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Posts Tagged ‘stefano cucchi’

Ilaria Cucchi e i genitori in sit-in davanti al Palazzo di Giustizia di Roma con le foto di Stefano Cucchi

I pm della procura capitolina chiudono la seconda indagine sulla morte del geometra romano, avvenuta il 22 ottobre del 2009. Per altri due militari sono ipotizzati i reati di calunnia e di falso.

Arrestato, pestato a sangue dagli stessi carabinieri che lo fermarono e quindi deceduto in un letto d’ospedale. Otto anni dopo ecco che la procura di Roma contesta a quei militari l’omicidio preterintenzionale di Stefano Cucchi. Il procuratore capitolino Giuseppe Pignatone e il sostituto Giovanni Musarò hanno infatti chiuso l’inchiesta bis sulla morte del geometra romano, avvenuta in un reparto protetto dell’ospedale Pertini, il 22 ottobre 2009, sette giorni dopo il suo arresto nel parco degli Acquedotti. (altro…)

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cucchi

A parlare con toni sempre più concitati sono due ex coniugi. Ad ascoltarli e registrarli gli investigatori della Squadra Mobile di Roma. L’uomo è Raffaele D’Alessandro uno dei carabinieri indagati per il pestaggio che subì, secondo gli inquirenti, il geometra trentunenne arrestato il 15 ottobre 2009 e morto dopo una settimana all’ospedale Pertini.

C’è un nuovo tassello che si aggiunge al mosaico che la Procura di Roma sta cercando di costruire per mostrare e stabilire, finalmente, come e perché morì Stefano Cucchi. È un audio ed è una lite al telefono finita agli atti della nuova inchiesta. A parlare con toni sempre più concitati sono due ex coniugi, ad ascoltarli e registrarli gli investigatori della Squadra Mobile di Roma. L’uomo è Raffaele D’Alessandro uno dei carabinieri indagati per il pestaggio che subì, secondo gli inquirenti, il geometra trentunenne arrestato il 15 ottobre 2009 e morto dopo una settimana all’ospedale Pertini. La donna è l’ex moglie Anna Carino, che già a verbale con i pm aveva raccontato che il militare le aveva riferito delle violenze subite dal geometra romano fermato per possesso di sostanze stupefacenti. (altro…)

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La Cassazione ha accolto le richieste del procuratore generale Nello Rossi, secondo cui il 31enne morto nell’ottobre del 2009 all’ospedale Pertini di Roma, a una settimana dal suo arresto, fu picchiato senza “alcun dubbio di natura oggettiva”. La sorella Ilaria: “Adesso gli agenti parlino e dicano tutto quello che sanno. L’aria è cambiata, mi sento in sintonia con i magistrati”.

Cinque medici saranno nuovamente processati per omicidio colposo per la morte di Stefano Cucchi, arrestato il 15 ottobre 2009 e deceduto dopo una settimana dopo all’ospedale Pertini di Roma. La Cassazione ha infatti annullato la loro assoluzione, disponendo un appello-bis. (altro…)

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CucchiIlaria Cucchi: “I due carabinieri indagati per falsa testimonianza? Altri ci hanno contattato e racconteranno come sono andate davvero le cose quella notte in caserma. Finalmente si potrà stabilire che è stato un omicidio”.

ROMA- Ilaria Cucchi: non ha mai smesso di cercare la verità sulla morte del fratello. E ora che due carabinieri della stazione romana di Tor Sapienza — dove fu portato Stefano la notte dell’arresto — risultano indagati per falsa testimonianza dice: «Siamo vicini a una svolta». Perché?
«Dopo sei anni difficilissimi nei quali non ci siamo mai fermati, con il nostro aiuto, dalla procura di Roma percepisco la volontà di arrivare alla verità. E questa è l’unica cosa che mi interessa davvero: la verità. Non quella che fa comodo a qualcuno, ma quella che con ogni mezzo si è cercato di negare anche nelle maniere più bizzarre».
Ci sono due testimoni importanti, fino a oggi rimasti in silenzio, che hanno permesso la svolta. Chi sono?

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Biani

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Cucchi
ROMA – L’ostinazione civile di una famiglia che non si rassegna all’assenza di giustizia e quarantotto ore di sgomento, rabbia e indignazione collettive convincono Giuseppe Pignatone, procuratore della Repubblica di Roma, a trovare parole che, per la prima volta in cinque anni, tolgono al “discorso giudiziario” sulla morte di Stefano Cucchi la sua maschera disumana. E, senza tartufismi, ne rimettono al centro la questione sostanziale. L’unica che conti, perché misura la qualità di una democrazia e quel principio di uguaglianza di fronte alla legge che ne è uno dei capisaldi: l’unico che giustifichi l’altrimenti incomprensibile monopolio della forza riconosciuto allo Stato e alle sue Istituzioni. Siano un collegio giudicante, uomini delle forze dell’ordine, agenti penitenziari, medici di un reparto protetto di un ospedale civile dove per legge viene ricoverato un detenuto. Dice il procuratore: «Non è accettabile, dal punto di vista sociale e civile prima ancora che giuridico, che una persona muoia, non per cause naturali, mentre è affidata alla responsabilità degli organi dello Stato.

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Gentile dottor Panzani, la ringrazio per le sue pacate riflessioni. Nel mio corsivo ho cercato di dare voce allo “sconcerto” (come lo chiama anche lei) dell’opinione pubblica di fronte a una sentenza che rovescia quella di primo grado, pur in assenza di fatti nuovi che possano giustificare un cambiamento di giudizio.

Ho cercato soprattutto di trasmettere la sensazione di straniamento e di impotenza che invade il cittadino davanti a sentenze tecnicamente ineccepibili, ma che in sostanza ci lasciano addosso il sapore amaro della negazione di verità.    (altro…)

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Ellekappa

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Giustizia

L’ELENCO DEI PESTAGGI DI STATO È LUNGO. IL CONTO DI CHI HA PAGATO È MISERO DA ALDROVANDI A BIANZINO, DA UVA A MAGHERINI: LE BATTAGLIE DEI FAMILIARI.

Federico Aldrovandi, Riccardo Rasman, Aldo Bianzino, Giuseppe Uva, Stefano Cucchi, Michele Ferrulli, Dino Budroni, Riccardo Magherini. Quando la mente prova a ricordare i nomi di tutti gli uomini morti mentre si trovavano nelle mani dello Stato, ce n’è sempre qualcuno che sfugge, e non certo per dolo. La lista è troppo lunga. E quelli che conosciamo, forse, non sono neanche tutti, perché se li conosciamo è solo per il merito, la tenacia e il coraggio delle loro famiglie, eroiche nel mostrare cosa lo Stato ha fatto ai loro cari e contemporaneamente nel mettersi contro quello stesso Stato. Ci vuole fegato nel sapere che si sta andando verso il massacro e che tutta quella battaglia di giustizia si risolverà in un nulla di fatto. Già, perché è questo quello che viene da pensare. Perché di fronte a quella lista così lunga di morti ammazzati, il conto di chi ha pagato si tiene in una mano. Come un pugno di mosche.  (altro…)

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Recita il ritornello: le sentenze si rispettano. Però non possono diventare lotterie, come accade quando sugli stessi fatti il giudizio d’appello smentisce, ribaltandolo, il processo precedente. Per l’accusa Stefano Cucchi è morto in carcere di botte e di stenti. Per il primo giudice «soltanto» di fame e di sete. Per la corte d’assise neanche di quello. Ne dovremmo dedurre che sia ancora vivo. O che si sia ammazzato da solo. E infatti è questa la versione che ci vogliono apparecchiare: Cucchi si sarebbe lasciato morire di inedia. Se medici e infermieri hanno una colpa, è di non avere insistito con la forza per nutrirlo.

Una «responsabilità morale» ammette persino Giovanardi. E le fratture? E gli occhi pesti? E il corpo preso in consegna vivo dallo Stato e restituito cadavere alla famiglia? Una famiglia che ha sempre rispettato e aiutato le istituzioni, al punto di fornire prove a carico del figlio sul possesso di droga. Toccherà alla Cassazione mettere il timbro su questa storia allucinante, dove il latinorum dei giudici è contraddetto dalla potenza persuasiva delle foto. Purtroppo abbiamo fin d’ora una certezza: che quando una delle due sentenze risulterà sbagliata, nessun magistrato pagherà per il suo errore.  (altro…)

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QUINDI non è stato nessuno. Quindi, come dice sua madre guardandoti diritto negli occhi, «visto che non è successo niente stasera torniamo a casa e lo troviamo vivo che ci aspetta».
PERCHÉ la questione è molto semplice, ed è tutta qui. Non c’è da ripercorrere le indagini, sostituirsi a chi le ha fatte, commentare la sentenza provare a indovinarne le ragioni. Meno, molto meno. Quello che rende la storia di Stefano Cucchi la storia di tutti è nelle semplicissime parole di sua madre: c’era un giovane uomo di 31 anni e non c’è più, era nelle mani dei custodi della Legge lo hanno ammazzato ma non è stato nessuno dunque non è successo niente. Vada a casa signora, ci dispiace. Suo figlio è morto mentre era nelle strutture dello Stato, una caserma poi un’altra, una cella di sicurezza poi un’altra, un ospedale poi un altro. È stato picchiato, è vero.

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Stefano Cucchi

Non dimenticheremo quel giorno di cinque anni fa. Giovedì 29 ottobre 2009, il Fatto Quotidiano è in edicola da appena un mese quando in redazione piomba Silvia D’Onghia con alcune foto difficili da guardare. Un corpo senza vita, scheletrico, consumato dalla sofferenza. Gli occhi, due cavità peste dentro grandi macchie di sangue rappreso, chiusi per sempre, stanchi di fissare una violenza indicibile. La morte come unica misericordia. Quelle povere ossa, cinque giorni prima, erano un giovane di 31 anni forte, sano malgrado i problemi di droga e di adattamento alla vita, che stava cercando di affrontare con l’aiuto di chi lo amava. Pubblicammo quelle foto perché così chiedevano i genitori Rita e Giovanni e la sorella Ilaria, sgomenti di fronte al silenzio degli altri giornali, un trafiletto in cronaca e via. (altro…)

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Stefano CucchiI CUCCHI RICEVONO UN MILIONE E 340MILA EURO DI RISARCIMENTO. E PREPARANO L’APPELLO.

Il nostro sogno è quello di creare qualcosa per il recupero e il reinserimento sociale e lavorativo degli ex tossicodipendenti”. Nel giorno in cui la famiglia Cucchi decide di rendere noto l’ammontare del risarcimento, un milione e 340mila euro, concordato con i medici dell’ospedale Pertini condannati per la morte di Stefano, la sorella Ilaria guarda già oltre. “Innanzitutto questi soldi ci servono per far fronte alle spese legali, passate e future. Al resto non abbiamo ancora pensato, ma prima o poi vorremmo realizzare il nostro sogno: aiutare i ragazzi che escono dalla droga a reinserirsi nella comunità”.  (altro…)

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Vittorio FineschiIl perito.

Di una cosa sono sicuro: non si è trattato solo di un episodio di malasanità”. Non ha dubbi Vittorio Fineschi, il consulente di parte che la famiglia Cucchi aveva scelto per far luce nel processo sulle cause della morte di Stefano. Lo aveva detto in aula e lo ribadisce con convinzione: “Le lesioni sul corpo, in particolare quella alla colonna vertebrale, sono direttamente connesse al decesso”. Ma i giudici hanno assolto i tre agenti penitenziari e condannato cinque medici per omicidio colposo. Cucchi sarebbe quindi morto solo per “inanizione” (mancanza di cibo e di acqua). E questa tesi a Fineschi – professore ordinario di Medicina legale all’Università di Foggia, lunga esperienza nelle aule di tribunale come perito – proprio non va giù: “Non si muore di fame e sete in quattro giorni in un letto di ospedale”.  (altro…)

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I punti

I legali di parte civile: ecco le incongruenze del verdetto.

ROMA— Se si ha la pazienza di rileggere gli atti del processo Cucchi, se ne comprende l’esito sconvolgente. La sentenza della terza Corte di Assise che derubrica le responsabilità della morte di Stefano alla sola negligenza dei medici dell’ospedale Sandro Pertini, elidendo come irrilevante quanto accaduto nei sotterranei del palazzo di giustizia, è figlia infatti della decisione del collegio di assumere in toto le conclusioni della perizia di ufficio. Un lavoro che ha richiesto sei mesi, che ha riscritto la “verità” sull’agonia e la morte di un ragazzo di trent’anni, accompagnandola su un binario cieco. Una “verità” che, all’osso, suona così. Stefano Cucchi muore per «una sola causa». Per «sindrome di inanizione», vale a dire di fame e di sete. È vero — concedono i periti — la sua colonna vertebrale presentava una frattura al coccige. Ma solo quella e non invalidante. È vero — aggiungono — il suo corpo mostrava segni di traumi recenti. (altro…)

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Caso CucchiLa vera domanda che dobbiamo porci questa mattina non è se i tre agenti di custodia in questione andavano condannati o meno, se le botte prese da Cucchi sono state concause decisive o meno della sua morte.

La vera domanda è: chi è responsabile del mio corpo quando questo viene preso in consegna dallo Stato?

Perché se lo Stato (in certi casi stabiliti dalla legge) ha il diritto di appropriarsi del mio corpo, in quei casi ha anche il dovere di garantirne l’incolumità, finché questo è nelle sue mani.

E’ tutto qui: e l’elenco di persone i cui corpi entrano vivi ed escono morti dal controllo dello Stato, purtroppo, in Italia è molto lungo. (altro…)

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Natangelo

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Caso CucchiSENTENZA SCONCERTANTE: ASSOLTI AGENTI E INFERMIERI, CONDANNATI SOLO I MEDICI.

Ecosì alla fine aveva ragione Giovanardi: Stefano Cucchi ha fatto tutto da solo. Non sono state le botte ricevute dagli agenti penitenziari a costringerlo in quel letto d’ospedale in cui è morto, sei giorni dopo il suo arresto per droga. Non sono stati i vari “sono caduto dalle scale”, o i commenti di altri detenuti, “hai fatto un frontale con un treno” a provocare quell’incredibile percorso che ha portato poi alla sua morte. Stefano Cucchi in quel letto d’ospedale ci è finito da solo. E poco importa se quello era il reparto detentivo del Sandro Per-tini, inaccessibile ai genitori che invano hanno bussato ogni giorno a quelle porte. Poco importa se quel ragazzo di 31 anni col sogno della boxe aveva la faccia martoriata dai lividi, aveva lesioni vertebrali, tracce di sangue sui jeans. Stefano Cucchi è morto di malasanità. A ucciderlo, secondo la terza Corte d’assise di Roma che ieri ha pronunciato il suo verdetto di primo grado, in un’aula bunker blindata per paura di chissà cosa e dopo sette ore e mezza di camera di consiglio, sono stati i medici negligenti che non gli hanno somministrato le terapie giuste e necessarie, che non si sono accorti del suo deperimento, che non hanno arrestato con semplici mosse quel processo che ne ha determinato la morte. (altro…)

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Stefano Cucchi

Sentenza di primo grado in Corte d’Assise a Roma per la morte di Stefano Cucchi: omicidio colposo solo per i cinque dottori. Assolti i tre agenti di polizia penitenziaria La sorella Ilaria: “Giustizia ingiusta, ma non mi arrendo” Cattano, D’Onghia e Pagani.

La vita di Stefano Cucchi valeva meno di zero quando lo arrestarono perché era solo “un tossico di merda” e andava trattato come un animale. Vale meno di zero anche la sua morte per lo Stato italiano, rappresentato dai giudici della terza Corte d’Assise di Roma. Stefano non è morto per le mazzate, indegne di un Paese civile (le prove sono state giudicate insufficienti) dove il diritto alla vita è sacrosanto anche dentro una cella. Non è stato stritolato da un sistema della sicurezza che ormai ha accumulato troppe anomalie, troppi “casi” per non essere messo in discussione. È morto per un tragico errore sanitario. Il suo corpo ha ceduto per “inanizione” (mancanza di cibo). (altro…)

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Stefano CucchiIL TRIBUNALE SCAGIONA GLI AGENTI PENITENZIARI LA SORELLA: ALLORA CHI LO HA PICCHIATO?.

Colpo di scena: il  Tribunale non esclude  che Stefano abbia subito  un’aggressione, ma  scagiona gli agenti della  polizia penitenziaria  attribuendo il decesso  alla privazione di cibo e  acqua. La sorella Ilaria: “Ma è morto per colpa  sua? Chi lo ha picchiato?” Inanizione: “Consiste negli effetti  della soppressione completa o  della riduzione sotto il minimo  necessario dell’alimentazione”. Questo recita la treccani it . Morire di fame  e di sete. Questo, secondo i periti  dell’istituto Labanof di Milano, ha causato  il decesso di Stefano Cucchi. Al termine  di un’agonia durata sei giorni in  un letto del reparto detentivo dell’ospedale Sandro Pertini di Roma. I periti,  incaricati dalla III Corte d’Assise, hanno  depositato ieri le loro conclusioni,  che rischiano in realtà di gettare l’ennesima ombra su un processo ben lontano  dall’appurare la verità. (altro…)

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