Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘stato’

Read Full Post »

Qui

Martedì scorso Rai Storia ha trasmesso un documentario sulla vita del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa: attraverso i ricordi personali, figli e le persone con cui ha lavorato, raccontavano alla nipote Dora chi era stato suo nonno.
Così ho avuto modo di scoprire come l’allora colonnello Dalla Chiesa, tornato a Palermo a fine anni 60, avesse già chiara la trasformazione in atto all’interno della mafia.
Si era alla fine della prima guerra di mafia, dove la faida tra le famiglie era scoppiata per gli appalti nell’edilizia pubblica.

Dalla Chiesa e i suoi collaboratori avevamo completato una mappatura di chi comandava a Palermo e in Sicilia.
Quali fossero i rapporto, gli interessi e i legami con la politica: di tutto questo parlò di fronte alla Commissione parlamentare Antimafia. (altro…)

Read Full Post »

CIANCIMINO junior e la progressiva evaporazione delle sue “clamorose rivelazioni” sono l’ennesima conferma di quanto sia duro essere figlio di un padre ingombrante. Difficile rimanere nell’ombra, difficile accettare di essere, per la pubblica opinione, solo “figlio di”, difficile gestire con misura quel poco o quel tanto che si è riusciti a imparare (in questo caso a carpire) all’ombra del padre. Qualcosa di vero, nelle rivelazioni “autobiografiche” che fecero di Massimo Ciancimino, un paio d’anni fa, un’indiscussa e contesa star dei talk show televisivi, c’era di sicuro. Ma i nomi e i cognomi, poiché corrispondono a persone in carne e ossa, forse li si doveva maneggiare con una certa delicatezza. (altro…)

Read Full Post »

StatoMafiaProseguono gli sforzi dei giornali italiani per confermare l’ultima classifica di Reporter Sans Frontières sulla libertà di stampa, che ci vede al 57° posto nel mondo, alle spalle di Botswana, Niger, Sud Corea, Ungheria, ma con ampi margini di peggioramento. Sabato mattina le agenzie informavano di una strana incursione in casa del pm di Palermo Roberto Tartaglia che sostiene l’accusa al processo sulla trattativa Stato-mafia con i colleghi Di Matteo e Del Bene: ignoti visitatori hanno abilmente forzato la serratura, spostato preziosi gioielli della moglie senza rubarli e individuato e trafugato a colpo sicuro una pen-drive fra le tante: proprio quella contenente verbali ancora segreti dell’inchiesta-bis sulla trattativa. Un messaggio preciso: sappiamo quel che fai, per noi non esistono segreti, entriamo in casa tua quando vogliamo, e attento ai tuoi cari. Un’operazione che puzza di servizi distante un miglio, infatti – a parte il deputato Lumia, il ministro D’Alia e l’Anm – nessun’autorità dello Stato ha solidarizzato col pm. E la grande stampa ha completamente ignorato la notizia (a parte il Fatto, si capisce). (altro…)

Read Full Post »

Caso CucchiLa vera domanda che dobbiamo porci questa mattina non è se i tre agenti di custodia in questione andavano condannati o meno, se le botte prese da Cucchi sono state concause decisive o meno della sua morte.

La vera domanda è: chi è responsabile del mio corpo quando questo viene preso in consegna dallo Stato?

Perché se lo Stato (in certi casi stabiliti dalla legge) ha il diritto di appropriarsi del mio corpo, in quei casi ha anche il dovere di garantirne l’incolumità, finché questo è nelle sue mani.

E’ tutto qui: e l’elenco di persone i cui corpi entrano vivi ed escono morti dal controllo dello Stato, purtroppo, in Italia è molto lungo. (altro…)

Read Full Post »

inciucioÈ incredibile l’ingenuità, mista a malafede, con cui si continua a raccontare che bastava un cenno del capo di Beppe Grillo per far nascere un “governo del cambiamento” Pd-5Stelle. Chi continua a sostenerlo, a dispetto dei fatti e dei santi, ignora o finge di ignorare il grumo di poteri che, dinanzi a una prospettiva del genere – quella che un pizzino mafioso descriveva efficacemente come “il governo dei froci e dei comici” –, casomai fosse davvero esistita, sarebbe stato disposto a sparare pur di evitarla. La verità vera, com’è evidente a chi non abbia gli occhi foderati di prosciutto dai tempi della Bicamerale, della caduta del primo governo Prodi, delle non-leggi sul conflitto d’interessi, dei voti per l’eleggibilità dell’Ineleggibile, del caso Telecom, dei furbetti rosso-azzurri, dell’indulto 2006, del bordello bipartisan di Gianpi Tarantini, dell’Ilva e del Montepaschi, dell’eterno inciucio alla Rai, giù giù fino al governo Monti, alla trombatura di Prodi, alla rielezione di Napolitano e al Governo Nipote, è che da almeno vent’anni la cosiddetta destra e la presunta sinistra cogestiscono il potere d’amore e d’accordo, espellendo come corpi estranei i disturbatori dell’inciucio permanente (Prodi, i girotondi, i movimenti referendari, Cofferati, Di Pietro, Ingroia, ora possibilmente M5S).

(altro…)

Read Full Post »

ParasoleDunque la presunta agenda rossa di Borsellino, di cui alcuni organi di stampa e di tv ci hanno riempito i timpani e non solo negli ultimi giorni, era il piccolo frammento di un parasole per auto, di quelli usati d’estate per proteggere dal sole il cruscotto e il volante ed evitare che diventino incandescenti. L’ha stabilito la Polizia Scientifica su mandato della Procura di Caltanissetta. Se non ci fosse di mezzo un probabile depistaggio per coprirne altri che durano da ventun anni, ci sarebbe da scompisciarsi. Invece, come ha detto subito Salvatore Borsellino, c’è da vomitare. Qui non si tratta di colpevolizzare il collega di Repubblica che ha avuto il filmato (girato il giorno della strage dai Vigili del fuoco e subito scartato perché irrilevante). È vero, qualche attenzione e prudenza in più non avrebbero guastato: a parte la distanza della macchia rossa dai resti di Borsellino e le sue dimensioni talmente ridotte da essere incompatibili con la grande agenda rossa più volte fotografata sulla scrivania del giudice, i testimoni di via D’Amelio raccontano che i corpi delle vittime erano ridotti a tronchi carbonizzati, senza più gli arti, e che addirittura l’onda incandescente che li aveva investiti aveva liquefatto le armi; il che rendeva fin dall’inizio assolutamente impossibile che, se Borsellino avesse avuto in mano l’agenda, questa fosse rimasta intatta con la sua copertina sgargiante. Ma, ripetiamo, non è questo il problema. Gli scandali sono altri. (altro…)

Read Full Post »

Lo Stato e la mafia rinviati a giudizio dopo vent’anni per i loro rapporti. Nelle aule del tribunale di Palermo sfileranno dal 27 maggio senatori, ex ministri, vertici del Ros, generali e colonnelli che avrebbero dovuto difendere la Repubblica.

“Stato e mafia sono andati a braccetto per oltre 40 anni. Ma dovevano incontrarsi in clandestinità ché, si sa, in Paese si parla. Così come amanti il loro rapporto è andato avanti e come in tutte le coppie, con alcuni screzi – oggi ti ammazzo un magistrato, domani mi arresti un boss – ma fondamentalmente con una convivenza anche abbastanza civile. Ci si sedeva allo stesso tavolo a spartirsi il manciare, ci si aiutava in un rapporto mutualistico. Insomma, una vera e propria coppia di fatto. E poi che ci fu? Ci fu che qualcuno, nell’est europeo, ha deciso di fare saltare il tavolo sul quale s’era poggiato il mondo sin dal dopoguerra. Si disgrega l’Unione Sovietica e gli stati satelliti e un giorno il mondo s’è svegliato con un muro in meno e nuove regole da creare sulle ceneri delle precedenti. E l’Italia è crollata appresso a tutto il resto. (altro…)

Read Full Post »

Il giudiceLA DECISIONE DEL GUP MOROSINI: IN 10 ALLA SBARRA IL 27 MAGGIO.

I pm di Palermo non erano “pazzi”, né autori di un’inchiesta “fondata sul nulla”: per il gup Piergiorgio Morosini “mafia, P2 ed eversione di destra volevano sfruttare la crisi politico-istituzionale italiana, alimentandola con azioni destabilizzanti in vista dei nuovi equilibri”. Ma bombe e tritolo servivano anche per “indurre lo Stato a trattare sulla repressione penale”. Ecco che cosa è accaduto in Italia a cavallo tra il ‘91 e il ‘94. E oggi che Morosini, smentendo persino Sciascia (“lo Stato non può processare se stesso”), spedisce sul banco degli imputati boss, uomini degli apparati, un ex ministro e un deputato per chiamarli a rispondere della Notte della Repubblica di vent’anni fa, il procuratore aggiunto di Palermo Vittorio Teresi può esclamare a ragion veduta: “Molti adesso si dovranno vergognare e chiedere scusa”. (altro…)

Read Full Post »

Trattativa stato-mafiaIeri è stato un gran giorno per la Giustizia in Italia: il gup di Palermo Piergiorgio Morosini ha deciso che il processo sulla trattativa Stato-mafia si farà. E a carico di tutti gli imputati per i quali la Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio: sei per lo Stato (Mannino non c’è perché ha scelto il rito abbreviato) e cinque per la mafia (il sesto, Provenzano, sarà giudicato se e quando le sue condizioni di salute lo permetteranno). E a giudicarli non sarà un semplice Tribunale, ma la Corte d’Assise: il reato più grave, infatti, è quello contestato a Provenzano, che deve ancora rispondere del delitto Lima, al quale sono appesi per connessione i reati di tutti gli altri imputati: la “minaccia a corpo dello Stato” contestata a tutti tranne uno, l’ex ministro Mancino, che risponde di falsa testimonianza. Dunque, per la prima volta nella storia, uomini di Stato e di mafia compariranno nella stessa aula, dinanzi a due giudici togati e a sei giudici popolari estratti a sorte fra i cittadini italiani. Così la sentenza sarà fino in fondo “in nome del popolo italiano”. (altro…)

Read Full Post »

Oggi la manifestazione in ricordo di Borsellino.

Ingroia, Di Matteo, Scarpinato siete voi il nostro Stato”: sono entrati così, cantando in coro, nell’atrio della facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo. Da ieri mattina sfilano per la città. Sono partiti da via D’Amelio, dopo quasi mezz’ora di cammino tenendo in mano l’Agenda Rossa, scatola nera della Seconda Repubblica, lungo le rampe di Monte Pellegrino fino ad arrivare al castello Utveggio. Da lì hanno guardato dall’alto il luogo dove è stato azionato il telecomando che alle 16,58 di domenica 19 luglio ‘92 ha fatto esplodere la macchina imbottita di tritolo davanti all’abitazione della mamma di Paolo Borsellino. Un minuto di silenzio e poi tante domande, rivolte anche al Capo dello Stato: “Napolitano tieniti Mancino, noi ci teniamo Falcone e Borsellino”, ha urlato il popolo delle agende rosse per spiegare cosa pensa del conflitto di attribuzione sollevato dal Quirinale contro i pm siciliani. Poi, al grido di “Paolo è vivo e lotta assieme a noi” , si sono dati appuntamento a Piazza Croci per muoversi verso l’Università, ad ascoltare il convegno organizzato da Antimafia Duemila con i familiari, Antonio Ingroia, Antonino Di Matteo, Roberto Scarpinato, Domenico Gozzo, Sonia Alfano. Standing ovation per i magistrati e grandi applausi per il preside della Facoltà che ha consegnato a Salvatore Borsellino la tesi di laurea di Paolo: si laureò proprio lì, nell’anno accademico 1961/’62, con un lavoro intitolato “Il fine dell’azione delittuosa”. (altro…)

Read Full Post »

Tre anni fa, alla notizia delle indagini di Palermo, Caltanissetta e Milano sulla trattativa Stato-mafia e sui mandanti occulti delle stragi del 1992-‘93, l’allora premier S.B. strillò terrorizzato: “So che ci sono fermenti nelle Procure di Palermo e Milano che ricominciano a guardare a fatti del ‘92, ‘93 e ‘94. È follia pura e quel che mi fa male è che facciano queste cose coi soldi di tutti, cospirando contro di noi che lavoriamo per il bene del Paese”. La prima gallina che canta è quella che ha fatto l’uovo. Ora, per fortuna, nel ventennale di Capaci e via d’Amelio, c’è un altro premier, Monti, che dice esattamente l’opposto: “Non esiste nessuna ragion di Stato che possa giustificare ritardi nella ricerca della verità: i pezzi mancanti vanno cercati fino in fondo”. Dunque, se le parole hanno un senso, il governo non aggredirà i pm quando depositeranno gli esiti delle loro indagini sulle responsabilità istituzionali nelle trattative che, anziché fermare le stragi, le moltiplicarono e incoraggiarono. (altro…)

Read Full Post »

La lista degli italiani che odiano lo Stato è così lunga da richiedere  incessanti ritocchi e aggiornamenti. Gli anarchici informali,  gli evasori fiscali, i secessionisti, la destra eversiva, i vetero  e i neo terroristi, i qualunquisti del bar, gli ultras del calcio, alcuni  tra i NoTav (mega scritta su un muro di Bologna: “no Tav no Stato!”),  la mafia, la camorra, la ‘ndrangheta. Questi gruppi umani hanno in  comune una cosa soltanto: la totale difformità della loro natura sociale,  degli scopi e (quando c’è) della prassi. Non solo è impossibile  immaginarli alleati, ma perfino all’interno di ogni loro segmento le rivalità interne li distraggono e li assorbono: esilarante, in questo senso,  la parentesi polemica che l’anarchico estensore della rivendicazione dell’agguato di Genova dedica ad altri anarchici rivali, una zuffa  tra eversori che interessa perfino meno di certe dispute tra eruditi.  Lo Stato, invece, per quanto sbrindellato, per quanto incapace e  fellone (per quanto, dunque, effettivamente odiabile) ha l’enorme,  riposante pregio di essere uno solo, e come tale unificante per natura,  anche solo per comodità. Visitando la splendida mostra sui centocinquant’anni  di Stato unitario, all’Officina Grandi Riparazioni di Torino, ho pensato che senza lo Stato noi italiani saremmo solamente  dei miserabili, litigiosi narcisi.

Da La Repubblica del 13/05/2012.

Read Full Post »

Lo stop ai finanziamenti già stanziati dipende dal ministero delle Finanze, che ha stoppato i versamenti per esigenze di tesoreria. Interrogazione del Pd e cooperanti sul piede di guerra: “Salve le spese militari, annullata la solidarietà”. Silenzio dalla farnesina.

Se prima era un sospetto fondato, ora manca solo l’ufficialità: il governo vuole eliminare il suo impegno nella cooperazione internazionale. Anzi, ha già iniziato a farlo. E’ quanto emerge da un’interrogazione a risposta immediata a firma di cinque deputati del Partito Democratico (Franco Narducci, Paolo Corsini, Mario Barbi, Lapo Pistelli, Francesco Tempestini) e rivolta ai ministeri degli Affari esteri e del Tesoro. La questione è per certi versi imbarazzante: la Farnesina ha bloccato l’erogazione dei contributi alle seconde e terze annualità dei progetti in corso, quindi già approvati, rendicontati e messi a bilancio. (altro…)

Read Full Post »

Tanto vale l’economia nera italiana. Recuperarne una parte è possibile e alleggerirebbe i sacrifici di famiglie e pensionati. Tra le proposte non accolte dal governo Berlusconi, la ritassazione dei capitali scudati e norme più severe per rompere il sistema delle mazzette. Mentre il nuovo codice contro la criminalità organizzata ostacola la confisca dei beni.

Trecentotrenta miliardi di euro ogni anno, un oceano di soldi. Dove si potrebbe andare a pescare, in un momento in cui il governo vara una manovra che promette almeno tre anni di lacrime e sangue, con più tasse e drastici tagli alla spesa pubblica. E’ l’oceano dell’economia illegale italiana. (altro…)

Read Full Post »

Lo Stato Italiano è diventato un grande suk del “capitalismo compiuto“. Uno Stato-Mercato con il trattino. Quello che era pubblico è stato privatizzato, dalle banche, all’energia, alle telecomunicazioni e ciò che non si poteva privatizzare è stato regalato alle multinazionali e ai privati sotto forma di concessioni, dall’acqua alle autostrade, dalla Veolia a Benetton. Il rapporto tra cittadino e Stato si è trasformato in rapporto tra cittadino e Mercato. Un mercato che dispone, per paradosso, dei beni di cui era proprietario proprio il cittadino. Non so se ve ne rendete conto, ma stiamo pagando strutture e servizi prepagate dai nostri padri e dai nostri nonni. Le autostrade dovrebbero essere gratuite, costruite km dopo km da decenni di tasse.
Dal 1° gennaio “scattano gli aumenti” autostradali, in realtà sono un pizzo. E’ immorale che i concessionari incassino miliardi di euro che dovrebbero rimanere allo Stato. Telecom italia è stata venduta a debito da D’Alema e distrutta finanziariamente, impossibilitata a fare investimenti, ma ha comunque distribuito miliardi e miliardi di dividendi e pagato centinaia di milioni di euro di stipendi e stock options a imprenditori con le pezze al culo. Di quanto si sono arricchiti i Buora, i Colaninno, i Tronchetti e i Gnutti? Questi patrimoni (perché di cifre colossali si tratta) dovevano essere versati nelle casse dello Stato. Telecom Italia era degli italiani, privatizzarla ci ha reso tutti più poveri. I beni dello Stato non sono “a disposizione” dei partiti per essere usati come “argent de poche” per i loro scopi. Lo Stato ci appartiene con tutto ciò che contiene e se qualcosa è uscito dalla scatola ci deve tornare. La battaglia per l’acqua pubblica è sacrosanta e va estesa a ogni bene primario, dall’energia, alla dorsale di Telecom. Il famoso “Abbiamo una banca!” dello sciagurato Fassino, le Fondazioni bancarie con cui i partiti controllano le banche (a partire da Unicredit), Credieuronord della Lega e le banche satelliti del Pdl sono la dimostrazione che non siamo governati da statisti e nemmeno da amministratori di condominio, ma da gente che non capisce la differenza tra la Repubblica Italiana e un Istituto di Credito Privato. (altro…)

Read Full Post »

Da quando si crede un esperto di mafia senz’aver mai seguito un processo di mafia in vita sua, Pigi Battista riesce, se possibile, ad accumulare più figure barbine della sua pur ragguardevole collezione. In perfetta simbiosi con i trombettieri berlusconiani, scrive sul Corriere che “i teoremi vacillano”, tutto eccitato per le dichiarazioni dell’ex ministro Conso sul mancato rinnovo del 41-bis a centinaia di mafiosi detenuti nel ’93. Il che, a suo avviso, “smentisce facilonerie e interpretazioni che godono di molta popolarità, specialmente a sinistra”. Quali? Che la trattativa Stato-mafia nel 1992-93 fosse finalizzata a “creare una nuova forza politica di cui si preconizzava con incredibile intuito profetico l’egemonia sulla Seconda Repubblica”. La tecnica è esemplare: si attribuisce a una misteriosa “sinistra” facilonerie e interpretazioni mai dette da nessuno, poi si usa Conso per smentirle: “L’alleggerimento sul 41-bis era già stato realizzato da un mondo lontanissimo dal berlusconismo politico in nascita”. Cioè dai governi Amato e Ciampi che, essendo “di centrosinistra” (in realtà di pentapartito, il Pds non c’era), non potevano “far parte di un ‘complotto’ orchestrato dalla mafia e dalla nuova politica dell’utrian-berlusconiana”. Il pover’uomo, approdato in tarda età a occuparsi di queste vicende, non ha mai letto un libro né una pagina di atti giudiziari. E, da buon orecchiante, fa due più due: siccome il 41-bis l’ha alleggerito Conso, la nascita di Forza Italia non c’entra con la trattativa. Non sa che da 15 anni i magistrati lavorano intorno ad almeno due trattative: quella degli ultimi scampoli di Prima Repubblica (1992-93) per fermare le stragi, e quella dei primi vagiti della presunta Seconda (1993-94), per rimpiazzare gattopardescamente la Prima con una nuova classe politica ancor più compromessa con la mafia, ma dotata di un potere contrattuale più forte di quello dei partiti agonizzanti per Tangentopoli. (altro…)

Read Full Post »

Read Full Post »