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Posts Tagged ‘ultras’

Smetto quando voglio, smetto quando voglio, smetto quando voglio. E poi – colpo di scena – ho smesso. E il motivo per cui ho smesso di andare allo stadio non è esattamente la presenza di giovani hegeliani tipo Genny a’ Carogna e consimili intellettuali organici. O non solo. Piuttosto una somma di motivi intrecciati che riguardano me – innegabile – ma pure lo stadio. E dunque. Ci andavo, da quando ero bambino, con mio padre, il che ammetterete fa di quel sedersi scomodo – freddo, caldo, vento, pioggia, tempesta – una bella éducation sentimentale. E se volete anche un po’ di romanticismo ragazzino, eccolo: un gol di Boninsegna contro il Foggia in rovesciata plastica che io – undicenne – cercai poi di imitare ogni giorno fino all’età della ragione, più o meno.  (altro…)

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FORSE sarebbe il caso di correggere quello che scriviamo e leggiamo da anni: che il tifo ultras è infiltrato dalla criminalità e dall’estremismo politico. Come se il tifo ultras fosse un contenitore “neutro”, in sé inoffensivo, che agenti esterni malvagi snaturano e distorcono. Proviamo a rovesciare il paradigma: è il tifo ultras che contagia e rivitalizza l’estremismo politico (basti pensare a quante energie fresche le due curve dell’Olimpico hanno portato al fascismo romano) e che offre una vetrina pubblica e una insperabile occasione di popolarità alla criminalità organizzata (vedi il caso di Napoli). (altro…)

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ciroDASPO PER CINQUE ANNI AL CAPO DEI MASTIFFS CHE TRATTÒ NELLA FINALE DI COPPA ITALIA AL SAN PAOLO SCIOPERO DEL TIFO, MA NESSUNA MAGLIA CONTRO LE FORZE DELL’ORDINE.

La squadra gioca bene, segna subito, le famiglie con bambini che sono entrate nei tranquilli “distinti” sono soddisfatte. Nelle curve dominate dagli ultras c’è tensione. I guaglioni con il cappellino verde e la faccia dura sono orfani, non c’è il loro leader, l’uomo della trattativa dell’Olimpico: Gennaro De Tommaso, ‘a carogna. Per i prossimi cinque anni non potrà frequentare nessuno stadio d’Italia, né avvicinarsi nelle aree limitrofe a stadi di calcio. Insomma, ’a carogna è finito, non potrà più dominare sugli spalti, dettare legge a giocatori e società. Daspo per cinque anni, lo hanno deciso le questure di Napoli e Roma e lo ha comunicato il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Lo Stato cerca di riprendersi dalla pessima figura dell’Olimpico. (altro…)

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Il teatrino

I due sono amici da sempre, perché fanno parte dello stesso, esclusivo club di vip. Il circolo Canottieri Aniene di Roma. Da mesi, però, si beccano pesantemente. E il primo, Giancarlo Abete, industriale democristiano, rinfaccia al secondo Giovanni Malagò, una specie di Casini gaudente del generone romano, di non parlare mai chiaramente. Il penultimo litigio a marzo. Abete, presidente della Figc, la federazione del calcio, a Malagò, nuovo capo del Coni: “Se devi proprio avercela con qualcuno tira fuori nomi e cognomi, non puoi fare di tutta l’erba un fascio”. 

IL TEATRINO è continuato ieri, sulle macerie del calcio italiano, morto e sepolto sul prato dell’Olimpico. Malagò, ancora una volta, ha sparato senza fare nomi: “Tutti mi dicono: li devi cacciare, perché è stato un massacro, perché il sistema Paese ancora una volta ha purtroppo evidenziato la sua inattitudine. (altro…)

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Ultras

LA PROCURA VALUTA SE INDAGARE DE TOMMASO. ALFANO NEL PALLONE RILANCIA IL “DASPO A VITA”. NAPOLITANO: “NON BISOGNA FARE PATTI CON I FACINOROSI”.

Il ministro Angelino Alfano è nel pallone. Con Genny ‘a carogna, assicura a mezzo stampa, non c’è stata nessuna trattativa. Ma il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, in qualche modo lo smentisce: “Con quel tipo abbiamo solo interloquito”. E ancora di più è la Procura della Repubblica che rimette tutto in gioco e vuole capire il livello della interlocuzione, quale ruolo ha svolto il capo degli ultrà Gennaro De Tommaso, se ci sono state minacce, ricatti alle società sportive, oltraggi ai pubblici ufficiali presenti. Le telecamere sono state impietose e hanno registrato le immagini di responsabili delle società sportive e funzionari dell’ordine pubblico che trattavano col signor Genny ‘a carogna da potenza a potenza, come si fa nei teatri di guerra. Scene che non sono piaciute al capo dello Stato. (altro…)

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Il prossimo 25 ottobre il governo di Belgrado deve presentare la sua candidatura per entrare nella Ue. E i casini allo stadio, come le botte al Gay Pride, hanno lo stesso scopo: evitare che venga accettata. Perché ai super nazionalisti l’Europa non piace.

Ci si mette di mezzo il calcio e le difficoltà politiche interne diventano patrimonio dell’opinione pubblica mondiale. Le scene degli estremisti serbi che incendiavano ieri sera lo stadio di Genova, impendendo alla loro squadra di giocare contro la nazionale italiana hanno portato l’autunno sui volti di chi, a Belgrado, crede davvero a una Serbia europea. «Mi scuso con tutto il popolo italiano e con i tifosi in particolare», dice Sonia Raskovic, l’ambasciatrice serba in Italia ai margini di un convegno sui rapporti Italia-serbia organizzato da Ipalmo a Belgrado: «Ma per favore non pensate che un manipolo di hooligans rappresenti milioni di serbi. I rapporti tra i nostri due paesi sono ottimi e le opportunità di scambio economico enormi».

Sul campo di calcio italiano si sono riversati gli stessi ultra-nazionalisti serbi che lo scorso fine settimana hanno messo a soqquadro Belgrado durante il Gay Pride, costringendo la stessa ambasciatrice a dire: «forse il Paese no è ancora pronto per una manifestazione del genere, è ancora troppo omofobico». Ma c’è dell’altro.

Il prossimo 25 ottobre la Serbia presenterà in Lussemburgo la sua candidatura per entrare a fare parte dell’Unione europea e porre fine ad un isolamento che dura da quasi vent’anni. Non tutti condividono però l’entusiasmo del presidente europeista Boris Tadic. (altro…)

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