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Posts Tagged ‘statali’

Contratto – Ci vogliono 125 milioni per salvare il bonus. I dubbi sulle risorse.

Il nodo degli 80 euro per i dipendenti pubblici è venuto al pettine. Servono 125,3 milioni di euro, altrimenti 363 mila statali rischiano di perdere il bonus proprio per l’aumento di stipendio previsto dal rinnovo del contratto. La stima diffusa ieri dall’Aran, agenzia che rappresenta il governo nelle trattative, ha allarmato i sindacati, che vogliono chiarezza dalla ministra della Funzione Pubblica Marianna Madia. (altro…)

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contrattoUn accordo “politico” che lasci volutamente nel vago la definizione degli 85 euro. Né aumento “medio” dunque né aumento “non inferiore a”: solo così sembra possibile arrivare oggi alla firma dell’accordo quadro tra governo e sindacati per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego. Alle 11 l’appuntamento fissato dal ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia. Il governo intende firmare l’accordo prima del referendum costituzionale, e ha messo sul piatto anche l’introduzione di un welfare integrativo, la fiscalità di vantaggio del salario per la parte legata alla produttività e il sostegno alla previdenza complementare. (altro…)

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il-ministroROMA – C’è l’ombra del referendum anche sul contratto della pubblica amministrazione. Dopo una fitta serie di incontri informali, il governo ha accelerato, e ieri sembrava tutto pronto per la firma. Il ministro Marianna Madia aveva espresso l’auspicio che si aprisse «una giornata produttiva e proficua per segnare un risultato importante per il nostro Paese, per la P.a., per i cittadini e i lavoratori pubblici». Ma poi al tavolo con Cgil, Cisl, Uil, mentre l’Usb protestava sotto le finestre del ministero della Funzione Pubblica contro la propria esclusione, la trattativa si è arenata su due questioni: l’entità dell’aumento contrattuale e in generale delle risorse stanziate per la P.A. e l’estensione dell’abrogazione della legge Brunetta anche alla scuola, in modo da riportare una serie di materie importanti nell’ambito della contrattazione, a cominciare dagli accordi di secondo livello.

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Quirinale - Cerimonia per lo scambio di auguri con le alte cariche dello StatoGli stanziamenti per i contratti bloccati dal 2009 ammontano a 800-900 milioni. Spiccioli per gente che ha perso 10 punti di potere d’acquisto. Renzi ha due problemi: Consulta e Ue.

Pierre Moscovici, che sarebbe il commissario europeo agli Affari economici, ha probabilmente capito di essersi espresso male. Bruxelles sostiene, e lo fa ventre a terra, Matteo Renzi sul referendum costituzionale (qualche giorno fa parlava di “rischio populismi in Italia”), ma sul deficit è stato frainteso: il governo italiano avrà la flessibilità concessa dalle regole, ma le sue aperture sul tema (“migranti e terremoto”) non erano un via libera senza obiezioni ai progetti del governo (lasciare, in sostanza, il deficit 2017 allo stesso livello di quest’anno: 2,4%). (altro…)

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MadiaDomani il Consiglio dei ministri approva il decreto Madia. I direttori generali fuori dallo spoils system.

ROMA – Confermare la “priorità” dei dirigenti di prima fascia, quelli di lungo corso, i direttori generali. Consentendo loro di far valere l’anzianità oppure di godere di una “via preferenziale”, una sorta di bollino anche quando sarà in vigore il ruolo unico, il grande bacino voluto dalla riforma Madia dal quale pescare i mandarini di Stato. Sembrano queste le soluzioni individuate dai tecnici di Palazzo Chigi e della Funzione pubblica per sdoganare la riforma della dirigenza già rinviata il 10 agosto e in via di approvazione nel Consiglio dei ministri di domani. Una norma di salvaguardia, per alcuni.

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ContrattoPronta la direttiva della Madia all’Aran: priorità al milione con contratti sotto i 26 mila euro annui.

ROMA – Svolta nel pubblico impiego: gli aumenti retributivi nel prossimo rinnovo contrattuale interesseranno solo i lavoratori a basso reddito, sostanzialmente un terzo dei dipendenti pubblici, circa 800 mila, quelli — probabilmente — sotto i 26 mila euro lordi annui. È la linea decisa dal ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia. La direttiva del ministro all’Aran, l’agenzia per la contrattazione nella pubblica amministrazione, arriverà subito dopo il via libera da parte del Consiglio dei ministri (possibile in settimana) all’accordo, tra sindacati e l’Aran stessa, che riduce da undici a quattro i comparti contrattuali nel pubblico impiego.

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renzi-madiaDipendenti pubblici, Renzi: ‘Chi timbra e va via cacciato in 48 ore’. Sindacati: ‘Vuol apparire riformatore, norme già ci sono’.

La fuga in avanti del presidente del Consiglio Matteo Renzi sul pugno duro contro i dipendenti pubblici assenteisti scatena le reazioni dei sindacati. Il premier sabato, partecipando a una cerimonia alla Reggia di Caserta, ha ripetuto quanto annunciato venerdì al Tg5: i primi decreti attuativi della riforma della pubblica amministrazione, che il consiglio dei ministri dovrebbe varare mercoledì prossimo dopo l’ennesimo rinvio, sanciranno la possibilità di “licenziare entro 48 ore chi viene beccato a timbrare il cartellino e andarsene”. Una risposta a casi come quello dei funzionari e impiegati assenteisti del comune di Sanremo e al più recente scandalo dei dipendenti del museo di Arti popolari della Capitale filmati mentre marcavano la presenza e poi lasciavano il lavoro. (altro…)

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Il governo insiste anche dopo la sentenza della Cassazione su parità di trattamento con privati.

ROMA – Il nuovo articolo 18, quello che in caso di licenziamento ingiustificato prevede l’indennizzo economico al posto del reintegro sul luogo di lavoro, non si applicherà ai dipendenti pubblici. Il governo lo metterà per iscritto, chiaro e tondo, in uno dei prossimi decreti attuativi sulla riforma della pubblica amministrazione. Varo previsto entro Natale o al massimo ai primi di gennaio.
La normativa troverà spazio in uno dei tanti testi già pronti : dalle regole sulla trasparenza (che renderanno accessibili a tutti i dati della pubblica amministrazione), a quelle sulle aziende partecipate, alla conferenza di servizi. Decreto, quest’ultimo, che renderà obbligatoria (salvo rare eccezioni) la conferenza telematica e la presenza di un solo rappresentante per amministrazione, tagliando costi e tempi previsti per arrivare al risultato(dai 12 attuali a 4).

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La Cassazione ha stabilito che lo Statuto dei lavoratori, comprese le successive modifiche, si applica interamente agli statali. Che dunque, se licenziati, avranno diritto al reintegro solo in casi eccezionali. Umberto Romagnoli, professore emerito di diritto del lavoro all’Università di Bologna: “E’ sempre stato ovvio e neanche la riforma Madia potrà intervenire”.

L‘articolo 18 cade anche per i dipendenti pubblici. Licenziabilisenza possibilità di reintegrazione. Alla faccia delle rassicurazioni del governo, che aveva promesso che le novità del Jobs act si limitavano al settore privato. E ora, anche se i decreti attuativi dellariforma Madia volessero metterci una pezza, ci sarebbe il rischio di incostituzionalità. (altro…)

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Madia

Le motivazioni della sentenza della Consulta. Il ministro Madia: “Lo sblocco con la legge di Stabilità” Il governatore di Bankitalia, Visco, frena sui tagli delle tasse annunciati da Renzi, Confindustria plaude.

ROMA – Il blocco dei contratti del pubblico impiego in atto dal 2010 deve essere rimosso: le motivazioni della sentenza della Corte costituzionale pubblicate ieri non lasciano spazio ad alternative. Per gli oltre 3 milioni di dipendenti pubblici si apre la possibilità di tornare a vedere gli «scatti» in busta paga, congelati da sei anni a partire dalla data di pubblicazione sulla «Gazzetta ufficiale» del 25 giugno scorso. La sentenza, redatta dalla giudice Silvana Sciarra, riafferma che non ci sarà un effetto retroattivo (che avrebbe portato la spesa a lievitare fino a 35 miliari) e aggiunge che la nuova contrattazione collettiva dovrà tenere conto anche dei «vincoli di spesa».

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giannelli

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ContrattoCon il blocco giudicato illegittimo dalla Corte costituzionale ogni lavoratore ha perso in media il 10% dello stipendio in 5 anni.

Col blocco dei contratti esteso anche al 2015 in media un lavoratore del settore pubblico in cinque anni ha perso ben 4800 euro di stipendio. Una perdita che viaggia attorno al 10% della busta. Per questo si capisce bene perché dipendenti dello Stato, di comuni e regioni, quelli delle Asl e dei tanti enti pubblici siano inferociti e tante sigle sindacali abbiamo presentato ricorso alla Consulta: dal 2010 il rinnovo dei contratti è bloccato, sono bloccati pure premi individuali, incentivi e scatti di anzianità. Questi ultimi, a breve, nella scuola verranno sostituiti con aumenti legati al merito (e limitati al 66% del personale).

 

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consultaIl blocco dei salari pubblici è illegittimo, ma non per il passato: nessun risarcimento.

Il sindacato di base Usb – secondo una linea cara al Fatto Quotidiano – ne ha fatto la sintesi perfetta: “La sentenza della Consulta certifica che l’Italia è una Repubblica fondata sul pareggio di bilancio”. Pure la moderata Uil parla di “sentenza politica”,che“salva il governo Renzi dall’ennesima batosta”. Il tema è la decisione della Corte costituzionale sul blocco dei contratti del pubblico impiego, congelati per un triennio dal governo Berlusconi nel 2010,provvedimento poi confermato da Mario Monti e prorogato per il 2014 e 2015 dai governi di Enrico Letta e Matteo Renzi. Ieri i giudici delle leggi – al termine di una camera di consiglio cominciata martedì – hanno deciso che quel blocco è incostituzionale, ma fatti salvi gli effetti passati: chi ha avuto, ha avuto…   (altro…)

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consultaLa Corte deve decidere sul blocco degli stipendi pubblici,fermi dal lontano 2010.

Era l’estate del 2010. A Palazzo Chigi c’era, apparentemente inamovibile, Silvio Berlusconi, l’Italia aveva appena fatto una figuraccia ai mondiali, l’ex presidente Francesco Cossiga abbandonava questa valle di lacrime e il ministro Renato Brunetta, nella manovra che faceva debuttare l’austerity in Italia, decideva che eccezionalmente gli stipendi dei dipendenti pubblici sarebbero stati bloccati per il triennio successivo. Da allora tutti i governi che si sono succeduti – Monti, Letta, Renzi-hanno lasciato in vigore o prorogato il blocco.Di fatto, l’ultimo rinnovo contrattuale data oramai al 2009:se si tiene conto anche solo dell’inflazione, la perdita di potere d’acquisto per oltre tre milioni di lavoratori è enorme.  (altro…)

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Consulta

L’Avvocatura dello Stato “avverte” la Corte costituzionale La Cgil: “Basta allarmismi, le retribuzioni vanno sbloccate”.

ROMA – Una nuova, pesante tegola rischia di abbattersi sui conti pubblici: il 23 giugno la Corte costituzionale dovrà decidere sulla legittimità del blocco della contrattazione dei dipendenti pubblici in vigore da cinque anni. Secondo la memoria dell’Avvocatura dello Stato, che svolge il compito di patrocinare il governo di fronte alla Consulta, l’impatto sulle finanze pubbliche sarebbe di 35 miliardi per il periodo che va dal 2010 al 2015 considerando il recupero dell’inflazione, i versamenti previdenziali e le tasse. L’effetto strutturale, cioè per ciascun anno futuro, sempre secondo i calcoli dell’Avvocatura, sarebbe di 13 miliardi a partire dal 2016.
La nuova grana, di cui si aveva sentore da settimane, arriva dopo il caso della bocciatura del blocco delle rivalutazioni delle pensioni del governo Monti-Fornero: una sentenza che avrebbe dovuto avere un costo di circa 18 miliardi e che il governo, con un difficile slalom giuridico, è riuscito a contenere in un paio di miliardi con un decreto che proprio ieri ha cominciato l’iter alla Camera.

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I numeri

Nella legge sulla Pubblica amministrazione licenziabilità e limiti alle retribuzioni. Sprint finale per il via libera al Senato.

ROMA Il tema è delicato. Un anno fa, in una delle prime bozze del de­creto con i tagli di spesa necessari a finanziare il bonus da 80 euro, era spuntata una norma che aveva fatto gelare il sangue a molti diri­genti della Pa. Accanto al tetto dei 240 mila euro massimi di stipen­dio consentiti a chiunque avesse un rapporto di lavoro o di consu­lenza con il pubblico, erano spun­tati dei limiti anche agli stipendi dei dirigenti di rango meno elevato. Un tetto di 185 mila euro a quel­li di prima fascia e di circa 110 mila per tutti gli altri. Non se ne era fat­to poi nulla. (altro…)

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I puntiROMA – Addio alle mega-graduatorie nei concorsi pubblici, quelle che consideravano idonee folle di candidati che poi – per anni restavano in attesa di occupare un posto stabile nella macchina dello Stato. La pubblica amministrazione non funzionerà più così: i concorsi si continueranno a fare, anzi saranno indetti «a scadenza metodica» ha detto il ministro Marianna Madia, ma sulle graduatorie che produrranno sarà applicato un giro di vite. La Commissione Affari Costituzionali del Senato ieri ha approvato quelle norme della legge delega che definiscono un tetto per il numero dei dichiarati idonei, riducono i termini di validità delle graduatorie e accentrano le selezioni, prevedendo anche delle possibili pre-selezioni. In pratica, come prevede la riforma della pubblica amministrazione, i lunghi elenchi sono destinati a sparire: saranno assegnati i posti effettivamente disponibili. (altro…)

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Il reintegroROMA – «Un dirigente inadeguato potrà essere licenziato», dice Marianna Madia, ministro della Pubblica amministrazione. «Questa è una vera rivoluzione», aggiunge. Questo è uno dei capitoli principali della riforma della pubblica amministrazione che nei prossimi giorni comincerà ad essere votata dall’Aula del Senato. Entro l’estate dovrebbe essere legge e, insieme, saranno approvati quasi tutti i decreti attuativi.
La sua non è certo la prima riforma della pubblica amministrazione che promette di trasformare il volto e il funzionamento della burocrazia italiana. L’elenco di ministri che ci hanno provato è lungo, Cassese, Bassanini, Brunetta, solo per indicarne alcuni. Quasi sempre il percorso riformatore si è fermato davanti alle resistenze dei dirigenti. Da loro, essenzialmente, dipende l’esito dei cambiamenti.

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Statali
Sono idonei e in attesa del posto (anche da anni) ma non potranno mai averlo. La Legge di Stabilità ha bloccato il turnover e le graduatorie saranno cancellate.
ROMA – Pensavano di avere in mano un biglietto della lotteria di quelli «buoni»: avevano passato il concorso pubblico, non l’avevano vinto, ma era stati comunque dichiarati «idonei» e prima o poi quel posto, stabile e garantito, tanto sognato (e sudato) l’avrebbero magari ottenuto ugualmente. Poi il governo ha deciso di abolire le province, si è ritrovato con 20mila persone da ricollocare e per questo ha bloccato tutte le nuove assunzioni. Stop al turnover in ogni tipo di amministrazione, sia centrale che periferica, forze di polizia comprese, sino a tutto il 2016, ha sancito l’ultima legge di Stabilità che dei tanti concorsi banditi ha salvaguardato solo i vincitori.

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I CONSULENTI DEL LAVORO: SI APPLICA ANCHE AGLI STATALI. LA SINISTRA PD TORNA ALL’ATTACCO.

   Il decreto delegato sul Jobs Act non è ancora arrivato nelle commissioni parlamentari competenti che già il premier Matteo Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan cominciano a difendere le nuove norme dai colpi che arrivano dalla statistica, cioè dal tasso di disoccupazione record al 13,4 per cento. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti arriva perfino ad ammettere che è “ragionevole pensare” che l’attesa per il Jobs Act “abbia spinto molte imprese a rinviare le assunzioni”. Una confessione da tenere presente quando arriveranno i primi dati sugli effetti del pacchetto governativo (verso marzo) che quindi andranno corretti un po’ al ribasso.  (altro…)

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