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Posts Tagged ‘tfr’

Un lavoratore di 40 anni che guadagna circa 1.500 euro netti al mese, se decide di farsi mettere il Tfr in busta paga anziché averlo a fine carriera ne perderà il 28 per cento, cioè più di un quarto. Un cinquantenne con un reddito attuale netto di 26 mila euro, riceverà gradualmente 5.480 euro netti, vale a dire 137 euro il mese: in cambio, però, alla fine il taglio del suo Tfr sarà di 7.275.

Sono un paio tra le ìe prime simulazioni (Fonte: Progetica/Corriere della Sera) degli effetti concreti di una delle riforme più sbandierate dal governo Renzi, “in nome della libertà del lavoratore”. (altro…)

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Il TFR in busta paga
ROMA – Tre mensilità in più nel prossimo triennio. E fino al 15% di pensione integrativa in meno, per sempre. Uno scambio equo e ragionevole? Lo decideranno i milioni di italiani che grazie alla legge di Stabilità nel 2015 potranno dirottare il Tfr in busta paga, da marzo sino a giugno 2018. Se è vero che la scelta tenterà soprattutto le famiglie a basso reddito, bisognose di credito, in bolletta e dunque non avvezze a risparmiare (il 34% di questo segmento, secondo quanto calcolato ieri dall’Ufficio parlamentare di bilancio), è pur vero che tutti gli altri lavoratori potrebbero essere più sensibili alle sirene di Bankitalia. Laddove raccomanda al governo una valenza transitoria della misura poiché l’adesione soprattutto dei meno abbienti e dei giovani «aggrava il rischio che questi abbiano in futuro pensioni non adeguate». Il pericolo in effetti c’è. Ma il premier Renzi, intervistato ieri sera da Ballarò , ha ribattuto così: «Le pensioni dei giovani sono a rischio perché non lavorano, e non per il Tfr. I cittadini saranno liberi di decidere sul Tfr, non credo cambieremo la norma».

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Il TFR
Il ministro: nulla è ancora definito, valutiamo bene prima di intervenire Il presidente Bce alla Ue: “Prematuro dare giudizi adesso sui conti pubblici”.
WASHINGTON . Il Tfr subito in busta paga? «É un meccanismo molto delicato. Ha delle conseguenze da valutare bene», dichiara il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan. La commissione Ue minaccia di bocciare la legge di stabilità? «Dare un giudizio ora sarebbe prematuro», taglia corto il presidente della Bce, Mario Draghi.
Tfr e Def: sono queste le due più importanti notizie che emergono a conclusione del vertice Fmi.
Entrambe, per ragioni diverse, suonano come un avvertimento se non uno stop. Nel primo caso al premier Matteo Renzi, che vorrebbe il Tfr nelle retribuzioni già da gennaio. «Ci sono diverse ipotesi ma non è stato ancora definito il quadro generale», precisa però il ministro. Nel secondo caso lo stop pare rivolto alle autorità di Bruxelles dubbiose sulle manovre di Italia e Francia.

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Ancora ieri sera ad Otto e mezzo, la parlamentare Moretti spiegava come il TFR fosse un’operazione di restituizone di soldi agli italiani. Al chè, il direttore de Il fatto Padellaro, scuotendo la testa, cercava di spiegare che sono soldi già dei dipendenti.
Ma non importa, nella democrazia governata dalla televisione vince chi fa lo spot più efficace.
Che intorta più gli italiani.

Ma ora, la mission più difficile è intortare l’Europa, l’Ocse, con lo “scalpo” dell’articolo 18, che verrà discusso oggi in Senato.
Con decretazione d’urgenza.
Perché è urgente riformare per l’ennesima volta il lavoro e usare questa come vessillo da sbandierare in Europa. (altro…)

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I puntiOggi vertice tra l’Abi e i tecnici del governo Anche i Fondi pensione attendono chiarimenti.

MILANO – Le banche vogliono chiarimenti dal governo sul fronte Tfr prima di dare il via libera all’operazione. L’Associazione bancaria italiana (Abi) ha incontrato ieri i tecnici dell’esecutivo e oggi ci sarà il vertice ufficiale tra banche e governo per provare a sciogliere i dubbi sul provvedimento che porterà in busta paga la liquidazione dei lavoratori dipendenti. Un’iniziativa «volontaria», assicura la politica, che impegnerebbe però il credito ad anticipare solo nel 2014 fino a un massimo di 11 miliardi alle piccole e medie imprese tricolori. E che senza l’ok dell’Abi ben difficilmente potrebbe decollare.

Le bocche, come ovvio, sono cucite. Anche perché gli istituti aspettano di leggere un testo ufficiale. I testi circolati in questi giorni prevedono che a restituire il Tfr in busta paga ai dipendenti delle aziende con meno di 50 dipendenti — le uniche che lo trattengono in tesoreria — sia o un fondo compartecipato da Cassa depositi e dalle banche o gli istituti in prima persona. Un’intermediazione chiesta da Confindustria e necessaria per non creare problemi a realtà che utilizzano i soldi accantonati per il Tfr come riserva di liquidità a basso costo in un momento in cui il credito arrivacon il contagocce.

La formula prevista della bozze del governo non toccherebbe questo tesoretto. Le banche anticiperebbero i soldi in busta paga e solo al momento delle dimissioni del dipendente le aziende restituirebbero la liquidità accumulata agli istituti o al Fondo.
I nodi per l’Abi sono chiari: che ritorno garantiranno questi prestiti alle pmi? La liquidazione oggi ha un rendimento “automatico” (1,5% + il 175% dell’inflazione, in questo momento circa il 2,3%). Un tasso molto inferiore a quello medio praticato sui crediti alle imprese, il 2,89% a fine agosto, e molto basso soprattutto rispetto ai valori praticati a quelle più inaffidabili o a rischio. Il governo ha messo sul piatto la garanzia pubblica dell’Inps su questi fondi. E il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco ha in sostanza dato luce verde («le banche sono libere») all’utilizzo dei fondi raccolti con l’ultimo finanziamento Tltro della Bce — 23 miliardi chiesti dagli istituti italiani a un tasso agevolato dello 0,15% — per il finanziamento dell’operazione Tfr.

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Lo stop al contributo di solidarietà ripristinerebbe le norme in vigore per il pubblico impiego che non prevedevano la deducibilità.  Rimangono lo slittamento delle tredicesime e il posticipo della liquidazione. 

ROMA – Cancellato il contributo di solidarietà. Sì, ma per chi? Lavoratori del privato e autonomi, sicuramente. Almeno quelli che presentano regolare dichiarazione dei redditi. Perché la supertassa ora sparita dalla manovra bis, dopo mille polemiche e proteste (una “follia”, la definizione della presidente di Confindustria, Marcegaglia), in realtà risparmia solo alcuni dei 511 mila contribuenti dall´obbligo alla solidarietà di Stato, che ora festeggiano lo scampato obolo. Rimangono fuori, difatti, dipendenti pubblici e pensionati “d´oro”, per i quali il prelievo straordinario era già scattato. Dal primo gennaio di quest´anno per i primi (in base alla manovra 2010). Dal primo agosto per i secondi (in base alla manovra di luglio). (altro…)

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Tutti concordano sull’opportunità di cambiare il contributo di solidarietà.

ROMA – La quadra, come direbbe Umberto Bossi, ancora non c’è. E si capisce. Nelle due settimane che sono trascorse dal 13 agosto, giorno di presentazione del decreto bis che ha completato la manovra di correzione dei conti pubblici (55,4 miliardi nel 2014 e pareggio di bilancio già nel 2013), si sono accavallate troppe richieste di modifica, spesso contrastanti tra loro.

Tanto per dire: se si aumenta l’Iva si accontenta il Pdl (ma non Tremonti) e la Confindustria, ma si scontenta la Lega e si rompe con la Cisl di Bonanni. Oppure, tutti vogliono correggere o eliminare il cosiddetto contributo di solidarietà sui redditi oltre 90 mila euro e ridurre i tagli dei trasferimenti agli enti locali, ma poi si dividono sulle ricette per trovare le risorse alternative: il Pdl vorrebbe dare una stretta alle pensioni d’anzianità, la Lega rilancia con la «patrimoniale sugli evasori». Più in generale, tutti puntano su altre entrate e nessuno riesce a proporre di sostituire tagli con altri tagli.  (altro…)

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Rapporti tesi tra il Pd e la Cgil: causa di attrito lo stop generale del 6 settembre.

Se Camusso sceglie di non attaccare il partito di Bersani, gli altri segretari non gradiscono il «no» al 6 settembre: «Siano coerenti, siamo tutti contro la manovra.

In Cgil non è piaciuto affatto il fuoco di fila del Pd contro lo sciopero del 6 settembre, visto che la fase è molto grave, l’attacco al lavoro è forte: tutto ci si aspetta da un partito di opposizione, e soprattutto di centrosinistra, tranne che vada a criticare chi scende in piazza per difendere salari, pensioni e diritti già pesantemente martoriati dalla crisi e dal governo. Ma la leader Susanna Camusso, attentissima ai rapporti con tutte le realtà fuori dalla Cgil, ha scelto di non manifestare contrarietà, e se due giorni fa aveva detto a Pierluigi Bersani di rivolgere l’appello all’unità a Cisl e Uil e a tutti quelli che avevano firmato l’accordo del 28 giugno, stravolto dalla manovra, ieri è tornata sull’argomento ribadendo che «la posizione di Bersani è corretta»: «È uno strano dibattito questo, non è che agli scioperi generali dei sindacati debbano aderire i partiti», ha tagliato corto. (altro…)

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Chi paga. Tremonti toglie agli statali e agli anziani non autosufficienti. Sacconi completa l’opera autorizzando i licenziamenti senza giusta causa.

Oggi il testo arriva in Senato: tagli indiscriminati su pensioni e invalidi, attacco all’articolo 18 e ai contratti. Critiche anche dalla maggioranza I conti dettagliati sul gettito della «Robin» e del «super-prelievo». Il Pd: «Vanno stralciate le norme di Sacconi»
La manovra arriva oggi al Senato, ma la sua fisionomia è ancora poco chiara, soprattutto a causa delle divisioni interne alla maggioranza, che prefigurano possibili modifiche. Ieri comunque sono stati diffusi i contenuti dettagliati della Relazione tecnica, che spiegano ad esempio che la cosiddetta «Robin tax», la tassa sulle società energetiche italiane, porterà nelle casse dello Stato 1,88 miliardi di euro nel 2012 e 900 milioni sia nel 2013 che nel 2014. Ancora, la norma che armonizza la tassazione delle rendite finanziarie al 20%, con esclusione dei titoli di Stato, porterà a regime (cioè dal 2014) 1,9 miliardi di euro (ma nel 2012 e 2013 il gettito previsto è però rispettivamente di 1,5 e di 1,7 miliardi).  (altro…)

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I tagli alle Regioni e agli enti locali sono la parte più consistente della manovra e ovviamente non risparmiano la scuola. Il Decreto legge n. 138 lascia invariata la proroga fino al 31 dicembre 2014 delle vigenti disposizioni che limitano la crescita dei trattamenti economici anche accessori già stabilita nel DL. 98 tradotto nella legge n.111/11. Ancora nessuno ha spiegato cosa significhi però concretamente per il personale della scuola tale disposizione che inciderà anche nella attuazione del piano triennale delle nomine a tempo indeterminato. Per inciso vale la pena di segnalare che i trucchi governativi continuano perché chiamano precari anche quei docenti inidonei e gli Ata in mobilità, così dei 36 mila ATA da nominare in realtà i precari sono molti di meno. (altro…)

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ALLO STUDIO DEI TECNICI L’IPOTESI DI CONSENTIRE LA SCELTA.

Rinvio di due anni per 19 mila statali.

ROMA – «Tremonti ha trovato un’idea sul Tfr per il raddoppio dello stipendio dei lavoratori». Aveva detto sibillino Umberto Bossi, all’indomani dell’approvazione della manovra, per risollevare gli animi depressi, senza però aggiungere di più. Poi ci è tornato anche nel comizio di Ferragosto da Ponte di Legno: «Avrete una grande sorpresa tra poco, il Tfr in busta paga, prima che scompaia anche quello ». E anche il ministro Roberto Calderoli qualche giorno fa aveva evocato un «intervento » per «mettere liquidità nel sistema ». (altro…)

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I numeri della manovra aspettando la stangata tris degli enti locali. Bersani: “Più equità”.

 

Quattro miliardi dall’aumento dell’età pensionabile delle donne, 3,8 dal contributo di solidarietà, 3,6 dalla Robin Tax, 800 milioni dai nuovi studi di settore. Sono i dati della Relazione tecnica allegata al provvedimento, ma altri sacrifici saranno imposti da Regioni e Comuni per compensare i tagli. Il leader dell’opposizione pone le condizioni per il confronto in Parlamento. (altro…)

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«Provo un senso di frustrazione e una rabbia enorme per i provvedimenti del governo».

Caro Direttore,
non sono mai stato un «fannullone». Sono uno dei tanti dipendenti ministeriali di fascia media (guadagno 1.500 euro al mese) che da più di venti anni fa ogni giorno il suo dovere, conciliando il lavoro in ufficio e la famiglia, in una città caotica e difficile come Roma.

LA FRUSTRAZIONE – Ecco perché provo un senso di frustrazione e una rabbia enorme per i provvedimenti del governo che, ancora una volta, colpiscono tanti lavoratori pubblici bravi, onesti, professionalmente preparati (sono la stragrande maggioranza, le assicuro). Non bastava già il blocco dei contratti dal 2009 fino al 2014, la visita fiscale anche per un giorno di malattia, il taglio degli straordinari, delle missioni e di tutte competenze accessorie. Adesso dovremo persino aspettare più di due anni per prendere la liquidazione, cioè soldi nostri, messi da parte nell’arco di una vita, con tanti sacrifici e rinunce. (altro…)

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La manovra economica non testimonia solo della riluttanza con cui il governo ha ammesso la crisi, né solo della cessione di sovranità, verso istanze esterne, che questo ritardo ha determinato. L´articolazione della manovra, che colpisce soprattutto il reddito fisso, contiene in sé anche un significato simbolico e politico. Ben chiaro a Berlusconi e ai giornali di destra, che piangono sul ceto medio tartassato anche da una imposta aggiuntiva per chi guadagna oltre i 90.000 euro l´anno (il reddito fisso di livello basso a loro non interessa).
Si tratta in realtà di lacrime fuori posto, propagandistiche e vittimistiche, che distolgono l´attenzione dai veri soggetti colpiti (appunto, l´intero lavoro dipendente in quanto tale). (altro…)

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La crociata ideologica del centrodestra.    Brunetta: “Io non mortifico nessuno, sono un professore dipendente dello Stato italiano”. Revelli: “Il governo di Berlusconi non è moderato, il dito di Bossi ne è diventato il vero emblema”. Un controsenso che penalizza anche chi ha sempre lavorato con efficienza. Le nuove misure: trasferimenti forzati, liquidazione differita e tredicesime congelate. Cacciari: “Anche la sinistra li bastona, seghiamo sempre il ramo sul quale siamo seduti”. Pezzotta: “In Francia ministeri efficienti e tutelati aiutano il rilancio dell´economia”.

Se devi risparmiare, tartassa lo statale. Tu non sai perché ma lui sì. Il tiro al dipendente pubblico non è un´invenzione di Tremonti e Brunetta. E´ anzi, come confermano molti testimoni d´eccezione, un filo rosso che attraversa gli anni Duemila in Italia. (altro…)

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Solo 70mila autonomi dichiarano più di 90mila euro. L´evasione distorce l´attendibilità dei dati sui redditi. La vera piramide sociale del Paese non è quella delle statistiche ufficiali. La ricchezza netta delle famiglie italiane è pari, in media, a 153 mila euro.Nel 2010, in Italia si sono vendute, fra fuoristrada e deluxe, un po´ meno di 350 mila vetture di grossa cilindrata. Chi paga? Il conto della megastangata, servita in due razioni dal governo, ricade in larga misura sui ceti medi e popolari. Colpiti, a luglio, dai tagli sulle deduzioni fiscali, sulle indennità assistenziali, sugli asili e gli altri servizi che i Comuni, con i bilanci all´osso, saranno costretti a ridurre. E, adesso, dai blocchi delle tredicesime e dai licenziamenti facili. Ma, nella “Manovra 2″, fa capolino l´intenzione di chiamare all´appello anche chi sta all´altro capo della piramide sociale. Sui ricchi si abbatte il rincaro delle tasse sulle cedole dei fondi e delle obbligazioni, in parte compensata dalla minore tassazione dei depositi bancari. (altro…)

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Liquidazione congelata per 2 anni. I sindacati: è odio di classe.  Saranno vietate, nel comparto pubblico, le promozioni e i premi alla fine della carriera

ROMA – Il “capo”, se lo ritiene utile ai fini della produzione, potrà trasferirli per poco tempo o per sempre, ma rischiano anche di ricevere la tredicesima a rate e senza interessi, e per la buonuscita dovranno aspettare due anni. In più, a fine carriera niente promozioni, niente premi che possano in qualche modo dare una piccola spinta all´assegno previdenziale.
La manovra bis, come già la prima varata a luglio, incide con decisione sul pubblico impiego, tanto che i sindacati del settore parlano di «odio di classe». Ecco le principali novità contenute nel decreto. (altro…)

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Sintesi della manovra per Berlusconi: “Il mio cuore gronda sangue, ma ho dovuto farlo per il bene del Paese”.
Sintesi della manovra per Tremonti: “La mia coscienza è tranquilla perché ho operato per il bene del Paese”.

Sintesi della manovra per noi commentatori cattivi secondo il ministro Sacconi: “È una tardiva e inutile schifezza”.

Queste sono le sintesi, ma ora andiamo alle analisi. Questo decreto-manovra che modifica dopo appena due settimane il decreto approvato in tre giorni dal Parlamento, rappresenta il combinato disposto d’un asprissimo conflitto tra Berlusconi e Tremonti nel corso del quale l’uno e l’altro si sono paralizzati a vicenda. Il primo aveva come sponda e come scusante Mario Draghi e la Bce, il secondo combatteva da solo e con un braccio legato da una catastrofe incombente da lui non prevista. (altro…)

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La vera novità contenuta nel decreto legge varato ieri sera dal Consiglio dei ministri per «ristrutturare» (e non solo anticipare) la manovra sui conti pubblici riguarda i dipendenti statali.
Non più solo i dirigenti (che già con manovra varata a luglio dovranno versare un contributo di solidarietà), ma tutti i dipendenti che hanno come datore di lavoro lo Stato, cioè quasi 3 milioni e mezzo di persone, saranno interessati dalle nuove norme decise dal governo.
Ecco le misure. La prima è, diciamo così, una «messa in mora». Se gli obiettivi fissati di riduzione delle spese dei ministeri non verranno rispettati, ci sarà il congelamento delle tredicesime mensilità dei dipendenti del pubblico impiego. È ovviamente una norma draconiana che spinge le amministrazioni a non prendere sotto gamba la necessità di rispettare al millimetro i tagli decisi dal governo. (altro…)

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