodere il caso. (altro…)

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Tutto il mondo instituzionale si stringe attorno al giornalista Sallusti, dopo che la Cassazione ha confermato la sentenza di condanna a 14 mesi.
Perché ha scritto il falso.
Non rischia la galera, ma la sentenza permette a tanti di gridare allo scandalo alla vergogna, all’offrirsi come vittima sacrificale.
La condanna consentirà, probabilmente, una riforma dell’articolo 595 c.p. (cosa che nel passato governi liberali o di centrodestra non hanno fatto).
Per evitare, però, che la gente pensi che governo, giornalisti e istituzioni (il colle che monitora la situazione) si mobilitano solo per giornalisti famosi, sarebbe opportuno che si rivedesse anche il meccanismo delle cause civili per diffamazione.  (altro…)

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Ovviamente la galera, per chi insulta o diffama a mezzo stampa, è una pena sproporzionata, e sinistramente intimidatoria nei confronti di chi scrive sui giornali. Ma questo non alleggerisce di un grammo le responsabilità morali e sociali di chiunque usa pubblicamente le parole; anzi le aggrava, perché l’esercizio della libertà di opinione circonfonde i giornalisti di un’aura di intoccabilità (di tipo castale, visto che va di moda dirlo) della quale è vile approfittare. L’articolo scritto sotto pseudonimo sul Giornale nel 2007 (e imputato al direttore responsabile Sallusti) conteneva opinioni violente ma soprattutto divulgava notizie false (rimando, per ragioni di spazio, all’esauriente analisi che ne fa Alessandro Robecchi sul suo blog). (altro…)

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Mai fare battaglie di principio nel paese dei conflitti d’interessi e degli ideali di bottega. Domenica abbiamo scritto che la condanna in appello di Alessandro Sallusti a 14 mesi di carcere senza la condizionale per un articolo diffamatorio scritto da un altro dimostra ancora una volta l’indecenza di una politica che non ha mai voluto riformare la diffamazione per rendere la stampa ancor più serva e ricattabile. E che il caso particolare, prima della sentenza di domani della Cassazione, si può risolvere in un solo modo: Sallusti risarcisca i danni e chieda scusa al giudice diffamato, nella speranza che questi ritiri la querela. Subito i soliti noti ne hanno approfittato per sparare sui magistrati che osano querelare chi li diffama (come se non fosse un sacrosanto diritto di ogni cittadino); per evidenziare che in Italia querelano più che negli altri paesi (e per forza: negli altri paesi B. non ha processi né possiede giornali o tv); per invocare un decreto ad Sallustem o un provvedimento di grazia (ancor prima della condanna definitiva); per gabellare le diffamazioni – anche quelle dolose e reiterate – per “reati di opinione”; per attaccare i giudici d’appello che han condannato Sallusti applicando la legge esistente; per scatenare ridicole campagne innocentiste con la scusa che “l’articolo non l’ha scritto Sallusti” (già, ma allora chi l’ha scritto dovrebbe avere la decenza di uscire allo scoperto e dichiarare che la boiata diffamatoria è Farina del suo sacco, anziché lasciar condannare un altro al posto suo). Poteva mancare, in questo guazzabuglio, l’interferenza del Quirinale? No che non poteva. (altro…)

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