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Posts Tagged ‘Sandro De Riccardis’

La parabola dell’ex governatore che parlava di sé in terza persona e sognava di andare al governo.

MILANO – Ha governato per quasi vent’anni la Lombardia, ha aspirato a diventare ministro degli Esteri e a raccogliere l’eredità di Silvio Berlusconi, è stato il simbolo del potere ciellino in Regione, e intanto si muoveva come statista incontrando capi di stato in giro per il pianeta. Un’altra vita per un politico che i documenti giudiziari definiscono il terminale di un sistema illegale nella sanità lombarda.

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sotto-inchiestaMilano, 14 arresti. Coinvolto anche il figlio dell’ex dirigente della società controllata dalla Regione Lombardia Nel mirino l’appalto per il treno tra due terminal a Malpensa. I pm: imprenditori vicini alla ’ndrangheta.

MILANO – C’è anche una tangente da 50 mila euro per ottenere i lavori della ferrovia che collega i due terminal dell’aeroporto di Malpensa, tra gli appalti finiti al centro dell’inchiesta della Direzione investigativa antimafia di Milano che ieri ha portato all’arresto di 14 persone in Lombardia.
Imprenditori «contigui alla ‘ndrangheta », faccendieri che in parte avevano e in parte millantavano contatti per condizionare le gare, dipendenti di società pubbliche che gestiscono i trasporti in Lombardia.

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Ellekappa

Guerini difende Uggetti: lui è corretto Il M5S: “Ora la legge sulla prescrizione”.

LODI – Un appalto pilotato per la gestione delle piscine comunali porta in carcere il sindaco Pd di Lodi, Simone Uggetti, e l’avvocato Cristiano Marini, consigliere di Sporting Lodi. Una gara da appena settemila e 500 euro per una concessione che, però, ogni anno ne fa incassare ai titolari circa trecentomila. L’accusa della procura di Lodi è turbativa d’asta: per favorire la società sportiva, il primo cittadino, ex assessore all’Ambiente e all’urbanistica dell’allora sindaco e oggi vicesegretario del Pd, Lorenzo Guerini, si sarebbe adoperato per modificare i criteri di assegnazione dei punteggi nel bando, poi effettivamente aggiudicato alla società di Marini.

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Le carte.
Non soltanto appalti truccati nell’edilizia scolastica e nella sanità. I pm sul vice di Maroni, arrestato: “Era al vertice di una rete che si espandeva e autoalimentava Rispondeva direttamente al leader di Forza Italia”.

MILANO – In quello che la procura di Milano definisce un «sistema che tende ad autoalimentarsi e a espandersi progressivamente », con «al vertice» l’ex assessore lombardo alla sanità, Mario Mantovani, non ci sono solo gli appalti truccati nella sanità e nell’edilizia scolastica.
Il «sistema Mantovani» agisce anche come longa manus di Silvio Berlusconi. Anzi, scrive il pm Giovanni Polizzi nella richiesta di arresto per Mantovani, per il suo collaboratore Giacomo Di Capua e per l’ingegnere del Provveditorato alle Opere pubbliche, Angelo Bianchi, il politico si muove su «esplicita richiesta» dell’ex premier.

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Accusato di corruzione di testimoni è stato convocato per l’udienza sulle intercettazioni con le Olgettine Il gip decide sulla richiesta al Parlamento per l’utilizzo delle telefonate. Facoltativa la presenza dell’ex premier.

MILANO- «E voi avete fatto quella cosa di ritirarvi dalla posizione, no?». Si deciderà dal prossimo 17 settembre, quando è stata fissata la prima udienza davanti al gip di Milano, Stefania Donadeo, se entreranno nel “Ruby-ter” la voce di Sivio Berlusconi e i suoi tentativi di evitare la costituzione di parte civile delle due Olgettine con cui era al telefono.
Quel giorno, a Palazzo di Giustizia, si aprirà la discussione tra accusa e difese. E sarà battaglia per decidere se dare il via libera o meno alla richiesta al Parlamento di utilizzo di quei dialoghi nel processo.

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PenatiMILANO. Non è soltanto una storia di presunte tangenti e appalti truccati. L’inchiesta sul “Sistema Sesto”, arrivata alla requisitoria del pm che ha chiesto la condanna a quattro anni per Filippo Penati, racconta anche la metamorfosi di un sistema politico. Che passa – come ha detto il pm di Monza Franca Macchia- da un «finanziamento di matrice personalistica a un finanziamento di sistema».
A tenere insieme «le buste di soldi » che la segretaria del grande accusatore, Piero Di Caterina, ha raccontato di preparare già negli anni ‘90, con i più raffinati sistemi di pagamento di fine anni 2000, come i soldi alla fondazione “Fare metropoli” o nelle società off-shore dell’architetto Sarno, è la stessa storia di Filippo Penati, per come è ricostruita nell’indagine. (altro…)

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ciampiFernando Ciampi ucciso quando i colleghi erano in pausa Doveva testimoniare contro il killer. Gli amici: magistrato rigoroso.

MILANO – Aveva appena terminato una camera di consiglio ed era tornato nel suo ufficio al secondo piano, staccandosi dai colleghi che si erano diretti alla macchinetta del caffè. Perché il giudice Fernando Ciampi, 72 anni, una volta varcato l’ingresso del Palazzo di Giustizia non amava soffermarsi nei corridoi: finita un’udienza si metteva subito al lavoro per quella successiva, tornava in ufficio e s’immergeva nei faldoni. «Non prendere il caffè forse gli è costato la vita», commentava ieri, con un sorriso triste, un collega.
Schivo, riservato, raccontato da tutti come un magistrato rigoroso e intransigente, quando si è trovato davanti Claudio Giardiello e la sua Beretta 9×21 ha cercato innanzitutto di salvare la sua collaboratrice, che era in quell’ufficio per un problema al computer che lui non riusciva a risolvere. Un gesto da eroe, anche se probabilmente nella follia omicida del killer era solo lui — dopo gli altri obiettivi nell’aula delle udienze al terzo piano — l’unico a dover morire. (altro…)

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Ex consiglieriI pm: rimborsato un banchetto matrimoniale Sotto accusa anche Nicole Minetti e Renzo Bossi.

MILANO – È il racconto di un’epoca politica di spese senza freni e di senso d’impunità. Di chi pensa che coi soldi pubblici dei gruppi consiliari in Regione può pagarsi pranzi e aperitivi, spensierate serate in discoteca e cene a base di sushi e aragoste in lussuosi ristoranti milanesi. Persino organizzare il buffet del matrimonio della figlia, facendolo passare come costo di rappresentanza politica. C’è questo e molto altro nella richiesta di rinvio a giudizio dei 64 ex consiglieri della Regione Lombardia, firmata dal procuratore aggiunto di Milano, Alfredo Robledo, e dai pm Paolo Filippini e Antonio D’Alessio. La procura contesta ai 64 politici oltre tre milioni di spese illegittime, tra il 2008 e il 2012. Tra i politici per i quali la procura chiede il processo ci sono nomi ormai celebri come Renzo Bossi, figlio del fondatore della Lega, o Nicole Minetti, l’ex igienista dentale coinvolta nello scandalo delle “cene eleganti” di Arcore. O ancora Massimo Guarischi, ora a processo per le tangenti negli appalti della sanità lombarda e compagno di vacanze dell’ex presidente Formigoni. Ma tra gli indagati, ci sono anche l’attuale vicepresidente del Consiglio regionale, il leghista Fabrizio Cecchetti, l’ex presidente del consiglio regionale Davide Boni, gli ex assessori Massimo Ponzoni, Franco Nicoli Cristiani, Monica Rizzi, Romano Colozzi, Massimo Buscemi, Stefano Galli, Giulio Boscagli. Non mancano gli indagati nemmeno tra gli esponenti dell’opposizione, come Chiara Cremonesi (Sel) Luca Gaffuri, Carlo Porcari e Carlo Spreafico (Pd), Elisabetta Fatuzzo (Pensionati).
Nelle quasi 700 pagine di richiesta di rinvio a giudizio inoltrata al giudice dell’udienza preliminare — dalle quali esce il Pdl Mauro Parolini che va verso l’archiviazione — ci sono oltre tre milioni di spese considerate dagli investigatori illegittime, leggermente ridotte rispetto a quelle contestate durante l’indagine.

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BossiIl pm chiede il rinvio a giudizio anche per i figli del leader e per l’ex tesoriere Belsito, archiviazione per la pasionaria Le accuse: truffa da 40 milioni e appropriazione indebita per 500 mila euro spesi per multe, auto e laurea in Albania.

MILANO – Multe, tasse arretrate, noleggio di auto e riparazioni dal carrozziere, lavori in casa a Gemonio e una laurea in Albania, abbonamenti a Sky e visite dal veterinario. Per quasi 40 milioni di euro sottratti dai fondi pubblici della Lega, il procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e i pm Roberto Pellicano e Paolo Filippini hanno chiesto il processo per un pezzo del vecchio stato maggiore del Carroccio: Umberto Bossi e i suoi due figli, Riccardo e Renzo, l’ex tesoriere Francesco Belsito, e tre ex componenti del comitato di controllo della Lega (Stefano Aldovisi, Diego Sanavio e Antonio Turci) che avrebbero firmato i rendiconti irregolari presentati in Parlamento. (altro…)

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Il tesoro della LombardiaDal crack del San Raffaele alla “cupola” di Frigerio Una torta da 18 miliardi l’anno, l’1% del Pil nazionale.

MILANO – Se c’è una torta immensa, gli 11 miliardi di appalti Expo, su cui la “cupola” aveva messo le mani, il ricco menù della sanità lombarda — dalla giunta Formigoni fino a quella di Maroni — soddisfa da quasi due decenni l’appetito di politici, assessori, funzionari pubblici, intermediari, lobbisti, consulenti, imprenditori. Una tavola apparecchiata con oltre 18 miliardi l’anno per forniture sanitarie e rimborsi per prestazioni ospedaliere, servizi alberghieri, appalti di mense e ristorazione, pulizie ed edilizia ospedaliera. Una cifra che vale oltre un punto del Pil nazionale, pari al budget di spesa della Difesa per il 2013. Milioni che, a leggere le carte delle inchieste milanesi, sono finiti in mille rivoli. (altro…)

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La decisione dei giudici di appello a Milano anche per il fratello Paolo, risarcimento a Fassino Nove anni fa la pubblicazione delle intercettazioni coperte da segreto su “Abbiamo una banca”.

MILANO – L’esito ampiamente annunciato nel processo Unipol si è concretizzato ieri, con la dichiarazione di prescrizione da parte dei giudici della seconda Corte d’Appello di Milano, presieduta da Fabio Paparella. Silvio e Paolo Berlusconi non sono estranei alla pubblicazione della famosa intercettazione tra l’allora segretario dei Ds, Piero Fassino, oggi sindaco di Torino, e Giovanni Consorte, allora presidente di Unipol
protagonista nell’estate 2005 del tentativo di scalata della banca su Bnl. Ma l’ex premier e suo fratello escono dal processo soltanto per la prescrizione del reato di rivelazione del segreto d’ufficio, con la dichiarazione di “non luogo a procedere”. (altro…)

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FormigoniCaso Maugeri, il senatore Ncd a processo con il faccendiere Daccò e Simone.

MILANO — Quelle vacanze extra lusso ai Caraibi, i viaggi in aereo per oltre 18 mila euro, la casa super scontata in Sardegna e molte altre «utilità economiche» costano a Roberto Formigoni, ex presidente della Regione Lombardia e attuale senatore del Nuovo Centrodestra, il processo nell’inchiesta sui fondi neri della fondazione Maugeri.
Dal prossimo 6 maggio, data della prima udienza davanti alla decima sezione penale, Formigoni — accusato di associazione a delinquere e corruzione, e indagato in altre due inchieste della procura — potrà difendersi dalle gravi accuse rivoltegli dai pm Antonio Pastore e Laura Pedio. Ieri, dopo cinque ore di camera di consiglio, il gup Paolo Guidi lo ha rinviato a giudizio insieme all’ex segretario generale della Regione Nicola Maria Senese, all’ex direttore della Sanità lombarda, Carlo Lucchina, e al dirigente regionale Maria Alessandra Massei. (altro…)

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Penati

“ Sistema Sesto”, la Cassazione respinge l’istanza dell’ex dem.

MILANO — La conferma, inevitabile, è arrivata ieri. La sesta sezione penale della Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso con cui Filippo Penati chiedeva di annullare la sentenza di prescrizione del Tribunale di Monza, pronunciata lo scorso 22 maggio. Quel giorno, l’ex presidente Pd della Provincia di Milano ed ex braccio destro di Pierluigi Bersani, non si presentò in aula per rinunciare alla prescrizione e «difendersi nel processo», come ripeteva spesso nelle interviste, e i giudici non hanno potuto far altro che dichiarare l’estinzione del reato. (altro…)

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I numeri“Altro che tagli, con Podestà assunzioni moltiplicate”.

MILANO — Una situazione finanziaria che presenta «rischi di mancata copertura», con spese per assunzioni e consulenze fuori controllo, e società controllate che — pur se sull’orlo del fallimento o gravate da pesanti debiti — hanno continuato a spendere e assumere. È una fotografia impietosa quella scattata dalla sezione di Controllo della Corte dei Conti della Lombardia nella deliberazione che conclude l’indagine sulla Provincia di Milano. Una radiografia dell’amministrazione di Guido Podestà, eletto presidente nel 2009 con il Pdl, ora in Ncd, che nel documento dei giudici contabili (firmato dal presidente Nicola Mastropasqua e dal relatore Donato Centrone), si conclude con ben 16 «irregolarità riscontrate» e la trasmissione degli atti alla procura contabile per verificare se sussistono gli estremi del danno erariale.
MANAGER A CARO PREZZO
La Corte chiede conto alla Provincia di incarichi dirigenziali e assunzioni a tempo determinato per i quali, sostengono i giudici, è stato accertato «il mancato conseguimento dell’obiettivo di riduzione della spesa» previsto dal decreto numero 78/2010, che sancisce un abbattimento del 50% dei costi rispetto al 2009. La Provincia ha invece sostenuto una spesa per figure che dovrebbero essere di altissimo livello manageriale, «nel 2009 pari a 2.540.295, mantenuta stabile nel 2012 a 2.522.455». 85 posizioni per le quali «sono apparse necessarie ulteriori giustificazioni circa la loro necessità ». (altro…)

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Dopo la pubblicazione dei dialoghi l’ex governatore attacca “Repubblica”.

MILANO — Dopo le intercettazioni telefoniche, pubblicate ieri, che raccontano i tentativi di Roberto Formigoni di mobilitare i vertici di Cl e i giornalisti vicini al movimento per difendersi dalle accuse della magistratura, l’ex governatore lombardo attacca Repubblica.
Con una nota chiede che «la magistratura infligga al direttore di
Repubblica la stessa pena inflitta al presidente Silvio Berlusconi, due anni di pena, uno per ciascuna delle due pagine di intercettazioni pubblicate. A questa — continua Formigoni — dovrà far seguito una sanzione aggiuntiva per avere manipolato e stravolto il contenuto delle stesse intercettazioni a scopi diffamatori». (altro…)

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Penati

E l’ex presidente pd della Provincia di Milano fa retromarcia sulla rinuncia.

MILANO — «La decisione del gup di due giorni fa non mi riguarda, non voglio commentare. Io ho chiesto il rito immediato. Aspetto di essere processato. Non so se le mie posizioni andranno in prescrizione, deciderà il giudice».
Mentre i filoni più importanti dell’inchiesta dei pm di Monza Franca Macchia e Walter Mapelli sono stati travolti dalla legge “anticorruzione” che ha accorciato i termini di prescrizione, ieri Filippo Penati, ex presidente della Provincia di Milano ed ex capo della segreteria politica di Pierluigi Bersani, ha preferito non svelare se si avvarrà o meno della prescrizione. Eppure, soltanto una decina di giorni prima dell’approvazione del disegno di legge del ministro della Giustizia Paola Severino, l’ex politico Pd aveva assicurato che di quella via d’uscita non si sarebbe mai avvalso. «Rinuncerò alla prescrizione se il ddl anticorruzione avrà effetto su qualche reato. Ho già più volte detto che chiederò il rito immediato perché, dopo 28 mesi di indagini, voglio il processo». (altro…)

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L’architetto Sarno, ritenuto uno dei collettori del “sistema Sesto”, parla con i magistrati.

MILANO — Prescrizione per le presunte tangenti per la riqualificazione dell’area Falck, prescrizione per quelle sugli appalti della ex Marelli, prescrizione per le consulenze fittizie alle cooperative rosse. Finiscono in un vicolo cieco alcuni dei filoni più importanti del “Sistema Sesto”, l’inchiesta dei pm di Monza Franca Macchia e Walter Mapelli sui presunti appalti pilotati. Un sistema che, per l’accusa, ruotava intorno a Filippo Penati, ex sindaco di Sesto San Giovanni ed ex presidente della provincia di Milano. (altro…)

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