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Posts Tagged ‘Silvia Truzzi’

Stefano Rodotà – Il professore parla del terremoto a sinistra: “La sconfitta al referendum è stato solo il detonatore. C’era una gestione chiusa del potere”.

I tormenti della nostra sinistra, si sa, sono ciclici. Da giorni, sui giornali, grafici e tabelle ricordano tutte le trasformazioni (non solo nominali) dal lontano 1921 fino alla vagheggiata “cosa rosa”. Quali scosse agitano il maggior partito progressista dopo l’umiliazione delle urne di dicembre? Ne abbiamo parlato con Stefano Rodotà, che di quella sinistra è uno dei padri nobili. (altro…)

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davigoNon voglio essere ricordato come il presidente dell’Associazione nazionale magistrati che ha abdicato sulla difesa dell’indipendenza della magistratura. Signor ministro, spero che lei non voglia essere ricordato come quello che l’ha violata”. Le parole di Piercamillo Davigo – ieri a Milano all’inaugurazione dell’anno giudiziario – sono l’ultimo capitolo di un confronto, che è ormai scontro, tra le toghe e il governo.

Dottor Davigo, il ministro Orlando le ha risposto: si chiede perché l’Anm non ha protestato quando si decise di portare l’età pensionabile da 70 a 75 anni.

Fanno finta di non capire. Noi non abbiamo obiettato sul provvedimento, ma sul fatto che in un secondo momento è stata introdotta una proroga per i magistrati degli uffici direttivi e poi per altri 18 magistrati. Questo non è accettabile, perché dà la possibilità al governo di decidere chi fa il giudice, chi rimane in servizio e chi no. Può darsi anche che i prorogati siano i migliori, ma se passa il principio domani potrebbero essere i peggiori. (altro…)

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Referendum - Incontro "Le ragioni del NO"Venerdì, Stefano Rodotà si è alzato per intervenire alla festa del Noorganizzata dal Fatto a chiusura della campagna elettorale: è stato accolto da un interminabile applauso del pubblico che lo ha acclamato “Presidente”. Archiviato il risultato, gli abbiamo chiesto una lettura del voto, non solo per la nettissima prevalenza del No ma anche per l’alta affluenza.

Professore, il risultato è stato solo una sconfitta politica di Renzi o anche una risposta al minaccioso sottotesto, “o me o la Costituzione”?

Che questa sia una sconfitta di Renzi è del tutto evidente: lo confermano le parole del presidente del Consiglio di domenica notte. La mia impressione è che l’oggetto del conflitto, alla fine, fosse impadronirsi della Costituzione sottraendola alla possibilità di continuare a essere luogo di principi e di confronto. E facendola diventare uno dei tanti strumenti di un’azione politica tutta rivolta alla chiusura. (altro…)

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paceAlessandro Pace – Il presidente del Comitato per il No annuncia: “Con queste procedure segretezza e libertà del voto non sono garantite”.

Il presupposto è la Costituzione (come sempre dovrebbe essere). Precisamente l’articolo 48, secondo comma: “Il voto è personale ed eguale, libero e segreto”. E deve esserlo sempre, sia che il suo esercizio avvenga nel seggio elettorale, sia che avvenga all’estero. Ma così non è. Il perché lo spiega Alessandro Pace, presidente del Comitato per il No: “Il voto all’estero avviene per corrispondenza. Ma come può questo metodo assicurare che il voto espresso non sia il risultato di pressioni all’interno o all’esterno dell’ambito familiare? La segretezza è garanzia della libertà del voto”. (altro…)

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BoschiLa ministra: “Chi dice di votare No vuol buttare il lavoro del Parlamento”. Il premier: “Mezzo miliardo a chi ha di meno”.

La frase – tenetevi forte – è questa: “Chi propone di votare No al referendum e buttar via due anni di lavoro del Parlamento non rispetta il lavoro del Parlamento”. Chi l’ha detto? Il ministro Maria Elena Boschi. Per completezza, prima aveva dichiarato: “Abbiamo scelto di rispettare in toto la procedura prevista dall’art. 138 della Costituzione per modificarla, questo ha significato scegliere la strada più dura”. Che un povero cittadino si domanda: di grazia, che procedura avrebbero dovuto seguire? Una incostituzionale? Una illegittima? (altro…)

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Boschi

La campagna del referendum è cominciata con largo anticipo e come i treni in corsa sarà difficile fermarla, visto che non è accaduto nemmeno per le elezioni amministrative alle porte: basta accendere la tv per sentir parlare dell’epocale svolta targata Renzi-Boschi. La ministra domenica scorsa è stata ospite di Lucia Annunziata. Dopo aver spiegato che nel Regno Unito c’è “un sistema che attribuisce un premio di maggioranza senza che ci sia una soglia minima” (non è vero, forse voleva dire che l’effetto distorsivo del sistema uninominale maggioritario – un sistema assai lontano dalla perfezione democratica – è lo stesso), ha dato una notizia. (altro…)

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Saviano

Roberto Saviano – Lo scrittore a Torino: “Ha la prassi dei partiti berlusconiani”. “Farcela a ogni costo ha un prezzo: serve un’altra selezione della classe dirigente, ma è faticosa e non dà risultati veloci”.

Mentre la politica fa spallucce, le fiction Gomorra 2 e Felicia Impastato sbancano gli ascolti in prima serata. Segno che ai cittadini il tema sta molto a cuore. Al Salone del libro la circostanza è confermata dall’accoglienza riservata a Roberto Saviano, qui per la nuova edizione di Gomorra, che esce a dieci anni dalla prima: la fila per entrare al suo incontro è lunghissima. (altro…)

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Odifreddi“Una maggioranza illegittima stravolge la Carta e cancella la rappresentanza”.

Sarebbe strano non aderire, vista la mia storia e le mie convinzioni, che da sempre stanno dalla parte della democrazia”. Così Piergiorgio Odifreddi spiega la sua adesione ai Comitati del No alla riforma Boschi. “Da molto tempo autorevoli giuristi, tra cui Rodotà e Zagrebelsky, sottolineano come questa riforma, insieme alla nuova legge elettorale, rappresenti un vero pericolo per il nostro sistema. Gli elettori, i cittadini, sono sempre più messi tra parentesi: per questo è importante portare avanti e far conoscere le ragioni del No alle riforme”. (altro…)

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La professoressa alla vigilia dell’incontro dei comitati contro il ddl Boschi: “L’approvazione della Camera sembra sicura. Evidentemente non c’è spazio per una riflessione critica. Così chi vince si prende tutto”.

Lunedì sarà il battesimo: nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei deputati si terrà il primo incontro dei Comitati del No alla riforma Boschi: “Proveremo a sensibilizzare i cittadini”, spiega Lorenza Carlassare, uno dei relatori dell’incontro. “Speravo – in un eccesso di ottimismo – che ci fosse un ripensamento in Parlamento su alcuni aspetti della riforma costituzionale. Ci preoccupiamo di chiedere il referendum in base all’idea che questa riforma venga approvata così com’è, con tutti i difetti che ha. Addirittura una modifica che saggiamente la Camera aveva eliminato (l’attribuzione al Senato del potere di eleggere da solo due dei cinque giudici costituzionali che ora vengono eletti dal Parlamento in seduta comune) è stata ripristinata dal Senato, e ormai l’approvazione della Camera sembra sicura. Evidentemente non c’è spazio per una riflessione critica. Non resta che mobilitare le persone in vista del futuro referendum, che il presidente del Consiglio va annunziando come un’iniziativa sua: lui sottoporrà la riforma al popolo perché la approvi; lui, in caso contrario, si dimetterà. Si arriva al punto di personalizzare persino il referendum costituzionale. Ma non è questo il senso del referendum costituzionale che non è previsto per ‘acclamare’, ma per opporsi a una riforma sgradita”. (altro…)

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Stefano_RodotaStefano Rodotà “Ammesso che debbano esser prese determinate misure, questo vuol dire dare deleghe in bianco?”.

Dopo gli attentati a Charlie Hebdo, Stefano Rodotà ci aveva detto: “Non si limiti la libertà in nome della sicurezza”. Gli abbiamo chiesto se oggi la pensa ancora così. E se qualcosa–nei giorni di sangue del Bataclan e del Mali – è cambiato.“Quel che è accaduto è un fatto senza precedenti, non solo per l’aspetto militare. C’è una novità, indubbiamente.Ma sono molto ostile alla ripetizione di vecchi slogan, altrimenti diamo risposte sbagliate. Dobbiamo sforzarci di usare la ragione e soprattutto di superare l’emotività”.   Il presidente Hollande ha usato quella parola, “guerra”. (altro…)

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socialLa carneficina era ancora in corso e Salvini tuonava contro Islam e immigrati. Libero si supera, la Meloni va alla guerra.

La notte di Parigi non conosce la pietà del silenzio. Mentre tutto succede, sui social network si rincorrono le notizie, gli allarmi, le lacrime. E anche i commenti dei politici nostrani, che non si fermano davanti ai morti. Matteo Salvini non perde tempo,del resto la campagna contro gli immigrati è uno dei suoi cavalli di battaglia. E sembra di sognare leggendo i suoi post. Perché mentre gli attacchi sono ancora in corso, mentre ci sono gli ostaggi chiusi nella sala concerti,lui chiede di introdurre “i libri di Oriana Fallaci obbligatori in tutte le scuole. Prevenire è meglio che curare”. Poi propone la “chiusura delle frontiere, controlli a tappeto di tutte le realtà islamiche presenti in Italia,attacchi in Siria e in Libia”.Viene immediatamente subissato di critiche e accuse: sciacallo. “Chi come Salvini fa campagna elettorale mentre Parigi conta i suoi morti, non merita nessun rispetto”. (altro…)

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ainisL’INTERVISTA   Michele Ainis.

I tecnici s’interpellano per dirimere questioni, appunto, tecniche. E dunque visto che il premier – da ultimo nell’intervista domenicale al Corriere della Sera –, ribadisce che “rivotare una cosa già votata due volte sarebbe un colpo incredibile a un principio che vige da decenni”, abbiamo chiesto lumi a Michele Ainis,costituzionalista e firma del Corriere.   Professore, il pomo della discordia è l’ormai famoso articolo 2 del   ddl Boschi: immodificabile o no?   Quando un certo articolo è stato approvato da entrambi i r a m i d e l P a r l amento – anche se su tutta la legge non è stata raggiunta una volontà conforme – lo si può accantonare, per un principio di economia del processo legislativo. (altro…)

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paceAlessandro Pace Per il professore i parlamentari non sono legittimati a cambiare la Costituzione: “Seguano la Consulta”.

Diciamo che Alessandro Pace – professore emerito di Diritto costituzionale alla Sapienza – non ha molti dubbi: “L’attuale Parlamento, mentre doveva approvare le leggi elettorali secondo le indicazioni della Consulta (sentenza n.1 del 2014),non avrebbe dovuto porre mano alla revisione costituzionale”.   Questo governo si comporta   come un esecutivo di legislatura e ha tutta l’intenzione di   concludere l’iter di riforma.   È vero. Ma le Camere elette nel 2013 in forza di una legge elettorale poi di chiarata incostituzionale (perché non garantiva la rappresentatività) non possiedono la legittimità necessaria per modificare la Costituzione. (altro…)

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lorenza-carlassareLorenza Carlassare “Un piccolo gruppo di persone si autonomina, in barba a tutti i meccanismi costituzionali”.

Il timore è quello di ripetersi. Eppure sembra che le numerose, accorate, obiezioni dei (tantissimi) costituzionalisti sulla riforma del Senato, non siano state ascoltate nemmeno in parte.   Lorenza Carlassare, professore emerito di Diritto costituzionale a Padova, comincia così: “La composizione del Senato non è solo incerta.È disastrosa:un piccolo gruppo di persone si autonomina. Oltre al caos p r o v o c a t o d a s e n a t o r i part-time che provengono dai consigli regionali, c’è un’anomalia anti democratica. Un meccanismo che non ha nulla a che vedere con quanto accade in qualunque altra democrazia”.   Indietro non si torna, dicono.   Perfino il presidente Mattarella,pur mantenendo quella posizione di “sereno distacco” che il suo ruolo esige, ha trovato il modo di dire che nel nostro sistema non è ammissibile un uomo solo al comando. Non si riferiva a nessuno, però l’ha voluto sottolineare. (altro…)

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PellegrinoGianluigi Pellegrino Il giurista: “Non è vero che avremo una semplificazione, ci sarà un conflitto al giorno tra le due Camere”.

Questa riforma? È un gran caos, un pasticcio da non credere”. Inizia così la telefonata con Gianluigi Pellegrino, avvocato amministrativista e firma di Repubblica. Non prosegue molto meglio: “Anche se a vedere uno come Calderoli   – padre del Porcellum – che presenta migliaia di emendamenti si sarebbe tentati di votarla. E pure a guardare quello che sta combinando la sinistra del Pd. Non dimentichiamo che la riforma è a questo stadio – terminale, direi – perché la minoranza del Partito democratico l’ha votata. E uno si domanda: perché l’hanno fatto e adesso sono contro? (altro…)

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zagrebelskyGustavo Zagrebelsky Il cortocircuito tra sovranità dei popoli e diktat finanziari nel nostro Paese e nella Grecia annientata.

La settimana scorsa su Repubblica,Gustavo Zagrebelsky ha scritto: “Se oggi diciamo che lo Stato può fallire, è perché il suo attributo fondamentale – la sovranità – è venuto a mancare”.   Professore, la prigione per   debitinonesistepiù.Oforse   sì, guardando la Grecia?   Quando si contrae un debito, si lega la propria sorte alla volontà del creditore. Se il debitore è inadempiente, il creditore aggredisce i suoi beni. Il fallimento dello Stato, in passato,era inconcepibile:lo Stato – dicevano i costituzionalisti–è un”ente necessario”.È vero che lo Stato ha sempre contratto debiti e lo Statuto Albertino diceva che “ogni suo impegno verso i creditori è inviolabile”. (altro…)

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Il dibattito no. Il leader si loda per un’ora e mezza, ma poi rifiuta di rispondere alla minoranza sui rapporti con Verdini e le modifiche alla riforma del Senato.

Milano – Verso le 11 – cioè un’ora dopo il teorico inizio dell’Assemblea Pd – comincia a circolare la voce: Renzi non arriva, interviene in videoconferenza. Invece un quarto d’ora più tardi il corteo presidenziale fa capolino nell’orizzonte sfocato da un sole che spacca la testa. Il segretario del Pd arriva vestito da presidente del Consiglio (lontani i tempi in maniche di camicia), non si scusa per il ritardo, parla per un’ora e mezza. Poi si mette in bocca una gomma, si attacca al telefonino, va a pranzo, fa i selfie coivolontari.Torna, si riattacca al cellulare,se ne va. Le conclusioni non ci sono:di rispondere agli interventi dei delegati non ha proprio voglia.   L’Expottismo   è il sale del Pd   Nella sudata attesa della venuta di Matteo, si consumano litri d’acqua e parecchi caffè al bar Coop (e di chi sennò?) fuori dall’Auditorium dell’Expo. L’ideona di farlo qui – temperatura percepita 40 gradi – la spiega il ministro De Rio: “È un’esperienza di successo ma difficile da realizzare.

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L’INTERVISTA.

Stefano Rodotà “Le intercettazioni vanno pubblicate tutte È inquietante che non permettano a Napolitano di chiarire”.

Non è il caldo, è che il professor Rodotà non ama cincischiare. Lapidario, dunque, l’incipit della telefonata: “Siamo di fronte a casi diversi, ma queste intercettazioni devono essere pubblicate”. Ed ecco perché.   Professore, partiamo dalla   fine. Cioè dall’ultima: il governatore della Sicilia e il   dottor Tutino.   Quella di Crocetta è una storia ancora oscura. Lui sostiene che c’è un complotto; allora, dico io, chiariamo tutto e al più presto. Quando vengono messe in circolazione notizie che arrivano da intercettazioni, che deve fare un giornalista? L’Espresso avverte che quelle intercettazioni esistono e dà conto del contenuto. (altro…)

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RodotàL’intervista Stefano Rodotà.

Non è per sottolineare il “ve l’avevamo detto”. È perché se qualcuno avesse dato retta prima ai professoroni forse il clima attorno alle imprescindibili riforme targate Renzi-Boschi, sarebbe stato un po’ meno giubilante. “Quando abbiamo messo in guardia sul rischio che si correva con questo tipo di cambiamenti c’è stata una levata di scudi”, spiega Stefano Rodotà. “Poi, pian piano, tanti commentatori sono giunti alle nostre stesse conclusioni, magari attraverso parole diverse come “democratura” o rischio plebiscitario. Ci si è resi conto tardi di quello che stava avvenendo. Non è solo una valutazione di cronaca. Ma una riflessione che ci porta a dire che se fosse stato condiviso quel giudizio da subito, probabilmente si sarebbe formata un’opinione pubblica in grado di costituire un minimo di argine”.
Questo secondo lei avrebbe fermato Renzi?

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Italicum

Lorenza Calcassare.

Lettura mattutina dei giornali. Lorenza Carlassare, professore emerito di Diritto costituzionale a Padova, così commenta le affermazioni del politologo Roberto D’Alimonte –padre dell’Italicum – riportate dal Fatto : “È molto interessante quello che dice D’Alimonte: una delle accuse che venivano mosse alla legge elettorale, era proprio che una legge ordinaria cambiasse la forma di governo, aggirando la Costituzione.” Ma il professore sostiene che la forma di governo non cambia. Può dire quello che vuole, però se c’è l’elezione diretta del premier cambia la forma di governo. D’Alimonte si è lasciato sfuggire un’ammissione non da poco. Ed è importante, perché denuncia l’assoluta incostituzionalità dell’Italicum. Se nel nuovo meccanismo è presente l’elezione diretta del premier, si vanificano tutti gli articoli della Carta che disciplinano la formazione del governo, la nomina da parte del presidente della Repubblica e via dicendo. Con quest’affermazione si danno la zappa sui piedi, cioè ammettono quello che la maggioranza dei detrattori dell’Italicum contesta loro. E sulla sostituzione dei dieci dissidenti in Commissione Affari costituzionali lei cosa pensa? Sul piano giuridico non è ammissibile, perché va a toccare la libertà di scelta che ai parlamentari è garantita dall’articolo 67 della Costituzione, che prevede il divieto del vincolo di mandato. Il gruppo può agire successivamente sul parlamentare, sanzionandolo, ma non nel momento in cui esprime il suo voto. Vorrei anche sottolineare che tutto il cammino della legge elettorale e della riforma del Senato ha seguito una strada anomala. Attenzione però: in questo campo la forma è sostanzaNelle forme, e con i tempi imposti per questo speciale procedimento che esige ponderazione. Il governo invece ha messo continui paletti: il canguro, le sedute fiume… tutte cose che vanno in un senso opposto a quanto prescrive la nostra legge fondamentale. Io credo che nella legge di revisione costituzionale sul Senato ci siano vizi di forma e in questa vedo un’alta probabilità che la Consulta la dichiari illegittima. L’Italicum assomiglia troppo al Porcellum? Non è solo questo. È una legge che intende aggirare la Costituzione. I sostenitori dell’Italicum confondono e falsificano un’infinità di cose, mettendo insieme situazioni non assimilabili tra loroNon si possono fare paragoni con la Francia, dicendo che anche in quel sistema c’è il ballottaggio. Certo che c’è: ma è per l’elezione del presidente. Che è un organo monocratico, con poteri molto forti. Oltralpe si vota per l’assemblea legislativa con elezioni diverse. Da noi si vuol fare in modo che con uno stesso ballottaggio si eleggano il capo del governo e i membri del Parlamento. Come al supermercato: prendi due e paghi uno. Quindi? Quindi si vanifica il principio cardine del costituzionalismo liberale, quello della divisione dei poteri che a vicenda si limitano e si controllano. Un Parlamento così eletto non può certamente controllare il governo. Hanno dimenticato che l’assemblea legislativa deve essere rappresentativa: ma rappresentativa dei cittadini elettori, non del governo! Il primo articolo della Carta dice che la sovranità appartiene al popolo. Appunto: hanno dimenticato il popolo. Il popolo è diventato ininfluente. Perché il governo vuol scavalcare la Costituzione? Non avrei mai pensato di essere d’accordo con Berlusconi: ma è vero, è bulimia del potere. Eliminando le opposizioni, c’è una persona che governa con una maggioranza che esclude dalle decisioni ogni altro, una maggioranza formata da persone selezionate dalla segreteria del partito vincitore. Ce lo siamo già detti, sono le stesse ragioni che Mussolini portava a sostegno della Legge Acerbo nel 1923: velocità delle decisioni, la necessità di procedere senza intoppi, dibattiti, confronti. Senza contrasti e contrapposizioni. Siamo, ormai da tempo, fuori dal costituzionalismo liberale, non solo fuori dalla nostra Costituzione. Un disegno portato avanti attraverso atti di prepotenza e prevaricazione.

Da Il Fatto Quotidiano del 24/04/2015.

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