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LongaroneUNA TESTIMONE DENUNCIA GLI ACCORDI TRA MANAGER DELLA SOCIETÀ ELETTRICA: “LA DIGA? UNA SPRUZZATA D’ACQUA NON FARÀ MALE”. I MORTI FURONO 2 MILA.

Il disastro del Vajont un’operazione pilotata. A cinquant’anni dalla tragedia che vide morire 2000 persone, al dramma si aggiunge l’ombra dello scandalo, di un accordo segreto che l’8 ottobre 1963 sperava di risolvere i mastodontici problemi dell’impianto bellunese con un’operazione di ingegneria di cui nessuno però immaginava gli effetti catastrofici.

A rilanciare il caso Francesca Chiarelli, la figlia del notaio di Longarone scomparso 9 anni fa e già protagonista della grande indagine sul disastro causato dal crollo di tonnellate e tonnellate di terra e rocce nel bacino della diga. Chiarelli nel 1967 si presentò spontaneamente davanti giudice istruttore del processo sulla strage del Vajont. Citò il geometra Cavinato di Enel-Sade e il geometri Zambon e Olivotto raccontando il dialogo nel suo studio l’8 ottobre, il giorno prima del dramma. Sul tavolo del notaio la compravendita di alcuni terreni. A detta di Chiarelli, i professionisti annunciarono che “l’indomani alle 21” quei terreni “sarebbero stati buttati in acqua” e che si se ci fosse stato qualcuno in zona, “una spruzzata d’acqua non avrebbe fatto male”, e pazienza “per quei quattro montanari in giro per i boschi”. Ascoltati dalla procura a stretto giro, i professionisti negarono ogni riferimento a un crollo organizzato. Chiarelli al processo del 1969 confermò quanto detto, ma attenuandolo, e la pista non fu seguita.  (altro…)

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Testi, ricordi, testimonianze, fotografie, interviste, perfino rappresentazioni teatrali come quella tenuta dai ragazzi di uno dei paesi della comunità del Vajont: tutto questo e altro è stato oscurato sulla Rete, per decisione del giudice che ha stabilito di rendere inaccessibile l’intero sito www.vajont.info per via di una frase sarcastica nei confronti dei parlamentari Maurizio Paniz e Domenico Scilipoti.

Avete capito: non è stato deciso né di aspettare un’eventuale sentenza per diffamazione (è un “sequestro preventivo”) e neppure di far togliere solo le frasi incriminate: il sito è stato oscurato per intero.

Vi rimando a Fulvio Sarzana se volete leggervi tutta la vicenda.

Paniz – sì, quello della nipote di Mubarak- ha detto di essere «contento» della censura perché «il mondo della rete è importante ma pericolosissimo».

Speriamo che sia davvero così: pericolosissimo per i politici e i potenti senza vergogna, proprio come lui e Scilipoti.

Due tizi, tra l’altro, che non dovrebbero avere alcun timore di essere diffamati, essendosi abbondantemente diffamati da soli negli ultimi due anni.

Da PIOVONO RANE di Alessandro Gilioli.

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