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Posts Tagged ‘Silvio Buzzanca’

Il capo di FI: “Nessuna probabilità di un governo col Pd, uniti vinciamo”. E l’alleato leghista: “Buona notizia”.

ROMA – Il governo con Renzi non si farà mai. Forza Italia pensa solo ad un’alleanza con la Lega per vincere insieme e uniti le prossime elezioni. Silvio Berlusconi affida le sue aperture e le sue chiusure ad un’intervista al Mattino che fa esultare il centrodestra. «Non c’è nessuna probabilità di un governo Berlusconi-Renzi. Non ritengo possibile e neppure desiderabile una collaborazione con il Pd. Né ora né tanto meno dopo le elezioni», dice infatti l’ex premier.

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ROMA – La prossima volta che ci recheremo in un seggio elettorale per rinnovare il Parlamento ci vedremo consegnare una sola scheda: troveremo il nome di un candidato in un collegio uninominale maggioritario per ciascun partito e una lista di partito bloccata con un minimo di due e un massimo di sei candidati per la parte proporzionale.
Questa scelta per la scheda unica rende impossibile il voto disgiunto: cioè non sarà possibile, come avviene in Germania e avveniva nel vecchio Mattarellum votare un candidato e un partito nell’uninominale e un partito diverso nella parte proporzionale.

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Asse franchi tiratori-opposizioni: Torrisi (Ap) batte Pagliari (Pd) alla commissione Affari costituzionali. Accuse incrociate dem-Mdp.

ROMA – La “bomba” scoppia all’ora di pranzo, fa traballare la maggioranza e aleggiare la parola crisi. Salvatore Torrisi, senatore siciliano, viene eletto nuovo presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, posto lasciato libero a dicembre da Anna Finocchiaro entrata nel governo Gentiloni.
Torrisi, appartenente ad Area popolare, il gruppo di Alfano, già vicepresidente della commissione, ottiene a scrutinio segreto 16 voti contro gli 11 di Sergio Pagliari, senatore indicato dal Pd. Dall’urna esce anche una scheda bianca, mentre i due senatori di Ala, i verdiniani, non partecipano al voto.

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“Il mio governo deve rassicurare. Basta provvisorietà” Su Consip: grave se c’è corruzione, ma fiducia in Lotti.

ROMA – «Se dovessi scegliere un aggettivo, vorrei che fosse un governo rassicurante; perché gli italiani ne hanno bisogno». Paolo Gentiloni, ospite di Pippo Baudo a Domenica In, punta tutto su quell’aggettivo: «rassicurante». A partire dal fatto che lavora tanto, dalle 7 fino a mezzanotte, ma è consapevole che non può fare miracoli: quelli li fanno i cittadini con i loro sacrifici.
Ma nel suo eloquio pacato si registrano novità. Sulla durata del governo, per esempio.

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BallottaggioROMA – L’ondata grillina travolge Roberto Giachetti a Roma e affonda Piero Fassino a Torino. Due colpi pesanti da incassare per Matteo Renzi che l’andamento dei ballottaggi negli altri comuni capoluogo di provincia rende ancora più amara. Il Pd infatti perde 13 dei 20 comuni che amministrava prima del voto. L’effetto Cinque Stelle si è fatto sentire anche a Carbonia, mentre il centrodestra ha ripreso centri come Benevento, dove ha vinto Clemente Mastella, o Trieste, dove è ritornato sulla poltrona di sindaco Roberto Di Piazza.

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I puntiNuovo scontro tra il premier e la minoranza dem Alfano avverte: dopo il referendum serve un tagliando.

ROMA – L’Italicum non si tocca e non ci sono legami fra la legge elettorale e le riforme costituzionali. Matteo Renzi dal Giappone respinge al mittente la richiesta della minoranza del Pd di rimettere mano al sistema di voto.
Una chiusura netta, senza appello. «L’Italicum non si discute, dà la certezza a chi arriva primo di governare. E’ una legge molto semplice che dice che chi vince le elezioni può governare, è fondamentale nel rapporto tra politici e persone. Ed elimina il rischio degli inciuci permanenti », dice Renzi alla fine del G7 giapponese.Qui, spiega, abbiamo discusso di cose grandi e la polemica della minoranza, invece « è segno dell’autoreferenzialità della classe politica che lascia perplessi». Una stoccata a Bersani, Cuperlo e Speranza. Renzi non si capacita delle polemiche romane. E non vede il nesso fra Italicum e riforme. «Non può esservi nessun collegamento tra la legge elettorale e il voto sulle riforme. – dice – Per essere molto chiari chi vuole votare no, voti no. Io non so come possa fare a votare no uno che in Parlamento ha votato sei volte sì. Ma in ogni caso il punto che voglio dire con molta chiarezza è che il voto, sì o no, dipende dal contenuto delle riforme e non dalla legge elettorale».

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renziIl premier: “Conta vincere, non importa con quanto Sbaglia chi scappa”. Alla Camera pericolo ostruzionismo.

ROMA – Matteo Renzi vuole vincere il referendum costituzione di ottobre. E non gli importa la percentuale. L’importante è portare a casa il risultato. Altrimenti si dimetterà. Lo dice e lo ripete alla buvette di Montecitorio prima di andare in aula per chiudere la discussione generale sulle riforme giunte ad un passo dall’approvazione finale.
«Basta vincere, mi gioco tutto – dice -. Il centrosinistra vinse il referendum del 2001 col 34 per cento di affluenza ». Poco dopo, in un’aula semivuota perchè le opposizioni hanno abbandonato l’emiciclo appena il premier ha iniziato a parlare, Renzi ribadisce che «se non vi fosse consenso popolare tanto da fare cadere il castello delle riforme su quella principale, è principio di serietà politica trarre le conseguenze».

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