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Posts Tagged ‘Usa’

Natangelo35 LEADER POLITICI E MILITARI MONDIALI ATTENZIONATI DA WASHINGTON GLI ALLEATI EUROPEI DEGLI USA MINACCIANO LO STOP DEGLI ACCORDI COMMERCIALI.

Per coprire divisioni o mancanza d’iniziative sul fronte interno, non c’è nulla di meglio che trovarsi un nemico comune sul fronte esterno. Al Vertice della Ue a Bruxelles, i leader dei 28 se lo trovano bell’e servito: gli Stati Uniti, che se ne stanno in ascolto sui telefonini di chi conta in Europa. Persino il cauto José Barroso, presidente della Commissione europea, ha il coraggio di denunciare Washington che mette a rischio la privacy, “diritto fondamentale” dei cittadini europei; e pure interessi economici e commerciali.  (altro…)

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Le proteste

“Pronto l’accordo”, l’America scaccia il default
Compromesso con l’ala moderata dei repubblicani. E Wall Street sale.

L’AMERICA eviterà l’incubo di dover scegliere tra pagare gli interessi sul suo debito alla Cina oppure pagare le pensioni ai suoi anziani.

DOPO due settimane di “serrata di Stato” e a 48 ore dal default, un accordo ieri sera sembrava ormai imminente. In extremis, sull’orlo del precipizio, Barack Obama è sul punto di incassare una sostanziale vittoria. Tutti i sondaggi gli davano ragione da una settimana a questa parte. Il braccio di ferro coi repubblicani che ha costretto a chiudere molti servizi pubblici federali, a lasciare a casa 450.000 dipendenti senza stipendio, infine a rischiare un’insolvenza tecnica sul debito pubblico, si è rivelato disastroso per la destra bocciata dall’opinione pubblica e anche dal mondo del business. (altro…)

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Nel video c’è questa ragazza che balla dentro un ufficio vuoto. In sovraimpressione scorrono le sue parole: sono le 4 e mezzo del mattino e lei si sta licenziando a ritmo di rap. Marina è americana, ha 25 anni e da due lavora a Taiwan, in una società di animazione a cui ha riservato ogni spicciolo di tempo ed energia. Ma non sono stati i sacrifici a esasperarla, quanto l’infelicità che emanava da un lavoro frustrante, alle dipendenze di un capo che non la giudicava sulla base dei suoi talenti, ma di parametri meramente quantitativi. Da qui la decisione di andarsene, e di farlo con un video che esprimesse la creatività che le era stato proibito manifestare.   (altro…)

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No more war

Siria, svolta sulle armi chimiche mossa anti raid di Mosca e Damasco “Sì al controllo internazionale” 
Speranze per la diplomazia. Gli Usa: “Proposta da esaminare”
Le trattative.

MOSCA— Dal cupo palazzo staliniano, sede del ministero degli Esteri russo, si apre improvvisamente uno spiraglio di pace sulla crisi siriana. Forse per un colpo di genio della burocrazia del Cremlino, o più probabilmente per un piano concordato in segreto tra Obama e Putin nel turbolento incontro di venerdì a San Pietroburgo, il regime di Assad ha accettato di mettere sotto il controllo internazionale il suo micidiale arsenale di armi chimiche e di consentirne la distruzione sotto l’egida dell’Onu. Decisione che la Casa Bianca ha prontamente deciso di prendere in seria considerazione. E che è stata al centro di una lunga telefonata tra il segretario di Stato Usa, John Kerry e il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov. (altro…)

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Il Congresso USA

Interviste, discorsi e video shock l’ultima offensiva di Obama per convincere il Congresso.
Ma per ora i numeri non ci sono. E l’America rifiuta il blitz.

NEW YORK-Saturare lo spazio aereo». «Inondare il terreno». Sono termini da blitz militare ma non riguardano la Siria.

NON ancora. Li usa la Casa Bianca per descrivere l’offensiva politico-mediatica a tutto campo che viene sferrata in queste 48 ore. Barack Obama in persona, più i suoi massimi consiglieri, al rientro dal fallimentare G20 di San Pietroburgo affrontano una sfida ancora più difficile. Vogliono convincere l’opinione pubblica e il Congresso che colpire Assad è la cosa giusta, non solo per ragioni umanitarie e di diritto, ma nell’interesse nazionale degli Stati Uniti. Stasera Obama andrà in onda su sei network televisivi con altrettante interviste. Domani sera
parlerà alla nazione, dallo Studio Ovale della Casa Bianca. (altro…)

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Molti, nel mondo, avevano sperato che con Obama gli Stati Uniti accettassero di essere una Nazione “normale”, potente ma normale, autorevole ma normale; ovvero una Nazione tra altre Nazioni, in grado di guardare agli altri popoli percependone varietà e complicazione, e persino considerando l’esistenza dell’Onu non come un fastidio burocratico, ma come un’occasione politica, un luogo nel quale confrontarsi e dal quale ricevere (o non ricevere) mandati un poco più collegiali di quanto viene deciso dalla sola Casa Bianca o dal Congresso americano. E lo storico discorso di Obama al Cairo nel 2009 («la democrazia non si può imporre») aveva confermato questa speranza. (altro…)

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PetrolioLA CRONACA di un attacco annunciato contro la Siria di Bashar al-Assad coincide più o meno con il dodicesimo anniversario dell’11 settembre. L’ostentata volontà franco-americana di bombardare un Medio Oriente in cui si moltiplicano le spaccature dopo le rivoluzioni del 2011 non è che l’ultima replica del big bang che ha aperto il XXI secolo. Ma le esplosioni ricorrenti del vulcano arabo liberano delle forze irreprimibili, protagoniste impreviste del mondo di domani. Le rivoluzioni arabe sono in primo luogo il prodotto della decomposizione di un sistema politico concepito per resistere alla paura della proliferazione terroristica
dopo la «doppia razzia benedetta su New York e Washington» perpetrata da bin Laden e dai suoi accoliti. Contro Al Qaeda, avevamo eretto un baluardo di regimi autoritari e corrotti, ma dotati di servizi di sicurezza efficienti. (altro…)

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La situazione in Siria sta precipitando in queste ore. Le dichiarazioni di Cameron, Hollande e Obama parlano chiaro e in una maniera non condivisibile. Ho registrato questo video-appello come estremo tentativo di chiedere una chiara presa di posizione da parte del PARLAMENTO Italiano contro ogni genere di supporto bellico ad eventuali operazioni di guerra in SIRIA. Il mio solo appello potrebbe non bastare. Allora chiedo aiuto a voi, alla rete, ai cittadini, a chi fa informazione, di registrare un video dando una forza VIRALE al messaggio. (altro…)

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Scenari di guerra

Fallisce l’ultima riunione all’Onu. Ma Washington insiste: Assad va punito
La crisi.

NEW YORK —Il Parlamento inglese questa volta non ci sta, le ferite delle bugie sull’Iraq sono ancora troppo recenti, le domande senza risposta sulla Siria troppo numerose e i rischi troppo grandi, così arriva il voto contrario 285 contro 272 che dice no alla mozione presentata dal governo per ottenere un via libera all’intervento. Un colpo durissimo per il primo ministro David Cameron che si affretta a dichiarare: «Mi è chiaro che la Camera e il popolo britannico sono contro un’azione militare e io mi atterrò alla loro decisione». Per Washington un «vero tradimento», come lo definiscono alcuni diplomatici, uno stop inaspettato che ingarbuglia ancora di più i piani di Obama, sempre più isolato sulla linea del fronte. La reazione non si fa attendere, New York Times e Cnn, rivelano che il presidente americano avrebbe deciso di agire anche da solo, senza la copertura delle Nazioni Unite e con un’alleanza ormai striminzita. (altro…)

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giannelli

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SiriaAgguato agli ispettori Onu. Londra svela i piani per l’intervento entro 10 giorni. Damasco: sarà un Vietnam.

L’America pronta a punire Damasco “Osceno l’attacco con armi chimiche”.
La Siria.
Duro discorso di Kerry. Convoglio Onu colpito dai cecchini.

NEW YORK— «L’attacco con i gas ha sconvolto la coscienza del mondo, è un crimine imperdonabile e innegabile. Le immagini di intere famiglie, donne, uomini e bambini uccisi nel sonno dentro le loro case sono un’oscenità morale. Come padre è impossibile guardarle e rimanere insensibile. Gli Stati Uniti hanno la certezza che il regime di Assad ha colpito con armi chimiche»: il Segretario di Stato John Kerry accende così il semaforo verde del conto alla rovescia verso l’intervento militare in Siria. Parla dieci minuti, ma i concetti sono duri e chiari: «Siamo in possesso di molte informazioni sull’uso indiscriminato e su larga scala di armi non convenzionali. (altro…)

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CHICAGO — Vinte le elezioni scatta il toto-nomine per la nuova squadra che affiancherà Obama alla Casa Bianca. Due le posizioni-chiave su cui si concentrano i giochi tra gli uomini (e le donne) più vicini al presidente: la poltrona di Segretario di Stato e quella del Tesoro. Per sostituire Hillary Clinton a “Foggy Bottom” i due nomi più gettonati sono quelli dell’ambasciatrice alle Nazioni Unite Susan Rice e di John Kerry, il candidato democratico sconfitto da George W. Bush nel 2004. Rimpiazzare Hillary — che sta già riflettendo insieme al marito Bill sulla candidatura alla Casa Bianca 2016 — non è impresa facile. L’ex First Lady, anche se in varie occasioni ha manifestato perplessità sulle scelte di Obama in politica estera, ha guidato il Dipartimento di Stato in modo positivo, cosa che le viene (quasi) universalmente riconosciuta. Inoltre è amata, nonostante un carattere non facile, dalla maggioranza di diplomatici e funzionari, sia quelli che lavorano con lei a più stretto contatto, sia quelli distaccati nelle sedi estere. (altro…)

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Grazie. Grazie. Grazie mille.

Questa notte, più di 200 anni da quando una prima colonia vinse il diritto di determinare il proprio destino, il compito di perfezionare la nostra unione va avanti.

Va avanti grazie a voi. Va avanti perché perché avete riaffermato lo spirito che ha trionfato sulla guerra e la depressione, lo spirito che ha sollevato questa nazione dal profondo della disperazione alle vette della speranza. La convinzione che mentre ognuno di noi persegue i propri sogni, noi siamo una famiglia americana e ci solleviamo o cadiamo insieme, come una sola nazione e come una sola popolazione. (altro…)

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Voglio annotare due frasi che ho raccolto, una all’inizio della notte di Obama, l’altra alla fine. A Roma, la più importante notte elettorale in molti anni è iniziata in un albergo dove l’ambasciatore americano aveva riunito alcune centinaia di persone (soprattutto americani a Roma) per vedere in diretta l’evento. Ma prima ha fatto un discorso, gentile e diplomatico, da ambasciatore. Salvo una cosa. A un certo punto ha detto: “Queste elezioni sono costate 6 miliardi di dollari. É una cifra davvero eccessiva. Troppi soldi e troppo poche idee”. In quell’istante, senza sapere il risultato che sarebbe venuto dopo alcune ore, l’ambasciatore Thorne ha spiegato il senso, ma anche la gravità di ciò che stava per concludersi, quella notte, in America: una cifra immensa riversata sulle elezioni americane con un unico scopo, rimuovere Barack Obama. Per questo la seconda frase mi sembra memorabile. (altro…)

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“Complimenti a tutti! Questo paese è veramente cambiato, e credo che non ci sarà modo di tornare indietro. L’odio oggi ha perso. Questo è di per sè sorprendente. E tutte le donne che sono state elette stasera! Un rifiuto totale di quegli atteggiamenti da uomo di Neanderthal.

Ora comincia il vero lavoro. Milioni di noi devono unirsi in coro per ribadire il fatto che il presidente Obama e i democratici devono alzarsi e combattere e, se l’Assemblea non vorrà giocare la palla, fare un gigantesco “end run” intorno a loro. Allo stesso modo, dobbiamo coprire le spalle a Obama. Non appena verrà bloccato o attaccato dalla destra noi dovremo essere lì con lui. La maggioranza siamo noi. Agiamo come tale.
E per favore Signor Presidente, faccia pagare le banche e Wall Street. Sei tu il capo, non loro. Guida la lotta per cacciare i soldi fuori dalla politica: la spesa per queste elezioni è stata vergognosa e pericolosa. Non aspettare fino al 2014 per riportare a casa le truppe: portali a casa ora. (altro…)

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GLI anni di Barack Obama sono stati un continuo paradosso, per gli europei. I due continenti si sono avvicinati l’un l’altro come mai era successo dall’epoca di Roosevelt, e al tempo stesso mai la lontananza è stata così grande, l’estraneità reciproca così vasta.
Sia Obama che Romney impersonano questo ossimoro, che la crisi e la lunga guerra al terrorismo hanno solidificato, anche se nessuno dei due l’ha affrontato a occhi aperti nella campagna elettorale. L’Europa, per ambedue, era ed è presente- non presente: troppo vicina, troppo lontana. (altro…)

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Obama, come no? Ma certo non è più la stessa cosa. Quattro anni dopo, la crisi ci ha resi meno retorici o forse soltanto più adulti. Meno disposti a rinfocolare quel sogno assurdo che tutti per un attimo abbiamo sognato: la delega della soluzione dei problemi del mondo a un unico uomo. Come in amore, quando l’oggetto della passione diventa il ricettacolo inconsapevole di ogni nostro desiderio sopito. Poi l’amore finisce, all’illusione subentra la delusione, e ci si trova davanti a un bivio: o ci si lascia o ci si ama, cioè ci si accetta per come si è davvero.

Vista da lontano, la sensazione è che a Obama verrà risparmiato il divorzio. Gli americani non amano interrompere a metà il lavoro di un Presidente. Nel dopoguerra lo hanno fatto soltanto due volte, con Carter e Bush senior, ma le alternative si chiamavano Ronald Reagan e Bill Clinton, mica Mitt Romney. Uno che, come il John Kerry strapazzato nel 2004 da Bush junior, su quella fronte spaziosa da ricco qualsiasi reca impresso il marchio «loser», perdente.   (altro…)

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LA STRAGRANDE maggioranza della popolazione mondiale non potrà votare alle imminenti elezioni presidenziali degli Stati Uniti, pur avendo una posta in gioco enorme. Il numero dei non americani favorevoli alla rielezione di Barack Obama è schiacciante rispetto a quello di chi vorrebbe che a vincere fosse il suo sfidante Mitt Romney. E per ottimi motivi. Dal punto di vista dell’economia, le politiche di Romney volte a creare una società meno equa e più divisa avrebbero effetti non direttamente percepibili all’estero. Ma in passato, nel bene come nel male, altri seguirono l’esempio dell’America in più occasioni. Le politiche restrittive proposte da Romney quasi certamente svigoriranno la già anemica crescita americana e qualora la crisi dell’euro si aggravasse potrebbero innescare un’altra recessione. (altro…)

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