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Posts Tagged ‘Umberto Eco’

ecoNotoriamente l’Italia è uno dei paese dove si legge di meno in Europa, anche tenendo nel paniere dei libri le barzellette di Totti e i libri della Littizzetto. Figuriamoci allora quanto vengono letti i saggi di filosofia e semiotica. Due argomenti su cui il professor Umberto Eco era competente.
Come al solito noi italiani, che spaziamo nei nostri ragionamenti dal calcio al bail in, abbiamo voluto dire la nostra anche sull’opera di Eco.
Passi per i commentatori da bar.
Ma quelli che si sono riscoperti semiologi di giornata, per usare una battuta (che Eco aveva un buon sense of houmor) non hanno almeno provato un pizzico di vergogna?

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GLI eruditi, in genere, sono mortalmente noiosi. Il loro sfoggio di cultura è puro culturismo. Esibizionismo. Se il mondo intero conosceva Eco è per l’apparizione, più unica che rara, di un erudito “divertente”, un supercolto ludico che si era premurato di rendere meno indigesto lo smisurato bolo enciclopedico con dosi massicce di ingredienti pop, le canzonette, la televisione, il fumetto, i giochi di parole e i giochi di memoria, la minutaglia vivace e spesso fatua della quale tutti ci nutriamo, appassionatamente, nella società di massa. Non ho mai capito bene che cosa sia davvero la semiologia, ma mi fa comodo pensare che sia soprattutto un metodo per occuparsi di Aristotele come di Mike Bongiorno senza cambiare faccia, attitudine, linguaggio (se esistono una faccia “alta” e una faccia “bassa”, Eco riusciva a non avere né l’una né l’altra, cioè ad avere sempre e solo la sua). (altro…)

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Colombo-Eco

La cosa più disorientante è che non riesco a liberarmi da questa impressione: sto andando a Milano per parlare con Eco della morte di Eco, e rivedere insieme quella marea di cose fatte che richiedono una grande mente per essere narrate con ordine e restituire a ciascuna il senso che ha avuto. E quando ti rendi conto che non funziona così, comincia a insediarsi il lutto, che a colpi, a scatti, a sorprese (un po’ i ricordi, un po’ i fatti) si rivela una esperienza assurda. Non c’è rifugio ma fai barricata coi ricordi. (altro…)

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Eco
SEMPLIFICO: ERA IL PIÙ GRANDE. Lo era in uno sport molto particolare, che a molti può sembrare un lusso noioso come il Polo, e che invece può essere incantevole, e lo dico senza vergogna: fare gli intellettuali. Forse ad alcuni ne sono sfuggite le regole, quindi le ricordo: si vince quando si comprende, racconta o nomina il mondo. Fine. Periodicamente, in quello sport arriva qualcuno che non si limita a giocare da dio: quelli entrano in campo, giocano, e quando escono, il campo non è più lo stesso. Non nel senso che lo hanno rovinato: nel senso che nessuno aveva pensato a usarlo in quel modo, nessuno aveva visto prima quelle traiettorie, quella velocità, quella tattica, quella leggerezza, quella precisione.

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EcoIl sapiente medievale che conosceva il nome segreto della rosa.

Due o tre cose venivano in mente incontrando Umberto Eco: il whisky, i calembour e il Medioevo. Le prime due appartenevano alla sua natura giocosa e mondana, l’ultima era il frutto di una strepitosa curiosità mentale. Quel mondo remoto, segnato dalla superstizione e dalle nevrosi collettive, lo affascinava. Può stupire la dedizione a quei secoli, ingiustamente definiti bui, in un uomo che non ha mai dubitato della propria natura illuminista.
Una spiegazione si ricava dal rapporto che ebbe con Luigi Pareyson, i cui vasti interessi filosofici spaziavano dalla cultura antica a quella contemporanea. Il professore di Torino individuò in Eco (nato ad Alessandria nel 1932) e in Gianni Vattimo gli allievi più brillanti ai quali affidare le ricerche più ambiziose e remote.

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comunicazione

Mezzo e messaggio quei cortocircuiti al tempo delle mail.

Una riflessione su quanto il modo di comunicare influenzi il contenuto della comunicazione. Da McLuhan a oggi.

COMUNICAZIONE è una parola di cui tutti credono di conoscere il significato e viene usata nelle circostanze più diverse… Per esempio, sin da tempi immemorabili, si è parlato di vie di comunicazione, come le strade romane, e di mezzi di comunicazione per quelli che si chiamano anche mezzi di trasporto, come i carri, le navi, i treni e gli aerei. Pensate alla sorpresa del turista che ad Atene vede grandi automezzi con sopra scritto metaphora. Dapprima si ammira la grandezza umanistica di quel popolo, poi ci si accorge che si tratta di automezzi che si occupano di traslochi: E infatti trasporto è stato chiamato nel mondo classico l’artificio metaforico che traspone il significato di un termine letterale a un termine figurato.

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Giunge notizia, ma confidiamo in una smentita, che Umberto Eco si accinga a pubblicare la versione riveduta e corretta del suo megaseller «Il nome della rosa». Un po’ come succede per i grandi successi musicali che vengono riproposti dopo qualche tempo in chiave acustica. Lo spirito della replica sarebbe di rendere il libro accessibile ai lettori più giovani.

Restringendo i riferimenti eruditi nei 140 caratteri di un messaggino Twitter? Spostando la scena dalla biblioteca di un monastero a un Internet point? Facendo parlare Adso, Guglielmo e Bernardo come Aldo, Giovanni e Giacomo? Tutti noi Eco-ammiratori (so per certo anche Adso, Guglielmo e Bernardo) ci auguriamo di no. Non foss’altro per non creare un precedente. Perché il passo successivo sarebbe la riedizione de «I promessi sposi» con la censura dei paesaggi lacustri, analizzati fino allo spasimo da generazioni di studenti sbadiglianti, e la trasformazione dei «bravi» in vampiri e di Renzo Tramaglino in un emulo lessicale del Trota. (altro…)

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È ancora materia di discussione chi siano stati i veri vincitori delle elezioni comunali, specie a Milano e Napoli. Quello che non ci si è chiesti abbastanza è chi siano gli sconfitti, perché ci si è arrestati all’evidenza più immediata, e cioè che chi ha subito la “sberla” sono stati Berlusconi e Bossi, il che è innegabile. Ma c’è qualcun altro che, se non sconfitto, dovrebbe sentirsi messo in causa dal risultato delle amministrative.Io ritengo che sia stato messo in causa, almeno come rappresentante eminente di una tendenza, Massimo D’Alema. È indiscutibile che terremoti elettorali come quelli scatenati da Pisapia o De Magistris non avrebbero potuto verificarsi se in campo fossero scesi solo i partiti tradizionali della sinistra. Essi non si sono certamente sottratti alla battaglia, ma intorno a loro si sono formati comitati sorti quasi spontaneamente, e non solo rappresentati da giovani – anche se i giovani sono stati una delle sorprese più gradite di questa vittoria, e bastava essere in piazza del Duomo a Milano la sera del 30 maggio per avvertire questo nuovo clima. (altro…)

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