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Posts Tagged ‘Usa’

trumpTrump non può governare. La scritta che leggete qui sopra compare ogni giorno sotto il titolo del Washington Post, il grande quotidiano della capitale americana, per ricordare ai lettori (in continua crescita) che l’interruzione di rapporto fra presidenza e Paese è avvenuta e non si può riparare. La scritta è comparsa quando Trump ha dichiarato i media nemici del popolo. Quella scritta è la stessa scelta, non più di opposizione ma di resistenza, di ogni altro grande quotidiano, del New York Times, del Los Angeles Times, delle televisioni nazionali e della Cnn, ma anche di una vasta costellazione di giornali minori, cartacei e in rete. E di migliaia di radio. Non è una rivolta. (altro…)

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Ancora prima di avere prestato giuramento sulla Costituzione degli Stati Uniti, Donald Trump aveva cominciato a scegliere, in modo pubblico e spettacolare, i personaggi che avrebbero fatto parte del suo governo. Tra le prime scelte (mossa ragionevole data l’importanza del ruolo) c’è stata quella del generale Flynn. Come in tutte le mosse di Trump, anche in questa decisione non è il confronto con altri possibili candidati a guidare la scelta, ma l’impegno a dimostrare di essere l’opposto di Obama, che aveva dismesso prontamente Flynn da quello stesso ruolo quando si era accorto della stravaganza di comportamenti del generale, che ha sempre avuto il figlio come aiutante di campo o assistente, e della non coincidenza di idee sulla pace, la guerra e la situazione nel mondo. (altro…)

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L’ATTIVISMO della presidenza Trump non dà tregua ai cittadini che lo criticano, agli opinionisti che lo analizzano e, ora in maniera esplicita, a uno dei poteri dello Stato: i giudici che impugnano le direttive bonapartiste della Casa Bianca contro la libertà di ingresso nel Paese di una specifica categoria di persone, identificate ex ante e senza alcuna evidenza come potenzialmente terroriste. È dal 2001 che gli Stati Uniti non subiscono attentati organizzati da gruppi terroristici stranieri, eppure Trump adotta politiche da stato permanente di emergenza che fanno quasi impallidire quelle del suo predecessore repubblicano George W. Bush.

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obamaPremiato con il Nobel per la pace dopo appena 10 mesi di presidenza ha siglato il disgelo con Cuba e l’intesa con l’Iran, ma la sua riluttanza a dispiegare l’esercito ha portato al riesplodere di conflitti dalla Libia all’Afghanistan.

WASHINGTON – ALL’INIZIO fu la maledizione del Nobel, il premio al quale Barack Obama resterà appeso per sette anni come a una cambiale mai incassata. Premiato nel 2009 per una pace nel mondo che non poteva certamente aver portato in dieci mesi di presidenza.

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La polizia: ispirati ma non diretti da Daesh.

NEW YORK – Adesso è ufficiale: la strage di San Bernardino è un atto di terrorismo islamico. Per l’Fbi non ci sono più dubbi, l’analisi dei dati sui cellulari e il computer usati da Syed Farook e Tashfeen Malik nei giorni precedenti il massacro — e anche poche ore prima di salire armati di tutto punto sul Suv scuro dove poi sono stati uccisi tentando una fuga impossibile — conferma che la giovane coppia di terroristi ha agito per conto (o almeno in nome) dello Stato Islamico. Hanno tentato di distruggere le prove, ma i cellulari di Syed a Tashfeen, schiacciati e gettati in un cesto della spazzatura, sono stati ritrovati dagli investigatori del Bureau.«Continuiamo a ricavarne dati, con le impronte “digitali” che hanno lasciato siamo riusciti a ricostruire le loro motivazioni. Da oggi indaghiamo sul caso come un atto di terrorismo».
Diversi dettagli e una serie di piccole indizi (legami di Syed con Shebab somali e un militante del gruppo qaedista Al Nusra) che alla fine hanno rimesso in sesto un “puzzle” che per due giorni risultava incomprensibile anche a navigati detective come gli agenti federali delle squadri speciali anti-terrorismo.

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california
NEW YORK – «Un uomo armato è entrato nel centro, si è guardato attorno, ha iniziato a sparare. A terra ho visto diversi corpi, poi sono riuscita a fuggire». È di una donna la prima testimonianza a caldo della sparatoria in un centro di servizi sociali a San Bernardino, in California, che ha lasciato sul terreno almeno 14 morti e 17 feriti. Nella confusione seguita alla sparatoria notizie, voci e testimoni si accavallano nei social network, nelle tv “all-news” e sui siti online dei grandi giornali. Quando in Italia è già notte (e in California primo pomeriggio) ancora non è chiaro chi ha voluto la strage e ancora meno chiare sono le motivazioni di chi ha voluto uccidere, colpendo alla cieca persone innocenti e indifese che si trovavano in un luogo per disabili.

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VauroDa eccesatira.blogspot.it

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SENTO alla radio un dato impressionante, così impressionante che cerco conferma e la trovo nella rivista online “Il Post Internazionale”. Il dato è questo: la metà dei privati armati del pianeta Terra abita negli Stati Uniti d’America, a fronte di una popolazione complessiva pari al 4 per cento di tutti gli umani. Che le stragi per arma da fuoco (ormai quotidiane, e i morti sono migliaia) siano una specialità di quel grande Paese, è una inevitabile conseguenza statistica della maggiore concentrazione mai vista al mondo di armi da fuoco nelle case, nelle automobili, nelle mani di chiunque. Non per infierire, ma di questa vera e propria passione per gli spari e per il piombo che trapassa le carni degli altri c’è abbondante, anzi esondante prova in una produzione iconografica ormai sterminata.

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Oltre a Vw l’Epa estende l’inchiesta sulle emissioni a Bmw,Chrysler,Land Rover,Gm e Mercedes.

ROMA.  –  L’Epa, l’ente di controllo americano che ha smascherato il trucco di Volkswagen, ha deciso di allargare l’indagine. Saranno passati al setaccio i motori diesel di una ventina di modelli di cinque costruttori: Gm, Chrysler, Mercedes, Land Rover e Bmw. Non ci sono al momento contestazioni particolari ma l’allargamento dell’indagine è motivato con la necedssità di fare un’analisi approfondita sulle emissioni. Le autorità americane hanno annunciato l’allargamento dell’indagine con una lettera ai costruttori. I test saranno effettuati su auto usate, in prevalenza prese dalle società di autonoleggio ma anche da privati ai quali l’Epa fornirà vetture sostitutive per il tempo necessario alle analisi, circa un mese. Solo per i modelli che dovessero far nascere particolari sospetti si prevedono richiami.

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matrimoniNozze fra persone dello stesso sesso legali ovunque “Uguali diritti per ogni americano davanti alla legge”.

NEW YORK – «È una vittoria per l’America, una decisione-fulmine, da oggi la nostra unione nazionale è più perfetta». Barack Obama reagisce con gioia alla storica sentenza della Corte suprema: il matrimonio gay è un diritto costituzionale. Nessuno può negarlo agli americani, neanche un voto del Congresso o dei singoli Stati. I guardiani della Costituzione, dichiara Obama, «hanno riaffermato che tutti gli americani sono eguali davanti alla legge, hanno le stesse protezioni, hanno diritto allo stesso trattamento, chiunque essi siano e chiunque essi amino». Il presidente sceglie la scenografia solenne del Giardino delle Rose, alla Casa Bianca, per celebrare questa pagina di storia. In tutta l’America all’annuncio della sentenza centinaia di coppie gay si presentano negli uffici governativi per celebrare il matrimonio: finora legale in 37 Stati, da ieri in tutti e 50.

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Manifestazione
Washington – A decine di migliaia nelle strade e nelle piazze nel “Sabato della rabbia” per i morti di Ferguson, Cleveland e Staten Island. Gli agenti di New York attaccano de Blasio “Non venga ai funerali dei nostri caduti”.
«L’ALBERO del male ha radici profonde nella nostra storia», dice il presidente Obama, e i suoi frutti amari rotolano per le piazze e le strade d’America. Hanno provato anche ieri a scuoterlo, a Washington, a New York, a San Francisco, in tutte le maggiori città americane, cortei pacifici di persone di ogni colore ed età, nella “Giornata Nazionale della Resistenza”, ma troppe folle e cartelli come questi abbiamo visto per credere che le sue radici possano essere tagliate.
Sono trascorsi esattamente 50 anni da quando il reverendo Martin Luther King ricevette nel 1964 il Nobel per la Pace assegnato da un mondo dell’Uomo Bianco insieme sollevato dopo il terrore della rivoluzione e compiaciuto con se stesso. Ma per Michael Brown del Missouri, Eric Garner di New York, Tamir Rice di Cleveland, abbattuto dalla polizia impugnando una pistola giocattolo, il tempo della giustizia uguale per tutti è rimasto inchiodato alla verità che ieri ha spinto milioni di persone nelle strade: la polizia può abbattere cittadini di colore impunemente. Senza neppure passare per un processo.

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Il fronte curdo

In prima linea sono rimasti solo giovani È il risultato dei bombardamenti aerei Obama: “I raid continuano ma niente truppe”.

KALAK (KURDISTAN IRACHENO) – L’ultimo avamposto curdo è una trincea scavata in cima a una collina. Basta infilare la testa tra i sacchi di sabbia che la proteggono per scorgere, a poche centinaia di metri, le case di Hazam Sham, un malconcio agglomerato agricolo controllato dai soldati dello Stato islamico. Hic sunt leones , dunque, sebbene a difendere quel presidio siano rimasti solo leoni sdentati o comunque troppo giovani per saper combattere. Da quando sono cominciati i raid aerei americani attorno a Mosul, prima per riconquistare la sua diga, che gli islamisti minacciavano di far saltare, poi per appoggiare la controffensiva dei peshmerga, gli ufficiali militari del califfato sono tutti fuggiti. C’è chi s’è rifugiato nei quartieri più popolosi di Mosul per mimetizzarsi tra i civili, e chi invece è scappato in Siria, lasciando il fronte nelle mani di ragazzini appena assoldati. (altro…)

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IraqI jihadisti dell’Is dilagano al nord e attaccano le minoranze “Ma niente truppe Usa di terra”. Hollande: “Pronti a intervenire”.

NEW YORK  – Perseguitati per la loro fede, terrorizzati dalle croci divelte, dai manoscritti sacri dati alle fiamme e soprattutto dalla cinica violenza dei jihadisti del-l’Is (Stato islamico), quasi centomila tra cristiani, yazidi e altri iracheni scappano dai loro villaggi. Abbandonano Qaraqosh. Cercano rifugio in luoghi più a Nord, più a Ovest, dietro alle fragili difese dei miliziani curdi. Si arrampicano sulle montagne attorno a Sinjad. Pregano e piangono. «Bruciano le croci delle chiese e antichi manoscritti» denuncia il patriarca caldeo di Kirkuk Louis Sako. Ma l’offensiva dell’autoproclamato Califfato islamico contro le minoranze religiose non dà tregua. Così si muore di fame,
di sete, per il caldo torrido, oltre che per le bombe e le stragi a sangue freddo. E di fronte a questa catastrofe umanitaria e al rischio che la crisi si trasformi in un vero e proprio genocidio, Barack Obama riunisce i suoi consiglieri e rompe gli indugi. (altro…)

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usa-e-getta

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Ucraina-Crimea

L’ipocrisia non è soltanto un problema italiano, è un dramma internazionale. Nessuno, ripeto, nessuno parteggia per Putin. Putin, il tangentaro Scaroni (nuove inchieste riguardanti corruzione in ENI, chapeau!) e Berlusconi hanno rovinato l’Italia con gli accordi “take or pay” con Gazprom sanciti, come sempre, all’insaputa del popolo italiano. Ma questo non ci impedisce di considerare la Nato, gli Usa e gran parte della comunità europea di una ipocrisia stomachevole. Gli Usa criticano l’utilizzo del veto da parte della Russia nel Consiglio di sicurezza ONU rispetto alla risoluzione contro il referendum in Crimea. Ma quante volte gli Usa hanno utilizzato il vergognoso diritto di veto nei confronti delle decine di risoluzioni che sanzionavano Israele per le violazioni di diritti (umani e internazionali) in Palestina? Ipocriti! (altro…)

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FORSE non tutto il male vien per nuocere. Chissà che il Datagate non apra finalmente gli occhi all’Europa, non le faccia capire che gli Stati Uniti, oggi, non sono più il nostro maggior alleato ma, oltre che un competitor economico sleale, un nemico e forse il principale. Per la verità è da tempo, da quasi un quarto di secolo, che avremmo dovuto prendere le distanze dall’“amico american o”, dal 1989 quando si dissolse l’Unione Sovietica. Fino ad allora questa alleanza sperequata con gli Stati Uniti, simboleggiata e concretizzata dalla Nato, era stata obbligata perché solo gli americani avevano il deterrente atomico per dissuadere “l’orso russo” dal tentare avventure militari in Europa Ovest. Era chiaro, o almeno appariva tale, che se l’Urss avesse osato sganciare la Bomba su Berlino o su Parigi o su Roma missili sarebbero partiti dal-l’America in direzione di Mosca. (altro…)

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APPARENTEMENTE sono tutti molto offesi, i governanti europei, per come Barack Obama – imperturbato, senza farsi scrupoli – li ha fatti spiare da anni. Soprattutto il controllo di un telefonino privato, quello del cancelliere Merkel, crea sconcerto: possibile che la Nsa americana (Agenzia nazionale di sicurezza) giudichi necessario origliare per oltre un decennio quello che dal dopoguerra è l’alleato cruciale nel vecchio continente?

Forse perché non è più cruciale come si pensava, né così fidato? Queste e altre domande hanno agitato il summit europeo dei giorni scorsi, ma oltre l’apparenza non si è andati. In parte per ignavia, in parte per quieto vivere, in parte per ossequiosa furberia, il comunicato dei capi di Stato o di governo riuniti a Bruxelles s’attarda sullo stile della poco cavalleresca intrusione, sulla rozza insensatezza delle liste di indiziati o sospetti. Il modo ancor li offende. (altro…)

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Obama

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«Non farsi prendere». Mi ha risposto così un ex alto funzionario dell’intelligence britannica quando gli ho chiesto quali principi dovrebbero regolare le attività delle agenzie di spionaggio quando mettono sotto controllo i loro alleati.

Questo non significa che la polemica sulla Nsa americana che ascolta le telefonate di Angela Merkel non sia importante. Ma significa che è importante per un motivo diverso dall’idea ingenua che spiarsi tra alleati sia «inaccettabile», come si è sentita in obbligo di dire la Cancelliera. Il motivo per cui sono importanti le rivelazioni sulla Nsa che continuano ad arrivare dal loro ex dipendente, Edward Snowden, che ha ottenuto asilo politico in Russia, hanno a che fare con la competenza.   (altro…)

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CHI aveva decretato la fine dell’età dei diritti, oggi dovrebbe riflettere sul fatto che la prima, vera crisi tra Stati Uniti e Unione europea si è aperta proprio intorno alle violazioni di un diritto fondamentale — quello alla privacy.

Ed è una crisi che mostra con chiarezza che cosa significhi in concreto la globalizzazione, quali siano i limiti della sovranità nazionale, di quale portata siano ormai le sfide rivolte alla democrazia attraverso diverse negazioni di diritti.
L’Europa reagisce, ma non è innocente. Non si può dire che questa sia una sorpresa, una vicenda imprevedibile, se non per la dimensione del fenomeno. Fin dai giorni successivi all’11 settembre, era chiaro che la strada imboccata dall’amministrazione americana andava verso l’estensione delle raccolte di informazioni personali, la cancellazione delle garanzie per i cittadini di paesi diversi dagli Stati Uniti, l’accesso alle banche dati private. (altro…)

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