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Posts Tagged ‘telecom’

Nardi

TUTTI ZITTI NEL GIORNO IN CUI GLI SPAGNOLI VANNO AVANTI NELLA BATTAGLIA PER LA SOCIETÀ. PARLANO SOLO ZANONATO E IL PREMIER: “IL GOVERNO È NEUTRALE” (CIOÈ LASCIA FARE).

Se serviva una plastica rappresentazione di quanto la politica sia ormai gregaria rispetto agli assetti del potere economico, gli eventi hanno provveduto a fornirla giusto ieri. Mentre a Milano, infatti, si decideva il futuro della più rilevante azienda di telecomunicazioni del Paese, il mondo politico elegantemente si sfilava e lasciava fare parlando d’altro. Fino al voto dell’assemblea dei soci di Telecom Italia – con l’eccezione di Enrico Letta e Flavio Zanonato, sollecitati a parlarne dai giornalisti – non una parola compariva sulle agenzie. (altro…)

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TelecomIL GOVERNO PREPARA I POTERI SPECIALI DELLA GOLDEN SHARE MA È TARDI LE ALTERNATIVE: CAMBIARE LE REGOLE SULLE SCALATE O TROVARE SOLDI FRESCHI.

Nella storia di Telecom i passaggi di controllo non sono mai stati pacifici. E anche questa volta il percorso che dovrebbe portare alla sottomissione (e poi alla fusione) con la spagnola Telefónica sarà pieno di battaglie e di incognite. La politica si è svegliata e da due giorni ha un solo argomento: se gli spagnoli salgono dal 46 al 70 e poi al 100 per cento di Telco, la holding che controlla Telecom con il 22,4 per cento del capitale, metteranno le mani sulla rete telefonica nazionale, cavi e software da cui passano quasi tutte le comunicazioni. Secondo i servizi segreti guidati da Giampiero Massolo, sarebbe addirittura a rischio la sovranità nazionale, stando alle indiscrezioni filtrate sulla relazione inviata ieri al Parlamento. (altro…)

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Telecom

RIVOLTA DEI CONSIGLIERI INDIPENDENTI GUIDATI DA ZINGALES CONTRO L’ACCORDO CON TELEFÓNICA.

Il destino di Telecom è segnato, comanderanno gli spagnoli di Telefónica, ma tutto il resto è da decidere. Le incognite sono tre: se il presidente Franco Bernabè si dimetterà, se ci sarà un aumento di capitale e che fine farà la rete fissa. All’improvviso la politica si è svegliata, infatti, e dal Pdl al Pd tutti chiedono che la stessa cosa, così sintetizzata dal premier Enrico Letta: “Non dobbiamo perdere asset strategici come la rete” Si allarma il Copasir, il comitato parlamentare che vigila sull’attività dei servizi segreti: il controllo di un gruppo straniero sulla rete “pone seri problemi di sicurezza nazionale”, dice il presidente, il leghista Giacomo Stucchi. Un allarme che secondo i nostri servizi è prematuro. Antonio Catricalà, viceministro dello Sviluppo, dice al Senato: “Il governo è stato avvertito a cose fatte”.  (altro…)

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NELLA grandiosa svendita di fine stagione che si sta consumando su Telecom non si salva nessuno. Al dolo di un capitalismo indecente, che scappa col malloppo e lucra i suoi ultimi affarucci sulla pelle di utenti, risparmiatori e lavoratori, si somma la colpa di una politica impotente, che piange le solite lacrime di coccodrillo sul latte già versato. All’inconcludenza dei controllori, che assistono silenti alle nefandezze di un «mercato» sospeso tra Far West e parco buoi, si somma l’impudenza dei manager, che bruciano risorse umane e finanziarie senza mai pagare dazio ma facendosi pagare bunus milionari. È agghiacciante scoprire che una delle ultime grandi aziende del Paese, per quanto fiaccata dalla concorrenza e schiantata dai debiti, possa passare di mano dall’oggi al domani senza che nessuno abbia saputo o abbia visto alcunchè. Non sapeva niente il presidente del Consiglio Letta, che adesso promette la sua tardiva «vigilanza». Non sapeva niente il presidente di Telecom Bernabè, che dichiara addirittura di aver appreso la notizia del blitz spagnolo dai comunicati stampa. (altro…)

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giannelli

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L'Italia in svendita

Abbiamo perso anche Telecom Italia. Gli spagnoli di Telefónica comprano il controllo su una delle più importanti aziende italiane, che in Borsa vale 7,7 miliardi di euro, per qualche spicciolo, 300 milioni. Non è un’acquisizione come quella del marchio Loro Piana di qualche mese fa: allora i francesi di Lvmh strapagarono per 2 miliardi l’eccellenza italiana nella moda. Nel caso di Telecom, il sedicente “salotto buono” della finanza regala agli spagnoli i resti di un’azienda che negli anni è stata “spolpata”, come ha detto il presidente Franco Bernabè. È una “storia italiana”, per citare lo slogan di un’altra azienda simbolo di questo nostro capitalismo, il Monte dei Paschi. Nella cronaca della distruzione di Telecom ci sono tutti: da Gianni Agnelli a Roberto Colaninno a Marco Tronchetti Provera e Corrado Passera. Da Intesa San-paolo a Mediobanca, Generali e Benetton. (altro…)

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Al via l’iter dell’operazione: la principale azienda di telecomunicazioni si vuole liberare dell’asset. Ma servono nuovi fondi per lo sviluppo: a pagare saranno gli operatori e di conseguenza i cittadini.

Per Telecom Italia si avvicina il momento della cessione della rete. E per i cittadini, oltre al danno di aver avuto per anni le bollette fra le più salate d’Europa per finanziare i dividendi ai soci, arriva anche la batosta finale. Quella che, secondo le ipotesi circolate nelle scorse settimane, appesantirà la Cassa Depositi e Prestiti, gestore dei risparmi postali degli italiani, di una quota rilevante di un asset in rame obsoleto valutato tra  8 e 16 miliardi di euro.

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L’UE ha tolto l’Italia dalla lista dei paesi cattivi (assieme a Lituania e Romania), chiudendo la procedura di infrazione, perché il rapporto debito pil è sceso sotto il 3%.
Questa notizia è un pò come la fine della tempesta, della poesia di Leopardi: finisce la crisi, finisce l’austerità, si può tornare alle care e vecchie abitudini.
E’ finita la tempesta: e ora il governo delle larghe intese anziché chiedersi delle ragioni che ci hanno portato alla crisi, può pensare alle riforme che interessano solo la casta.
Nemmeno la legge elettorale cambieranno: la bocciatura dell’emendamento di Giachetti nè la prova. Nemmeno nel PD si vuole abolire il porcellum.

Questo governo continuerà col solito giro di promesse: miliardi qua e miilardi là. Taglio delle tasse, sgravi per chi assume, investimenti nelle grandi opere. (altro…)

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RICATTO DI GOVERNO.
 
Nel giorno del no a Santoro, scompare dalla manovra una norma ammazza-Telecom sulla rete telefonica. Giovedì salta l’accordo con il giornalista e, miracolo, il progetto non c’è più.
 
La metafora di Giovanni Stella, confezionata un mese fa per il Fatto, annunciava la discesa in campo (televisivo) di Telecom: io aspetto paziente sotto il banano-Rai che ne scendano i macachi-conduttori. L’amministratore delegato di Telecom Italia Media rompeva il bipolarismo di Rai e Mediaset: ecco, diceva, La7 è disposta a prendersi il gruppo di giornalisti che il servizio pubblico e il Biscione, per motivi diversi ma di uguale matrice (il Cavaliere), non vogliono e non possono permettersi. Stava nascendo una televisione all’apparenza poco controllabile per il Silvio Berlusconi imprenditore e politico, ma estremamente influenzabile per la sua versione di capo del governo. La trattativa con Michele Santoro era chiusa, mancava un tratto di penna: la firma (alle prime voci, il titolo di La7 crebbe in un giorno del 20%; l’altroieri, al niet, ha perso il 4 e ieri il 3). (altro…)

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