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Posts Tagged ‘tiziano terzani’

Il «contraccolpo» dell’attacco alle Torri Gemelle ed al Pentagono avrebbe a che fare con tutta una serie di fatti di questo tipo: fatti che vanno dal colpo di Stato ispirato dalla Cia contro Mossadeq nel 1953, seguito dall’installazione dello Shah in Iran, alla Guerra del Golfo, con la conseguente permanenza delle truppe americane nella penisola araba, in particolare l’Arabia Saudita dove sono i luoghi sacri dell’Islam.
Secondo Chalmers Johnson sarebbe stata questa politica americana «a convincere tanta brava gente in tutto il mondo islamico che gli Stati Uniti sono un implacabile nemico». Così si spiegherebbe il virulento anti-americanismo diffuso nel mondo musulmano e che oggi tanto sorprende gli Stati Uniti ed i loro alleati. Esatta o meno che sia l’analisi di Johnson, è evidente che al fondo di tutti i problemi odierni degli americani e nostri nel Medio Oriente c’è, a parte la questione israeliano-palestinese, la ossessiva preoccupazione occidentale di far restare nelle mani di regimi «amici», qualunque essi fossero, le riserve petrolifere della regione. Questa è stata la trappola. L’occasione per uscirne è ora. (altro…)

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Terzani, dialogo su vita e morte .”Più che un film un’esperienza unica”.

“La fine è il mio inizio”, dall’omonimo bestseller del grande giornalista scomparso: senza alcun cedimento allo spettacolo, il confronto tra il protagonista (Bruno Ganz) e suo figlio Folco, interpretato da Elio Germano. Che ricorda i suoi due mesi sul set. E il “vero” Folco racconta suo padre: “Era un esploratore, un pellegrino a pagamento”.

ROMA – E’ una sfida alle leggi dell’intrattenimento a ogni costo La fine è il mio inizio, film tedesco con Bruno Ganz ed Elio Germano tratto dall’omonimo bestseller di Tiziano Terzani (edito da Longanesi). E lo è per il coraggio di costruire un’opera cinematografica solo sulle parole, sugli sguardi e sui silenzi dei protagonisti, oltre che sulla bellezza di un paesaggio incontamitato. Nessuna scena anche vagamente d’azione, nessuna indulgenza verso il melodramma. Ma invece lo sviscerare tanti temi di solito rimossi, specie su grande schermo: la vita, la morte, la malattia, il rapporto tra l’uomo e la natura che lo circonda. Il tutto raccontato attraverso le riflessioni del grande giornalista e scrittore (scomparso nel 2004), giunto alla fase terminale del cancro che lo ha portato via, e affidate alla memoria del figlio Folco.

LA VIDEOINTERVISTA 1LE IMMAGINI 2IL TRAILER 3

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Ogni posto è una miniera. Basta lasciarcisi andare.

Darsi tempo, stare seduti in una casa da tè a osservare la gente

che passa, mettersi in un angolo del mercato, andare a farsi i capelli

e poi seguire il bandolo di una matassa che può cominciare

con una parola, con un incontro, con l’amico di un amico

di una persona che si è appena incontrata e il posto

più scialbo, più insignificante della terra diventa uno

specchio del mondo, una finestra sulla vita, un teatro

d’umanità dinanzi al quale ci si potrebbe fermare

senza più il bisogno di andare altrove.

La miniera è esattamente là dove si è: basta scavare.

Tiziano Terzani

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“Non ci sono scorciatoie che possono indicare il Cammino.

I libri, i maestri, le religioni, i terapeuti, possono aiutare, servono, ma

come gli ascensori che ci portano su facendoci risparmiare le scale.

L’ultimo pezzo del cammino che conduce sul tetto dal quale si vede il

mondo, l’ultimo pezzo va fatto a piedi, da soli” .

Tiziano Terzani

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Esce da Longanesi un romanzo per immagini (scattate con la «vecchia Leica») dello scrittore morto nel 2004.

Al figlio Folco, che lo esortava a seguire la via della conoscenza liberandosi di tutto, «perfino dei vestiti», Tiziano Terzani rispondeva che non servivano gesti simbolici, e che gli interessava soltanto «capire». Il percorso della sua ricerca, prima da giovane inviato nell’Oriente di guerre e rivoluzioni, dal Vietnam alla Cina, poi in un’Asia sempre più profonda, dalla Cambogia al Tibet, si ritrova scandito nei numerosi libri del giornalista e scrittore fiorentino, scomparso nel 2004, e si dipana anche nel nuovo libro, postumo, che è quasi un romanzo per immagini, Un mondo che non esiste più (pp. 304, 22 euro), con fotografie e testi scelti da Folco Terzani, in uscita per Longanesi il 30 settembre.

Le immagini sono quelle scattate dallo scrittore con la sua «vecchia Leica», selezionate «tra migliaia di foto – ci spiega il figlio Folco – che lui quassù in montagna tirava fuori dalle casse, quando si chiacchierava, per raccontare la storia che c’era dietro ogni scatto». Accanto alle foto, nel libro si trovano testi inediti e editi che narrano la sua esperienza, e di foto in foto, di testo in testo, si distinguono le tappe di una vita non comune, dalla testimonianza sulla guerra del Vietnam («perché volevo capire la guerra e la rivoluzione», scrive Tiziano Terzani), alla Cina post Mao, dove Terzani, tra i primi giornalisti a entrare nel Paese nell’80, fotografa «affascinato» piazze e folle immense («una delle poche grandi civiltà dell’umanità»), ma anche i volti del regime, «l’incubo dei cinesi».

A poco a poco l’Asia si rivela nei villaggi e nelle tradizioni, ma mostra anche l’avanzata «dell’etica dei mercanti» e lo strapotere economico, in Giappone, in India, nel Tibet, dove si affinano i temi di Terzani, contro la guerra, contro la distruzione della natura e dell’uomo. Fino all’Himalaya, dove pur non essendo «mai diventato buddista», come ricorda il figlio («sempre scetticissimo di tutto, sempre fiorentino, anche se sentiva qualcosa in questa filosofia eterna») si ritira in una baita a scrivere. «Lui aveva capito l’estrema grandezza del mondo. S’è permesso di sembrare matto – afferma Folco – e si chiedeva come i colleghi potessero raccontare sempre le stesse cose, le stesse guerre. Ai giovani diceva: andate a scoprire il mondo arabo, misterioso com’era un tempo l’Asia. Gli sarebbe piaciuto farlo. E il libro, raccontando la sua avventura, dice: vai a fare una vita tua, inventala, è possibile, fallo».

 Ida Bozzi

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pazzoperrepubblica

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