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Posts Tagged ‘Silvio Buzzanca’

Nel talk di D’Urso il leader di Fi agita il tema criminalità. Autogol sul Trattato di Dublino.

L’Italia è un Far West dove si commettono reati a raffica. Ed è tutta colpa dei 476 mila emigranti africani che si aggirano per il paese. Silvio Berlusconi, in modalità campagna elettorale, con i soliti misteriosi foglietti in mano, si accomoda nell’amichevole salotto domenicale di Barbara D’Urso e gioca la carta dell’insicurezza per andare in cerca di voti facili.
« In Italia – dice il leader di Forza Italia – ogni venti secondi accade un reato. Ogni minuto si verifica un reato di strada, ogni due minuti un furto in appartamento, ogni tre minuti un furto di automobile o di un motociclo, ogni quattro un furto in un negozio o un supermercato. Addirittura ogni due giorni tre rapine in banca, di cui i giornali non danno più notizia perché è diventata un’abitudine».

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Il capo di FI: “Nessuna probabilità di un governo col Pd, uniti vinciamo”. E l’alleato leghista: “Buona notizia”.

ROMA – Il governo con Renzi non si farà mai. Forza Italia pensa solo ad un’alleanza con la Lega per vincere insieme e uniti le prossime elezioni. Silvio Berlusconi affida le sue aperture e le sue chiusure ad un’intervista al Mattino che fa esultare il centrodestra. «Non c’è nessuna probabilità di un governo Berlusconi-Renzi. Non ritengo possibile e neppure desiderabile una collaborazione con il Pd. Né ora né tanto meno dopo le elezioni», dice infatti l’ex premier.

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ROMA – La prossima volta che ci recheremo in un seggio elettorale per rinnovare il Parlamento ci vedremo consegnare una sola scheda: troveremo il nome di un candidato in un collegio uninominale maggioritario per ciascun partito e una lista di partito bloccata con un minimo di due e un massimo di sei candidati per la parte proporzionale.
Questa scelta per la scheda unica rende impossibile il voto disgiunto: cioè non sarà possibile, come avviene in Germania e avveniva nel vecchio Mattarellum votare un candidato e un partito nell’uninominale e un partito diverso nella parte proporzionale.

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Asse franchi tiratori-opposizioni: Torrisi (Ap) batte Pagliari (Pd) alla commissione Affari costituzionali. Accuse incrociate dem-Mdp.

ROMA – La “bomba” scoppia all’ora di pranzo, fa traballare la maggioranza e aleggiare la parola crisi. Salvatore Torrisi, senatore siciliano, viene eletto nuovo presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, posto lasciato libero a dicembre da Anna Finocchiaro entrata nel governo Gentiloni.
Torrisi, appartenente ad Area popolare, il gruppo di Alfano, già vicepresidente della commissione, ottiene a scrutinio segreto 16 voti contro gli 11 di Sergio Pagliari, senatore indicato dal Pd. Dall’urna esce anche una scheda bianca, mentre i due senatori di Ala, i verdiniani, non partecipano al voto.

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“Il mio governo deve rassicurare. Basta provvisorietà” Su Consip: grave se c’è corruzione, ma fiducia in Lotti.

ROMA – «Se dovessi scegliere un aggettivo, vorrei che fosse un governo rassicurante; perché gli italiani ne hanno bisogno». Paolo Gentiloni, ospite di Pippo Baudo a Domenica In, punta tutto su quell’aggettivo: «rassicurante». A partire dal fatto che lavora tanto, dalle 7 fino a mezzanotte, ma è consapevole che non può fare miracoli: quelli li fanno i cittadini con i loro sacrifici.
Ma nel suo eloquio pacato si registrano novità. Sulla durata del governo, per esempio.

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BallottaggioROMA – L’ondata grillina travolge Roberto Giachetti a Roma e affonda Piero Fassino a Torino. Due colpi pesanti da incassare per Matteo Renzi che l’andamento dei ballottaggi negli altri comuni capoluogo di provincia rende ancora più amara. Il Pd infatti perde 13 dei 20 comuni che amministrava prima del voto. L’effetto Cinque Stelle si è fatto sentire anche a Carbonia, mentre il centrodestra ha ripreso centri come Benevento, dove ha vinto Clemente Mastella, o Trieste, dove è ritornato sulla poltrona di sindaco Roberto Di Piazza.

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I puntiNuovo scontro tra il premier e la minoranza dem Alfano avverte: dopo il referendum serve un tagliando.

ROMA – L’Italicum non si tocca e non ci sono legami fra la legge elettorale e le riforme costituzionali. Matteo Renzi dal Giappone respinge al mittente la richiesta della minoranza del Pd di rimettere mano al sistema di voto.
Una chiusura netta, senza appello. «L’Italicum non si discute, dà la certezza a chi arriva primo di governare. E’ una legge molto semplice che dice che chi vince le elezioni può governare, è fondamentale nel rapporto tra politici e persone. Ed elimina il rischio degli inciuci permanenti », dice Renzi alla fine del G7 giapponese.Qui, spiega, abbiamo discusso di cose grandi e la polemica della minoranza, invece « è segno dell’autoreferenzialità della classe politica che lascia perplessi». Una stoccata a Bersani, Cuperlo e Speranza. Renzi non si capacita delle polemiche romane. E non vede il nesso fra Italicum e riforme. «Non può esservi nessun collegamento tra la legge elettorale e il voto sulle riforme. – dice – Per essere molto chiari chi vuole votare no, voti no. Io non so come possa fare a votare no uno che in Parlamento ha votato sei volte sì. Ma in ogni caso il punto che voglio dire con molta chiarezza è che il voto, sì o no, dipende dal contenuto delle riforme e non dalla legge elettorale».

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renziIl premier: “Conta vincere, non importa con quanto Sbaglia chi scappa”. Alla Camera pericolo ostruzionismo.

ROMA – Matteo Renzi vuole vincere il referendum costituzione di ottobre. E non gli importa la percentuale. L’importante è portare a casa il risultato. Altrimenti si dimetterà. Lo dice e lo ripete alla buvette di Montecitorio prima di andare in aula per chiudere la discussione generale sulle riforme giunte ad un passo dall’approvazione finale.
«Basta vincere, mi gioco tutto – dice -. Il centrosinistra vinse il referendum del 2001 col 34 per cento di affluenza ». Poco dopo, in un’aula semivuota perchè le opposizioni hanno abbandonato l’emiciclo appena il premier ha iniziato a parlare, Renzi ribadisce che «se non vi fosse consenso popolare tanto da fare cadere il castello delle riforme su quella principale, è principio di serietà politica trarre le conseguenze».

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Il tribunale di Messina rinvia la riforma elettorale e accoglie il ricorso del Comitato per la democrazia I giudici: “Faremo presto”. Dubbi di incostituzionalità sul premio di maggioranza e sul ballottaggio senza soglia.

ROMA – La legge elettorale, l’Italicum, finirà all’esame della Corte costituzionale. Lo ha deciso il Tribunale di Messina che ha dichiarato non infondate 6 delle 13 questione di illegittimità che erano state depositate dal Comitato per la democrazia costituzionale. I giudici dello Stretto hanno così battuto sul tempo i colleghi degli altri 17 tribunali dove sono stati depositati dei ricorsi analoghi dal comitato coordinato da Felice Besostri. Si ripete così uno schema politico-procedurale che portò all’esame del Porcellum da parte della Corte e alla sua bocciatura.
Un iter veloce, quindi. E che non servirà aspettare molto per la decisione lo spiega subito il neo presidente della Consulta, il fiorentino Paolo Grossi: «Penso che si possa arrivare in un tempo ragionevolmente breve a qualche cosa di definito».

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cirinnàLorenzin: solo così l’intesa nella maggioranza Pd: non c’è più tempo. Critiche all’Avvocatura.

ROMA – La pratica dell’utero in affitto deve diventare un reato universale, bisogna punirla con una norma penale e imporre il divieto per il partner di adottare il figlio del compagno. Beatrice Lorenzin ha spiegato così ieri quale potrebbe essere il “punto di caduta” dello scontro sulle unioni civili.

Il ministro centrista della Salute ha detto che ormai si deve andare a votare sugli emendamenti chiave del testo. A meno che, appunto, «non si riesca a trovare un punto di caduta che a mio parere può essere solo quello di rendere l’utero in affitto un reato universale, legarlo a una norma penale e poi porre la sanzione e il divieto di adottabilità per il partner».

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Mafia Capitale,fino a 5 anni per 4 imputati,oggi parte il maxi processo Odevaine agli arresti domiciliari.L’ex sindaco: “Alle primarie io ci sarò”.

ROMA – «Occorre ristabilire la verità: Renzi voleva Roma sotto il suo diretto controllo e se l’è presa». Ignazio Marino dichiara guerra al presidente del Consiglio e usa tutti i mezzi possibili. E annuncia che ha intenzione di presentarsi alla future primarie. Se ci saranno L’attacco contro Palazzo Chigi parte dalle pagine del sito Facebook dell’ex sindaco di Roma e si conclude in serata davanti alle telecamere di “ diMartedì” di Giovanni Floris. Con Marino impegnatissimo a raccontare la sua verità. Narrazione che è abbastanza semplice: «Renzi mi attacca e offende sul piano personale per coprire con la “damnatio memoriae”’ una spregiudicata operazione di killeraggio che ha fatto esultare i tanti potentati che vogliono rimettere le mani sulla città».

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GrassoBlitz della maggioranza, la sinistra dem lascia il tavolo Il presidente del Senato irritato. L’allarme Ncd.

ROMA – La minoranza del Pd lascia il tavolo “interno” sulle riforme e Matteo Renzi pensa al blitz: vuole portare subito in aula il testo Boschi. Ma si scontra con Pietro Grasso.
Intanto Anna Finocchiaro, in assenza di un accordo ampio fra i gruppi, dichiara in commissione, come prevede il regolamento del Senato, inammissibili gli emendamenti all’articolo 2. E Loredana De Petris , capogruppo di Sel accusa: «La decisione della Finocchiaro conferma la scelta di evitare il confronto e imporre con la forza una riforma sbagliata».

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I puntiBraccio di ferro con la minoranza Pd. “Intere regioni alla mafia? Macchiettistico”.D’Alema: no a scissioni.

ROMA- Matteo Renzi pensa che il famoso articolo 2 della riforma costituzionale non si deve toccare.
Perché è già stato approvato da Camera e Senato in copia conforme. Ma pensa anche che toccherà a Pietro Grasso gestire questa patata bollente. «Io – spiega il premier- mi aspetto che la riforma passi. Come si possa cambiare idea per la terza volta è un problema che riguarda il presidente del Senato». Il leader del Pd fa una battuta anche sull’idea che larga parte del paese sia in mano alle mafie: «Questa rappresentazione è macchiettistica. E’ uno slogan», dice. Comunque Renzi è sicuro che la riforma passerà. Anche di fronte alle turbolenze degli alleati del Ncd che minacciano di non votare le riforme se non si pone mano all’Italicum e si torni al premio alIa coalizione.

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Galantino

Il segretario Cei: voglio evitare di esasperare il clima Ma poi la relazione su De Gasperi scatena la bufera.

ROMA . Monsignor Nunzio Galantino ha pensato, soppesato, valutato, e alla fine, per evitare nuove polemiche con il mondo politico, ha deciso di disertare l’appuntamento trentino di Pieve Tesino. Doveva tenere una lectio magistralis su Alcide De Gasperi, ma il segretario della Cei ha optato per il passo indietro.

Ha spiegato agli organizzatori di volere evitare «con la mia sola presenza, di contribuire a rafforzare polemiche o anche semplicemente di allontanare il momento del rasserenamento di un clima invano esasperato».

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Comunali

Su 17 capoluoghi il centrosinistra prevale in sette il centrodestra ne prende otto. Due alle liste civiche.

ROMA . Il giorno dopo, contati sindaci, consiglieri e voti, il Pd si lecca le ferite. Perchè al tondo di domenica si aggiunge quello di ieri in Sicilia. A partire da Enna, dove Mirello Crisafulli, dato come sicuro vincente, è stato sconfitto da Maurizio Di Pietro, arrivato primo con il 51,9 per cento. Ma non è andata meglio a Gela, la città del “governatore” Rosario Crocetta. Il nuovo sindaco è il grillino Domenico Messinese, sostenuto da Ncd che ha battuto il sindaco uscente, il democratico Angelo Fasulo. Una vittoria importante per i Cinque Stelle che incassano anche il trionfo di Augusta, altro grosso centro siciliano, e a Pietraperzia. Vittorie che si sommano alla conquista di Porto Torres in Sardegna, Quarto in Campania e Venaria Reale in Piemonte. Alla fine nei 78 comuni dove si votava in 29 ha vinto il centrodestra, in 26 il centrosinistra, in 5 i grillini e in 18 si sono affermate delle liste civiche. (altro…)

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Affluenza
ROMA – I seggi sono chiusi, i voti contati, impazzano le analisi politiche sul voto delle 7 regioni di domenica. Ma il buco nero dell’astensionismo, il rifiuto del voto che ha colpito quasi metà degli elettori, è sotto gli occhi di tutti. Si è presentato al seggio infatti, solo il 53,9% dei 18.976354 aventi diritto. Cioè 10.228.250 votanti. Cosa che preoccupa molto la presidente della Camera Laura Boldrini che considera «l’astensionismo la cosa più terribile».
L’Istituto Cattaneo ha cercato di fare luce in questo tunnel in cui è entrata la democrazia italiana ed è giunto alla conclusione che «si è trattato di un forte calo, anche se va sottolineato come l’ipotesi più pessimistica di una replica del crollo del 2014, quando si votò in Emilia Romagna e Calabria, non si sia verificata nonostante tutte le condizioni sfavorevoli fossero presenti». Tuttavia «la lettura dei risultati mostra come l’astensione sia divenuta per la prima volta l’opzione maggioritaria o prossima ad esserla in diverse regioni del paese».

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De LucaCaldoro attacca: una candidatura contro la legge Grillo all’Antimafia: impresentabili, fuori i nomi.

«De Luca è candidabile, eleggibile e insediabile». Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd, non ha dubbi su come andrà a finire la vicenda nel caso in cui il candidato del Pd vinca le elezioni regionali in Campania. Durante un tour elettorale spiega che «la decisione della Cassazione sulla Severino non cambia l’essenza della questione; tra l’altro il giudice ordinario in altre fattispecie si è già pronunciato». Dunque , conclude il vice di Renzi nel Pd, «ci sono i percorsi previsti dalla legge quindi non ci sarà alcun caos istituzionale. C’è una legge decisa dal Parlamento in una fase particolare del nostro Paese e in cui c’è qualche elemento su cui varrebbe la pena soffermarsi a riflettere».

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BerlusconiIl leader della Lega: “Saremo primi nel centrodestra” Caos al comizio dell’ex premier, fermato un aggressore.

ROMA – «Volevano aggredire uno di noi o il presidente». Una preoccupatissima Francesca Pascale lancia l’allarme dopo il parapiglia che ha accompagnato a Saronno il comizio di Silvio Berlusconi. E verrebbe quasi da chiedersi se l’aggressore non sia un uomo di Raffaele Fitto, il ribelle appena uscito dal partito, di Matteo Salvini, che si candida a diventare il leader del centrodestra dal primo giugno o di Angelino Alfano, voglioso di raccogliere quelle che resta di Forza Italia. L’aggressore però, un uomo di 44 anni, Massimiliano Passiu, non è affiliato a nessuna fazione politica e viene arrestato dai carabinieri prima che possa nuocere. Mentre Berlusconi deve ammettere che l’idea di riunire nuovamente i moderati è solo un sogno: «Se guardo il futuro non vedo il ricompattamento del centrodestra».

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Boschi“Non possiamo lasciarla solo nelle loro mani”. La Cgil insorge: “Questo è disprezzo della democrazia” Fassina: “Parla come la Gelmini”. Il ministro attacca Berlusconi e Brunetta replica: “Troppo potere a chi ha studiato poco”.

ROMA – Un attacco ai sindacati della scuola, uno scontro con Renato Bunetta, critiche alla minoranza del Pd.
Domenica elettorale per Maria Elena Boschi, impegnata a sostenere il candidato dem nelle Marche Luca Ceriscioli. Una buona occasione per parlare di cosa fa il governo. A partire dalla “buona scuola”. La ministra delle Riforme ricorda che il testo della riforma è già cambiato e cambierà ancora, dice che non «c’è un prendere o lasciare». Ma alla fine avverte: «Quello che non è accettabile è lasciare le cose come sono. La scuola solo in mano ai sindacati funziona? Io credo di no».

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SperanzaROMA – L’Italicum fa un altro passo verso l’approvazione finale. Ieri la commissione Affari costituzionali della Camera ha approvato il testo nella versione uscita dal Senato e l’ha trasmessa all’aula dove approderà lunedì prossimo. Passo facile e previsto, visto che le opposizioni non hanno partecipato al voto. Ma annunciano battaglia in aula dove tutto può accadere. Anche una sconfitta per Matteo Renzi che però avverte gli avversari: «Non ho paura delle elezioni». Maria Elena Boschi vorrebbe però evitare lo scontro. «Mi auguro che da lunedì, in aula le opposizioni partecipino, anche perché uno dei relatori, il presidente della commissione Sisto, è proprio di Forza Italia», dice il ministro per le Riforme.
Aleggiano nell’aria la minaccia del voto segreto accarezzato dalle opposizione e quella della fiducia prospettata dal governo. «Mi auguro che tutti i gruppi parlamentari — auspica la Boschi — decidano di discutere senza ricorrere al voto segreto, che è una possibilità e non un obbligo, e che la battaglia avvenga a viso aperto». (altro…)

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