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Posts Tagged ‘scuola pubblica’

I docenti e i non docenti che andranno in esubero, ad oggi sono circa 10 mila, continueranno ad essere ricollocati d’ufficio secondo i contratti vigenti. Ma se non sarà possibile trovare una nuova collocazione in provincia, dovranno subire la mobilità in regione e fuori regione. Le nuove procedure saranno fissate al tavolo negoziale, ma bisognerà fare in fretta, perché bisognerà trovare una nuova sistemazione entro 90 giorni dall’individuazione dell’esubero, con o senza contratto. Perché se non saranno rispettati i termini, l’amministrazione applicherà l’art.40 del decreto legislativo 165/2001, che consente di procedere d’ufficio senza attendere la sottoscrizione del contratto. (altro…)

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L’era che si è conclusa del ministro Gelmini lascia molte macerie nel nostro sistema di istruzione. Ci vorrà tempo per ricostruire e non sarà sicuramente possibile iniziare a farlo in questa fase di transizione e di emergenza che si sta aprendo.
In questa fase è augurabile e sicuramente possibile che sia posto termine al metodo degli abusi e delle sopraffazioni che i nostri precedenti governanti hanno adottato incessantemente e senza alcuno scrupolo nell’attività legislativa e soprattutto nelle sua gestione amministrativa. (altro…)

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Dipendenti pubblici ancora carne da macello. Il governo Berlusconi lo aveva promesso in Europa nella lettera d’intenti: «rendere più efficiente, flessibile e meno costosa la pubblica amministrazione». Sembra un maquillage, in realtà è autentica macelleria. Le disposizioni del maxiemendamento che oggi passerà il vaglio del Senato edomani diventerà legge grazie all’emergenza economica, per i dipendenti pubblici «sono l’anticamera del licenziamento – spiega Michele Gentile (Cgil) – sono palesemente discriminatorie ». Di che si tratta? Di quella messa in mobilità per due anni con l’80% della retribuzione e poi l’uscita dagli organici nel caso in cui si verifichino delle eccedenze o non si accetti il trasferimento in altre amministrazioni. (altro…)

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Il ministero dell’istruzione ha presentato il suo piano. Emilia e Toscana devono avere più scuole. Istituti con mille alunni per centrare i risparmi di Tremonti. Sono 1300 le scuole che devono essere soppresse per conseguire a pieno gli obiettivi del dimensionamento fissate con la manovra della scorsa estate. Dovranno pensarci le regioni e dovranno farlo in fretta, entro il prossimo dicembre. Una prima bozza di autoriforma che è circolata nelle scorse settimane (si veda ItaliaOggi del 27 settembre) proponeva tagli molto sostanziosi per le regioni del Sud. (altro…)

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La norma è prevista nella Legge di Stabilità approvata dal Governo: dei 3.138 istituti coinvolti, almeno uno su due perderà il Direttore servizi generali e amministrativi. Ma non finisce qui: ridotto il contingente di ds e prof impegnati al Miur sull’autonomia; blocco degli scatti esteso anche al personale Afam. Tremano gli Itp in esubero: 2.500 copriranno i posti vacanti dei tecnici. Meno dirigenti ed insegnanti impegnati al Miur per favorire l’autonomia scolastica, taglio dei posti di Dsga negli istituti soppressi dal dimensionamento, estensione del blocco degli scatti di anzianità anche al personale dell’Alta formazione artistica e musicale. (altro…)

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Pagano ancora gli statali, gli insegnanti della scuola pubblica (non le paritarie), le forze di sicurezza, gli ospedali, e persino le rappresentanze diplomatiche. L’ultima legge di Stabilità non cambia registro rispetto alle precedenti: ridurre il perimetro dello Stato, colpendo comunque i più deboli. Nessun taglio alle spese discrezionali della politica. Anzi: si nominano nuovi viceministri. E non si toccano voci «sensibilissime» per la «nomenklatura«, come i dirigenti nominati ad personam (in gergo si chiamano ex articolo 19 comma 6), cioè senza concorso. Nessun taglio agli acquisti della pubblica amministrazione, nessuno alle consulenze. Si preferisce toccare il bilancio delle famiglie dei pubblici dipendenti, eliminando il ticket restaurant per chi lavora meno di 8 ore. (altro…)

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Mentre in Italia si continuano allegramente a tagliare i fondi destinati alla scuola pubblica, in India regalano un tablet con Android ad ogni studente.
Poi lamentiamoci che gli altri sono più bravi di noi e vengono a rubarci il lavoro.

Da metilparaben.blogspot.com

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Dev’essere proprio alle cozze, il ministro Gelmini, se alla fine arriva a chiamare un “giornale nemico” – quello che il suo capo voleva far strozzare dagli inserzionisti e Cicchitto definiva «network dell’odio» – per cercare di recuperare terreno, ora che il baratro le si sta aprendo sotto i piedi.

Dev’essere alle cozze, per voler cambiare improvvisamente registro, scoprendo d’incanto che i tagli alla scuola (quelli ostinatamente negati fino all’altro ieri) invece ci sono stati, ohibò; per riscoprire (lei!) la «centralità della ricerca»; per ammettere perfino che sul suo celebre tunnel «bastava chiedere scusa», cosa che peraltro non risulta sia stata mai fatta, meglio un bel ‘delete’ sul sito. (altro…)

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Respinto l´invito del ministro a un incontro. Si schiera anche l´opposizione: “Piange lacrime di coccodrillo”.

ROMA – Mariastella Gelmini apre, gli studenti chiudono. «Nessun dialogo, siamo fuori tempo massimo». Nell´intervista concessa a “Repubblica”, il ministro dell´Istruzione aveva detto: «Nel tempo si è perso qualsiasi rapporto» con gli studenti della protesta, «ma sono pronta ad ascoltare i ragazzi». La replica è arrivata subito, ieri di prima mattina, con comunicati lanciati a raffica dalle componenti studentesche. Scrive la Link: «La faccia tosta della ministra ha dell´incredibile. I 100 milioni per le borse di studio universitarie arrivano quando solo nel 2009 eravamo a quota 246 milioni, e già eravamo ultimi nella media Ocse. (altro…)

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Gli organizzatori: “L’ora del governo è arrivata, non vogliamo che si perda altro tempo”. E promettono non solo proteste ma anche proposte e idee nuove.

A Milano fumogeni sotto la sede di Moody’s e uova contro le banche; a Roma sveglie sotto Palazzo Chigi e linee degli autobus deviate dal corteo, che ha scelto un percorso non autorizzato dalle forze dell’ordine. Nella giornata della protesta di studenti, insegnanti e personale amministrativo contro i tagli alla scuola, molta tensione, ma per fortuna nessun incidente grave. (altro…)

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A Palazzo Chigi i ragazzi hanno portato stamane una sveglia simbolica. Proteste in tutt’Italia. “Il vostro debito non lo paghiamo”

È cominciato davanti a Palazzo Chigi, all’alba, l’autunno caldo degli studenti che oggi manifesteranno in tutta Italia. Una rappresentanza di dieci ragazzi della Rete degli studenti medi ha portato davanti alla sede dell’esecutivo delle sveglie per dire simbolicamente «a questo Governo che la sua ora ormai è arrivata, questa generazione non vuole che si perda altro tempo». Da Padova a Palermo, i ragazzi scendono in piazza in 90 città per protestare contro un governo colpevole «di aver distrutto il nostro presente e il nostro futuro». Diverse le sigle degli studenti che, con la solidarietà di diversi esponenti del mondo politico, hanno indetto le proteste.  (altro…)

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Guardando gli ultimi anni di attacchi alla scuola pubblica sembra che ormai lo spazio pubblico della formazione italiana abbia ormai esaurito le sue potenzialità, abbia raggiunto uno stadio così detto «di non ritorno». Spulciando la finanziaria ancora una volta non abbiamo trovato un euro di investimento reale alla voce istruzione pubblica. Sarà che non ci siamo abituati alla logica della scuola come spesa e non come investimento. La soluzione alla crisi in salsa italiana, del resto, è l’impoverimento sociale e culturale del Paese, la cancellazione dei diritti, la distruzione di ogni dimensione pubblica. L’aumento delle classi pollaio, l’assenza di voci di bilancio sul diritto allo studio, i tagli all’offerta formativa, le poche briciole sull’edilizia scolastica con le scuole che cadono a pezzi, è solo il campanello di allarme dello stato in cui versa la scuola italiana da anni agli ultimi posti in Europa. (altro…)

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Nel mirino l’ex portavoce Zennaro, autore della gaffe sui neutrini. La difesa del ministero: i nostri dati si basavano su una proiezione parziale. Sono nel bunker, asserragliati dentro le larghe stanze del Palazzo della Minerva in viale Trastevere. L’inchiesta di “Repubblica” sui quattro anni di “dati oscurati” dal ministero dell’Istruzione, sulle due stagioni di errori plateali nella comunicazione degli scrutini di fine anno, sul sospetto che quegli errori fossero forzature per non rivelare che la linea “bocciare con severità per formare la futura classe dirigente” era saltata, hanno soffiato nuove nevrosi nello staff di Mariastella Gelmini. (altro…)

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Ammettiamolo: era davvero difficile battere l´exploit del fanta-tunnel per neutrini. Ma Mariastella Gelmini è riuscita ancora una volta a lasciarci a bocca aperta. Il ministro avrebbe occultato e manipolato i dati sulle bocciature, pur di propagandare l´immagine di una scuola più severa sotto la sua guida. La Gelmini, d´altronde, ha fatto dell´ideologia del rigore, nutrita di elementi simbolici ed esteriori (il voto in condotta, il grembiule, la “liberalizzazione” delle bocciature anche nel ciclo di base) il suo cavallo di battaglia. La bocciatura è diventata l´incarnazione plastica della reazione al permissivismo “sessantottino”, fucina di tutti i mali. Da qui, l´inammissibilità di un calo nel numero dei bocciati: un dato quantitativo che di per sé può significare qualunque cosa, ma al ministro preme solo in quanto incrina un´immagine propagandistica diffusa con insistenza martellante. (altro…)

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Al rush finale le domande per i nuovi elenchi del decreto salva precari. Il 27 settembre scorso si è tenuta l’ultima riunione di informazione ai sindacati presso il ministero dell’istruzione, durante la quale l’amministrazione ha raccolte le ultime osservazioni. Ed ora si attende solo la pubblicazione del decreto. Dopo di che scatteranno i 20 giorni canonici per la presentazione delle domande degli interessati. Le istanze dovranno essere redatte utilizzando il modello allegato al decreto e dovranno essere presentate alla scuola dove si è prestato servizio nell’anno 2010/2011 o, in mancanza, nell’ultimo triennio. (altro…)

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L’allarme è di due giorni fa: non ci sono soldi per gli scatti dei prof e dei bidelli, a dispetto delle promesse della Gelmini e del governo. I sindacati sono già sul piede di guerra e annunciano proteste per fine ottobre se non si troverà una soluzione ad una vicenda che tra ritardi, promesse non mantenute e annunci confermati solo in extremis va avanti da oltre un anno. La notizia si sparge alla Camera dove non si discute solo di Romano e del suo arresto ma anche della Relazione della Corte dei Conti che accompagna il Rendiconto 2010 del Bilancio del Miur. E’ Manuela Ghizzoni, capogruppo del Pd in commissione Cultura, a lanciare l’allarme dopo aver sfogliato la pubblicazione: «Il Ministero dell’Istruzione non riuscirà a pagare a un milione di docenti e personale Ata della scuola gli scatti retributivi maturati nel 2011. (altro…)

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Contro il governo e la crisi. «Noi studenti paghiamo più degli altri le loro scelte sbagliate». Generazione senza futuro «Vogliamo riprenderci la politica e costruire una grande sinistra»- Manifestazioni, assemblee, sit-in. Dopo un anno gli studenti tornano a mobilitarsi. Convocati dagli indignados spagnoli, saranno in piazza il 15 ottobre. Ma rivendicano: «Più che indignati, siamo non rassegnati». Non chiamateli indignados. «Indignarsi non basta», preferiscono scandire i giovani italiani, citando un grande vecchio della sinistra nostrana, Pietro Ingrao. Studenti, universitari, precari, ricercatori. Lo scorso anno, sono stati i primi a muoversi contro il governo Berlusconi. Sono saliti sui tetti, hanno occupato le piazze d’Italia, assediato il Parlamento. E ora di nuovo, tornano a mobilitarsi. Con la loro miriade di sigle. Contro il governo, contro la crisi. Per difendere il loro futuro. (altro…)

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Una lotta solitaria per il diritto allo studio del proprio figlio disabile. L’anno scolastico per Margherita Basso è cominciato così. Il piccolo G. ha otto anni, è affetto da una grave paralisi cerebrale, soffre di epilessia, non parla e mangia a fatica. La scuola italiana gli assegna un’insegnante di sostegno per 11 ore alla settimana. Margherita non ci sta: «Non lascio il mio bambino a scuola da solo, rimango con lui. Non potrei, è vero, ma finché le cose non cambieranno continuerò a farlo». L’anno scorso G. era seguito, per 22 ore settimanali, da un’insegnante a tempo determinato con nomina annuale. (altro…)

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