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Posts Tagged ‘scalfari’

scalfari

Sbagliano, i 5 Stelle, ad avercela con Eugenio Scalfari. Ieri il venerabile fondatore di Repubblica è stato encomiabile nel portare voti al M5S e al “No”. Di fronte a un Alessandro Di Battista che si era preparato per giorni davanti allo specchio per stare calmo e ostentare rispetto nei confronti di un intellettuale, per evitare così il rischio di apparire “il giovane arrogante che non ha rispetto del vecchio maestro”, Scalfari ha condensato in mezz’ora tutti gli stereotipi, i sentito dire e le falsità sui 5 Stelle. In più, seraficamente, ha detto che scrive e telefona di continuo a Renzi per esortarlo a togliere il ballottaggio dall’Italicum, perché altrimenti vincono i grillini e l’Italia muore. Alè. Si è anche intuito che Renzi sia d’accordo con questa idea così illuminata di democrazia, secondo cui sei democratico se operi per far vincere il Pd e sei un criminale se il Pd (a causa peraltro di una legge che si era scritto da solo per far fuori il M5S) perde. (altro…)

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Benigni

Renzi e Berlinguer, l’Expo e il Mose, l’Europa e i partiti della paura, Dante e Troisi, i miracoli dell’Italia Il grande regista e il fondatore di “Repubblica” in viaggio con Ulisse tra politica, filosofia e selfie.
Il dialogo.

NAPOLI ALZA gli occhi dalla platea al loggione, tutto gremito anche lassù. «Guarda che gioia. Quanto mi piace questo San Carlo. È pieno, proprio. Pensare che i sondaggi lo davano vuoto. Ci devono essere stati dei brogli». Roberto Benigni comincia con il genio comico e finisce con la poesia che ammutolisce. Eugenio Scalfari, finge preoccupazione accanto al travolgente premio Oscar: «Questa cosa non finisce bene». Poi gli intima giocoso: «Giù le mani», temendo di essere preso in braccio «come Berlinguer», lo provoca su Renzi, lo interroga sull’anima e su Ulisse, infine lo candida al Quirinale, a Palazzo Chigi e al Vaticano. Il lirico napoletano, ricolmo e reattivo in una bollente domenica estiva, appena li vede insieme scatta in piedi: tripudio di partecipazione, ilarità e commozione, che è voglia di abbracciare e riconoscersi in due simboli della cultura italiana. Una, due, sei volte sarà standing ovation per Benigni e Scalfari, formidabile coppia che corona il successo della Repubblica delle Idee, voluta a Napoli dal direttore Ezio Mauro. (altro…)

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Scalfari

Mi dite sempre: “vai a dirle in TV certe cose”. Avete ragione, certe cose per il bene del M5S vanno dette in TV. Scrivete a Scalfari, chiamate la redazione di Repubblica, mandate piccioni viaggiatori ma cercate di persuaderlo affinché le boiate planetarie che è riuscito a sparare nel suo ultimo editoriale le vada a dire in TV. Guadagneremmo il 2% in un giorno. Scalfari, pennivendolo borioso, vendicativo e dalla lucidità ormai traballante, è il classico soprammobile del sistema (non mi accusi di femminismo Direttore), è anche colpa sua se l’Italia è un Paese fallito. Non ha scritto una riga quando venivano approvati MES e Fiscal Compact all’oscuro del popolo italiano, quel popolo che ancora oggi, nonostante gli sfratti senza cuore, le fabbriche che chiudono, la disoccupazione giovanile al 41%, le morti di tumore in Campania, continua a pagare lauti finanziamenti pubblici all’editoria (Repubblica di soldini ne prende tanti ma paga giovani giornalisti pochi euro a pezzo). (altro…)

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Massima solidarietà ai colleghi di Repubblica, proditoriamente attaccati nell’omelia domenicale di Eugenio Scalfari, improntata alla “deontologia e completezza dell’informazione” e dedicata anche alla morte di D’Ambrosio, “aggredito da una campagna di insinuazioni… Gli autori sono noti: in particolare alcuni giornali e giornalisti” che “gli uffici dei procuratori di Palermo hanno provvisto di munizioni”. Il solito Fatto Quotidiano? No, stavolta è impossibile. Fu Repubblica il 18 giugno la prima a pubblicare la notizia delle intercettazioni Mancino-D’Ambrosio: “Trattativa tra Stato e mafia: da Mancino pressioni sul Quirinale”, “Mancino telefonò a D’Ambrosio… I magistrati ritengono le sue parole rilevanti ai fini dell’inchiesta: Mancino paventa addirittura che ‘l’uomo solo’, se resta tale, chiami in causa ‘altre persone’. Quindi chiede a D’Ambrosio di parlare dell’indagine con Napolitano, perché intervenga sui magistrati che indagano sulla trattativa”. (altro…)

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Giustamente Eugenio Scalfari si è risentito per la sanguinosa calunnia del pm Antonio Ingroia, che dice di perdonargli le inesattezze giuridiche sul caso Napolitano-Mancino in quanto “non è laureato in giurisprudenza”. Ma come, ribatte Scalfari, “mi sono laureato in Giurisprudenza nel 1946 con il voto di 100 e lode”! Ora però quella laurea, risalente peraltro a prima della Costituzione, rischia di diventare un’aggravante. Perchè, nella jungla di norme e normette citate da Scalfari a sostegno della sua bizzarra concezione della legge sulle intercettazioni e dell’immunità presidenziale, c’è una sentenza della Consulta che, a suo dire, taglia la testa al toro e sancisce una volta per tutte il “gravissimo illecito” commesso dagli inquirenti di Palermo intercettando, sul telefono di Mancino, due conversazioni con Napolitano: la sentenza n.135 del 24 aprile 2002. Siamo andati a leggerla e abbiamo scoperto un sacco di cosette interessanti. Intanto, fra i membri di quella Corte, c’era Gustavo Zagrebelsky, editorialista di Repubblica, a cui il Fondatore avrebbe potuto chiedere un aiutino prima dell’incauta citazione e della conseguente figuraccia. (altro…)

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L’aspettavamo da giorni, da quando eravamo stati avvertiti che i maestri ebanisti del Colle erano intenti notte e giorno a limare, levigare, intarsiare la grande intervista di Eugenio Scalfari a Giorgio Napolitano. Ne avevamo anche avvertiti i lettori, affinché si preparassero adeguatamente all’Opus Magnum. E ieri finalmente, dopo ben dieci giorni di spasmodica attesa, il gran giorno è arrivato. Il titolo di Repubblica è una domanda senza punto interrogativo: “Perché l’Italia deve farcela”. Abbiamo cercato la risposta in tutt’e due le pagine dell’intervista, ma invano. Dev’essere un quiz. Perché l’Italia deve farcela? 1) Boh. 2) Perché sì. 3) Ma anche no. L’arrivo di Scalfari a Castelporziano è quantomai accidentato e irto di insidie: “Un cinghialotto ci passa davanti e scompare nel bosco”. De v’essere Mancino, detto lo stalker, reduce dalla quotidiana visita per denunciare quei maledetti pm di Palermo. E non solo: “Sulle strisce di prato ai lati del viale saltella qualche merlo e un’upupa. L’‘ilare uccello’ cammina impettita con la piccola cresta sul capo. Sarà pure ilare, io invece sono preoccupato”. (altro…)

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Noi stimiamo Eugenio Scalfari, anche quando ci chiama “editorialisti qualunquisti, demagoghi”con “un disperato bisogno di ‘audience’ e quindi di avere sempre e comunque un nemico sul quale sparare. Prima avevano Berlusconi,adesso Monti e Napolitano. E anche il Pd”.Gradiremmo sapere da Scalfari quando mai abbiamo“sparato su Monti”, ma lo stimiamo lo stesso. E,proprio perché lo stimiamo, ci ha meravigliato leggere domenica su Repubblica queste sue parole: “I referendum elettorali andrebbero esclusi come lo sono quelli relativi ai trattati internazionali e alle leggi di imposta”. Ohibò, ci siamo detti: vuoi vedere che Scalfari la pensava così già vent’anni fa per gli altri due referendum elettorali, quelli promossi e vinti da Mario Segni il 9 giugno 1991 per la preferenza unica e il 18aprile 1993 per l’uninominale al Senato? E invece, doppio ohibò: lo Scalfari di allora non andava proprio d’accordo con lo Scalfari di oggi. Anzi li sponsorizzò entrambi con gran trasporto contro l’odiato Caf (Craxi-Andreotti-Forlani). (altro…)

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