Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Stefano Feltri e Carlo Tecce’

Due settimane dopo – Nessuna traccia di denunce, ma il libro che rivela la richiesta di salvare la banca di papà è in testa alle classifiche.

Maria Elena Boschi aveva promesso di ricorrere alle vie legali per difendere la propria reputazione. Ma dopo due settimane, della querela contro Ferruccio de Bortoli non c’è traccia. Secondo quanto risulta al Fatto, il gruppo di legali che segue il sottosegretario a Palazzo Chigi sta ancora approfondendo la questione e non ha depositato alcun atto. Qui non si tratta di analizzare le carte, perché l’unico documento al centro della questione è di poche righe, la pagina 209 di Poteri forti (o quasi), il libro appena pubblicato da De Bortoli dove si legge: “L’allora ministra delle Riforme, nel 2015, non ebbe problemi a rivolgersi direttamente all’amministratore delegato di Unicredit. (altro…)

Read Full Post »

Lei smentisce: querelerò. L’ex ad tace. Gentiloni ha sempre cercato di arginare la pupilla di Renzi. Chieste le dimissioni.

Questa volta Maria Elena Boschi si deve difendere da sola e non può contare sullo scudo di Palazzo Chigi, perché l’inquilino oggi è Paolo Gentiloni e non più Matteo Renzi. Appena iniziano a circolare le pagine del nuovo libro di Ferruccio de Bortoli nei corridoi del governo capiscono la gravità della situazione: l’ex direttore del Corriere della Sera scrive che l’allora ministro delle Riforme chiese all’ad di Unicredit, Federico Ghizzoni, di intervenire a sostegno della banca Popolare dell’Etruria, di cui Pier Luigi Boschi, il papà, era vicepresidente. Si capirà presto se questo ritorno della maledizione di Etruria sarà l’origine dell’incidente – forse auspicato da Renzi – che può segnare la fine anticipata del governo Gentiloni. Di sicuro è destinato a ridimensionare il ruolo della Boschi, messa da Renzi a presidiare la macchina amministrativa del governo Gentiloni come sottosegretario alla presidenza. (altro…)

Read Full Post »

eniL’azienda paga il governo della Nigeria, ma i soldi vanno solo a politici e prestanome: l’analisi delle autorità Usa e Bankitalia.

I dirigenti dell’Eni hanno preso tangenti? E quel miliardo di dollari che l’azienda petrolifera controllata dallo Stato ha pagato per i diritti di sfruttamento del colossale giacimento petrolifero Opl245 è finito tutto in mazzette al presidente nigeriano e altri politici e burocrati locali? Per i pm di Milano Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, che a fine dicembre hanno chiuso le indagini sulla vicenda, la risposta è “Sì” a entrambe le domande, tanto che sono indagati per corruzione internazionale l’ex amministratore delegato dell’Eni Paolo Scaroni e il suo successore Caludio Descalzi, all’epoca a capo della divisione petrolifera del gruppo. (altro…)

Read Full Post »

spionaggioPalazzo Chigi – Questa estate l’ultimo tentativo (fallito) di Minniti.

Ormai è troppo tardi per prevenire. L’ultimo tentativo lo aveva fatto, in estate, l’allora sottosegretario all’Interno Marco Minniti, oggi promosso ministro: per la cyber sicurezza italiana serve una struttura unica e coordinata, altrimenti il Paese è vulnerabile. Dopo quasi un anno di tentativi, l’allora presidente del Consiglio Renzi si era dovuto arrendere: non c’erano le condizioni politiche per portare a Palazzo Chigi il suo amico Marco Carrai, da qualche anno imprenditore della sicurezza cibernetica, per farlo diventare una specie di “zar” all’americana dell’intelligence digitale. (altro…)

Read Full Post »

renziDal tentativo di portare Carrai alla cyber security alle mosse su Telecom. Poi il tentativo di tenere la presa sull’intelligence.

L’ultima mossa è arrivata alla vigilia del referendum: un nuovo vicedirettore all’Aisi, il servizio segreto interno, indicato direttamente da Palazzo Chigi, cui la legge attribuisce la nomina dei vertici dell’intelligence. Valerio Blengini era soltanto un capodivisione facente funzione di caporeparto: due scatti di carriera in un colpo e promozione a vice, un gradino sotto la poltrona dove Renzi avrebbe desiderato il generale Emanuele Saltalamacchia, che però era privo dei requisiti. Al comando dell’Aisi è andato Mario Parente, ma Renzi ha fatto addirittura modificare il regolamento così da affiancargli Blengini, che per dieci anni è stato responsabile del centro di Firenze, la capitale del renzismo. (altro…)

Read Full Post »

scarpelliniIl dottor Scarpellini vi aspetta”, uffici della società Milano 90, quadri, legno, marmo ovunque, tavoli infiniti. A sinistra, piazza Navona. A destra, palazzo Madama. Il corridoio è ancora lungo, pure buio, ma Sergio Scarpellini (arrestato venerdì), “er fornaretto” per celebrare le virtù e “er cavallaro” per biasimare i vizi, ancora non s’intravede. Con un eloquio faticoso e un po’ di nervosismo, ci indica la strada per la stanza delle riunioni. Dopo un attimo, appostata chissà dove o avvertita chissà quando, piomba la figlia che tenta di strapparlo alle nostre domande: “Papà, ti vogliono dobbiamo andare, ora”. Ma Scarpellini adora parlare. Ha allestito una carriera sulle relazioni. (altro…)

Read Full Post »

boschi

Una visita istituzionale dai contenuti debolucci e la ministra che spiega la riforma ai sudamericani con passaporto nostro.

In Argentina, ma anche in Brasile, o perché no, in Uruguay, si stavano appunto chiedendo: com’è la riforma costituzionale italiana? Chi vuole arrestare il cambiamento? Il destino magico, sapiente ingrediente della letteratura sudamericana, stavolta è amico: per fugare dubbi e tappare falle in Argentina, ma anche in Brasile, o perché no, in Uruguay, c’è andata nientemeno che la ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi. (altro…)

Read Full Post »

Editoria

Non solo Rcs – Proprio quando il governo ha più bisogno di appoggio, l’effetto della crisi ha innescato cambiamenti che avvicinano la grande stampa all’esecutivo.

Mi accorgo che i giornali sono tutti uguali”, diceva Nanni Moretti nel suo Aprile mentre incollava, una dopo l’altra, pagine di testate diverse fino a creare un “unico grande giornale”. Era l’inizio del ventennio berlusconiano, oggi molto è cambiato, ma in questi mesi si assiste a una coincidenza di tempi: mentre si avvicinano gli appuntamenti più rilevanti per la politica (il referendum costituzionale di ottobre, le prossime elezioni politiche), si sblocca il settore dell’editoria che all’improvviso inizia a reagire ai traumi della crisi con un processo di aggregazioni e concentrazioni. Che spinge i grandi gruppi più vicini all’orbita del governo renziano. Ecco la fotografia della rivoluzione in corso. (altro…)

Read Full Post »

PolettiReversibilità – Ecco il testo: assegni futuri agganciati al reddito (Isee). Insieme ad altre prestazioni.

Una polemica totalmente infondata”. Così ieri il ministro del Lavoro Giulano Poletti ha provato a smentire le voci su un possibile taglio delle future pensioni di reversibilità (quelle ottenute dai parenti alla morte del pensionato o del lavoratore che ne abbia ottenuto i requisiti) permesso dalla legge delega sul “piano povertà” approvato dal governo a gennaio. Nei giorni scorsi lo Spi-Cgil ha denunciato il tentativo di legare l’assegno al reddito familiare, tramite l’Isee, l’indicatore della situazione patrimoniale di chi chiede una prestazione agevolata. (altro…)

Read Full Post »

renzi-viale-mazzini-cavallo-rai

SENZA LIMITE Altro che 240 mila euro.

È bastato emettere un titolo di debito quotato per sfruttare la falla nella legge e cancellare l’austerità.

La Rai di Matteo Renzi è tutta nuova, ma con alcuni sapori classici. Per esempio lo stipendiodeldirettoregenerale,Antonio Campo Dall’Orto: 650 mila euro. Niente bonus per risultati,nessun legame tra retribuzione e obiettivi dell’azienda. Ma 650 mila euro garantiti ogni anno per tre anni, oggi come direttore generale, presto come amministratore delegato con pieni poteri. Un bel miglioramento per Campo dall’Orto,oltre mezzo milione in più di quanto percepiva come consigliere di Poste Italiane, poltrona di ripiego in attesa che la sua provata fede renziana gli fruttasse un posto più adatto alle sue competenze televisive.   LA PRESIDENTE M o n i c a Maggioni ha una struttura della retribuzione diversa. Ha scelto di non ricevere un compenso specifico da presidente del consiglio di amministrazione, ma di mantenere quello che aveva come direttore di R a i N e w s 2 4 , i n t o r n o a i 300.000 euro. (altro…)

Read Full Post »

RAI-RENZIE

Sopra i 240.000 euro Viale Mazzini sfrutta la falla nella legge: basta emettere debito quotato e salta il tetto alle retribuzioni.

Ieri mattina il premier Matteo Renzi ha visto il candidato favorito a guidare la Rai: Antonio Campo Dall’Orto,già a capo di La7 e Mtv, uno dei primi renziani. E in serata ha visto Pier Carlo Padoan, formalmente azionista unico della Rai con il ministero del Tesoro.Domaniinomidellanuova squadra di vertice della tv pubblica dovrebbero essere ufficiali. Quando le trattative sono così avanzate, di solito si comincia a parlare di soldi. Che nel caso della Rai sono un aspetto rilevante della questione: ormai quasi nessuna poltrona pubblica può ancora offrire gli stipendi che promette viale Mazzini. Sia per il presidente che dovrebbe avere un minimo di 100-200 mila euro (a salire in base a quante deleghe avrà).   (altro…)

Read Full Post »

renzi-viale-mazzini-cavallo-rai

Strategia Un manager che capisca di televisione e un vip per l’immagine dell’azienda. La prossima mossa è di Berlusconi: vertice domani ad Arcore.

Aveva promesso di fare la Bbc, autorevole, indipendente,invece lo schema è quello della solita occupazione della tv pubblica come consente la legge Gasparri ancora in vigore, in attesa dell’approvazione della riforma:la Rai di Matteo Renzi avrà un direttore generale “di prodotto”, cioè che capisce di televisione e management, e un presidente di fama, possibilmente giornalista, meglio se volto televisivo. La riunione di ieri mattina a Palazzo Chigi ha ristretto la rosa dei candidati,adesso bisogna aspettare le mosse di Silvio Berlusconi che prenderà le sue decisioni in un summit ad Arcore, domani sera. Poi sarà finita.   (altro…)

Read Full Post »

MediasetL’EMENDAMENTO DEL GOVERNO RINVIA LA SCELTA SULLE TASSE PER MEDIASET E PERSIDERA (TELECOM-ESPRESSO): UNA DELLE DUE CONDANNATA A PAGARE DI PIÙ.

Da presidente del Consiglio Matteo Renzi potrà indicare il prossimo direttore generale della Rai. Ha un proficuo rapporto con la Fca di John Elkann e Sergio Marchionne, a cui fanno capo La Stampa e il Corriere della Sera, ma le sue preferenze e le sue indicazioni hanno un impatto molto concreto sui destini di due gruppi editoriali politicamente sensibili: Mediaset e L’Espresso. Il governo ha presentato un emendamento al decreto Mille-proroghe, in discussione alla Camera, che rinvia a data incerta il pagamento di decine di milioni di euro di canone per la concessione di frequenze tv. Una decisione che tiene in sospeso Mediaset e Persidera, società, quest’ultima, al 30 per cento del gruppo Espresso e al 70 di Telecom Italia. Mediaset, grazie a una contestata delibera Agcom, avrebbe risparmiato 38,4 milioni di euro in 4 anni, la Rai 72 circa. (altro…)

Read Full Post »

ProvinceUN DOSSIER DI COTTARELLI SPIEGAVA COME RISPARMIARE, MA IL GOVERNO ARCHIVIA.

Con la spartizione politica di poltrone quasi simboliche, le Province si sono estinte un paio di mesi fa e sono risorte con la nomina di consigli e presidenti, che spesso sommano la carica di sindaco nel comune capoluogo. In attesa che il 31 dicembre le Regioni stabiliscano il perimetro d’azione di questi emaciati enti, che avranno in gestione soltanto il servizio scolastico e la manutenzione stradale, ci sono 20.000 dipendenti provinciali in bilico. Un emendamento del governo alla legge di Stabilità prevede riduzioni d’organico di 55.000 lavoratori, il 50 per cento per le vecchie Province e 30 per cento per le nuove Città Metropolitane. Ci sarà una ricollocazione di massa anche verso altri uffici pubblici, più per non creare 20.000 disoccupati che per esigenze reali.  (altro…)

Read Full Post »

I nominatiHA COMINCIATO CON LE PARTECIPATE DI STATO E NON SMETTE PIÙ DOPO REGGI, L’AMICO “RITROVATO”, E LEGNINI (SPINTO DA LOTTI) VUOLE CONTROLLARE ANCHE IL POSTO CHE LA TODINI LASCERÀ IN RAI.

Matteo Renzi non può nominare se stesso, così indica quelli che incarnano il renzismo, lo diffondono, lo proteggono. Non importa se la nomina deve conservare un minimo di rigore istituzionale, una traccia di imparzialità: vidimando una pratica istruita da Luca Lotti, la scatola nera del renzismo, al Csm ha mandato l’ex bersaniano Giovanni Legnini, che pure Enrico Letta aveva arruolato a Palazzo Chigi. E non sarà una poltrona-figurina, l’abruzzese Legnini sarà designato Capo, erede di Michele Vietti, vice soltanto di Giorgio Napolitano che presiede l’organismo costituzionale.   LEGNINI IN SÉ non c’entra nulla, le referenze si possono rendicontare, è il metodo da conquistatore totale che non è mai esistito, neanche con il vorace Silvio Berlusconi. Legnini è sottosegretario al Tesoro, stessa carica di Roberto Reggi, che però sta all’Istruzione.

Reggi ha completato la riabilitazione e s’è meritato il trasloco al Demanio per vendere un po’ di immobili statali e gestire la colossale riforma del catasto: l’ex sindaco di Piacenza, coordinatore di primarie contro Pier Luigi Bersani, non fu candidato in Parlamento (nel 2013) come capro espiatorio per attacchi troppo ruvidi agli avversari del renzismo. Ha recuperato.   Le promozioni di Renzi non seguono una , perché poi producono dei pastrocchi. (altro…)

Read Full Post »

RenziNON SOLO DELLA VALLE

IL PREMIER AL COMMISSARIO: “LA SPENDING REVIEW SI PUÒ FARE ANCHE SENZA DI LUI”. IL MINISTRO DEL TESORO: QUADRO ECONOMICO SFAVOREVOLE   Montezemolo, i treni e il fronte degli scontenti.

I problemi si moltiplicano. In America direbbero che Matteo Renzi ha perso il suo “momentum”, cioè quella breve fase in cui tutto sembra andare bene. In autunno ci sarà da scrivere una difficile legge di Stabilità. “La situazione dell’economia è meno favorevole, serve uno sforzo per sostenere la crescita in un contesto di consolidamento delle finanze”, dice il ministro del Tesoro Pier Carlo Padoan. Ma quel “consolidamento dei conti”, cioè tenere sotto controllo deficit e debito, dipende molto da dove si faranno i tagli. Peccato che Renzi non abbia mai riconosciuto il ruolo del commissario per la revisione della spesa, Carlo Cottarelli, sempre più frustrato dalla mancanza di copertura politica. Dal suo blog Cottarelli ha avvertito governo e Parlamento: vi siete già spesi 1,6 miliardi di tagli ancora da approvare. (altro…)

Read Full Post »

FassinoNON SOLO FESTE.

Ora che Matteo Renzi ha i voti e il controllo pieno sul Partito democratico gli manca solo una cosa: il patrimonio. Quando è nato il Pd, nel 2007, il grosso dei beni (e dei debiti) sono rimasti alle formazioni che lo avevano fondato, cioè Democratici di Sinistra e Margherita. Dei post-democristiani abbiamo saputo molto, di come i soldi dei rimborsi elettorali andavano a finanziare singoli dirigenti, il tesoriere Luigi Lusi è è finito in carcere. I Ds erano ricchi e indebitati, lo storico tesoriere Ugo Sposetti e il presidente Piero Fassino hanno costruito un muro giuridico che ha tenuto il ricco patrimonio (eredità comunista) lontano dal Pd. Perché non si sa mai, meglio evitare di mettere in comune i beni in un matrimonio con durata incerta. In questi anni Sposetti ha amministrato quel tesoro di oltre 2mila immobili (circolano anche leggende su azioni, obbligazioni e opere d’arte di cui si sono perse le tracce, valore da mezzo miliardo di euro) come se il Pd attuale non avesse alcun diritto a toccarlo. (altro…)

Read Full Post »

Manager

IL GOVERNO HA DECISO DI SOSTITUIRE I MANAGER DI STATO CHE HANNO FATTO PIÙ DI TRE MANDATI.

Il governo di Matteo Renzi ha deciso: per le nomine pubbliche è arrivato il momento della rottamazione, tutti a casa. La posizione ufficiale dell’esecutivo è “non parliamo di poltrone, parliamo di aziende”. Ma uno dei collaboratori più stretti di Renzi, il sottosegretario Angelo Rughetti che da mesi studia il dossier nomine, spiega: “I sindaci non possono candidarsi più di due volte, i parlamentari del Pd non superano i tre mandati, perché i manager dovrebbero fare più di tre giri nella stessa azienda? Se proprio sono così bravi possiamo farli ruotare”.  (altro…)

Read Full Post »

I papabili

RENZI VA IN BANKITALIA: IL PRESCELTO È GUIDO TABELLINI, L’ALTERNATIVA MORANDO. ALLA GIUSTIZIA DERBY CANTONE-GRATTERI.

Il nome c’è”, dice Filippo Taddei, il responsabile Economia del Partito democratico. C’è ma non si può ancora rivelare. Ma una fonte vicinissima al presidente del Consiglio incaricato Matteo Renzi rivela: “Sarà Guido Tabellini”, economista, ex rettore della Bocconi, l’allievo prediletto di Mario Monti, attento al rigore dei conti ma non dogmatico. Un anno fa disse no all’ipotesi di una candidatura nelle liste di Scelta Civica, sollecitata da Monti, ma il suo nome circola da un paio d’anni per tutti i ruoli economici di prestigio in Italia e in Europa (si era parlato di lui proprio come ministro del Tesoro di Monti). (altro…)

Read Full Post »

FassinoIN ASSENZA DI BARCA, SERVE UN POLITICO NELLA CASELLA DECISIVA. PER LO SVILUPPO SALE BERNABÈ, MAURO MORETTI VERSO IL LAVORO.

L’ultima idea è questa: al ministero dell’Economia potrebbe andare Piero Fassino, attuale sindaco di Torino del Pd. L’interessato sarebbe molto contento, dicono, visto che già si aspettava una chiamata dal governo Letta, mai arrivata. Per i renziani è una mossa coerente con l’approccio di avere un ministro dell’Economia politico con un peso sufficiente a garantire la riuscita del programma economico del premier incaricato Matteo Renzi. E Fassino è uno dei primi a essersi schierato con il sindaco di Firenze. Se invece si opta per il ministro tecnico, i nomi sono sempre quelli: Lucrezia Reichlin e il neopresidente dell’Istat Piercarlo Padoan.  (altro…)

Read Full Post »

Older Posts »