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Posts Tagged ‘Umberto Romagnoli’

L’articolo 8 della manovra anti-crisi di ferragosto (legge 148/2011) spiana la strada alla disseminazione di una quantità imprecisabile di particolarismi regolativi incistati nelle periferie aziendali e/o territoriali del sistema paese. Il che lascia prevedere l’incontrollata disgregazione di un corpus normativo come il diritto del lavoro che, sia pure con fatica, aveva acquistato ed era riuscito a conservare una propria organicità e una propria identità. Per questo tutti i commentatori concordano che l’articolo 8, anche se la mentalità perversa del suo autore gli attribuisce una valenza liberatoria, ha materializzato un incubo da Apocalisse. Finora, però, non è stato notato che in greco questa parola non significa soltanto distruzione. Significa anche rivelazione di cose nascoste. (altro…)

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L’obiettivo del governo è trasformare il licenziamento in uno strumento di normale gestione dell’impresa in crisi. Senza toccare l’articolo 18.

Il lavoratore può legittimamente dimettersi in ogni momento senza neanche dire perché. Però, se viene licenziato, può costringere l’imprenditore a convincere il giudice che il licenziamento è giustificato e, qualora il ricorso sia accolto, sarà indennizzato. È quel che ho insegnato ai miei studenti per molti lustri. Ma non prima dell’anno accademico 1966-67. È del luglio del 1966 infatti una legge che rompeva con tutte le cautele del caso la lunga tradizione giuridica, codificata nel 1942, secondo la quale per estinguere il rapporto di lavoro basta la volontà di una delle parti, col solo obbligo del preavviso; e ciò sebbene il licenziamento sia un provvedimento che, mentre per chi lo attua può essere perfino un capriccio, per chi lo subisce può essere un dramma.  (altro…)

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LAVORO E ART.8.  Adesso che il decreto della manovra è convertito in legge posso dirlo: ciò che mi colpiva di più era non tanto l’enormità della nefandezza commessa con l’ormai famigerato art. 8 – Sacconi è quello che è e lo sapevo – quanto piuttosto il clima creato da concomitanti convergenze di comportamento che ne ha accompagnato e alla fine favorito l’iter approvativo.
La grande stampa e la Tv, hanno impiegato un bel po’ di tempo ad informare l’opinione pubblica sulla svolta deliberata dal governo e sulle sue innumerevoli implicazioni. Come se quello minacciato fosse un aspetto marginale della vita di relazione in un paese democratico. Si trattava invece del lavoro dipendente, che resta quello dominante anche nell’era post-industriale; dei principi-base attinenti al suo trattamento economico-normativo; del ruolo della sua rappresentanza sindacale.  (altro…)

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Se un calciatore commette un fallo cattivo e plateale, l’arbitro lo spedisce immediatamente negli spogliatoi. Ci sarebbe bisogno di cartellini rossi anche nella partita che si sta disputando in questi giorni ed è entrata nella fase più aspra in un clima di crescente smarrimento generale. L’opinione pubblica sa che la situazione del mercato del lavoro è drammatica. Che la crisi colpisce soprattutto giovani, o ex giovani come gli ultratrentenni, disoccupati e privi di tutele non solo legali, ma anche sindacali. Per questo, l’opinione pubblica non può ritenere che il governo voglia smantellare un sistema perfetto: non può, perché il sistema funziona malissimo.  (altro…)

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