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Posts Tagged ‘shoah’

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250 opere grafiche originali fatte da internati durante il periodo di prigionia: “Alcune – si legge nella prefazione del grande scrittore – hanno la forza immediata dell’arte, ma tutte hanno la forza cruda dell’occhio che ha visto e che trasmette la sua indignazione”. “L’idea di questo libro non è di oggi. Trova oggi la sua realizzazione per un insieme di ragioni – racconta l’autore 92enne Arturo Benvenuti – “è un contributo alla giusta ‘rivolta’ da parte di chi sente di non potersi rassegnare”.

“L’Uomo, tu uomo, sei stato capace di far questo; la civiltà di cui ti vanti è una patina, una veste: viene un falso profeta, te la strappa di dosso, e tu nudo sei un mostro, il più crudele degli animali”. Sono le parole con le quali Primo Levi, in una prefazione inedita del 1981, introduce K.Z. (altro…)

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Mentre stando ai sondaggi il M5S cresce nei consensi, unica opposizione in Parlamento e nel paese, Beppe Grillo mette in Rete un post di pessimo gusto nei confronti della memoria della Shoah che la comunità ebraica ha giudicato una “infame provocazione”. Non è il primo autogol dell’ex comico, era già successo con il demenziale video contro la Boldrini che scatenò i peggiori istinti del web. Fu ritirato, ci furono delle scuse che questa volta non ci saranno perché evidentemente l’autore intende difendere sia la riscrittura di Primo Levi sia l’indifendibile taroccamento della foto del cancello di Auschwitz. (altro…)

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Il giorno della Memoriaeccesatira.blogspot.it

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«Non era stato invitato», dicono i responsabili della Fondazione Memoriale della Shoah. Una precisazione che suonerebbe come un ceffone in pieno volto se a riceverla fosse un gentiluomo. Trattandosi di Berlusconi, è dunque improbabile che se ne capaciti. Eppure, tra tutti i commenti del giorno dopo, alcuni giustamente infocati, questa puntualizzazione degli organizzatori è il più tagliente e ostile, perché colloca il nostro quattro volte presidente del Consiglio (robe da matti) nella dimensione, per lui esiziale, dell´impresentabilità («unfit», scrisse l´Economist, inadatto: ed era un elegante eufemismo). (altro…)

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COSA aspetta il Ppe a liberarsi di questo impenitente ammiratore di Mussolini? Cos’altro manca per riconoscere che non è solo ignoranza storica se Berlusconi ha profanato col suo delirio revisionista la cerimonia milanese in ricordo della Shoah, prima di appisolarsi soddisfatto?

L’uomo che vent’anni fa sdoganò, con abile calcolo politico, il neofascismo italiano, ancor oggi alla presidenza della Regione Lazio ricandida quel Francesco Storace di cui ricordiamo le maledizioni contro Gianfranco Fini, colpevole di aver reso omaggio in Israele al memoriale degli ebrei sterminati dal nazifascismo. Mentre in Lombardia vorrebbe cedere il comando al segretario di un partito xenofobo e antieuropeo, Roberto Maroni, che da ministro dispose la raccolta delle impronte digitali dei bambini rom. (altro…)

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Il 27 gennaio del 1945 furono abbattuti i cancelli di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa. Dal 2000, quella data viene ricordata ogni anno in quello che stato definito il Giorno della Memoria. Una ricorrenza nata per commemorare, appunto, la Shoah e tutto quello che di disumano ha comportato. Sono infatti oltre sei milioni gli ebrei uccisi a causa del progetto di sterminio nazifascista.
Nei campi trovano la morte oltre 3 milioni di ebrei (che tra fucilati e morti nei ghetti diventano circa 6 milioni), 3.300.000 prigionieri di guerra sovietici (anche sugli slavi piomba la politica di annientamento), 1 milione di oppositori politici, 500.000 zingari Rom (Porajamos = distruzione nel linguaggio Romanès), circa 9.000 omosessuali, 2.250 testimoni di Geova oltre a 270.000 morti tra disabili e malati di mente.
Anche il testo dell’articolo 1 della legge italiana definisce così le finalità del Giorno della Memoria: «La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.» 
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Giorno Internazionale della MemoriaPubblichiamo uno stralcio dell’intervento di Furio Colombo al Palazzo dei Congressi di Lugano nel giorno in cui la Svizzera italiana ha deciso di dichiarare il 27 gennaio “Giorno Internazionale della Memoria”.

Come entra il parlare di Israele, qui, oggi, come voi mi avete chiesto, del mio libro dal titolo disperato La fine di Israele, che Il Saggiatore ha pubblicato nel 2007? Intanto vi sono grato di questo invito, e sono grato di questa vostra scelta. Di dichiarare il 27 gennaio il vostro giorno della memoria. Perché mi consente di ritrovare e collegare alcuni momenti della mia vita anche lontani tra loro, ma tutti legati da un filo che non si può rompere. Uno avviene nella mia classe al liceo D’Azeglio, subito dopo la fine della guerra e il ritorno a Torino. In quel liceo, in quella classe, dove tutti i miei insegnanti avevano partecipato alla Resistenza o erano stati comandanti partigiani, noi studenti chiediamo, con inutile insistenza, ai professori: “Perché non si parla delle leggi razziali? Perché ci comportiamo come se non fossero mai esistite o fossero un episodio fra tanti di una guerra terribile?”. La risposta, detta o non detta, è sempre stata la persuasione che la Resistenza ci aveva liberato non solo dal fascismo ma da tutti gli orrori del passato. (altro…)

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Il liutaio Amnon Weinstein nel suo studio.

Il liutaio Amnon Weinstein
cerca gli strumenti perduti
dagli ebrei nella Shoah.
Li restaura e organizza concerti.

Auschwitz è stato un insulto all’umanità. L’ha resa vittima come mai era successo sino ad allora. Eppure, fra tutte le immagini agghiaccianti di un’umanità offesa, torturata, uccisa e ammassata in ossari a cielo aperto, ve n’è una dal soggetto affatto diverso, ma più eloquente che mai. Parla di morte, e di una morte terribile: è una fila di violini, appesi in ordine accurato. Troppo. Ogni violino ha un numero: è l’inventario ancora provvisorio di quel museo alla razza estinta che Hitler voleva dedicare agli ebrei dopo averli cancellati dalla faccia della terra. La sede destinata era la judenfrei Praga. (altro…)

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Quando i nazisti sono venuti a prendere i comunisti,
ho taciuto
non ero certo un comunista

Quando hanno incarcerato i socialdemocratici
ho taciuto
non ero certo un socialdemocratico

Quando sono venuti a prendere gli operai
ho taciuto
non ero certo un operaio

Quando hanno preso gli ebrei, ho taciuto
non ero un ebreo

Quando sono venuti a prendere me,
non c’era più nessuno che potesse protestare

Martin Niemöller

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Shoah.

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Con il termine Shoah venne ufficialmente indicato lo sterminio degli ebrei operato dai nazisti. Questo vocabolo venne usato per la prima volta nel 1938 nella Palestina sottoposta al mandato britannico durante una riunione del Comitato Centrale del Partito Socialista, in riferimento al pogrom della cosiddetta “Notte dei Cristalli”.

Nella parola Shoah, voce biblica che significa “catastrofe, disastro”, è implicito che quanto è accaduto non ha alcun significato religioso, contrariamente a ciò che richiama il termine olocausto, spesso usato, che rinvia a un’idea di sacrificio di espiazione. La Shoah è piuttosto un genocidio, ovvero un’azione criminale che, attraverso un complesso e preordinato insieme di azioni, è finalizzata alla distruzione di un gruppo etnico, nazionale, razziale o religioso. (altro…)

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In anteprima, la traccia del monologo che il grande regista e attore di teatro reciterà il 26 gennaio su La7 per la Giornata di ricordo della Shoah. Dedicato ai disabili sterminati dal Fuhrer perché potevano rallentare la corsa del Reich.

Il testo che pubblichiamo qui sotto è stato scritto per “L’espresso” da Marco Paolini che sarà protagonista la sera del 26 gennaio a La7 di una serata evento dedicata alla Giornata della Memoria.

Tra il 1939 e il 1945 nel territorio del Reich furono ammazzati centinaia di migliaia di cittadini tedeschi, persone disabili e malati di mente. Le prime vittime del nazismo furono loro: prima degli ebrei, prima degli zingari, prima degli omosessuali. Prima di tutti, furono passati per il camino i propri figli mal riusciti, in un miscuglio di ragioni razziali pseudoscientifiche ed economiche, mai dette apertamente però sapientemente indotte: forse anche per questo, ciò che accadde per mano di pochi, accadde sotto gli occhi di tutti. Uccisi da medici o per ordine di medici, da persone impiegate in luoghi che dovevano curare. Oggi ne sappiamo molto di più di quel che successe durante il nazismo. Sappiamo i metodi usati per uccidere, sappiamo i colpevoli, sappiamo i grandi numeri. Se si vuole si possono anche trovare informazioni sul diametro dei tubi dove passava il gas, sul tipo di raccordi usati per unire tra loro i tubi. Però la storia dello sterminio dei disabili e dei malati di mente è stata tenuta nascosta fino a pochi anni fa. Persone che non hanno avuto parola e che per molto tempo non hanno avuto nemmeno considerazione: perché erano “meno”. È la storia di uno sterminio di massa, conosciuto come T4, dove T4 sta per Tiergatenstrasse 4, l’indirizzo dell’ufficio di Berlino che governava una macchina di medici, infermieri, psichiatri, impiegati che nella Germania nazista hanno soppresso 300 mila (almeno) “vite indegne di essere vissute”. Perché? Forse perché rallentavano la marcia del Terzo Reich. (altro…)

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