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Posts Tagged ‘social network’

UNA GIOVANE giornalista, Benedetta Perilli, racconta su “RE Le inchieste” di “Repubblica. it” la sua “guarigione” dall’uso compulsivo dei social network. È il resoconto di un sano sussulto di libertà nei confronti di una insana dipendenza. Un passaggio, tra i tanti, mi ha molto colpito. Eccolo, nelle parole di Benedetta: «Quando ho disattivato il mio account, Facebook mi ha chiesto perché e io ho risposto che passavo troppo tempo online; lui mi ha suggerito che avrei potuto ridurre le notifiche; io gli ho detto che non mi interessava più; lui ha giocato la carta del senso di colpa mostrandomi le foto dei miei migliori amici e dicendomi che a loro sarei mancata». (altro…)

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IL FATTO che una lectio magistralis di Umberto Eco sugli effetti negativi di Internet (e su diverse altre cose) sia stato riportato da quasi tutti i media (anche quelli “classici”) con una sinteticità chiassosa e sbrigativa, degna di Twitter, è in un certo senso una prova a favore della tesi di Eco. Per contagio, tutta la nostra maniera di comunicare è velocizzata e impoverita dalla pratica del web e specialmente dei social network: così che soprattutto una delle parole usate da Eco — “imbecilli” — ha spopolato, e il resto del discorso vale solo per chi abbia avuto la pazienza e il tempo di andarselo a leggere (su Internet).

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Ieri, intorno alle quattro e un quarto, mi sono innamorato dei social network. (Chissenefrega: me lo dico da solo). Il miracolo è da imputare a un bambino inglese, Ashya King, e ai suoi genitori. Riassumo la storia per chi non la conoscesse: Ashya, 5 anni, ha un forma di cancro che potrebbe rispondere a un tipo innovativo di cure praticato per ora soltanto a Praga e negli Stati Uniti. Parliamo di cure serie, non di alambicchi da peracottari. I genitori volano in Spagna per vendere una proprietà e con quei soldi finanziare il viaggio della speranza nella Repubblica Ceca. Vengono inseguiti da un mandato di cattura internazionale per essersi portati il ragazzino appresso senza il consenso dell’ospedale inglese che lo aveva in custodia. (altro…)

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Il columnist americano che ha appena criticato il borbottio degli adulti contro i social network non ha evidentemente contezza dell’uso compulsivo che proprio gli adulti, specie gli adulti di potere, fanno di quei media. Miei attempati colleghi, specie maschi, alimentano tutto il santo giorno su twitter un notevole rosario di minchiate, pensierini salaci, batti e ribatti minimi, scherzi spiritosi, dispute spesso ai confini dell’oltraggio, salvo poi offendersi perché uno gli ha dato del pirla, e ritrarsi indignati. (altro…)

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La polemica
Nei social network aumentano insulti e calunnie: ma un modo per reagire c’è.

È NATO un nuovo diritto. Il diritto ai social network. Il diritto di poter avere un account, di poter postare, leggere e commentare. In paesi come la Cina, Cuba, la Corea del Nord, l’Iran l’accesso ai social network è vincolato o persino negato. Spesso può avvenire solo in forme clandestine.

I regimi che hanno represso le primavere arabe vietavano i social network che, in quel contesto, sono diventati vettori di informazioni necessarie alle proteste e simboli di una rinascita democratica. (altro…)

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Castells: I social network aiutano la democrazia
L´anticipazione  Su “Reset” intervista al sociologo che spiega come i nuovi media possono favorire, dal basso, grandi cambiamenti politici. “Se il potere non può controllare le menti la gente è libera. Poi occorre vedere come usa questa libertà”. “In Europa la politica è in crisi. Non ha più rapporti con la base popolare. Il mondo arabo ci dà una lezione”

Anticipiamo parte dell´intervista di a Manuel Castells che appare sul prossimo numero di Reset.
Negli ultimi anni e anche nel suo saggio più recente, Comunicazione e potere, Manuel Castells ha teorizzato l´instaurarsi di un progressivo equilibrio tra i vecchi poteri mediatici (comunicazione di massa, entertainment, società di telecomunicazioni, produzioni televisive ecc.) e le nuove opportunità offerte dalla telefonia mobile, dai social network e da tutti quei dispositivi ormai sempre più diffusi a livello globale. (altro…)

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Cambiamo il mondo, una storia alla volta.

Abbiamo immaginato un social network fondato su basi etiche.
Lo abbiamo costruito intorno alle storie delle persone, per le persone che sanno rintracciare nel quotidiano una scintilla di positività e speranza.
Perché nessun uomo è un´isola.

Si chiamerà “Shiny Note” e sarà pronto tra poche settimane, abbracciando un mondo rilevante in Italia. Utile a chi vuole raccontare belle storie o entrare in contatto con il mondo non-profit. “Tutto si fonderà su basi etiche e sarà destinato a chi ha ancora una scintilla di speranza”.

 Il Facebook della bontà sarà pronto tra poche settimane. Si chiama Shiny Note, ed è un progetto che ha l’ambizione di conquistare il mondo, partendo, stavolta, dall’Italia. Se Time ha incoronato il ragazzino Marck Zuckerberg come uomo dell’anno, inventore di una rivoluzione nel modo di comunicare, il nuovo social network che alla fine di gennaio sarà operativo su internet, ha tutte le caratteristiche per essere la novità di questi anni. Sul sito, che non è ancora operativo, ma che ha già raccolto un piccolo drappello di sostenitori, viene spiegato così: “Abbiamo immaginato un social network fondato su basi etiche. Lo abbiamo costruito intorno alle storie delle persone, e lo abbiamo destinato a coloro che sanno rintracciare nel quotidiano una scintilla di speranza”. Se su Facebook si cercano i vecchi compagni di scuola, su Shiny Note di troveranno, come in un salotto virtuale, gli amici con i quali lavorare.

Gli strumenti di scambio restano quelli universali della rete; ma l’obiettivo è completamente diverso. Basta chiacchiere “da bar” trasferite sul pc. I “mi piace”, non saranno riservati alla Nutella o alla Coca Cola, ma andranno a premiare i progetti migliori. Perché nella società afflitta dalla crisi economica globale, nel mondo alle prese con la necessità di ridisegnare il welfare, Shiny Note vuole essere uno strumento per intervenire sulla realtà. Per aiutare i tanti che hanno bisogno da una parte; e per consentire a chi vuole fare qualcosa per il bene collettivo di trovare il suo posto dall’altra. Soprattutto, vuole essere un faro acceso sulla speranza di costruire un mondo migliore. In Italia si tratta di una realtà di grande rilievo: l’8 per cento della popolazione dai 14 anni in su (4 milioni di persone, secondo i dati Istati del 2002), lavorano per gli altri, con un incremento a partire dal ’97 del 55 per cento. Sono le regioni del Nord Italia ad essere quelle più generose, con il Trentino Alto Adige che guida la classifica (21 per cento), seguito dal Veneto (oltre il 14), dal Friuli e dalla Lombardia (10 per cento). Il problema non è la volontà di partecipare; spesso è la difficoltà a far incontrare domanda e offerta e naturalmente il finanziamento. (altro…)

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