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Posts Tagged ‘siccità’

La rete italiana è un colabrodo: la città peggiore è Potenza davanti a Palermo e Campobasso, la migliore è Milano. Secondo Utilitalia servirebbero investimenti da almeno 5 miliardi all’anno per la manutenzione.

Molte Regioni d’Italia sono in emergenza siccità, ma il paradosso è che la rete degli acquedotti è un colabrodo quasi ovunque. Vieneperso circa il 40 per cento di acqua e le perdite maggiori si hanno al Sud. Il 68,8 per cento a Potenza, il 54,6 a Palermo. I dati sono dell’Istat, vecchi di poche settimane fa, mentre un rapporto di Utilitalia si concentra sugli investimenti: ci vorrebbero 5 miliardi all’anno per la manutenzione della rete. (altro…)

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Per la cartestia rischiano di morire 750 mila persone. Ma a mettere in fuga uomini, donne e bambini sono anche le tensioni politiche. In centinaia di migliaia hanno lasciato il paese.

E’ una tragedia senza fine quella che colpisce la Somalia con centinaia di persone in fuga dal paese. Da mesi carestia e siccità mettono a rischio la vita di 13 milioni di individui in tutto il Corno D’Africa. Secondo l’Onu si tratta della più grave crisi di questo tipo negli ultimi 60 anni: coinvolge 3,2 milioni di persone in Kenya, 2,6 in Somalia, 3,2 in Etiopia, ma anche migliaia di persone in Eritrea e a Gibuti. Ma la Somalia si trova ad affrontare anche una serie di conflitti interni. Si assiste ad un esodo di massa, non solo per la carenza di acqua, ma anche per il complesso quadro politico.  (altro…)

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La carestia è anche colpa del capitalismo di rapina globale.

Le notizie che giungono dalla Somalia sono tremende e sconcertanti insieme. Un’umanità disperata ha lasciato i propri luoghi natii, le proprie comunità, perché si è vista disgregare quella società naturale che lì, più di quanto non sia per noi, è vitale, ossia la famiglia, ed è costretta in lunghe marce verso i campi profughi, marce che segnano i campi di cadaveri.
Il mondo delle istituzioni internazionali delle grandi e medie potenze è inerme, desolatamente impotente perché manca di qualsivoglia volontà effettiva di porre fine a quello che sta delineandosi come un genocidio. (altro…)

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Corno d’Africa, la tragedia continua. Bambini in fuga tra le sparatorie.

Costretti ad abbandonare l’area di SOS Bambini coinvolta nei conflitti a fuoco fra le truppe dell’esercito del governo provvisorio, quelle dell’Unione Africana e le milizie islamiche di Al Shabaab. Gli aiuti dell’Unhcr e dell’Unicef. L’assistenza della Croce Rossa Italiana.

ROMA – I capitoli della lunga tragedia in Somalia e nel Corno d’Africa si arricchiscono, mentre il grande “circo” della solidarietà internazionale, prosegue il suo triste “spettacolo”. Ma nel frattempo, si è costretti a riportare la notizia di bambini costretti a fuggire tra le pallottole, in mezzo al fuoco incrociato dei continui scontri in a Mogadiscio fra le truppe del TFG (Transitional Federal Government), dell’AMISOM (African Union Mission in Somalia) e i ribelli di Al Shabaab 1, ci capitano anche i bambini, che sono stati costretti a fuggire, assieme allo staff del Villaggio SOS 2, a Mogadiscio. Ora sono al sicuro nell’area chiamata “Kilometre 13”, nel corridoio di Afgooye. L’ospedale SOS nella capitale è rimasto attivo. (altro…)

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Si profila sempre più un quadro a doppia faccia. Da una parte i continui incontri internazionali, le delegazioni che si riusniscono per poi fare annunci di denaro da destinare al paese dove – secondo l’Onu – ci sarebbero 3 milioni e 600 mila persone in procinto di morire di fame. Dall’altra le condizioni di vita infermali nelle quali continua l’esistenza di persone senza più speranze e futuro.

ROMA – Qualcuno, prima o poi, dovrà pur spiegare come mai in Somalia, nonostante il continuo afflusso di risorse alimentari e finanziarie, la gente continua a morire di stenti e a fuggire – chi può – in cerca almeno di un campo profughi a Mogadiscio o fuori dai confini nazionali, già stracolmi, dove almeno un po’ d’acqua e un pasto al giorno può essere più o meno garantito. Le notizie che arrivano dal Corno d’Africa – e da Mogadiscio in particolare – disegnano dunque un quadro a due facce. (altro…)

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Nel campo profughi di Kobe, in Etiopia, sono morte 25 persone, forse contaminate dal virus. Che, secondo l’Unhcr  starebbe dilagando nei campi stracolmi di persone in fuga. Venti pastori uccisi nella lotta per la sopravvivenza imposta dalla siccità. Dieci navi cariche di armi per le milizie islamiche.

ROMA – E adesso anche l’epidemia di morbillo. Che si sta diffondendo in Etiopia, nei campi già pieni zeppi di profughi provenienti in gran parte dalla Somalia, gente in fuga dalla carestia che sta prosciugando di risorse e vite umane l’intero Corno d’Africa e che in Somalia assume i connotati della catastrofe umanitaria, anche per l’endemica instabilità politica e l’evanescenza di un governo provvisorio ed eterodiretto. L’Unhcr 1, l’agenzia dell’Onu per i profughi, teme che l’epidemia possa aumentare il numero dei decessi e alla diffusione di gravi malattie tra la popolazione, la cui salute è già fragile e compromessa. Nel campo di Kobe stamattina sono stati contati 25 morti nel campo, la metà dei quali c’è il sospetto siano stati contaminati dal morbillo. In Etiopia vivono 237 mila profughi, in maggioranza somali, ma provenienti anche dall’Eritrea e dal Sudan. Prosegue intanto la raccolta fondi di Agire 2, il network di Ong italiane per le emergenze umanitarie. Sms al 45500; oppure il numero verde: 800.132.870. (altro…)

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Le Nazioni Unite hanno decretato lo stato di carestia ad altre tre regioni somale. Il quadro generale si aggrava, dunque, mentre gli aiuti alimentari continuano ad essere difficili per gli ostacoli posti dalle milizie islamiche Al Shabaab, come è accaduto nella città meridionale di Kismayo, la terza città del Paese. Intanto dilagano anche le violenze e le uccisioni di civili anche da parte dei militari Amison.

ROMA – La carestia si estende come una coltre nera sulla Somalia, sotto il quale milioni di persone muore di stenti o si muove in cerca di luoghi per sopravvivere, affrontando viaggi infiniti a piedi, che si concludono in giganteschi campi profughi, già stracolmi da altri disgraziati segnati dallo stesso destino. Nel frattempo in altre tre regioni somale è stato ieri decretato lo stato di carestia. Si tratta della regione di Barandor, che comprende l’area di Mogadiscio; quella di Afgooye e quella di Shabeele, in particolare le aree agro-pastorali nei distretti di Balcad e Cadale nel Medio Shabelle. Si lamentano, intanto nuovi ritardi negli aiuti umanitari, dovuti alle difficoltà di accesso in alcune aree del paese controllate dalle milizie Al Shabaab, come è avvenuto a Kismayo, nel sud, la terza città somala, dove le milizie islamiche hanno impedito la distribuzione degli aiuti alimentari. (altro…)

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Dopo la Somalia la carestia minaccia Uganda e Sud Sudan.

Nel Corno d’Africa assediato dalla fame e dalla siccità, gli uomini bisognosi di assistenza potrebbero essere molti di più dei 12 milioni calcolati dal dipartimento per gli Affari umanitari dell’Onu. Tra la scarsità degli aiuti e le rappresaglie del gruppo qaedista al-Shaabab a sud la tragedia umanitaria potrebbe presto estendersi anche a Uganda e Sud Sudan.

In questa catastrofe senza precedenti sono soprattutto i bambini a morire: l’Unicef nota che più di 2 milioni di minori sono in stato di malnutrizione acuta e delle 54 mila persone arrivate nel 2011 nel campo profughi di Dollo Ado, in Kenya, la metà ha meno di 10 anni. «Abbiamo bisogno di alimenti adatti ai bambini e facili da somministrare», ha spiegato a Lettera43.it Stefano Porretti, responsabile del World food program per la Somalia, «ed è su questo che stiamo chiedendo più sforzi alla comunità internazionale».

lettera43.it/dopo-la-somalia-la-carestia-minaccia-etiopia-e-sud-sudan

mivergognodiessereitaliana.blogspot.com

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Più di quarant’anni fa il mondo scoprì le immagini del Biafra: bambini denutriti, scheletrini con il pancione gonfio. Erano le grandi carestie a cavallo degli Anni 60 e 70 che sconvolsero l’Occidente.

Quelle prime foto in bianco e nero portarono nelle nostre case il significato della morte per fame, della malnutrizione cronica, della siccità che distrugge ogni possibilità di sopravvivenza. Quelle stesse scene le avremmo riviste vent’anni dopo in Somalia, poi in Etiopia e pochi anni fa in Sudan. Allora l’Africa era lontana dalle nostre vite e molte volte in questi quattro decenni il mondo si mobilitò commosso portando aiuti e inviando dottori e medicinali. (altro…)

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L’immensa regione a sud-est dell’Africa Orientale è oggi lo snodo strategico più delicato riguardo alle fonti energetiche e alle vie di traffico verso l’India e la Cina. In quell’area vivono infiniti insiemi di tribù di antichissima civilizzazione, contadina e imperiale insieme: nel Corno d’Africa, nel nord del Kenya, nel sud dell’Etiopia, a Gibuti, nella regione di Karamoija in Uganda, nell’intera Somalia. E qui più di dieci milioni di persone sono minacciate dalla fame per la siccità che ha devastato le loro regioni con una implacabile ferocia e per la carestia che su di essa si è innescata, privando delle elementari fonti di sopravvivenza le tribù e le comunità di contadini coltivatori e allevatori, di pescatori e di pastori che in quelle zone per secoli sono sopravvissuti a molte siccità e a molte carestie. Adesso il pericolo è che la sopravvivenza non sia più assicurata e che gli immensi campi profughi segnino la fine della riproducibilità stessa della vita sociale. (altro…)

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DADAAB (confine Kenya-Somalia)
Guidare per quasi cento chilometri sulla strada sabbiosa che dal confine con la Somalia porta ai campi profughi di Dadaab, in Kenya, è un´odissea che si consuma in un paesaggio arido e privo di vita. Il fuoristrada sterza e sbalza per evitare gli scheletri di animali le cui ossa, sbiancate da un sole spietato, brillano come pietre preziose. I rami di alberi e arbusti rinsecchiti dalla siccità sono come segnali stradali che mi avvisano: sono arrivato nella terra della siccità e della morte.
Alla fine, eccoli. Vedo i colori sgargianti delle vesti delle donne e le piccole silhouette dei bambini rannicchiati nelle fasce sulle loro spalle. Vedo gli anziani avanzare lentamente con l´ausilio di un bastone di legno o di una canna. Vedo i ragazzini più grandi aiutare i loro fratellini a mantenere il passo del resto della famiglia. (altro…)

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ROMA – Oltre alla guerra sanguinosa tra i clan, conseguenza della polverizzazione tribale; oltre al cedimento di ogni struttura statale, all’atrofia di ogni sentimento nazionale; oltre allo sfascio dell’economia e alla fame endemica e diffusa, la Somalia deve sopportare il peso della croce di una catastrofe le cui proporzioni appaiono di giorno in giorno paralizzanti. Un “ordine” è saltato, ormai da vent’anni di guerra e uno nuovo stenta ad affermarsi. E questo non ha poco a che fare con una politica, in tutta l’area, del cosiddetto “mondo occidentale”, che nel corso del tempo si è via via travestita da aiuto umanitario, ma che in realtà ha puntato cinicamente agli affari e alle risorse, sfruttando (e alimentando) l’instabilità.     (altro…)

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Le Ong della coalizione italiana Agire hanno lanciato nei giorni scorsi un appello congiunto di raccolta fondi per garantire i necessari soccorsi e sostenere le attività di emergenza già in atto nei quattro paesi dell’Africa Orientale da quella che le Nazioni Unite hanno definito “la peggiore siccità registrata negli ultimi 60 anni“. “L’Etiopia, la Somalia, il Kenya e il Sud Sudan si trovano infatti a fronteggiare una crisi che riguarda 10 milioni di persone in un’area delle dimensioni della Francia” – riportano le nove Ong della coalizione italiana ( ActionAid, Amref, Cesvi, Cisp, Coopi, Cosv, Intersos, Save the Children e il Vis). (altro…)

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Il Corno d’Africa è sull’orlo del disastro umanitario. Oltre 10 milioni di persone stanno lottando per la sopravvivenza a causa di quella che l’Onu ha definitola più grave siccità degli ultimi 60 anni”, che sta mettendo in ginocchio la regione orientale africana, tra Somalia, Kenya ed Etiopia.

Una situazione che va aggravandosi ora per ora, nel quasi totale silenzio dei media italiani” – denuncia Oxfam Italia. “Le colture base, come fagioli e mais, da cui dipende la sopravvivenza di milioni di persone, sono infatti messe fortemente a rischio mentre il bestiame sta morendo colpendo gli allevatori della regione” – spiega il presidente di Oxfam Italia, Francesco Petrelli. “A fronte di questa situazione, la risposta dei governi Etiopi, Kenyano e Somalo, risulta sinora purtroppo insufficiente a fermare la carestia in atto, mentre l’appello agli aiuti, lanciato dalla Nazioni Unite, risulta solo parzialmente finanziato”. (altro…)

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