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Posts Tagged ‘shell’

Oggi abbiamo ricevuto la notizia incredibile: dopo una campagna di tre mesi supportata da più di un milione di persone in tutto il mondo, LEGO ha annunciato che non rinnoverà il suo contratto con la compagnia petrolifera Shell.

Questa è una notizia fantastica per gli appassionati di LEGO e difensori dell’Artico di tutto il mondo. Ed è un durissimo colpo per la strategia di partnership di Shell con marchi amati per ripulire la propria immagine.

Come abbiamo vinto questa battaglia per l’Artico?
Vediamolo insieme, ripercorrendo i primi cinque momenti della nostra campagna nel video più virale della storia di Greenpeace.
Personaggi famosi, un orso polare molto triste, e la versione più deprimente- della canzone più allegra – che tu abbia mai sentito. Tutto questo ha attirato l’attenzione dei mass media e ha totalizzato quasi sei milioni di visualizzazioni! Il video è stato brevemente rimosso da YouTube a causa del “copyright”, ma è stato ripubblicato dopo una protesta collettiva durata 18 ore!

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Si sono arrampicati sulla torre di Pisa, hanno sfilato in corteo a Piazza San Pietroa Roma e organizzato un sit-in a Piazza Duomo a Milano. Sono gli “omini” della Lego che Greenpeace ha fatto scendere in piazza per chiedere alla loro casa madre di interrompere la partnership commerciale con la Shell, compagnia petrolifera tra le più attive nell’esplorazione petrolifera del Polo Nord contro cui Greenpeace si batte perchè considerata “una minaccia per gli abitanti e gli animali che vivono in questa area fondamentale per gli equilibri del Pianeta”.

Da corriere.it

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Dal Parlamento Ue una risoluzione in favore della proposta.

Il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione a sostegno dell’istituzione di un’area protetta al Polo Nord che vieti le attività delle compagnie petrolifere e la pesca industriale. Il testo richiama gli obiettivi della campagna internazionale  “Save the Arctic” che è stata sostenuta da più di 5 milioni di persone, tra cui la pop star Paul McCartney e l’oceanografa Americana Sylvia Earle. (altro…)

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Proteste in tutto il mondo sotto le Ambasciate Russe per chiedere la liberazione dell’equipaggio dell’Arctic Sunrise.

Oggi stiamo vivendo momenti drammatici: dopo le minacce e l’arresto di due attivisti, ieri la Guardia Costiera russa ha continuato la violenta repressione di quella che era una pacifica protesta, abbordando illegalmente l’Arctic Sunrise e arrestando l’intero equipaggio.

Greenpeace non ha ricevuto nessuna conferma ufficiale delle possibili accuse e agli attivisti è stata negata sia l’assistenza legale che quella dei propri consolati.

Più di 20 uffici di Greenpeace in tutto il mondo stanno organizzando proteste davanti alle ambasciate russe. Stamattina a Roma un gruppo di attivisti di Greenpeace Italia ha consegnato alla rappresentanza diplomatica russa una richiesta di azione immediata per il rilascio dell’equipaggio dell’Arctic Sunrise. (altro…)

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Anche alla premiazione del Gran Premio di Formula 1 del Belgio Greenpeace ha sottolineato il ruolo di Shell nelle trivellazioni in Artico. Dopo aver eluso la sicurezza, gli attivisti hanno scalato il tetto della tribuna principale situata di fronte all’area recintata dei VIP e hanno aperto un banner lungo 20 metri con la scritta: “Arctic oil? Shell no!”.

Shell, infatti, è lo sponsor principale del Grand Prix del Belgio e ha pagato milioni di dollari per tappezzare la pista con il suo logo. Prima che la gara iniziasse, però, due paracadutisti hanno sorvolato il circuito mostrando un messaggio di denuncia dei piani della multinazionale del gas, che ha investito 5 miliardi di dollari nell’Artico. (altro…)

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Il 10 novembre del 1995, in  Nigeria, l’autore televisivo, romanziere, imprenditore ed ambientalista Ken Saro-Wiwa e altri otto attivisti del Movimento per la sopravvivenza del popolo Ogoni (Mosop), vengono impiccati dalle forze governative: “La colpa era quella di aver denunciato al mondo intero la devastazione dell’ecosistema e gli abusi commessi ai danni delle popolazioni del Delta del Niger, da dove ancora oggi viene estratta la maggior parte del petrolio nigeriano. Insieme al governo di Lagos, Ken Saro Wiwa, autore di romanzi, poesie e apprezzati programmi televisivi, aveva puntato il dito anche contro le compagnie petrolifere che in quel momento si spartivano la torta del petrolio: la anglo-olandese Shell e l’americana Chevron. Le multinazionali, consapevoli dei devastanti impatti ambientali sull’ecosistema e sulle popolazioni, diedero un grande sostegno al regime militare nigeriano, anche perché garantiva attraverso la repressione la stabilità politica necessaria a far prosperare gli affari. La Shell pagò  15 milioni e mezzo di dollari per evitare di essere formalmente accusata nel corso di un processo avviato negli Stati Uniti nel 1996 sulla complicità della compagnia con il regime militare…”.

« ”…tutti noi siamo di fronte alla Storia. Io sono un uomo di pace, di idee. Provo sgomento per la vergognosa povertà del mio popolo che vive su una terra molto generosa di risorse; provo rabbia per la devastazione di questa terra; provo fretta di ottenere che il mio popolo riconquisti il suo diritto alla vita e a una vita decente. Così ho dedicato tutte le mie risorse materiali ed intellettuali a una causa nella quale credo totalmente, sulla quale non posso essere zittito. Non ho dubbi sul fatto che, alla fine, la mia causa vincerà e non importa quanti processi, quante tribolazioni io e coloro che credono con me in questa causa potremo incontrare nel corso del nostro cammino. Né la prigione né la morte potranno impedire la nostra vittoria finale…” . » (Ken Saro-Wiwa). (altro…)

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Inquinamento nel Delta del Niger.

“La Shell deve impegnarsi a pagare la quota iniziale di un miliardo di dollari per bonificare la zona di Bodo, nell’Ogoniland, danneggiata da due grandi fuoriuscite di greggio nel 2008”. Lo chiede Amnesty International che, con il Centro per l’ambiente, i diritti umani e lo sviluppo (Cehrd) ha diffuso ieri un rapporto dal titolo “La vera tragedia: ritardi e mancanze nella gestione delle fuoriuscite di petrolio nel Delta del Niger (in inglese in .pdf) nel quale di documenta la devastazione nella regione a cui potrà essere posto rimedio solo in 25 anni.

Lo scorso agosto, il Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) con unrapporto ha certificato l’inquinamento da petrolio in corso da molti anni e ha raccomandato l’istituzione di un Fondo per il recupero ambientale da finanziare inizialmente con un miliardo di dollari e poi con ulteriori successivi contributi. La Shell, che ha dichiarato utili per 7,2 miliardi di dollari per il periodo luglio-settembre, offrì inizialmente alla comunità di Bodo 50 sacchi di riso, fagioli, zucchero e pomodori. (altro…)

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Nella vicenda della marea nera in Scozia, oggi arrivano due notizie, una buona ed una cattiva. La buona è che la Shell è riuscita a chiudere la valvola che perdeva maggiormente e che ha sversato in mare 218 tonnellate di petrolio greggio. La cattiva è che per ripulire l’area ci vorranno ancora diverse settimane, anche perché c’è un secondo pozzo che perde, anche se quantità decisamente minori. Ma almeno è un buon inizio.

Le dichiarazioni iniziali della compagnia (“non sappiamo dov’è la perdita”) hanno fatto preoccupare il mondo, ed hanno fatto tornare il pensiero ad un anno fa, quando di questi tempi al largo delle coste americane i tecnici stavano combattendo contro la marea nera più devastante della storia. Quindi già il fatto che la valvola difettosa sia stata trovata e chiusa ci deve far tirare un sospiro di sollievo.

Sperare poi che la situazione si risolva in breve tempo, è davvero troppo. Le 218 tonnellate disperse (o 1.300 barili) infatti sono la stima dell’azienda, e non ci sorprenderemmo se fossero calcolate al ribasso. Per questo quel “ci vorrà tempo” annunciato dai tecnici per ripulire l’area un po’ ce lo aspettavamo. (altro…)

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La piattaforma Gannet Alpha (Reuters)

AL LARGO DELLA SCOZIA GIÀ IN MARE 200 TONNELLATE DI GREGGIO.

La compagnia inglese ammette: rischio di fuoriuscita di molto più greggio. L’allarme degli ambientalisti.

MIlLANO – Centinaia di tonnellate di greggio potrebbero ancora riversarsi nelle acque del Mare del Nord, a causa di una falla che si è aperta in una piattaforma della Shell, al largo delle coste scozzesi. Lo ammette lo stesso gigante petrolifero, che continua a lavorare per risolvere il problema. Ne parla il quotidiano The Independent. Dall’inizio della fuoriuscita, mercoledì scorso, più di 200 tonnellate sono finite nel Mare del Nord, a causa di due falle – una è stata arginata – nella piattaforma Gannet Alpha. (altro…)

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