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Posts Tagged ‘senato’

1. «Al referendum si vota per abolire il Senato».
Falso. Il Senato, seppur ridotto di poteri e per numero di senatori, continuerà a esistere, nello stesso Palazzo in cui si trova. Sembra ovvio, ma solo pochi giorni fa una tivù nazionale ha mostrato un cartello secondo il quale si sarebbe votato «per abolire il Senato». Lo stesso Renzi oggi a Firenze ha detto testualmente che «non esisteranno più i senatori», un’evidente falsità. (altro…)

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Ellekappa

Bersani: no a ammucchiate. Il premier: non sono nella maggioranza. Carrai? Ognuno porta i suoi.

ROMA. Tre vicepresidenti di commissione al Senato vanno agli uomini di Denis Verdini, per di più in quota maggioranza. E nel Pd si apre il caso. Il premier Matteo Renzi prova a stroncarlo sul nascere.
Verdini non è entrato in maggioranza e il dibattito sulle poltrone, dice nel salotto di Porta a Porta, «non mi appassiona, forse appassiona gli addetti ai lavori: per quelli di Ala non c’è alcuna presidenza, ce n’è semmai una di Forza Italia».

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camera

Alla Camera via libera alla quarta lettura della legge Boschi che riscrive la Costituzione e abolisce il Senato. Costituzionalisti e società civile impegnati nella campagna referendaria. M5S: “Pd manipolo di analfabeti”. Forza Italia: “Aiuteremo i referendari”.

La Camera ha approvato il disegno di legge sulle riforme istituzionali con 367 voti a favore. E’ il quarto via libera: il testo ora tornerà al Senato e ad aprile ancora a Montecitorio, dove sarà votato, senza possibilità di modifiche, nel suo complesso. A ottobre la riforma costituzionale sarà sottoposta a referendum confermativo. In Aula nessun colpo di scena: hanno votato a favore tutti i partiti della maggioranza di governo, hanno votato contro tutti i partiti di opposizione (i no sono stati 194). Il Movimento Cinque Stelle, durante le dichiarazioni di voto, ha esposto dei cartelli tricolore. Pippo Civati ha parlato di un governo “Calamandrei ma non posso”, la Lega Nord ha definito il disegno di legge “patetico e pieno di renzismo”, mentre Forza Italia ha addirittura giurato il proprio impegno nei comitati del no in vista del referendum. Danilo Toninelli (M5s) ha dato degli analfabeti ai parlamentari del Pd, Matteo Orfini ha rinfacciato a Mariastella Gelmini che fuori dalle ipocrisie è la riforma che Fi condivide. Il ministro Maria Elena Boschi appare tranquilla: “Facciamo un passo alla volta. Chi raccoglie le firme dà per scontata l’approvazione del ddl sulle riforme: ma ora è all’esame dell’aula. Facciamo un passo alla volta…”.

Nelle stesse ore è iniziata di fatto la campagna referendaria del no. In una stanza di Montecitorio si sono riuniti giuristi e costituzionalisti, ma anche parlamentari che hanno spiegato perché va respinto il progetto di riforma costituzionale che il Parlamento approverà, salvo colpi di scena, entro aprile. All’appello hanno aderito anche alcune forze politiche. “Oggi il comitato per il no comincia il suo percorso pedagogico” per evitare “che il 2016 consacri la fine della Repubblica nata 70 anni fa” ha detto il giurista Domenico Gallo. Presente, al completo, Sinistra italiana che aderirà formalmente al comitato. Presente anche Pippo Civati del movimento Possibile ed il M5s che, con Danilo Toninelli, assicura il proprio “appoggio” per votare no. “La cattiva novella del 2016″ spiega Gallo, è che potrebbe verificarsi “la consacrazione del principato renziano. Qui non si fa una revisione della Costituzione ma si adotta il suo superamento”. Per Gallo, tuttavia, il comitato del no si riunisce “non per piangere sulla Repubblica tradita ma per dire che la fine della Repubblica non è per niente scontata”. Con la presenza di Possibile “abbiamo la certezza che almeno 126 deputati chiederanno il referendum” ha aggiunto Alfiero Grandi, co-presidente del comitato, riferendosi alla quota necessaria di parlamentari per chiedere il referendum.

All’introduzione di Gallo sono seguiti gli interventi di diversi giuristi, da Alessandro Pace, presidente del comitato per il no, a Stefano Rodotà. Presenti, tra i costituzionalisti, anche l’ex presidente della Consulta Giovanni Maria Flick e Lorenza Carlassare. E il sostegno al comitato arriva anche dalla Fiom presente al “battesimo” di oggi con il segretario Maurizio Landini. Mentre Toninelli assicura l’appoggio del M5s precisando però che il Movimento “non vi aderirà formalmente” perché la battaglia contro le riforme deve essere “trasversale”. Ma, ribadisce il responsabile delle riforme pentastellato, “saremo nelle piazze per dire di votare no, il nostro obiettivo è votare no”.

Da ilfattoquotidiano.it

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zagrebelsky-bonasanti

Il comitato contrario alle modifiche alla Carta volute dal governo: “Non lasciamo che diventi un plebiscito personale del premier”.

Mentre nell’aula di Montecitorio, lunedì prossimo, la maggioranza dei deputati dovrebbe dare il via libera alla quarta lettura del ddl Boschi, qualche corridoio più in là, nell’aula dei gruppi parlamentari, alle 15,30,, una decina di autorevoli giuristi italiani proverà a spiegare perché al referendum che dovrà confermare quella riforma bisogna votare No. A motivare le ragioni, giuridiche e politiche, della scelta ci saranno Gustavo Zagrebelsky,Stefano Rodotà, Domenico Gallo, Alfiero Grandi, Lorenza Carlassare, Alessandro Pace, Gaetano Azzariti, Massimo Villone, Felice Besostri, Gianni Ferrara. (altro…)

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unioni civileUn grosso sbadiglio, poi un’occhiata all’orologio e una al giornale del mattino. Al Senato sono quasi le sette di sera e in aula si discute di cambiamenti climatici. Le mozioni, che dovevano impegnare il governo nel vertice di Parigi, sono state calendarizzate solo ieri. Un dibattito non elettrizzante, per usare un blando eufemismo.

D’altra parte, mentre il mondo è tutto raccolto nella capitale francese a cercare un’intesa che consenta alla razza umana di continuare a vivere su questo pianeta, a Roma si discute delle proposte che dovevano arrivare la settimana prima, tra senatori immersi nei tablet e lunghe pause al bar. L’aula, che inizialmente era stata convocata per le quattro e mezza, si è riunita solo alle sei.  (altro…)

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palazzo madamaIl sì al ddl Boschi. Rodotà: “È una legge nata male e gestita ancora peggio” Se si votasse ora col nuovo sistema, Palazzo Madama sarebbe quasi tutto del Pd.

Il giorno in cui il governo di Matteo Renzi porta a casa la riforma del Senato è dunque arrivato. Dopo oltre un mese di scontri sugli emendamenti, polemiche sui voti e sugli “aiutini” alla maggioranza, scambi non proprio istituzionali con Pietro Grasso, verso le cinque del pomeriggio ci sarà il voto finale sul ddl Boschi (che poi tornerà alla Camera per la conferma definitiva) con cui il premier riporta l’ennesima vittoria sulla minoranza del Pd. Che si è accontentata di una modifica all’articolo 2 su un’ambigua elettività dei futuri senatori per alzare bandiera bianca. (altro…)

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Altan“Anziché preoccuparsi degli italiani, da mesi il Governo insieme a Verdini (uomo plurindagato e rinviato a giudizio per reati come concorso in corruzione, truffa, bancarotta fraudolenta, appalti e finanziamenti illeciti, ecc..) è alle prese con la riforma costituzionale. Tra i padri costituenti che la scrissero ci sono Pertini, Togliatti, Nenni, Croce, Parri, Calamandrei, Iotti. Oggi, invece, chi sta riscrivendo la nostra Costituzione sono Renzi e la Boschi con i voti determinanti di Verdini, Azzollini, Formigoni, Bilardi, Conti, Scavoni, Caridi, Aiello, Gentile. Tutti o condannati o indagati o coinvolti in inchieste per reati come corruzione, associazione a delinquere, voto di scambio politico, frodi, finanziamenti illeciti, ecc. E c’è anche Barani che oltre ad essere stato condannato dalla Corte dei Conti si è rilevato anche pubblicamente sessista! Dentro la riforma costituzionale c’è la famosa riforma del Senato. Attenzione, riforma e non abolizione (come vorrebbero far credere). (altro…)

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lucio-baraniSenato oltraggiato. Lui si difende così: “Invitavo i colleghi cinquestelle a ingoiare fascicoli, era un gesto istintivo”. Paola Taverna: “Porco maiale”.

Filava tutto liscio per Matteo e Denis. C’erano i numeri giusti per il partito della Nazione, c’era rassegnazione tra le opposizioni, c’erano i sorrisi di Maria Elena Boschi tra i banchi del governo e Luca Lotti sul fondo della sala, a tessere ancora fili. Poi, attorno alle 17.40, il futuro padre costituente Lucio Barani, ora capogruppo dei verdiniani ma per sempre craxiano, rovina la festa: soprattutto, offende una donna. Nel giorno in cui la maggioranza esce indenne da decine di votazioni, scrutinio segreto compreso(ma crollando a 160 voti), è lui il volto del partito della Nazione che riscrive la Carta per riformare (svuotare) il Senato.   PROPRIO LUI,Barani,che siede accanto a Verdini con perenne garofano sulla giacca a ricordare il Psi. In Aula, dal suo scranno,fa un gesto rivolto verso la senatrice del M5s Barbara Lezzi. Da lontano si scorge il senatore che chiude le dita e muove la mano verso la propria bocca, spalancata. (altro…)

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costituzione

RIFORMA FUORILEGGE Fanno firme false   L’ex ministro: “Consulenze per parenti, ho conversazioni registrate”. Verdini e le richieste al sottosegretario dem.

La Costituzione ridotta a una carta straccia e sporca. Sull’orrenda riforma Boschi si addensano ormai sospetti che sono nubi nerissime, nemmeno si trattasse di un maxi-appalto dell’Expo o del sistema Grandi Opere dei lavori pubblici. Nel ’47, Benedetto Croce invocò lo Spirito Santo per i lavori della Costituente, oggi a Palazzo Madama si invocano i magistrati. Da Calamandrei a Roberto Cociancich, il balzo è nel giallo, più che nel buio. Grida nell’aula di buon mattino, il senatore Sergio Divina, leghista: “Sto scongiurando l’evenienza di dover ricorrere agli inquirenti, a cui non potrebbe essere negato l’accesso agli atti. Non ci obbligate a ricorrere a prassi che non sono di quest’aula e che noi stessi non vogliamo. Vorremmo soltanto avere una copia dell’atto in questione”. (altro…)

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Con sprezzo dell’inevitabile sbadiglio collettivo, i quotidiani continuano a dare spazio ai voti in Senato sulla nuova struttura costituzionale del medesimo, più che altro per dare modo a Renzi di dire ogni giorno “non ci fermeranno!”.

Non so quanti di voi seguono la vicenda, ma forse può essere utile sintetizzare a che cosa ha portato, finora, la decantatissima riforma costituzionale che Boschi aspettava da settant’anni.

1. In un articolo la nuova Costituzione dice che i senatori saranno eletti dai consiglieri regionali, in un altro dice che saranno eletti dai cittadini. Si rimanda poi a una legge ordinaria per dirimere il pasticcio. (altro…)

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canguroDal fronte dell’ottimismo riformista che sta portando il paese fuori dalle “sabbie mobili“.
La maggioranza si allarga, in attesa del canguro. Benvenuti Verdini & C. e benvenuto canguro.
Editto bulgaro? Quale editto?
I referendum di Civati sono un flop per colpa dell’organizzazione (mica perché per mesi non ne ha parlato nessuno in TV). (altro…)

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renzisteinMa gli autori della nuova Costituzione Italiana sono italiani?E,se sì,in che lingua parlano e scrivono? La domanda sorge spontanea se si leggono,per esempio,i commi 2 e 5 dell’articolo 2 del ddl costituzionale Boschi & C.sul nuovo Senato. Il comma 2 riguarda chi elegge i senatori ed è già stato approvato con “doppia conforme” (testo identico) a Palazzo Madama e a Montecitorio, dunque il governo non vuole toccarlo neppure sotto tortura: “I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori tra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori”.Il comma 5 invece riguarda la data di scadenza: “La durata del mandato dei senatori coincide con quella degli organi delle istituzioni territoriali nei quali sono stati eletti”. Siccome nella prima versione del Senato sidice“nei quali”e in quella della Camera“dai quali”,non c’èstata doppia conforme, dunque il governo – bontà sua – concede che il comma 5 venga emendato: infatti è lì che vuole riversare l’emendamento Boschi-Finocchiaro per accontentare la sinistra Pd che chiede il Senato elettivo. (altro…)

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villone_massimoMa quale Senato elettivo, la riforma dice tutt’altro. La minoranza del Pd non ha portato a casa nulla, e allora i casi sono due:o si sono fatti imbrogliare da Renzi, oppure si sono prestati a una rappresentazione teatrale”. Massimo Villone, costituzionalista dell’università Federico II di Napoli, ex parlamentare di Pds e Ds,stronca il ddl costituzionale. E stronca la minoranza dem.   Ieri sul Manifesto lei ha insistito su un punto: il nuovo   comma 5 parla di senatori eletti dai Consigli regionali   “in conformità delle scelte   espresse dagli elettori”. A   suo avviso, questa formula   lascia spazio a scelte differenti da parte dei Consigli.   (altro…)

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Natura morta

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MinacceRIFORME Il premier chiude l’accordo con l’asse Bersani-Errani-Migliavacca, all’angolo i giovani Forza Italia perde pezzi. Calderoli: 80 milioni di emendamenti. Grasso: “Misure straordinarie”.

No, Vasco (Errani, ndr) non entrerà al governo. Mica si tratta di uno scambio, ma di un’importante mediazione politica. Tanto è vero che Roberto Speranza, che doveva andare al posto di Lupi, si è dimesso da capogruppo”. La metteva così ieri un bersaniano, fascia giovane. Nell’accordo del Senato Renzi, oltre a concedere un’elettività tutta da verificare (oltre a più funzioni al Senato e l’elezione di due giudici della Consulta), tra una promessa e una minaccia pare essere riuscito a frantumare ulteriormente la minoranza. L’asse trattativista è quello della vecchia Ditta (Errani, Bersani, Migliavacca). (altro…)

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A differenza dei 74 consiglieri regionali “designati” dagli elettori, 21 sindaci saranno catapultati direttamente in Parlamento. I prescelti godranno così delle guarentigie degli onorevoli: non potranno essere perquisiti, intercettati e arrestati senza autorizzazione di Palazzo Madama. E per concedere questo privilegio i partiti faranno a gara.

Col Senato 2.0 di Renzi il primo cittadino di Venezia sarebbe ancora Giorgio Orsoni, oggi ai domiciliari per l’inchiesta sul Mose con richiesta di patteggiamento. Il Comune di Trani avrebbe ancora a che fare con il “comitato politico-affaristico” che pilotava gli appalti. Il suo sindaco, Luigi Riserbato, non sarebbe stato interdetto dai pubblici uffici e non si sarebbe mai dimesso. Nulla si sarebbe poi saputo di Calatafimi, comune del Trapanese dove Nicolò Ferrara deliberava le gare di giorno e prendeva la stecca di sera: perché tanto onesto e puro era da presiedere il “Consorzio per la legalità” e tenere seminari sulla corruzione in Prefettura. A inchiodarlo, ancora una volta, le intercettazioni. (altro…)

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Ellekappa

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RenziTregua armata La direzione dem approva all’unanimità la proposta del segretario, ma i dissidenti non partecipano al voto. L’accordo ancora non c’è, tutto rimandato all’Aula.

La direzione approva all’unanimità la relazione del segretario”. Quando il presidente del Pd, Matteo Orfini, annuncia il risultato della votazione del parlamentino dem, sembra di assistere a un film già visto. Come sempre, un film con finale aperto. L’annunciata battaglia finale sull’elettività del Senato non si consuma. Renzi alza i toni, ma nella sostanza, proponendo la “designazione”dei senatori offre una mediazione. La minoranza reagisce divisa e confusa. E alla fine temporeggia: esce, senza votare. (altro…)

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Lopposizione PD

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boschi finochiaroAnche ieri, come ogni giorno dacchè la sinistra Pd ha annunciato che non voterà (più) la riforma del Senato se i senatori non saranno eletti dal popolo, i giornaloni davano per cosa fatta o almeno imminente l’“accordo”, il “patto”, l’“intesa”, il “disgelo” fra il premier e la minoranza sulla base di un “lodo” targato Boschi, o Finocchiaro, o Boschi & Finocchiaro.Il miracolo, opera delle due Madonne vergini e martiri, prevedrebbe addirittura “l’elezione diretta” dei senatori (Monica Guerzoni, Corriere della sera), “inserita nel comma 5 dell’articolo 2”del ddl Boschi. Quell’articolo 2 che fino all’altroieri era più sacro e intoccabile del Corpus Domini perché esclude l’elezione diretta dei senatori, e se solo Grasso si azzardava a non escludere di rimetterlo ai voti in terza lettura andava lapidato sulla pubblica piazza. Dunque davvero santissime Maria Elena e Anna hanno avuto il permesso dal divin Matteo di cambiare l’articolo 2, e addirittura nel senso di prevedere “l’elezione diretta” dei senatori? (altro…)

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