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Posts Tagged ‘trattativa stato-mafia’

siamotuttidimatteo

“Siamo tutti Nino Di Matteo, perché nessuno può trovarsi in pericolo di vita solo perché sta facendo il suo dovere. E invece di venire isolato dovrebbe essere sostenuto da tutte le più alte cariche dello Stato, perché Di Matteo può considerarsi un uomo di Stato. Rappresenta quello Stato che cerca di far luce su episodi oscuri, quello Stato che cerca la verità. E, a prescindere dalla condivisione o meno dell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, dall’esito dei processi e delle indagini, dalla considerazione che si può avere dei personaggi coinvolti nella vicenda, Di Matteo e gli altri pm che indagano sulla trattativa andrebbero sostenuti. Senza entrare nel merito della questione ma per il solo motivo che – fra mille difficoltà e inquinamenti, con la contrapposizione di poteri forti, non ultimo il presidente Napolitano – continuano nella ricerca, almeno, di una verità giudiziaria. (altro…)

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Procura di Palermo

Ieri, con la nomina di Franco Lo Voi a successore di Francesco Messineo, il Palazzo si è ripreso la Procura di Palermo che aveva dovuto mollare 22 anni fa, dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, con la rivolta dei pm ragazzini cresciuti al fianco di Falcone e Borsellino che misero in fuga il famigerato Pietro Giammanco e propiziarono l’arrivo di Gian Carlo Caselli. Ora quella stagione che, fra alti e bassi, aveva garantito risultati eccezionali nella lotta a Cosa Nostra e ai suoi tentacoli politico-affaristico-istituzionali, si chiude violentemente con un colpo di mano che ha nel Csm l’esecutore materiale e negli alti vertici dello Stati e dei partiti i mandanti. Un replay, ma in peggio, dell’operazione che nel 1988 portò l’anziano Antonino Meli e non l’esperto Giovanni Falcone al vertice dell’Ufficio Istruzione. (altro…)

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SpadoliniColpo di Stato continuo Quando anche Mancino sospettava degli 007
LA STRANA ESTATE DEL 1993: LE BOMBE A ROMA E MILANO, IL BLACK OUT AI TELEFONI DI PALAZZO CHIGI E LA GRANDE PAURA DEL PRESIDENTE CIAMPI. IL GUARDASIGILLI CONSO CHIEDE SUL “CORRIERE” LA CHIUSURA DI SAN VITTORE E REGINA COELI PASSANO SOLO TRE MESI E FIRMA LA LIBERAZIONE DAL 41 BIS DI 334 BOSS MAFIOSI.

Nell’estate del 1993, una settimana dopo le bombe mafiose a Milano e Roma (cinque morti e decine di feriti), mentre il presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, il premier Carlo Azeglio Ciampi, i presidenti della Camera Giorgio Napolitano e del Senato Giovanni Spadolini parlavano fra loro del piano destabilizzante di Cosa Nostra per spazzare via il 41-bis approvato dal Parlamento appena undici mesi prima dopo via d’Amelio e temevano un colpo di Stato, il ministro dell’Interno Nicola Mancino ipotizzava trame eversive di pezzi dei vecchi servizi segreti e il ministro della Giustizia Giovanni Conso non trovava di meglio che annunciare pubblicamente la chiusura della carceri di San Vittore e Regina Coeli: guardacaso proprio quelle delle due città appena colpite dalla furia stragista di Cosa Nostra. Tre mesi dopo, Conso avrebbe “liberato” dal 41-bis ben 334 mafiosi detenuti.   È quanto emerge dalla lettura dei giornali di quei giorni. Una lettura molto interessante, perché smentisce platealmente tutte le sciocchezze che si dicono e si scrivono da tre settimane a questa parte, cioè dal giorno (28 ottobre 2014) della deposizione di Giorgio Napolitano davanti alla Corte d’Assise di Palermo al processo sulla trattativa Stato-mafia. (altro…)

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La lettera
Luigi Di Maio, Vice Presidente della Camera dei Deputati scrive 
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO MATTEO RENZI
AL MINISTRO DELL’INTERNO ANGELINO ALFANO 
E AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA ANDREA ORLANDO
 
chiedendo spiegazioni sulla perdurante inattività del Governo in merito alla già richiesta intensificazione delle protezioni previste per la salvaguardia dell’incolumità del PM Antonino Di Matteo, impegnato nelle indagini sulla Trattativa Stato-Mafia, alla luce delle ultime notizie di stampa che parlano dell’intensificarsi delle possibilità di un attentato nei suoi confronti.
Da altra-informazione.blogspot.it

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NinoDiMatteoMatteo di qua, Matteo di là, anche perché i Matteo sono due: Renzi e Salvini. Parlano dappertutto e ne parlano tutti. Poi c’è Di Matteo, nel senso di Nino, il pm di Palermo condannato a morte da Totò Riina, il quale – intercettato nell’ora d’aria con il boss pugliese Alberto Lorusso – non s’è limitato a “minacciarlo”, come scrive la stampa corazziera, ma ha ordinato una strage come a Capaci e in via D’Amelio: “Questo Di Matteo non se ne va, gli hanno rinforzato la scorta, e allora se fosse possibile ucciderlo, un’esecuzione come a quel tempo a Palermo. Organizziamola questa cosa, facciamola grossa e non parliamone più”. Era il 16 novembre 2013. In 12 mesi il capo dello Stato, pur così ciarliero fra esternazioni e moniti, non ha trovato due parole di solidarietà per questo servitore dello Stato. Nemmeno quando se l’è ritrovato davanti per testimoniare sulla trattativa Stato-mafia, e ha ricordato quando Cosa Nostra voleva far la pelle a lui e a Spadolini. Nemmeno ieri, quando Repubblica ha rivelato che una fonte “molto attendibile” ha raccontato (con le stesse parole di un’altra fonte che nel giugno ’92 preannunciò la strage di via D’Amelio) che “a Palermo è già arrivato il tritolo per Di Matteo”. (altro…)

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Napolitano
Pubblichiamo stralci della trascrizione della deposizione di Giorgio Napolitano nel processo sulla trattativa Stato-mafia, resa al Quirinale il 28 ottobre.

Giorgio Napolitano: Consapevole della responsabilità morale e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia conoscenza.   Presidente Alfredo Montalto: Benissimo, grazie. Allora, a questo punto possiamo dare la parola al pubblico ministero per l’inizio dell’esame vero e proprio.   Pm Vittorio Teresi: Signor presidente, lei sa che il nucleo centrale, l’argomento principale per il quale è stata richiesta e ammessa la sua testimonianza ha a oggetto la lettera che il consigliere D’Ambrosio le inviò il 18 giugno 2012. Prima di inviarle quella lettera, il consigliere D’Ambrosio gliela aveva preannunciata? E comunque le aveva esternato la sua volontà di dimettersi dall’incarico?   Napolitano: Assolutamente no, mi aveva solo trasmesso un senso di grande ansietà e anche un po’ di insofferenza per quello che era accaduto con la pubblicazione delle intercettazioni di telefonate tra lui stesso e il senatore Mancino, insofferenza che poi espresse più largamente nella lettera. (altro…)

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Camera oscuraChi legge il Fatto dal 2009 sa con quanta passione e costanza ci siamo sempre occupati della trattativa Stato-mafia. Non perché siamo dei fissati o “l’organo delle procure”, come scrivono i fessi. Ma perché ce lo impone la nostra linea politica: la Costituzione del 1948. Quella che è stata calpestata – insieme alle tombe dei magistrati, degli agenti di scorta e dei cittadini caduti o feriti a Palermo, Firenze, Milano e Roma fra il 1992 e il ‘93   – da politici traditori e da alti ufficiali felloni. Gentaglia che piangeva ai funerali di Stato e intanto trescava con chi aveva seminato terrore e morte. Fingeva di indagare, e intanto depistava. Fingeva di pretendere tutta la verità, e intanto la nascondeva. La nostra battaglia per informare i cittadini è stata spesso solitaria. Ci siamo beccati querele, cause milionarie per danni, ironie, insulti. Ora che l’audizione del capo dello Stato ha costretto la grande stampa a occuparsi della trattativa col giusto risalto, ci toccano pure le lezioncine dei tuttologi del nulla, i quali ci spiegano che dai, su, in fondo si sapeva tutto, non c’è nessuna novità, siamo uomini di mondo, abbiamo fatto tre anni di militare a Cuneo. La verità, cari professorini, è che non si sapeva un cazzo. O meglio, sapevamo molte cose noi che le cercavamo e le scrivevamo, ma i cosiddetti servitori dello Stato facevano carriera a botte di “non so” e “non ricordo”, almeno finché qualche mafioso (Brusca, Spatuzza, Mutolo) o figlio di mafioso (il famigerato Massimo Ciancimino) non svelava altarini che li obbligavano a ricordare. (altro…)

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Il ricatto mafioso

TRE ORE E MEZZA DI TESTIMONIANZA SU TUTTE E 40 LE DOMANDE DEI MAGISTRATI, PIÙ QUELLE DEI LEGALI. E LA CONFERMA DELL’IPOTESI ACCUSATORIA SULLO STATO RICATTATO DAI CORLEONESI.

Lo Stato sapeva di essere sottoposto a un ricatto da parte di Totò Riina nel 1993. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano lo ha raccontato ieri ai magistrati di Palermo saliti a Roma tra mille polemiche appositamente per sentirlo al Quirinale.   Erano due i principali filoni sui quali i pm si attendevano risposte dalla testimonianza del Capo dello Stato: la lettera di dimissioni del 18 giugno 2012 di Loris D’Ambrosio, nella quale il consigliere giuridico del Colle scriveva a Napolitano “Lei sa che di ciò ho scritto anche di recente su richiesta di Maria Falcone (nella prefazione di un libro, Ndr). E sa che, in quelle poche pagine, non ho esitato a fare cenno a episodi del periodo 1989- 1993 che mi preoccupano e fanno riflettere; che mi hanno portato a enucleare ipotesi – solo ipotesi- di cui ho detto anche ad altri, quasi preso anche dal vivo timore di essere stato allora considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi”. (altro…)

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La triade
La Triade dello Stato sapeva del ricatto: poi il governo sbracò
NAPOLITANO RICORDA LE CONSULTAZIONI CON SCALFARO E SPADOLINI SULLA PISTA CORLEONESE E IL MOVENTE DI ”AUT AUT” ALLE ISTITUZIONI. MA I SERVIZI DEPISTAVANO.

Chissà che cosa scriverà, ora, chi aveva teorizzato che la testimonianza di Napolitano era inutile, superflua, un pretestuoso accanimento dei pm di Palermo a caccia di vendette per il conflitto di attribuzioni, un pretesto per “mascariare” il presidente della Repubblica agli occhi degli italiani e del mondo intero, per trascinarlo nel fango della trattativa Stato-mafia, per spettacolarizzare mediaticamente un processo già morto in partenza sul piano del diritto, naturalmente per violare le sue prerogative autoimmunitarie, e altre scemenze. Quel che è accaduto ieri nella vecchia Sala Oscura del Quirinale è la smentita più plateale e, per certi versi, sorprendente di tutti gli inutili (quelli sì) fiumi d’inchiostro versati per un anno e mezzo da corazzieri, paggi e palafrenieri di complemento che, con l’aria di difendere Giorgio Napolitano, hanno guastato forse irrimediabilmente la sua immagine pubblica, spingendolo a trincerarsi dietro segreti immotivati, privilegi inesistenti, regole riscritte ad (suam) personam e spandendo tutt’intorno a lui una spessa e buia cortina fumogena che ha indotto molti cittadini a sospettare. (altro…)

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Napolitano

OGGI NAPOLITANO DEPONE, ESCLUSI I GIORNALISTI. NESSUN FILMATO, L’AUDIO LO REGISTRERÀ IL COLLE.

Si conosce solo l’orario d’inizio. Le dieci di stamattina, nella sala del Bronzino nota anche come “sala oscura”, perché non ha finestre sul mondo esterno. Poi tutto quello che accadrà al piano nobile del Quirinale sarà ignoto, in una sorta di blackout di stampo nordcoreano. Persino la disposizione di persone, una quarantina, tavoli e poltrone non è ammesso sapere. Giorgio Napolitano testimonierà al “buio” sulla trattativa tra Stato e mafia. Fino all’ultimo si sono moltiplicati gli appelli per dare trasparenza all’esame davanti alla Corte d’Appello di Palermo, in trasferta eccezionale a Roma. Il più autorevole ieri sul Corriere della Sera, a firma del quirinalista di via Solferino, Marzio Breda. Sembrava così che in giornata si fosse aperto uno spiraglio, ma alle sei di sera dagli uffici del consigliere per la stampa e per la comunicazione la risposta è stata laconica: “Non sono ammessi giornalisti”. (altro…)

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Napolitano

Non contento di aver impartito per otto anni ordini e moniti a tutte le categorie professionali, dai parlamenti ai governi, dai partiti di maggioranza a quelli di opposizione, dagli elettori ai magistrati, dalla Consulta ai giornalisti, dai movimenti di piazza ai sindacati, dagli storici agl’intellettuali, senza dimenticare i calciatori, i produttori cinematografici, i registi e gli attori, con l’eccezione forse dei cantanti e dei trapezisti, Re Giorgio I e II di Borbone ha voluto insegnare ai pm antimafia come si fa il pm antimafia. L’ha fatto col solito messaggio trasversale da Pizia di Delfi, senza nomi, affinché chi ha orecchie da intendere intenda, in occasione della consegna di una medaglia a Maria Falcone: “Ricordo che la lotta contro la mafia la si fa come la faceva Giovanni”. La sorella di “Giovanni”, come lo chiama Napolitano, manco fossero compagni di birilli, ricorda “l’efficacia del metodo Falcone, lo scrupolo con cui veniva trattato ogni dettaglio, cercando sempre il riscontro giuridico della prova”. (altro…)

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VukicHai capito i garantisti all’italiana? Pretenderebbero di vietare a dieci imputati di assistere a un’udienza del loro processo perché un testimone non vuole. La pantomima va in scena nella repubblica, anzi nella monarchia del Napolitanistan, già culla del diritto e ora del rovescio. Orde di corazzieri sdegnati e giuristi per caso si scagliano a Camere, reti ed edicole unificate contro i pm di Palermo che, anziché violare la Costituzione e il Codice e dunque condannare il processo alla nullità assoluta tenendo gli imputati fuori dalla porta, propongono di farli entrare. “Pm choc” (Messaggero). “Schiaffo dei pm” (Giornale). “Sfregio dei pm” (Libero). “Punto di non ritorno oltre il quale non ci si rialza più” (Il Sòla-24 Ore). “Trappola ordita contro il Quirinale, sceneggiata lesiva dell’onore e della funzione del Capo dello Stato, visione distorta per non dire perversa della funzione giudiziaria” (il Foglio). “Una macchina impazzita… in direzione di un traguardo che non promette nulla di buono sul piano dell’opportunità politica e della decenza… (altro…)

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Ellekappa

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scarpinatoCasomai occorressero altre conferme alla trattativa Stato-mafia e non bastassero le minacce anonime giunte per lettera in Procura contro i pm che sostengono l’accusa al processo e le condanne a morte pronunciate da Salvatore Riina nel carcere di Opera contro Nino Di Matteo, ecco gli avvertimenti istituzionali al Pg Roberto Scarpinato. “Puzzano di apparati dello Stato”, ha detto quest’ultimo in commissione Antimafia. Non sono i mafiosi, in questo momento, ad avercela con lui: l’unica attività che può esporlo a minacce è il ruolo attivo e insolito per un Procuratore generale che Scarpinato s’è assunto: quello di rappresentante dell’accusa al processo d’appello per la mancata cattura di Provenzano, che vede imputati uomini dello Stato. E cioè due ex alti ufficiali del Ros: il generale Mori (ora finalmente in pensione) e il colonnello Obinu (ora all’Aisi, ex Sisde) per favoreggiamento a Cosa Nostra. La decisione di seguire personalmente il processo, riaprendo le indagini e depositando nuove carte (in parte frutto del suo lavoro, in parte ereditate dal Pool Trattativa di Di Matteo&C. che aveva seguìto il processo in primo grado, concluso con l’assoluzione perché “il fatto non costituisce reato” per mancanza di dolo), ha molto irritato “qualcuno”. Non sul fronte mafia, stavolta, ma sul fronte Stato. Del resto i messaggi ricevuti nell’ultimo mese, subito dopo le sue visite all’Aisi per acquisire carte sull’attività del servizio segreto civile nelle carceri e sui soldi regalati al boss pentito Sergio Flamia, considerato un depistatore prezzolato, sono tipici dei cosiddetti “servizi deviati”. (altro…)

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In tribunale
Protocollo Farfalla: a uno di loro fu revocato il 41 bis Fava, vice dell’Antimafia: “L’intelligence ci ha mentito”.
PALERMO – Il Protocollo Farfalla non è stato soltanto un programma di lavoro per cercare di carpire informazioni dai mafiosi al 41 bis. Ma un vero e proprio accordo operativo tra Servizi (l’ex Sisde) e Direzione delle carceri (Dap) per gestire in tutta segretezza 8 capi delle mafie italiane che nel 2004 avevano accettato di trattare con lo Stato e diventare confidenti di rango. «Si sono detti disponibili a fronte di un compenso da definire». Questo è scritto nel “protocollo” che i pm di Palermo hanno ricevuto dai colleghi di Roma: ora il documento è al centro di un’inchiesta, che deve verificare se in questi ultimi anni c’è stata una nuova trattativa poco chiara fra uomini dello Stato e il gotha delle mafie in carcere.
Nei mesi scorsi anche la commissione parlamentare antimafia si è occupata del Protocollo Farfalla, ma con poca fortuna. Il vice-presidente Claudio Fava chiama in causa i direttori del Dis e dell’Aisi: «I vertici dei servizi di sicurezza hanno clamorosamente mentito alla commissione, è inammissibile.

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toto sputo in occhioNel film Totò a colori, il presunto musicista Antonio Scannagatti càpita in una casa di esistenzialisti a Capri. Alla vista di un’immonda crosta di “pittura moderna” alla parete, rischia l’infarto. E s’informa presso l’autore. Che risponde: “C’est un’imitation de Picassò!”. E lui: “Imitation de Picassò? E l’hai fatta tutta tu con le tue mani? Ma veramòn? Il talento va premiato”. Fa sedere il sedicente artista su una sedia da barbiere, gli avvolge una tovaglia al collo, lo prega di coprirsi un occhio con la mano e di dilatare con due dita (“pimice e pomice”) le palpebre dell’altro. Poi, al colmo della suspence, ci sputa dentro. Ecco, il generalissimo Mario Mori, fra le varie fortune che hanno costellato la sua carriera, deve aggiungere anche questa: non aver mai incontrato qualcuno che premiasse il suo impareggiabile talento: non c’era bisogno di arrestarlo, bastava sputargli in un occhio. Ricapitoliamo il curriculum con l’ausilio della memoria depositata dai Pg Scarpinato e Patronaggio al processo d’appello a Palermo per la mancata cattura di Provenzano. (altro…)

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Baraldi

Quando si tratta di Re Giorgio di Borbone, capo dello Stato libero di Bananas, i giornaloni vanno in cortocircuito. Da un lato sono costretti a far scrivere i cronisti che, talvolta informati sui fatti, li raccontano: e di solito si tratta di fatti agghiaccianti, o tragicomici. Dall’altro tentano di sopire e troncare la loro forza dirompente con titoli alla vaselina e commenti al bromuro. Su Repubblica, la brava Liana Milella dà conto giustamente dell’“ira del Colle” per la convocazione al processo sulla trattativa Stato-mafia. Ma in una pagina sormontata dal titolo “Stato-mafia, l’ok dei giudici, sarà ascoltato Napolitano: ‘Non ho alcuna difficoltà’”. Ora, se Sua Maestà dice di non avere alcuna difficoltà ma al contempo reagisce con “ira”, non si scappa: vuol dire che ha parecchie difficoltà, dunque mente quando dice di non averne. (altro…)

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Vauro

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NatangeloLA CORTE D’ASSISE DI PALERMO HA DECISO: IL CAPO DELLO STATO DOVRÀ CHIARIRE SUGLI “INDICIBILI ACCORDI” SOLO ACCENNATI DAL SUO CONSIGLIERE LORIS D’AMBROSIO.

Il Pd Luciano Violante, oggi in corsa per uno scranno alla Consulta con la benedizione del Quirinale, l’aveva definita una trovata “originale” dei giudici di Palermo, ma ora la Corte d’Assise lo ha stabilito con chiarezza: la citazione del presidente della Repubblica, in qualità di testimone, nel processo sulla trattativa Stato-mafia, non è “né superflua né irrilevante”, dunque “deve darsi corso alla testimonianza”. E Napolitano, con una nota diffusa dall’ufficio stampa del Colle, ha dato prova di grande aplomb istituzionale: “Non ho alcuna difficoltà a rendere al più presto testimonianza – ha fatto sapere – secondo modalità da definire, sulle circostanze oggetto del capitolo di prova ammesso”.   SI CHIUDE COSÌ una controversia politico-giudiziaria che per circa un anno ha tenuto col fiato sospeso la diplomazia del Quirinale e ha arroventato il processo che fa fibrillare il cuore delle istituzioni. (altro…)

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La trattativaSe il film La Trattativa di Sabina Guzzanti fosse già uscito nelle sale, si eviterebbero molti equivoci. Almeno per chi è interessato alla storia che racconta. Non per i poveracci che l’hanno recensito senza vederlo o degli onanisti della penna alla Battista, che sguazzano compiaciuti nella presunta rissa fra “forze del Bene”, infischiandosene dell’oggetto del contendere: i fatti e le sentenze che documentano inoppugnabilmente la trattativa Stato-mafia. Come se il contrasto fra Sabina e Caselli potesse inficiare un fatto storico gravissimo che i negazionisti alla vaccinara seguitano a gabellare per “eventuale, problematico, immaginato”, addirittura “fiction” solo perché finalmente è diventato un film. La polemica è nata dalla proiezione di alcuni frammenti del film alla festa del Fatto. (altro…)

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