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Posts Tagged ‘tripoli’

Tripoli, capitale della Libia:

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Menzogne di una notte insonne (anche sotto il fortunato cielo italiano che nessuno bombarda dal 1945). Menzogne e arroganza fino all’ultimo in una guerra cominciata e continuata con notizie false, in cui i media hanno avuto il ruolo dell’aiuto carnefice.Solo la tivù russa Rt e quella venezuelanaTelesur spiegano che è una vittoria dovuta alla carneficina compiuta dalla Nato anche con droni ed elicotteri Apache soprattutto negli ultimi giorni. L’obiettivo è è quella democrazia che il popolo libico merita, dice il premier britannico Cameron. Peccato che in tutti i mesi scorsi proprio la Nato e i “ribelli” avessero sempre lasciato cadere le proposte di libere elezioni con controllo internazionale avanzate dal governo libico. (altro…)

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In Libia ringraziano, ma tra i “fantastici 4” ne manca uno …

Chissà come mai

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Tutto, o quasi tutto, è crollato come un castello di sabbia. Con un´avanzata lampo, i ribelli hanno sfondato senza incontrare una seria resistenza “l´anello d´acciaio” destinato a difendere Tripoli, e sono entrati nei quartieri occidentali della metropoli, acclamati dalla popolazione. Alcune pattuglie hanno raggiunto la piazza Verde, quella dei grandi comizi del rais, dove c´era una folla entusiasta ad accoglierle, ma anche sparute unità governative pronte a combattere. E infatti si è acceso uno scontro a fuoco. A tarda notte una contabilità approssimativa dava centotrenta morti nell´insieme della capitale. Un figlio del rais, il preferito, quello che doveva succedergli, il secondogenito Saif el-Islam, è stato catturato. Il regime di Muhammar Gheddafi è ormai agonizzante. Sembra barricato nella parte orientale di Tripoli, dove i ribelli dovrebbero scontrarsi con i reparti più agguerriti, nel caso questi non si disperdessero come le truppe destinate a difendere la città. Ma lui, Gheddafi, non è rassegnato alla resa resa. Al contrario i suoi messaggi trasmessi per telefono sono stati diffusi con insistenza da radio e televisione. (altro…)

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Il Raìs ha escluso la resa, ma potrebbe avere un piano B: un salvacondotto per l’estero.

Il giorno più lungo del Colonnello è iniziato tra sabato e domenica, quando i ribelli si sono avvicinati a Tripoli. Gheddafi ha atteso e poi ha parlato. «È l’una e ventuno di domenica….È l’una e ventinove». Collegato in diretta telefonica con la tv libica, ha scandito più volte i minuti. Voleva dimostrare che non era un trucco. Poi ha interloquito, sempre a distanza, con i seguaci radunati sulla piazza Verde. A una giovane ha chiesto di mostrare il cartello con la data del giorno. «Fallo vedere bene», ha esortato la Guida. Quindi ha usato parole dure verso gli avversari — i «ratti» — ma con un tono insolitamente pacato. Sembrava «in controllo», non c’era isteria. Che è riemersa, però, nel pomeriggio di ieri, nel pieno della battaglia, quando Gheddafi è tornato a farsi sentire con veemenza: «Non me ne andrò. Non mi arrendo. Temo che Tripoli brucerà». (altro…)

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L’Alleanza Atlantica non decide. La Francia insiste: “A noi il controllo politico”. Frattini risponde “no”. All’Italia il controllo marittimo.

Nuovi attacchi aerei, ieri sera, da parte della coalizione occidentale, contro obiettivi militari e civili a Tripoli, secondo la tv di Stato libica.
L’emittente televisiva cita fonti militari.
Otto esplosioni sono state sentite ad Est di Tripoli. Continuano, quindi, le azioni militari, mentre la coalizione dei “volenterosi” sembra in una fase di stallo.
Evidentemente si cerca di risolvere i problemi sul tappeto costringendo Gheddafi alla resa. (altro…)

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Il leader libico non molla e lancia una controffensiva in diverse città. Diverse decine le vittime tra i ribelli. Almeno 17 persone sono rimaste uccise nell’esplosione di un deposito di armi a Bengasi.

Venerdì di guerra in Libia dove l’esercito ha lanciato una controffensiva in Cirenaica, bombardando Brega, la vicina Ras Lanuf e Ajdabiya. E in Tripolitania, dove la tv di Stato ha annunciato di aver riconquistato Zawiya, città a soli 40 km da Tripoli di enorme importanza strategica perché sede della più importante raffineria del Paese nordafricano. Diverse decine sono le persone rimaste uccise negli scontri di oggi. (altro…)

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pasquinoweb.wordpress.com

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La polizia fa sparire i cadaveri per eliminare le prove dell’eccidio.

La paura la vedi in quelle saracinesche abbassate, nelle file davanti ai panifici, nel silenzio irreale di una città pur sempre maghrebina, caotica e caciarona. La paura è dietro quelle mitragliatrici antiaeree montate su due «Tecnica», tipo pick-up, piazzate ai lati del ministero degli Esteri. La paura, quella sì davvero palpabile, l’avverti alzando gli occhi al cielo, intorno alle tre del pomeriggio, scoprendo il passaggio di mostri volanti, giganteschi elicotteri che trasferiscono truppe in direzione Sud-Ovest della città. Probabilmente verso Zawia, a una quarantina di chilometri da Tripoli, colonia di bengasini trasferitisi all’indomani del golpe del colonnello Gheddafi che depose re Idris I dei Senussi. E teatro di violenti combattimenti in questi ultimi giorni. O diretti a Sabratha, o ancora a Misurata che sarebbero in mano ai rivoltosi. (altro…)

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Il Colonnello arringa poche migliaia di sostenitori. A Tripoli si spara. Fonti locali dicono che Gheddafi controlla ormai solo il suo quartier generale. Tutto l’est del Paese è in mano agli insorti. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki Moon propone il divieto di concedere visti al dittatore e al suo clan.

Continua la guerra civile in Libia e prosegue l’isolamento di Muammar Gheddafi. Il colonnello oggi è apparso nella piazza Verde a Tripoli e ha arringato un gruppo di suoi supporter. Le sue parole sono sembrate più il delirio di un pazzo che l’intervento di un capo di stato. “Chi non mi ama non merita la vita, sarà un inferno”, ha detto alla folla e ha aggiunto che i depositi di armamenti sono aperti per “armare il popolo e assieme combatteremo, sconfiggeremo e uccideremo chi protesta”. Il Rais ha concluso il suo intervento salutando i suoi fans e invitandoli ad andare a ballare: “sono tra voi: ballate, cantate e siate felici”. (altro…)

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Asserragliato nel «bunker» del suo feroce crepuscolo, il colonnello Gheddafi, «guida della rivoluzione» come ama definirsi, può avere almeno una magra e maligna soddisfazione: con i suoi 6 milioni e mezzo di abitanti, meno di un millesimo della popolazione del pianeta, la Libia è riuscita a mettere in difficoltà tutto il ricco Occidente, a innescare una nuova, difficile fase della crisi mondiale.

Nelle centrali diplomatiche e nelle capitali finanziarie ogni brandello di notizie che arriva da Tripoli è esaminato con attenzione e con costernazione. Nel giro di pochissimi giorni la crisi libica ha dato il via a un incremento incontrollato dei prezzi del petrolio, anche se dalla Libia proviene appena il 2 per cento della produzione mondiale. (altro…)

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Il discorso del colonnello al Paese: “Morirò da martire”. Chiama a raccolta i suoi e assicura: “Gli insorti verranno giustiziati”. Accusa Italia e Usa di armare i manifestanti. L’appello di Napolitano: “No a cieca repressione”. Riunito il Consiglio di sicurezza Onu. Prezzo del petrolio alle stelle, a rischio forniture di gas. Eni: nessun problema. Rientrati 400 italiani.

TRIPOLI – “Non me ne andrò, rimarrò fino alla morte”. Lascia pochi dubbi il messaggio lanciato oggi da Muammar Gheddafi al Paese. Il colonnello si è rivolto alla nazione parlando in diretta tv, dalla sua casa a Tripoli, per dimostrare prima di tutto che non ha lasciato la Libia, né ha alcuna intenzione di farlo. Lancia un appello ai suoi sostenitori perché scendano in piazza già da domani per schiacciare i manifestanti, “ratti” diretti da chi sta all’estero. E non ha risparmia accuse a Italia e Stati Uniti, che, secondo il colonnello, armano la rivolta fornendo armi ai ragazzi di Bengasi. Parole dure, accompagnate dalla minaccia di usare la forza e dall’annuncio che gli insorti verranno giustiziati. (altro…)

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Italia, se ci sei batti un colpo. Mentre ieri a Tripoli le fiamme divoravano edifici pubblici, i valori in Borsa di petrolio e gas cadevano a picco, e aerei e navi portavano via in fretta e furia cittadini stranieri dalla Libia, un tam-tam internazionale, da Bruxelles alla Bbc, al New York Times, ad Al Jazeera, alle rappresentanze diplomatiche europee, ha scaricato su di noi questa affermazione. Sulle tv straniere (ma qualcuno guarda qualcosa che non sia Rai e Mediaset a Palazzo Chigi?) passano e ripassano le immagini degli abbracci fra il nostro premier e Gheddafi, in tutte le loro molte performances: con o senza contorno di guardie del corpo femminili, con o senza mantelli berberi. Richiamata, per una volta, alla sua non lontanissima grandezza, al suo ex destino imperiale, l’Italia è sollecitata da tutta la comunità internazionale perché eserciti, come ogni potenza europea, le responsabilità acquisite nelle nazioni che una volta ha dominato. (altro…)

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Duecentocinquanta morti: l’Ue condanna la repressione e invita Tripoli al dialogo. L’ambasciatore libico all’Onu denuncia lo sterminio. Il premier si dice “preoccupato” per l’aggravarsi degli scontri.

 Raid aerei sui manifestanti, colpi di mitragliatrice sulla piazza in protesta. E’ un’altra giornata di sangue quella vissuta oggi dalla Libia in rivolta contro il dittatore Muhammar Gheddafi, al potere dal 1969.

La sorte del leader libico rimane in ogni caso un mistero. Il ministero degli Esteri inglese dà per certa una sua fuga verso il Venezuela: “Non ho informazioni sul fatto che sia lì, ma ho avuto visione di informazioni che indicano che in questo momento si sta dirigendo là”. Ma la Ue e le autorità venezuelane per ora smentiscono: “Non è previsto il suo arrivo”. La notizia era già circolata questa mattina: secondo i gruppi di opposizione il Rais è ancora nel paese mentre per la televisione del Qatar il raìs sarebbe fuggito nel paese sudamericano. La notizia era stata poi smentita dal secondogenito Saif Al Islam: “Muammar Gheddafi sta guidando la lotta a Tripoli e vinceremo”. Il figlio del rais ha evocato scenari da guerra civile e il ritorno del potere coloniale. (altro…)

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«Gheddafi è scappato all’estero». Il figlio del Raiss in televisione: «Non cederemo alla rivolta».

TRIPOLI – Non si placa la protesta in Libia. Dopo una notte di scontri, i manifestanti anti-Gheddafi hanno assaltato la sede della televisione di Stato a Tripoli e dato alle fiamme alcuni uffici pubblici, tra cui diverse stazioni di polizia e la sede centrale del governo libico. Secondo un testimone contattato dalla tv “al-Jazeera” sono in fiamme anche le sedi governative che si trovano nella piazza “al-Shuhada” della capitale. Fonti ospedaliere citate dalla televisione affermano inoltre che nella sola giornata di oggi ci sarebbero già 61 morti soltanto nella capitale.

Intanto, il leader libico Muammar Gheddafi potrebbe aver già lasciato la Libia. E’ quanto afferma la France presse, riferendo di informazioni non confermate. Anche il diplomatico libico in Cina, Hussein Sadiq Al Mousrati, ha dichiarato che il numero uno libico potrebbe aver già «lasciato la Libia». Ieri sera è stato il figlio del colonnello Gheddafi a parlare alla nazione, in un discorso trasmesso alla tv, dopo giorni di violenza, sottolineando che «la Libia non è l’Egitto nè la Tunisia» e che «Muammar Gheddafi non è nè Zine El Abidine Ben Ali nè Mubarak». (altro…)

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