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Posts Tagged ‘stragi’

soffocatiLe vittime.

Il ragazzo sudanese falciato dal Tir e le centinaia di uomini,donne e bimbi senza nome spariti nei naufragi. In Libia come a Calais.Quasi 2.500 hanno perso la vita da inizio anno.Ecco chi sono.

Quanti sono? Quanti cadaveri ci ha portato questa lunga estate? Quante volte saremo costretti ancora a stare al passo con i numeri, aggiornare la conta dei morti? C’è sempre uno sbarco che sovrasta in tragicità e dimensioni quello precedente, c’è sempre una traversata che si presenta come «la più grande sciagura del mare del dopoguerra ». E muoiono, muoiono sempre, muoiono in tutti i modi. Soffocati. Schiacciati. Annegati. Assassinati. Avvelenati dai gas. Tra le onde e sui gommoni, nei cassoni dei camion, sotto le ruote degli autoarticolati, nelle stive, a poppa e a prua.

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Camera oscuraChi legge il Fatto dal 2009 sa con quanta passione e costanza ci siamo sempre occupati della trattativa Stato-mafia. Non perché siamo dei fissati o “l’organo delle procure”, come scrivono i fessi. Ma perché ce lo impone la nostra linea politica: la Costituzione del 1948. Quella che è stata calpestata – insieme alle tombe dei magistrati, degli agenti di scorta e dei cittadini caduti o feriti a Palermo, Firenze, Milano e Roma fra il 1992 e il ‘93   – da politici traditori e da alti ufficiali felloni. Gentaglia che piangeva ai funerali di Stato e intanto trescava con chi aveva seminato terrore e morte. Fingeva di indagare, e intanto depistava. Fingeva di pretendere tutta la verità, e intanto la nascondeva. La nostra battaglia per informare i cittadini è stata spesso solitaria. Ci siamo beccati querele, cause milionarie per danni, ironie, insulti. Ora che l’audizione del capo dello Stato ha costretto la grande stampa a occuparsi della trattativa col giusto risalto, ci toccano pure le lezioncine dei tuttologi del nulla, i quali ci spiegano che dai, su, in fondo si sapeva tutto, non c’è nessuna novità, siamo uomini di mondo, abbiamo fatto tre anni di militare a Cuneo. La verità, cari professorini, è che non si sapeva un cazzo. O meglio, sapevamo molte cose noi che le cercavamo e le scrivevamo, ma i cosiddetti servitori dello Stato facevano carriera a botte di “non so” e “non ricordo”, almeno finché qualche mafioso (Brusca, Spatuzza, Mutolo) o figlio di mafioso (il famigerato Massimo Ciancimino) non svelava altarini che li obbligavano a ricordare. (altro…)

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IraqL’orrore senza fine delle stragi dello Stato islamico Ottanta yazidi fucilati in un villaggio, le loro donne stuprate e rapite E in Siria le ong denunciano: “Almeno 700 uomini di una tribù sono stati uccisi” Adesso anche un altro popolo è a rischio. Iraq.

ERBIL – L’IRA jihadista sta per abbattersi su un’altra minoranza irachena mentre dalla Siria una ong diffonde la notizia di oltre 700 membri della tribù Chaitat sterminati dall’Is: dopo aver ucciso e stuprato centinaia di yazidi, in queste ore gli islamisti sunniti hanno cominciato a trucidare un altro popolo, anch’esso considerato apostata e ai loro occhi doppiamente colpevole, perché turcomanno e perché sciita.
Proprio come accade da tre settimane all’antica minoranza yazida a Sinyar, nel nord-ovest dell’Iraq, anche i turcomanni sciiti sono ora assediati nelle loro terre, ma questi non possono fuggire in montagna, perché da giorni sono completamente accerchiati dagli islamisti. Stavolta, la regione presa di mira è quella di Amerli, 170 chilometri a sud-est di Erbil. (altro…)

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BolognaIL PREMIER GARANTISCE DI APRIRE TUTTI GLI ARCHIVI SULLE STRAGI DI STATO I PARENTI DELLE VITTIME TEMONO CI SI FERMI ALLE BUONE INTENZIONI.

 Il presidente del Consiglio ha dato l’annuncio: desecretare gli atti relativi alle stragi e trasferirli all’Archivio di Stato. Da Piazza Fontana a Piazza della Loggia, dalla Stazione di Bologna a Ustica fino alle bombe di mafia del 1993. Tutto, dice Matteo Renzi intervistato domenica da Repubblica , sarà accessibile: annotazioni, informative, veline. Certo, la decisione presa venerdì scorso in una riunione al Comitato per la sicurezza nazionale (Cisr), non ha ancora una pianificazione concreta. Esattamente quella che chiedono le associazioni delle vittime di queste stragi.   (altro…)

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Vent’anni fa le stragi di Capaci e via d’Amelio hanno radicalmente cambiato la mia vita. La ferocia spietata dei corleonesi e dei loro complici voleva cancellare libertà e diritti, aprendo sotto i piedi dell’Italia l’abisso spaventoso di uno Stato-mafia o narco-Stato. Mi sembrò doveroso mettermi a disposizione e chiedere di essere trasferito da Torino a Palermo, nella convinzione che proprio da Palermo doveva ripartire la strada che avrebbe consentito alla nostra democrazia di resistere. Cominciò così la mia esperienza di capo della Procura di quella città. Una fatica, nel ricordo di Falcone e Borsellino, condivisa per quasi sette anni con un’infinità di persone coraggiose.
UNA FATICA supportata all’inizio dalla concordia granitica sugli obiettivi antimafia che cementò l’intiero nostro Paese. Resa poi più gravosa dal progressivo allentamento di tale concordia, col riaffiorare di antiche posizioni (che già avevano intralciato il lavoro di Falcone e Borsellino) preoccupate di bloccare l’applicazione diffusa e intransigente delle regole anche nei confronti degli imputati “eccellenti” accusati di collusione con la mafia. Proprio l’eredità di Falcone e Borsellino imponeva di non arrendersi nonostante l’infoltirsi delle schiere degli oppositori dichiarati e dei finti neutrali. (altro…)

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Una delle offese più sanguinose che si possono infliggere alla memoria di Giovanni Falcone è quella di immaginare, dopo la sua morte, che cosa avrebbe fatto o detto. Eppure questo estremo oltraggio è stato per vent’anni lo sport preferito di molti politici e commentatori, che hanno tentato di usare la sua salma come arma contundente per colpire i magistrati antimafia vivi. “Falcone non avrebbe fatto il processo Andreotti, indagato su Dell’Utri, nè sulle trattative Stato-mafia”. Nessuno può sapere quel che avrebbe fatto Falcone, dinanzi ai nuovi sconvolgenti scenari che si sono aperti dopo la strage di Capaci, quando finalmente centinaia di collaboratori di giustizia si decisero a oltrepassare la soglia che, lui vivo, nessuno aveva mai osato valicare: quella dei rapporti fra mafia e classi dirigenti. Sappiamo però come operava Falcone: basta leggere gli atti delle sue indagini e dei suoi processi, per farsene un’idea. Chi conosce quelle carte, sa bene che nessun magistrato degno di questo nome avrebbe potuto esimersi dal dovere costituzionale di indagare sulle collusioni emerse nell’ultimo ventennio. (altro…)

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Si conferma il Gheddafi di sempre quello che al telefono ha detto a Silvio Berlusconi «qui va tutto bene». Il tappetaro che vive di merce contraffatta, muore di merce contraffatta. L´unico Gheddafi vero è quello falso. E infatti l´Italia che ancora ha disperatamente evocato, quella che – ha inventato – insieme con gli Americani e con Bin Laden «fornisce micidiali razzi» ai ribelli di Bengasi, è di nuovo l´Italia di propaganda che non è mai esistita.  
Ed è, questo estremo rilancio del Satana italiano, l´ultimo esorcismo pubblico a cui si aggrappa il dittatore ormai dannato. Gheddafi è il solo al mondo che chiama «grande impero» quel nostro colonialismo straccione che ieri, come ultima vittoria, ha annesso nella casa del Grande Fratello la bella libica Raje, finta bionda come quella figlia che lo stesso papà Gheddafi soprannominò «la Claudia Schiffer dell´Africa». (altro…)

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Il pentito indica Lorenzo Narracci
ex agente del Sisde adesso all’Aisi
La Procura: “La sicurezza non c’è”
Palermo, indagato il generale Mori
“I padrini li ho sempre combattuti”.

 

A dividerli c’era un vetro. Da un lato il pentito Gaspare Spatuzza. Dall’altro l’ex agente del Sisde, ora all’Aisi, Lorenzo Narracci. All’ex mafioso i pm di Caltanissetta, che hanno riaperto le indagini sulle stragi del ’92, hanno chiesto se lo 007 fosse «la persona esterna alla mafia» che, secondo il collaboratore, avrebbe partecipato ai preparativi dell’eccidio di via D’Amelio. «È lo stesso che mi avevate mostrato in foto», ha risposto. Tra Narracci e l’uomo visto mentre veniva imbottita di tritolo la Fiat 126 usata per uccidere Borsellino ci sarebbe una somiglianza. Spatuzza, però, non è stato in grado di andare oltre e dare risposte certe.

Mentre a Caltanissetta si torna a parlare dei misteri sulle stragi del ’92, a Palermo, l’ex generale dell’Arma Mario Mori torna protagonista della cronaca giudiziaria ritrovandosi iscritto nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta trattativa tra Stato e mafia. Un capitolo che si intreccia con quello degli eccidi del ’92: la trattativa, secondo i pm, sarebbe stata intrapresa da apparati istituzionali proprio per fermare la stagione di sangue inaugurata da Cosa nostra con l’assassinio del giudice Giovanni Falcone. (altro…)

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