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Posts Tagged ‘spese pazze’

Spese pazzeTra le somme contestate anche acquisti nei sexy shop.

BOLOGNA. La Procura di Bologna ha chiesto il rinvio al giudizio per 16 consiglieri regionali emiliani del Pd, nell’inchiesta sui rimborsi ai gruppi consiliari tra giugno 2010 e dicembre 2011. Due esponenti dem escono da quella ormai nota come “inchiesta spese pazze” con una richiesta di archiviazione, mentre la posizione dell’attuale governatore Stefano Bonaccini era stata stralciata in precedenza e poi archiviata. Per tutti gli altri indagati si chiede il processo. Nella nutrita pattuglia, anche il deputato Matteo Richetti, renziano della prima ora che aveva fatto del taglio ai costi della politica la sua bandiera da presidente dell’assemblea legislativa. Con lui anche Damiano Zoffoli, oggi europarlamentare, cui vengono contestati 8mila euro e l’ex assessore regionale Luciano Vecchi.

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I personaggi
I 5 senatori e il deputato del Pd indagati per “spese pazze” nel Lazio erano stati colpiti dal repulisti di Zingaretti.
I pm di Rieti li hanno classificati per “fasce” di somme contestate. Astorre si difende: “Siamo qui perché i cittadini ci hanno votato alle primarie”.
ROMA – Quarantadue indagati divisi in quattro “fasce di spesa”. Emergono nuovi numeri nell’inchiesta della Procura di Rieti che vede coinvolti cinque senatori e un deputato del Pd per le “spese pazze” nel triennio 2010-2012, quando tutti erano alla Regione Lazio. Tra feste, multe, tornei di calcio, viaggi, cene con ostriche e champagne, murales al Quadraro, sarebbero stati spesi 2,6 milioni di euro. In particolare, Mario Mei, l’attuale sindaco di Fiumicino Esterino Montino, Carlo Ponzo, e i senatori Francesco Scalia e Daniela Valentini avrebbero speso da 50mila a 100mila euro. Più di loro — tra 100 e 150 mila euro — avrebbero speso Carlo Lucherini e Enzo Foschi. L’attuale deputato Marco Di Stefano, Claudio Mancini, Giuseppe Parroncini, Enzo Foschi, Mario Perilli, e gli attuali senatori Claudio Moscardelli e Bruno Astorre viaggiano su cifre da 150 mila a 260mila euro. A Montino inqualità di presidente del gruppo e a Perilli, come tesoriere del gruppo, sono contestate spese per 270 mila euro.

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Indagati

A RIETI CHIUSA L’INDAGINE SUI RIMBORSI DELLA REGIONE LAZIO SINO AL 2012. COINVOLTI MONTINO, FOSCHI E ALTRI 12.

Riesplode a Rieti lo scandalo sulle “spese pazze” alla Regione Lazio che due anni fa ha travolto la giunta di Renata Polverini. Ormai lontano il ricordo di Franco Fiorito, er Batman di Anagni, o di Carlo De Romanis, celebre per le feste con maschere di maiale, l’attenzione del procuratore reatino Giuseppe Saieva si è incentrata stavolta sul gruppo Pd alla Pisana che nel triennio 2010 – 2012 avrebbe dilapidato 2 milioni e 600 mila euro in spese elettorali e sponsorizzazioni varie come pranzi cene e perfino partite a caccia e sagre del tartufo. Secondo un’anticipazione de “La7”, l’inchiesta dopo un anno e mezzo di indagini, 200 controlli incrociati e 300 testimoni ascoltati, sta per concludersi con la richiesta di rinvio a giudizio per 13 ex consiglieri regionali accusati di reati che vanno dalla truffa aggravata al peculato, dalle fatture false all’illecito finanziamento ai partiti. (altro…)

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BOLOGNA . Regionali fantasma, sotto la scure dell’inchiesta “spese pazze”, che getta discredito sull’intera classe politica. È questo il quadro in cui l’Emilia Romagna si prepara al voto del 23 novembre, tra soli 7 giorni, per scegliere il successore di Vasco Errani. Sotto choc il Pd, vincitore annunciato nella regione “rossa”, che teme di fare i conti con una scarsissima partecipazione al voto, tale da delegittimare anche il suo candidato Stefano Bonaccini. «La gente non sa che si vota» ha ammesso lui stesso giorni fa. E ieri lo ha ribadito: «Sono preoccupato per la partecipazione ».

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Emilia romagnaALLA VIGILIA DEL VOTO 41 CONSIGLIERI INDAGATI: RIMBORSI PAZZI PER 2 MILIONI.

Quarantuno consiglieri regionali su cinquanta indagati per peculato, oltre a una segretaria. Un listino degli acquisti dove finisce di tutto: viaggi a Lampedusa (e non per gli sbarchi degli immigrati), un vibratore da 80 euro acquistato in un sexy shop, mangiate a base di aragoste, interviste a pagamento sulle tv locali, monetine per toilette automatiche che sarebberodovute rientrare anche quelle nell’attività politica. Parliamo dell’Emilia Romagna, regione che fu rossa, ma anche virtuosa, una delle più importanti d’Italia. Parliamo anche del Pd al quale i magistrati contestano la metà delle spese fuori controllo: un milione di euro sui 2 che sarebbero finiti in acquisti illeciti e pagamenti non giustificati. (altro…)

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SE TRA una multa per divieto di sosta e un rinvio a giudizio per omicidio c’è una differenza percepibile da chiunque, magari bisognerebbe introdurre un qualche criterio di discernimento anche nelle imputazioni a carico dei politici. Attualmente vige, per comodità di chi legge, l’abitudine di definire “spese pazze” qualunque procedimento a carico di qualunque amministratore pubblico. Ma usare soldi pubblici per pagare la barca del figlio o finanziare l’università privata della moglie o comperarsi una villa (è successo) non è uguale ad avere dimenticato di allegare lo scontrino di un cappuccino; né avere messo in nota spese, in quasi due anni, quattromila euro di trasferte varie basta ad accostare alle “spese pazze” un dipendente pubblico (o privato) senza entrare nel merito del suo lavoro e senza conoscere i suoi spostamenti, i suoi doveri, i suoi diritti, il suo profilo etico.

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Spese pazze

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Indagati

RICHETTI RINUNCIA ALLA CANDIDATURA. BONACCINI RESTA (PER ORA) IN CORSA ENTRAMBI DEVONO RISPONDERE PER LE “SPESE PAZZE” DEI GRUPPI REGIONALI.

Un altro diluvio nella terra rossa, dove il partito è quasi tutto. Il caos nel campo renziano, con un candidato, Richetti, uscito dalla pista e un altro, Bonaccini, con un piede mezzo e fuori. Dall’Emilia Romagna dove domenica Matteo Renzi si era autocelebrato con camicia bianca e tortellini in brodo, piovono pietre sul Pd. Quelli che erano i due principali candidati alle primarie per le Regionali del 28 settembre, i renziani Matteo Richetti e Stefano Bonaccini, sono indagati per peculato nell’inchiesta della Procura di Bologna sulle spese pazze in Regione, assieme ad altri sei ex consiglieri del Pd. Un altro terremoto giudiziario per i Dem, che nel luglio scorso avevano perso il governatore Vasco Errani, dimessosi dopo la condanna in appello a un anno di carcere per falso ideologico.   UNA ROGNA gigantesca per Renzi, che ora pensa di lanciare Delrio come candidato unico, azzerando le primarie. (altro…)

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Rimborsi Pd via Mess Veneto - Nonleggerlo 2Scandalo rimborsi in Friuli-Venezia Giulia, il Messaggero Veneto pubblica la lista delle spese pazze contestate al gruppo consigliare Pd: cristalleria, biglietti di teatro, lampade Swarosky, cenoni di Natale e fine anno, persino un’adozione a distanza. “Tutto in regola, il regolamento permette di fare qualche regalo ai nostri dipendenti“, ha dichiarato l’ex capogruppo Pd Moretton, appena sentito dai magistrati.

Da nonleggerlo.blogspot.it

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Il Dg, “sfiduciato” dal 95% dei giornalisti e dei lavoratori iscritti all’Usigrai, apre l’indagine sulle spese pazze di Minolini. Lui accusa: “Vogliono intimormi”. Dopo l’inchiesta del “Fatto” scoppia il caso dei rimborsi e dei servizi speciali del Tg1.

Giornata nera. Un colpo dietro l’altro: la sfiducia dei giornalisti, il duello tra Saviano e Maroni, le spese pazze di Augusto Minzolini. Per uscire dall’angolo, Mauro Masi ha mollato il direttore del Tg1: il dg ha ordinato un’indagine interna su Minzolini, accertamenti sui rimborsi per le trasferte e i servizi sulla Royal Caribbean (c’è puzza di pubblicità occulta). Il Tg1 ha organizzato un concorso per famiglie con la multinazionale americana per il varo di una nave “gigante dei mari” e, in otto mesi, ospitato per sei volte un alto dirigente della Royal. In più: Minzolini ha usufruito di uno sconto nel lussuoso albergo “Terme di Saturnia”, poco prima il Tg1 aveva intervistato il responsabile marketing. Masi non s’è fatto pregare: “Abbiamo una società che può controllare chi e come promuove i marchi nei passaggi televisivi. Saranno efficienti e veloci”.
Il consigliere Nino Rizzo Nervo ha presentato in Cda i due articoli del Fatto Quotidiano sul direttorissimo e Masi, per far tacere voci inconsulte, alza le mani: “Mi rivolgo al Collegio dei sindaci: avete i miei dati, sono a disposizione per verifiche sulla mia carta di credito”.

64 mila euro di soldi pubblici
Un’operazione trasparenza volontaria per frenare pettegolezzi, mostrarsi casto e puro con i conti aziendali e distinguersi con Minzolini che, senza scusarsi né pentirsi, in un anno ha speso 64 mila euro con una revolving di viale Mazzini, dieci volte in più di Mario Orfeo del Tg2. E sulla bocciatura dei giornalisti?
Passa, nemmeno guarda. Anche se la poltrona scricchiola e la reputazione pure: “Alla luce delle politiche aziendali esprimi fiducia al direttore generale Masi?”. Il sindacato Usigrai l’ha chiesto ai 1,878 giornalisti Rai: tra i 1.438 votanti, il 95 per cento (1.391) ha risposto no. L’indice di impopolarità di Masi rasenta lo zero tra i dipendenti (sondaggi, proteste, scioperi), ma il dg rifiuta il dissenso: “Come tutte le cose prive di rilevanza formale e sostanziale, il voto Usigrai (associato alla consueta compagnia di giro) può essere solo o una manifestazione politica o un tentativo di intimorire”. Ma sembra avere pochi dubbi: “Obiettivo fallito in entrambi i casi. Il primo perché non c’era bisogno di questo costoso evento per sapere come è schierata politicamente l’Usigrai e soprattutto nel secondo caso perché ci vuole ben altro e ben altri personaggi per provare soltanto ad intimorirmi”. (altro…)

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