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Posts Tagged ‘spagna’

Festa viola

Dopo una campagna elettorale in salita Podemos è terza, lasciando le parole d’ordine più radicali e affidandosi alle capacità tattiche del suo leader.

MADRID – La piazza scalpita, davanti al Museo Reina Sofia, a pochi metri dal Guernica di Picasso, si leva il grido “sí se puede” tra una selva di bandiere viola. E’ già tarda notte quando Pablo Iglesias raggiunge il palco accolto da un’ovazione per confermare, pugno chiuso in alto, che è iniziata una nuova era, che è arrivata «la hora del cambio». Abbandona per un attimo la tradizionale timidezza, parla con voce ferma, raggiante.
Eccolo l’Iglesias ultima versione, il politico zen, il leader “spirituale” che, per arrivare all’appuntamento chiave della sua fulminante ascesa, si è reinventato conciliatore. Al punto che c’è chi sospetta che, in fondo, si sia trattato di pura tattica.

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elezioni-spagna

Chiuse le urne: affluenza oltre il 73%. Difficile governabilità, possibile governo di “larghe intese”. Iglesias: “Oggi è morto il bipartitismo” Premier: “Cercherò di formare un esecutivo stabile”.

Vittoria fragile di Mariano Rajoy. I socialisti guidati da Pedro Sanchez al secondo posto davanti a Podemos. Formazione del governo complicata, “morte” del bipartitismo dopo 40 anni, e irruzione nello scenario politico di due partiti anti-casta che fanno il loro esordio in parlamento con 109 deputati su 350. E’ questo l’esito delle elezioni politiche in Spagna. Dove il Partido Popular del premier va oltre il 28%. Il Psoe, dopo che i primi exit poll lo hanno dato come terza forza, si piazza al 22,1%, davanti al movimento guidato da Pablo Iglesias, che ottiene il 20%: un risultato già definito “storico”. (altro…)

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Podemos

I popolari sono ancora il primo partito ma con un netto calo di consensi. Socialisti al 25% Esordio positivo per Ciudadanos.

MADRID – Il “cambio” parte dalle metropoli. A Madrid e Barcellona, l’irruzione delle due donne simbolo del rinnovamento, Manuela Carmena e Ada Colau, entrambe alla guida di liste appoggiate da Podemos, è solo la prova più evidente di un terremoto elettorale che raggiunge ogni angolo della Spagna.
A conti fatti, il risultato complessivo delle municipali a livello nazionale dice che il bipartitismo non è ancora morto, ma è seriamente ferito. Il Partito Popolare di Mariano Rajoy resta la forza più votata, però con appena il 27 per cento (dieci punti in meno rispetto a quattro anni fa), mentre i socialisti limitano i danni con il 25 per cento (avevano il 27) di fronte all’avanzata di Podemos con 10 punti percentuali, mentre la nuova formazione centrista, Ciudadanos, vede soddisfatte le ambizioni a ricoprire il ruolo di quarta forza dello scenario politico spagnolo con il 7 per cento.

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A PAMPLONA il toro Olivito, lanciato con altri gagliardi bovini lungo le strade strette e gremite di turisti, è caduto rovinosamente, si è molto innervosito e ha tentato di sbudellare a cornate un paio di americani brilli. Si sa che la sagra di San Fermin ha dei momenti di pittoresca vivacità. Le sfide di iniziazione — tale è l’eccitata ressa di ragazzotti che corrono assieme ai tori — comportano, del resto, anche dei rischi molto concreti. Rispetto alla corrida, i tori scritturati per Pamplona hanno lo svantaggio di non godere della lugubre magnificenza estetica della plaza de toros; ma hanno il vantaggio di portare a casa la pelle, anche se a costo di un immaginabile spavento: provate voi a correre a perdifiato in un budello di pietra mentre una folla di bipedi infoiati vi percuote il groppone e vi strilla nelle orecchie, tra vapori di birra e puzza di sudore. (altro…)

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Sempre per quella storia dell’autorevolezza.

Un condenado al Quirinale“. El Mundo, Spagna.

EL MUNDO

Da nonleggerlo.blogspot.it

 

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Divorzio alla catalana

Parla Artur Mas, il presidente della regione autonoma: “Siamo stanchi perché alla Spagna abbiamo dato più di quel che ci ha restituito”.
Divorzio.

BARCELLONA-QUESTA è un’intervista a un rivoluzionario in abito grigio. Un uomo che fuori dalla Spagna conoscono in pochi. Si chiama Artur
Mas, è il presidente della regione autonoma di Catalogna e sta per scatenare un terremoto. Ha avviato un processo senza ritorno, vuole la Catalogna indipendente dalla Spagna. (altro…)

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Già 350 mila sfrattati per colpa della crisi.

MADRID. LUNGI dal costituire una forma di educazione per gli adulti, l’informazione quotidiana sulla crisi ci mortifica come scolaretti presi in fallo. Due le reazioni possibili: provare a tenere il passo, inghiottendo pagine e pagine di quella lingua straniera, dicendosi che alla fine qualcosa resterà, come gli scolari messi a forza in una scuola che non era fatta per loro; o rinunciare, sprofondando nel rancore e nella frustrazione. Ce n’è un’altra, forse, che è di guardarsi in giro. Ho trascorso in Spagna (com’è bella, eh?, la Spagna! E la Grecia!) un periodo lungo e istruttivo, dominato da due questioni: gli sfratti, e il vento della secessione catalana. Di quest’ultima, incombenza cruciale per l’Europa, scrisse per Repubblica Omero Ciai. Gli sfratti, direte, sono un evento diffuso e drammatico anche in Italia. (altro…)

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eccesatira.blogspot.it

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Negli ultimi giorni, e in particolare con la seduta di Borsa di ieri, il moderno sistema finanziario ha dato il peggio di sé. Per comprendere bene quest’insuccesso occorre ricordare un antefatto troppo spesso trascurato: la finanza globale è fortemente squilibrata dall’abbondante creazione di liquidità degli Stati Uniti, a fronte della quale manca una vera ripresa dell’economia americana. Il presidente Obama, con una difficile campagna elettorale in corso, ha demagogicamente assolto il proprio paese e la propria amministrazione da ogni colpa per la situazione economica, addossando all’Europa tutta la responsabilità della crisi. (altro…)

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BARCELLONA — Con il collasso economico sono le Autonomie, ora, ad essere a rischio. La crisi gravissima della Spagna mette a repentaglio, insieme alle comunità autonome di più recente istituzione da molti indicate come concausa del dissesto, anche quelle regioni la cui indipendenza ha origini storiche e radici lontanissime: Catalogna, Paesi Baschi, Galizia. Potrebbe essere questo, indicano in molti, il principio della fine della lunga battaglia federalista di cui Jordi Pujol è stato per quarant’anni il capofila. Del caso catalano parliamo con Andreu Mas-Colell, 68 anni, uno dei più famosi economisti spagnoli, docente a Berkeley ed Harvard e oggi ministro dell’Economia del governo autonomo guidato da Artur Mas, Convergencia i Unio, partito di centro. (altro…)

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La disperazione in migliaia di denunce.

VOCI. Per lettera e per scritto si fanno più chiare, più meditate e più nitide le voci degli spagnoli che in queste ore, a milioni in ogni città della penisola, sono in strada a protestare contro la manovra economica da 65mila milioni di euro che si abbatte prevalentemente sulla classe media. Le televisioni restituiscono le urla e gli slogan. Le redazioni dei giornali invece archiviano migliaia di messaggi scritti: arrivano da ogni luogo, villaggi dell’Estremadura e capoluoghi, da persone di ogni ceto e di ogni età e disegnano un quadro vivo dello stato d’animo che attraversa il paese, delle ragioni e della cultura, delle memorie e delle speranze di chi scrive. Eccone alcune, per stralci. (altro…)

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Tagli per 65 miliardi, statali spagnoli senza tredicesima.Marcia dei minatori, battaglia a Madrid con 80 feriti.

Mariano Rajoy scomoda nientemeno che Winston Churchill. Non per presunzione, che non gli fa difetto, ma perché il momento è davvero drammatico, e al governo spagnolo non resta altro che promettere “sangue, sudore e lacrime”. Madrid è ormai di fatto sotto tutela Ue, contrariamente a quanto lo stesso premier e il suo ministro dell’Economia, Luis de Guindos, si erano affannati a negare fino all’altroieri. NON SI SPIEGA altrimenti la durezza inusitata del piano d’austerità – un pacchetto da 65 miliardi di euro, in cui riprende per filo e per segno le indicazioni di Bruxelles – che il capo dell’esecutivo di centro- destra ha dovuto annunciare davanti alle Cortes ammettendo in modo sconsolato: “Non ci restava nient’altro da fare, che ci piaccia o no”. Proprio nelle ore in cui il centro della capitale, invaso dai minatori del carbone, si trasforma in un campo di battaglia (quasi ottanta feriti tra manifestanti e poliziotti) nell’atto finale di una marcia di tre settimane con i rappresentanti di un settore che rischia di essere spazzato via dal taglio del 63 per cento degli aiuti pubblici, Rajoy sgrana davanti ai deputati la sua terza manovra in appena sette mesi di governo. (altro…)

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È possibile che si possa guadagnare ancora un po’ di tempo: forse grazie agli elettori greci che potrebbero anche non scegliere un governo anti-austerità, ma piuttosto uno che sostenga ancora il corso attuale; e forse, anche già questo fine settimana, grazie a un accordo a sostegno delle banche spagnole, che eliminerebbe uno dei più grandi timori su ciò che potrebbe accadere se i greci votassero per il partito di estrema sinistra Syriza e finissero per non onorare i loro debiti. La Spagna, almeno, non collasserebbe. (altro…)

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Il Partito popolare ha guadagnato solo 500 mila consensi. Il Psoe non ha ascoltato le richieste del Paese.  La legge elettorale ha avvantaggiato i piccoli partiti che hanno accolto i “delusi” Rajoy incassa l´appoggio della Chiesa. Ma il suo esecutivo avrà vita molto difficile.

MADRID – Non hanno stravinto i Popolari, come i titoli dei giornali e il numero di seggi in Parlamento (maggioranza assoluta, «Destra assoluta» scriveva ieri il quotidiano Publico) potrebbero far pensare a un osservatore disattento, a chi non conosca il sistema elettorale spagnolo né la composizione sociale e culturale dell´elettorato. Hanno straperso i socialisti. Non hanno stravinto i cattolici né i militanti dell´Opus, che per quantità e qualità sono sempre quelli: di cattolicesimo diffuso è del resto permeata la Spagna intera, laici devoti in ogni dove segnati a fuoco fin dall´infanzia dal marchio indelebile del precocissimo indottrinamento su colpe e peccati, doveri e precetti di carità solidale. Non è la rivincita in forze dell´esercito di Rouco Varela, il presidente della Conferenza episcopale che si è affrettato ieri a intestarsi la vittoria garantendo a Mariano Rajoy «il pieno appoggio spirituale» suo personale e della Chiesa tutta. (altro…)

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C´era una volta il “socialismo magico” Spazzato via dalla recessione, dagli indignati in piazza, mollato dai poteri forti, Zapatero ha deciso di anticipare la sua uscita di scena. Finché è durata, la sua era è stata una lunga allegria. Poi il lento e inesorabile declino. E adesso la sinistra teme una disfatta. Ha peccato di presunzione credendo di poter fare da solo. Ma alla fine ha pagato. È durato sette anni un governo che è stato capace di sfidare persino Bush e il Papa
MADRID. Sarà come se i nonni ereditassero il paese dai nipoti. Una cosa inconcepibile, contro le ragioni del tempo. Abbiamo scherzato. Ci abbiamo provato, avete visto, ma abbiamo perduto. Adiòs, Zapatero. È stata una lunga allegria, poi una lunga agonia. Non bisognerebbe mai illudersi, lo insegnano le favole popolari: i “giorni del vino e delle rose”, come si dice qui, lasciano la testa pesante e odore di fiori che marciscono. (altro…)

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Le carovane del movimento 15-M che da ogni angolo della Spagna si sono messe in marcia verso la Capitale, da Plaza del Sol annunciano la battaglia d’autunno: “Saranno mesi caldi, dobbiamo arrivare ben preparati allo sciopero generale del 15 ottobre”.

“Ci siamo rivisti in faccia e questa è l’iniezione di energia più potente che possa esistere. Ci riconosciamo in un cammino comune e vederci ci rende invincibili”, dice Antonio con voce tremante dalle onde di Sol Agora, la radio che trasmette nelle ultime ore dalla Puerta del Sol di Madrid. (altro…)

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La gente non ne può più dei partiti che negli anni sono stati in grado di fare i loro interessi e quelli delle grandi corporation, ma non quelli dei cittadini. La rivolta spagnola presto in Italia.

Non mi stupisce molto quello che sta accadendo in Spagna, perché sono abbastanza convinto che si tratta di un fenomeno serio che avrà sviluppi di grande portata. Stiamo assistendo alla fine del patto sociale che ha retto l’Europa in tutti questi anni. Il patto sociale è stato rappresentato da un accordo tra le elite politiche dominanti e la popolazione nella sua accezione più generale di ogni singolo paese europeo, (parlo dell’Europa occidentale, non parlo dell’Europa orientale). L’accordo è questo: una parte dei redditi delle nostre società viene distribuita alle classi subalterne con un particolare rilievo e attenzione per i ceti medi che si devono costruire. E’ avvenuto durante il miracolo economico italiano, ma anche in Francia, in Germania, ecc. (altro…)

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E oggi il voto nelle città può chiudere l´era Zapatero. Alla Puerta del Sol, simbolo di Madrid, migliaia di giovani: “Senza il popolo non siete niente Questa non è più una democrazia”. Il direttore del Paìs “Vincerà la destra ma nessun partito potrà prescindere dal movimento nato in questi ultimi giorni”.

MADRID – La marea sale ogni sera dopo il tramonto e riempie, ogni volta di più da una settimana, l´ampia vasca della Puerta del Sol, il chilometro zero da dove partono tutte le strade di Spagna. Durante il giorno gli indignados sono meno di un migliaio e si proteggono dal sole sotto una grande tenda accanto alla statua equestre di Carlos III ma quando scende la sera la piazza esplode e diventa impossibile camminare anche lungo le vie laterali. (altro…)

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Ancora decine di piazze occupate
dalle tende: aumenta la tensione.

MADRID – Migliaia di giovani indignados hanno sfidato questa notte in Spagna il divieto di manifestare oggi e domani deciso giovedi notte dalla Commissione elettorale centrale, rifiutando di sciogliere accampamenti e concentrazioni in corso in decine di città del paese.Alla Puerta del Sol di Madrid, cuore della protesta dei giovani spagnoli, 25 mila persone hanno accolto a mezzanotte l’inizio della prima giornata del divieto con un «grido silenzioso» sulla emblematica piazza della capitale. Circa 10 mila persone hanno sfidato il divieto a Plaza Catalunya, a Barcellona. Altre migliaia di giovani riuniti all’appello della piattaforma “Democracia Real Ya!” si trovavano nelle piazze di diverse città spagnole, da Siviglia a Saragozza, da Valencia a Granada. (altro…)

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