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Posts Tagged ‘TONIA MASTROBUONI’

I cristiano-democratici perdono quasi il 9% e con il “no” dell’Spd alla Grosse Koalition devono trattare con Fdp e Grünen: intesa non semplice.

Cori “Angie, Angie”, applausi, sorrisi, una trentina di ragazzi sotto al palco cercano di scaldare l’atmosfera ma la faccia lunga di Angela Merkel dice più di mille parole, quando sale lentamente i gradini, accompagnata dal ministro dell’Interno della Baviera, Joachim Herrmann, in rappresentanza della Csu. La verità è difficile da nascondere, soprattutto sul palco del quartier generale della Cdu: queste elezioni cambiano la storia e l’ultima legislatura della cancelliera potrebbe rivelarsi la più difficile.

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leuropa

Oggi vertice Merkel-Lagarde su Atene, preoccupa la Francia

Il presidente della Bce Draghi accerchiato: da una parte la ripresa dell’inflazione, dall’altra le varie elezioni.

BERLINO – Oggi la numero uno del Fmi, Christine Lagarde, sarà a Berlino per incontrare Angela Merkel. Intanto il suo vice, David Lipton, l’ha preceduta nella capitale e ha espresso fiducia nella possibilità di un accordo con Atene: «Vorremmo essere nella posizione di aiutare la Grecia». Un ottimismo che sa di déjà vu. E se c’è un déjà vu che i conservatori tedeschi non possono permettersi, è quello di un braccio di ferro sulla Grecia in piena campagna elettorale. Secondo una fonte autorevole, nell’ultimo incontro con Mario Draghi, la cancelliera gliene ha parlato.

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merkel

I populisti dell’Afd la accusano di “importare il terrorismo”. Ma anche nel suo partito, nonostante una stretta già annunciata, le politiche dell’accoglienza della Cancelliera sono in discussione.

Profughi e sicurezza, Merkel sotto attacco.

BERLINO – Il lutto non si addice a Berlino. La capitale che non dorme mai si è riempita ieri di rabbia e di paura. Dodici morti e 48 feriti nel più grave attacco di sempre e nel pomeriggio la polizia è costretta ad ammettere: non sappiamo chi è stato.

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Il caso.

La cancelliera punta a un accordo sullo stile di quello firmato con la Turchia. E Il Cairo avverte: “Nel nostro Paese sono ammassati 5 milioni di rifugiati”. La leader tedesca al vertice di Vienna: “Pronti ad accogliere ogni mese in Germania centinaia di migranti da Italia e Grecia”.

BERLINO – L’EGITTO è la nuova polveriera dei profughi. E Angela Merkel ci sta lavorando. Soprattutto per ragioni di politica interna, per rivendersi con il suo elettorato in fuga un secondo accordo internazionale, dopo quello firmato con la Turchia, che limiti i flussi dei rifugiati. Per Al Sisi, una felice coincidenza.
IL presidente egiziano vuole incassare almeno un miliardo di euro di aiuti dalla Ue e un prestito da dodici miliardi di dollari ancora in sospeso del Fmi. L’interesse crescente della cancelliera tedesca a concludere un’intesa con lui è una manna dal cielo.
La crisi dei profughi sta raggiungendo dimensioni preoccupanti anche nel Paese di Al Sisi, e molti indizi suggeriscono che la cancelliera si sia convinta che sia arrivato il momento che l’Unione europea elabori con il Cairo un accordo simile a quello sottoscritto l’anno scorso con la Turchia. Lo ha esplicitato anche ieri, dal vertice di Vienna con altri nove Stati dei Balcani, ribadendo che per limitare i flussi «occorre concludere accordi con Paesi terzi, specificamente in Africa, ma anche con il Pakistan o l’Afghanistan». Chi non ha il diritto di restare, ha aggiunto, «deve essere rimpatriato». «La Germania ha poi aggiunto Merkel – accoglierà ogni mese da Italia e Grecia centinaia di profughi con il permesso di soggiorno ».
Alla fine di agosto, l’allora viceministro degli Esteri egiziano, Hisham Badr, rivelò le presunte dimensioni allarmanti dell’emergenza profughi nel suo Paese e mandò un messaggio piuttosto esplicito all’Unione europea. Sono cinque milioni, sostenne, i rifugiati che si stanno ammassando nel Paese, fece sapere, mezzo milione dei quali provenienti dalla Siria. E l’Egitto spende 300 milioni all’anno per loro. Badr accompagnò quelle dichiarazioni con una critica esplicita alla Turchia, che avrebbe incassato sei miliardi dalla Ue, mentre l’Egitto no. E che manderebbe clandestinamente migliaia di siriani nel Paese di Al Sisi.
Durante un vertice con la cancelliera, raccontato da un’autorevole fonte parlamentare, Al Sisi le avrebbe chiesto dunque nei mesi scorsi un miliardo di euro per tenere sotto controllo i rifugiati. Ma al recentissimo G20 cinese, sia Merkel, sia la direttrice del Fmi, Christine Lagarde, avrebbero chiarito con il presidente egiziano un concetto: Il Cairo incasserà il prestito da dodici miliardi di euro del Fmi soltanto se manterrà i profughi sotto controllo.
L’intesa con Erdogan, modello per altre intese con i Paesi africani e asiatici, come Merkel ha chiarito ieri, sta funzionando, su quel tratto di costa (purtroppo, anche l’orrendo blocco dei muri lungo i Balcani). Nei primi nove mesi di quest’anno, secondo l’Alto commissariato per i rifugiati, 300mila persone hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere le coste europee, in primo luogo l’Italia. Molti meno dei 520mila dei primi nove mesi del 2015. Certo, i numeri delle partenze dall’Egitto non sono gli stessi della Turchia, e dunque anche i tempi non sono stringenti come quelli dettati dalle centinaia di migliaia di persone che si misero in marcia l’anno scorso verso l’Europa attraverso il Paese di Erdogan e poi proseguendo per i Balcani. Numeri che costrinsero la Ue a buttare giù e ad approvare frettolosamente un accordo con Erdogan. Dall’Egitto arrivano per ora un migrante su dieci che tenta la traversata del Mediterraneo. Ma si moltiplicano le morti, come risulta anche dai tragici incidenti dei giorni scorsi nel Mediterraneo. Soprattutto, per Merkel è importante dimostrare con i suoi nemici nel partito e con l’opinione pubblica che la scommessa di non mettere un tetto agli ingressi ma di puntare piuttosto a ridurre le partenze stringendo intese con i Paesi di origine, funziona.
Certo, per difendersi da una nuova ondata di critiche feroci che piovvero su di lei quando fece l’intesa con l’autocrate Erdogan, Merkel sta mandando avanti anche altri. Nei giorni scorsi, non a caso, è stato il presidente tedesco del Parlamento europeo, Martin Schulz, a caldeggiare un negoziato con Al Sisi. «Dobbiamo intraprendere questa strada», ha detto in un’intervista con la Sueddeutsche Zeitung, dopo l’ennesimo drammatico naufragio di una barca con 600 migranti a bordo davanti alle coste egiziane, mercoledì scorso.
Articolo intero su La Repubblica del 25/09/2016.

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merkelLa cancelliera si assume la responsabilità per la disfatta elettorale a Berlino e fa mea culpa sui migranti “Vorrei tornare indietro per preparare meglio il governo a quello che abbiamo affrontato nel 2015”.

BERLINO – E’ stato un inchino, al partito, ai partner bavaresi della Csu, e agli elettori. Al quinto disastro elettorale regionale di seguito, Angela Merkel ha affrontato ieri la stampa riconoscendo le sue responsabilità anzitutto per la sconfitta a Berlino, dove il suo partito ha incassato il peggior risultato elettorale del dopoguerra. Ma è andata ben oltre.
Quello di ieri è stato un mea culpa radicale, che si è fermato soltanto dinanzi al rifiuto di stabilire un tetto ai profughi. Se avesse ceduto anche su questo, il passo successivo, obbligato, sarebbero state le dimissioni, ragiona una fonte vicina alla cancelliera.

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Dopo gli attacchi, la cancelliera presenta un piano “Non tradisco i miei valori”. Allarmi a Brema e Colonia.

EllekappaBERLINO – Non ha battuto ciglio. Neanche quando le hanno chiesto se si sentiva responsabile per gli attentati in Baviera o il successo crescente della destra populista dell’Afd. Dopo le tragedie dei giorni scorsi, e le critiche per non essersi recata finora nei luoghi degli attacchi, Angela Merkel ha anticipato la conferenza stampa “estiva” che tiene di solito al rientro dalle ferie. Ma non ha ceduto di un millimetro ai toni marziali degli alleati bavaresi e all’isteria dell’opposizione di destra. Ha elegantemente ignorato la proposta folle del governatore della Baviera di rispedire i rifugiati nei martoriati Paesi di provenienza e non ha tradito la promessa di un anno fa di mantenere le frontiere aperte ai profughi.

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lavoriPronto lo stop al confine, barriera con l’Ungheria Il presidente Fischer: “Costretti a misure aggiuntive”.

BERLINO – Falco non da oggi — ha già minacciato di mandare la polizia al confine con l’Italia — il ministro della Difesa austriaco Hans Peter Doskozil (SPÖ) si è aggiunto ieri al coro di intimidazioni del suo governo. Mentre le ruspe preparano la frontiera italo-austriaca all’eventuale ripristino dei controlli (e un’altra barriera è in preparazione al confine con l’Ungheria), il ministro socialdemocratico ha spiegato, durante il congresso tirolese del suo partito, che «se l’Italia si comporta come ci aspettiamo si comporti», cioè se lascia passare i migranti e i profughi verso il Brennero, «e la Germania si comporta come ci aspettiamo che si comporti », cioè li respinga al confine con l’Austria, il suo Paese rischia di diventare «una sala d’attesa».

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merkelOggi il vertice di Bruxelles: Berlino dovrà convincere i paesi europei a scommettere sul governo di Erdogan.

BERLINO – Quale momento più propizio per aggravare la stretta autocratica in Turchia, per chiudere i giornali e mostrare la faccia feroce. Dagli accordi con Erdogan dipendono attualmente la sopravvivenza di Schengen e il futuro politico di Angela Merkel. Alla vigilia di un vertice straordinario con il premier turco Davutoglu, la Ue sarà dunque costretta a voltarsi dall’altra parte, alla notizia del commissariamento del maggior quotidiano del paese. Il presidente turco rischia di incassare qualche timido rimbrotto sull’ennesimo, grave episodio di repressione contro la libertà di stampa, ma ha il coltello dalla parte del manico. Tuttavia, Ankara sta concedendo qualche margine alla Ue – e ad Angela Merkel – per sventare derive anti- Schengen, come il blocco austro- balcanico delle frontiere. (altro…)

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la fine

Strappo di Vienna alla vigilia del vertice di Bruxelles: “Aumentiamo la sicurezza dei confini sud, ingressi limitati”. La Croazia fissa nuovi limiti.

BERLINO – «La sicurezza dei confini sudi dell’Austria va massicciamente aumentata. Non è un compito facile, ma necessario». Werner Faymann, il cancelliere austriaco che fino a ieri imitava la strategia di Angela Merkel sui rifugiati persino prendendo in prestito le espressioni verbali della cancelliera, conferma la svolta a destra di Capodanno.

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L’INTERVISTA / LARS FELD, CONSIGLIERE ECONOMICO DI ANGELA MERKEL.

BERLINO – Direttore del Walter Eucken Institut, Lars Feld è uno dei “cinque saggi“ che consigliano Angela Merkel e il governo tedesco sull’economia. La sua nota sintonia con Wolfgang Schaeuble è palese, anche in questa intervista.
Cosa pensa della proposta di un ministro delle Finanze europeo?
«Sono molto scettico. Chi lo propone ha ragione quando sostiene che, con poteri di intervento adeguati sui bilanci nazionali, possa aiutare a far rispettare il Patto di stabilità. Ma l’esperienza con gli Stati federali dimostra che questi poteri di intervento funzionano male. E i Paesi membri difficilmente si lasciano limitare nella loro autonomia fiscale».

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TORINO. C’ è chi li chiama bamboccioni, chi, citando una commedia francese di qualche anno fa su una famiglia che non riesce a cacciare il figlio trentenne inchiodato a casa, Tanguy. La verità è che se in Italia milioni di giovani hanno un problema a costruirsi un’esistenza fuori dalla famiglia, i motivi sono solo in parte antropologici. E più che a indolenti ragazzoni che preferiscono farsi lavare i calzoni dalle madri a quarant’anni, in mancanza di politiche pubbliche che li tutelino, i giovani somigliano sempre di più a funamboli senza rete. E la recessione ha avuto solamente l’effetto di rendere evidenti i difetti del sistema che stanno condannando ormai quasi due generazioni a stare peggio delle precedenti. (altro…)

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